Gli USA vinceranno in Pakistan e i Talebani in Afganistan. di Antonio de Martini

La morte  di Ben Laden dovrebbe in teoria mettere mettere la parola fine alla campagna afgana.  Ovviamente non sarà cosi perché l’Afganistan è il crocevia più strategico dell’Asia  ed è il punto di passaggio necessario a chi vuole “scendere” in India  e di chi vuole risalire verso le Repubbliche mussulmane  ex sovietiche  di ceppo turco che sono il ventre molle della Russia.( Tagikistan, Uzbekistan, Turkmenistan) .

Chi controlla  l’Afganistan punta il fucile al ventre della Russia e alla testa dell’India. Inoltre L’Afganistan e il Pakistan sono considerati un tutt’uno dalla strategia di Barak Obama  formulata il 27 marzo 2009 (  vedi the white house : remarks by the President on a new strategy for Afganistan and Pakistan 27 marzo 2009 ), al punto che si creò la sigla AfPak tanto si cominciò a considerare i due paesi come un unico problema. Finito  Osama Ben Laden , il problema è risolto solo per metà e non nella metà in cui sono schierate le truppe.

Assieme a un piano di sviluppo quadriennale di 7,5 miliardi di dollari interamente dedicato al Pakistan ,  le dichiarazioni fatte per bocca del Presidente  furono chiarissime:

Dopo anni di risultati incerti, non possiamo più dare assegni in bianco e non ne daremo.  Il Pakistan deve dare prova  della sua risolutezza a sradicare Al Kaida  e gli estremisti violenti dal suo territorio. E insisteremo per passare all’azione  in un modo o nell’altro, quando avremo informazioni sulla ubicazione di terroristi di alto livello”. Per chi vuole saperne di più, informarsi presso gli indiani che seguono da vicino  il pericoloso vicino  e che non hanno dimenticato che  i Pakistani si sono rifiutati di arrestare il mandante degli attacchi di Mumbai  Hafiz Mohammed Saeed   capo della Jumaat al Dawa  ispiratrice dei Laskar al Taib   http://www.satp.org/satporg/countries/pakistan  gli indiani si sono vendicati spiando i rapporti tra  Talebani e il servizio informazioni pakistano  e fornendo poi agli inglesi il materiale per il rapporto/ricerca   Waldman ( 2010) che ha innescato la bomba.

La carta di “uomo nero”  per poter continuare la partita, tocca adesso   forzatamente al Mullah Omar, ma esiste una tenue speranza di accomodamento  a causa delle affinità psico-religiose dei contendenti. Se si parlano , finiranno per capirsi, specie ora che l’ostacolo Ben Laden non c’è più.

  Il  reggitore dell’Emirato Islamico d’Afganistan , Omar,    se fosse nato in America,  sarebbe stato di certo uno dei fondatori dei TEA PARTY.  Non  se ne è mai reso conto  perché non ha mai messo un piede fuori dal suo paese.

In comune con gli americani  Omar  ha una buona dose di puritanesimo, è un legalitario spinto e paga un prezzo altissimo per  una questione di principio : l’ aver portato rispetto alla legge eterna dell’ospitalità nei confronti di un ex partigiano antisovietico che aveva anche fatto molta beneficenza nel paese.

 Dopo l’attacco alle due torri, Omar Mullah  chiese invano agli USA di incardinare un normale processo di estradizione nei confronti di Ben Laden. Gli Usa rifiuutarono.  Vollero la consegna immediata  e senza condizioni.  Fino a ieri,  l’FBI non gli  ha mai imputato  l’attacco delle due torri. 

Andiamo con ordine:  ci furono numerosi contatti tra Talebani e USA. I Talebani erano i combattenti Mujahiedin  alleati contro  i sovietici .

A fine guerra, dopo la parentesi comunista del governo di Najibullah, i Talebani presero il potere  ed ebbero ottimi rapporti iniziali con gli USA.  Poi il trasferimento di Ben Laden  in Afganistan creò il primo ostacolo a questa bella amicizia.

La CIA vantando grandi rapporti a causa delle forniture d’armi del tempo di guerra, ne approfittò per chiedere al rappresentante del Mullah Omar venuto appositamente a Washington a trattare, di uccidere Ben Laden .

Il Ministro degli esteri  Muttawaklik accettò, chiese le armi necessarie ( siamo nel 1998 a casa Clinton comandava ancora lui)  e ci fu accordo. I dissapori iniziarono  quando gli Afgani – sempre questa benedetta legge dell’ospitalità –  chiesero agli USA di addossarsi poi ufficialmente la responsabilità dell’omicidio.  Gli USA si rifiutarono: erano disposti ad uccidere , ma non ad ammetterre il gesto pubblicamente.  L’intesa non proseguì.

Interessante il fatto che anche il Sudan aveva proposto di arrestare e consegnare  Osama Ben Laden  agli USA e senza nemmeno  una pratica  di estradizione, ma anche in quel caso l’amministrazione Clinton  rispose negativamente:  la famiglia Ben Laden era straricca, aveva società in comune con l’ex Presidente Bush padre  e non solo con lui e non era proprio il caso di trascinare il rampollo di famiglia davanti a un tribunale.

Se volete saperne di più leggete ”  Il Mullah Omar” di Massimo Fini . Editore Marsilio., “i nodi”

I Talebani operano da sempre senza l’aiuto arabo. Cinquecento prigionieri sono evassi la scorsa settimana dalla prigione di Kandahar  scavndo un tunnel di trecento metri. Roba che gli americani  fanno solo nei film.  Omar non riescono a trovarlo .

Una previsione?  Tra un mese o tra dieci anni  – non importa –  i Talebani  resteranno padroni del campo  perché sono motivati da un capo integerrimo e da  un fervore religioso primitivo e senza compromessi. Karzai tornerà  così a fare il ristoratore a Washington, come Kao Ky  ( altro “statista” scoperto dalla CIA in Vietnam) gestisce il suo supermercato in California.  Il supermercato costò agli USA oltre cinquemila vite umane.  Il ristorante a Washington, costerà più caro. Meglio trattare un onesto pareggio  offrendo – oggi che è il momento –   quella che De Gaulle   nel caso dell’Algeria chiamò “la  pace dei valorosi”.

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Commenti

  • Panama corporation  On maggio 24, 2011 at 7:23 pm

    Il Washington Post avanza lipotesi che la morte di Osama bin Laden possa favorire le trattative con i talebani afghani guidati dal Mullah Omar. E unipotesi plausibile e fattibile anche se per motivi diversi da quelli avanzati dal giornale americano secondo il quale la morte del Califfo saudita potrebbe indurre i talebani afghani a rompere definitivamente con al Qaeda e il terrorismo internazionale..Omar e Osama erano ai ferri corti gia nel 1998 dopo gli attentati alle ambasciate americane in Kenya e Tanzania attribuiti a Bin Laden che provocarono 223 morti e 4000 feriti. Poco dopo 75 missili Cruise si abbatterono sulle montagne di Khost dove gli americani ritenevano che si trovasse Bin Laden con i suoi campi di addestramento.

  • antoniochedice  On marzo 19, 2017 at 10:49 am

    L’ha ribloggato su IL CORRIERE DELLA COLLERAe ha commentato:

    a maggio 2011 la situazione era già chiara. Cinque anni di morti inutili

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