AFRICA: EGITTO. FARSA ELETTORALE CON MORTO E SORPRESA FINALE. di Antonio de Martini

La Libia ha attratto maggiormente la nostra attenzione per la maggiore spettacolarità della guerra, ma gli effetti negativi più durevoli , la ” primavera araba” li produrrà sull’Egitto.
Abbiamo avuto già modo di dire che , per il suo peso demografico, la posizione geografica, per Suez e per l’arsenale militare immagazzinato, per l’influenza politica e religiosa sul mondo arabo, l’Egitto è nell’area del mediterraneo orientale l’arbitro principale della pace e della guerra.

    La campagna elettorale presidenziale egiziana, iniziata con l’eliminazione preliminare di ben dieci candidati – tra cui i principali – a cura della Alta Commissione per le Elezioni Presidenziali presieduta da Faruk Sultan, prosegue in maniera farsesca con l’intento di portare alla vittoria il candidato di USA e Arabia Saudita, Amr Moussa.
    L’intento comune a tutti gli egiziani è spennare gli americani che mirano a suon di dollari, a conciliare democrazia e l’islam ed entrambi con Israele.

    Il valzer delle candidature prosegue con la riammissione di uno degli eliminati: l’ex premier di Hosni Mubarak, Ahmad Shawfik. Mentre i seguaci del salafista eliminato di ” el Nour” Abu Ismail, hanno organizzato un assalto in piena regola alla sede dell’ Alta Commissione.
    I fratelli mussulmani, partito di maggioranza, dopo la grande manifestazione del 20 aprile in cui Khairat El Shater , il loro forte candidato eliminato, ha parlato di Alto Tradimento , hanno deciso di incassare e perseverare nella preparazione della candidatura del successore Mursi.
    Ma il punto più ridicolo della farsa è rappresentato dalla plateale inversione dei programmi e delle politiche dei i contendenti – per compiacere gli USA – tra l’ilarità degli egiziani che hanno capito il gioco.
    Tutti i maggiorenti islamisti senza eccezione hanno proclamato intangibile e infrangibile il trattato di pace con Israele, mentre il docile Amr Moussa, per un decennio ministro degli esteri e poi segretario generale della lega araba, si è scoperto leone e comizia nell’Egitto profondo tuonando contro le intese con Israele definendo i trattati ” superati” e che ” valgono l’inchiostro su cui sono scritti”.
    Amr Moussa cerca di far dimenticare di aver lanciato la sua candidatura dalla residenza dell’ambasciatore saudita ed evita di rispondere alle domande circa la provenienza degli ingenti fondi elettorali a sua disposizione.
    I militari ricordano a denti stretti i tempi ( anni 20) in cui il Pacha Mohammed Ali compi una spedizione punitiva contro i wahabiti in Arabia , impiccandone il capo e fanno notare che l’ annunzio della candidatura alla presidenza fatto dalla residenza del plenipotenziario saudita non ha precedenti nemmeno al tempo del protettorato inglese.
    Al ” tintinnare di sciabole” dei militari, si incaricano di rispondere i manifestanti nostalgici della scorsa primavera, già finanziati dal progetto USA , POMED e sostenuti anche dal figlio del ministro dei trasporti Usa La Hood che fini anche arrestato ed espulso, Ricordando loro che. – stando agli accordi – il 30 giugno, devono rinunziare alla tutela sul governo civile.
    Nei disordini attorno al ministero della Difesa c’è anche scappato il morto. E sessanta feriti.
    Intanto la macchina governativa che ha a suo tempo già irrigidito le procedure doganali alla frontiera israeliana, ha fatto un altro passo: il 23 aprile – tre giorni dopo la grande manifestazione di protesta – l’ente governativo preposto, ha annullato – per manifesta incongruità del prezzo fatto in era Mubarak – il contratto di fornitura del gas alla East Mediterranean società egiziana che esporta il gas in Israele che dipende al 40% del suo fabbisogno da questi rifornimenti.
    Israele ha risposto annunziando che darà battaglia giudiziaria.
    L’ex ministro della Difesa israeliano Benjamin Eliazar, ha dichiarato che ” nessun sacrificio e troppo grave pur di mantenere il rapporto con l’Egitto”.
    Intanto la Knesset ha autorizzato , “data la situazione alle frontiere” il richiamo alle armi di 22 battaglioni di riservisti: sei con decreto immediatamente esecutivo e sedici a prima richiesta dello Stato Maggiore.
    La signora Clinton prosegue con le sue omelettes.

I trackback sono chiusi, ma puoi postare un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: