EGITTO. IL GENERALE SOLEIMAN È CANDIDATO ALLA PRESIDENZA: LA RICREAZIONE È FINITA. di Antonio de Martini

In un periodo in cui le soddisfazioni anche personali non sono all’ordine del giorno, mi consentirete la civetteria di continuare a far notare le mie previsioni politiche azzeccate.
È appena arrivata un lancio di agenzia dall’Egitto, in vista della elezione presidenziali del prossimo maggio.

Andando a ritroso nel blog fino allo scorso anno ( 30 gennaio) , troverete , fino alla scorsa primavera, un paio di “Post” di cui uno intitolato ” Solimano il magnifico, ovvero il Consiglio d’Egitto” in cui indicavo il generale Soleiman come il candidato più indicato a succedere a Mubarak, ad offrire garanzie alla adolescente borghesia cittadina ed agli USA che lo conoscono come il capo dei servizi di intelligence capace di mediare tra le diverse anime delle Forze Armate e con Hamas e i palestinesi.

Oggi Omar Soleiman ha annunziato la sua candidatura a presidente della Repubblica, dopo un anno passato in apnea e dopo aver disciplinatamente – e democraticamente – fatto un passo indietro, da Vice Presidente e primo sostituto di Mubarak, a pensionato, mentre si consumavano i fiammiferi filo americani di El Baradei, Butros Ghali , Sawiris ed altri aspiranti candidati senza carisma, senza rappresentatività , senza capacita di comando e senza seguito.

L’emersione improvvisa, ma non imprevista, del generale Soleiman è un chiaro segno che i militari egiziani hanno capito che in caso di vittoria degli islamisti, verrebbero esautorati e privati del ruolo che esercitano dai tempi delle Piramidi , come è accaduto ai colleghi turchi che in questi giorni vanno sotto processo con accuse di golpe evidentemente inesistenti.
Che la candidatura sia basata su solidi presupposti, è dimostrato dal fatto che la notizia è data dall’ agenzia MENA, non pubblica nemmeno il bollettino meteo, senza il ” visto si stampi” delle autorità superiori.

Gli internauti filo americani, forse lo ha capito persino il Dipartimento di Stato, possono giocare alla rivoluzione, ma non sono all’altezza di nulla: sarebbero sbriciolati dalla masse contadine del Delta del Nilo e quelle inurbate nelle grandi megalopoli egiziane che non conoscono Facebook e twitter, ma che manovrano il coltello con disinvoltura ed hanno già fatto alcune ” rivolte della fame” spacciate per sete di democrazia.

Non secondaria deve essere stata anche la resipiscenza di Israele che inizialmente diffidava del generale e del suo nazionalismo, ma che ha finito, evidentemente, nper preferirlo al malcelato fanatismo dei fratelli mussulmani.
L’Egitto rischia insomma di essere l’ennesimo chiodo sulla bara della carriera politica della Clinton, che ha perso la partita in Bahrein ( il governo ha resistito) in Yemen ( dove è subentrato il vice presidente ) in Siria ( dove Assad resta li), in Mali e in Libia ha provocato due vere e proprie guerre civili, dalla Tunisia l’esodo ha assunto proporzioni bibliche.
Dall’irak si è addirittura fatta mettere alla porta dallo stesso governo insediato dagli USA col sacrificio di quasi cinquemila caduti.
Per una persona che non conclude gli americani hanno una bella espressione di gergo. : ” where is the beef ?”

I trackback sono chiusi, ma puoi postare un commento.

Commenti

  • Frank77  Il aprile 7, 2012 alle 11:03 am

    Non sono molto d’accordo.
    Gli estremisti islamici in Egitto non sono mai stati in opposizione ai militari,la vittoria così larga alle ultime elezioni è stato anche merito dei brogli avallati dall’esercito.Del resto la politica interna dei generali,da Nasser in poi è sempre stata quella di non opporsi alle forze islamiche,in cambio della gestione economica del paese.Non ho mai avuto dubbi che sarebbe finita così

    Sul Bahrein non mi pare che gli Usa fossero dalla parte degli insorti.
    Più che il governo ha resistito,è stato decisivo l’intervento dell’esercito saudita.

    • antoniochedice  Il aprile 7, 2012 alle 12:27 PM

      Si può dissentire sulle opinioni, non sui fatti.
      I militari non sono contro l’islam. Sono buoni mussulmani.
      Tecnicamente la tua dichiarazione è vera: gli islamisti non sono contro i militari, sono i militari che sono contro gli islamisti, specie i fratelli mussulmani.
      Nasser accusò pubblicamente i fratelli mussulmani di essere una congrega di sodomiti, mettendoli fuori gioco.
      Gli assassini di Sadat appartengono a quella nidiata.
      Nell’ultimo trentennio, sono stati fuori legge, perseguitati e anche ammazzati.
      Nelle scorse elezioni, i militari hanno lasciato semplicemente che i giovanotti filo americani venissero – elettoralmente – sbranati dagli islamici ( non tutti islamisti).
      Ora che gli USa hanno capito che la sedicente élite che hanno finanziato e allevato era in realtà una élite da caffè e Israele ha visto confermati i suoi timori di estremizzazione del fenomeno islamista, i militari sono pronti a suonare la Campanella del ” fine ricreazione” , appunto, col consenso interno ed esterno che avevano prima della primavera ( iniziata in realtà a gennaio).
      Se ne deduce che
      A) gli americani non capiscono le altre culture
      B) non imparano dai loro errori e sono condannati a ripeterli.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: