ALLA VIGILIA DEL RIFINANZIAMENTO DELLA GUERRA IN AFGANISTAN: NELLE STATISTICHE, SIAMO TRA ” GLI ALTRI PAESI”. di Antonio de Martini

Il comando americano ha comunicato le perdite ISAF da gennaio a oggi: 243 morti. 128 americani. 28 britannici. 33 ” altri”. I nostri morti sono lì, tra gli ” altri”.
Siamo alla vigilia del rifinanziamento della guerra in Afganistan da parte di un governo che ha ridotto gli asili nido in Patria e nega le indennità dovute ai familiari delle vittime col pretesto che non essendo una guerra dichiarata, ma ” una operazione di polizia” internazionale , le indennità di guerra non possono essere corrisposte.
La conferenza internazionale sull’Afghanistan ha deciso per il 2014 l’inizio del graduale ritiro delle forze militari impegnate nel paese .

Pur trattandosi dello sforzo italiano più importante intrapreso dalla fine della seconda guerra mondiale, sull’ammontare della spesa complessiva e sulle modalità di stanziamento delle risorse aleggiano ancora troppi dubbi.
Secondo una ricerca presentata alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa nel 2011, tra l’ottobre del 2001 e il primo semestre del 2011 l’Italia avrebbe speso circa 4,07 miliardi di euro, di cui il 13% per spese civili e l’87% per quelle militari.
Dal punto di vista militare l’Italia ha partecipato sia all’Operation enduring freedom (Oef) sia all’International security assistance force (Isaf). La prima è la missione a guida statunitense. Il contributo italiano, in questo caso, è costato circa 583 milioni di euro ed è consistito nel supporto navale e aereo fornito tra il 2001 ed il 2006 e, soprattutto, nella partecipazione della Task Force Nibbio alle operazioni militari terrestri svoltesi tra il marzo ed il settembre del 2003. ( prima fase).
La seconda fase invece, è l’operazione multinazionale di peace-keeping istituita in seguito agli accordi di Bonn del dicembre 2001 dopo la risoluzione 1386 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, passata sotto il comando della Nato a partire dall’agosto del 2003 e tuttora in corso. A noi sono toccate le quattro province di Herat, Badghis, Ghowr e Farah.
Lontani da ogni centro decisionale.
In Afganistan, non abbiamo alcun interesse politico o strategico da difendere.
La tesi dell’avvocato Larussa, legale di fiducia di Ligresti e coautore del pasticcio dei maró, che impedivamo ai terroristi di venire dalle nostre parti, è stata smentita dai fatti di Bulgaria, di Siria, del Mali , di Algeria e speriamo non di Londra .
Se inizialmente poteva esserci un qualche interesse a mostrarsi leali all’alleato americano e a collaudare uomini e mezzi, nella seconda fase e dopo i negoziati diretti USA-Talebani – da cui siamo esclusi – il ritiro spagnolo e l’annunzio australiano e francese di ritiro anticipato, la presenza occidentale in genere e italiana in particolare, è diventata grottesca .
Alle spese vive dichiarate, inoltre, andrebbero aggiunte le spese indirette inserite sotto altre voci di miglioramento dell’efficenza combattiva ( nuovi veicoli trasporto truppa, corazzature aggiuntive, automatizzazione della mitragliatrice di torretta ecc).
Si tratta di sei miliardi di euro, o se preferite, di due punti di IVA. A questi vanno aggiunti 15 miliardi per nuovi aerei F35 di cui sentono il bisogno solo Finmeccanica e il neo ministro Di Paola che , come molti, spera di sbarcare in Finmeccanica a fine mandato e fa il ricattuccio occupazionale sulla stampa. Il capo di S M dell’aeronautica non ha aperto bocca.
Che senso ha risparmiare sui bambini e spremere i cittadini per poi spendere 21 miliardi a pera?
Quando tratto temi economici le visite al blog si impennano. Quando parlo di argomenti militari, crollano. Possibile che non si capisca che si tratta dello stesso vostro portafoglio?

Annunci
I trackback sono chiusi, ma puoi postare un commento.

Commenti

  • Anafesto  Il luglio 19, 2012 alle 8:35 pm

    Parole sante!

  • Carlo Cadorna  Il luglio 27, 2012 alle 5:10 am

    E’ la nostra partecipazione alla spedizione in Afganistan che non trova spiegazione. La strategia è sbagliata perchè anzichè mettere sotto tiro i talebani, ci hanno messo gli italiani. Chi ha deciso questa strategia fallimentare?
    Perchè non l’abbiamo messa in discussione minacciando il ritiro?
    Spero che almeno abbiamo avuto delle contropartite: ma siamo un paese democratico ed avremmo il diritto di sapere quali.
    Quanto poi alle spese militari, poichè in qualsiasi paese devono essere in linea con le possibilità economiche, per i prossimi venti anni non possiamo che ridurle drasticamente puntando più sul capitale umano, che è prezioso e crea occupazione, che sulla tecnologia, che invece è molto costosa ed in possesso dei paesi più ricchi. Esattamente il contrario di quello che è stato fatto!!!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: