Con questo articolo apparso su “IL MESSAGGERO” del 16 aprile ’91, concludo la presentazione dele testimonianza di Spadolini su Randolfo Pacciardi. Il titolo è “l’uomo e l’antifascista in un carteggio rivelatore”. Il carteggio di Pacciardi coi suoi compagni “Parlai con Pacciardi l’ultima volta, venerdì 12 aprile, alla direzione del PRi, prima della conclusione della crisi. Combattivo, appassionato, più che mai convinto delle sue idee, anche e soprattutto in materia istituzionale; amareggiato che la mancata intesa sull’articolo 138 della Costituzione rinviasse il diretto confronto dei partiti coi temi della riforma dello Stato, egli “presidenzialista” da sempre (come una parte del partito d’azione, come Leo Valiani).

uno dei più illustri tra i compagni di esilio di Pacciardi, rimasto pacciardiano tutta la vita: Arturo Toscanini
di esilio
Un mese fa, mi consegnò il suo profilo su Mazzini scritto nel ’22 (con lo pseudonimno “Libero”, tipicamente maremmano) e da lui ristampato con la devozione filiale sempre mantenuta verso il profeta dell’unità. E io gli portai la seconda edizione dell’ultimo volume che aveva affidato alla mia collana dei “Quaderni di storia” di Le Monnier: Gli antifascisti italiani in America (1942-1944), un prezioso carteggio degli anni ’42-43 che si arricchiva di una sua preziosa testimonianza, quasi una testimonianza testamentaria, che finiva con queste parole: “non ci fu concesso di contribuire alla vittoria da alleati con una Legione italiana come avvenne alla Francia per merito di de Gaulle, ma nessuno poteva negare il contrinuto alla vittoria democratica che dettero gli antifascisti della resistenza e quello che dettero nell’ultima fase della guerra i cinque gruppi dell’esercito italiano che furono la base per ricostruire le forze armate”.
Riapro quelle pagine ora che la notizia della sua morte, improvvisa nonostante l’età, ci ha colti così impreparati. Mi soffermo su una lettera a Sturzo del luglio 1942, “Reverendo”: lo chiama Pacciardi: “Egregio signor Pacciardi”, replica il sacerdote di Caltagirone, prima di passare, l’uno o l’altro, al più familiare “caro don Sturzo” e “caro Pacciardi”.
Pacciardi non conosceva personalmente Sturzo. “Nel primo dopoguerra, repubblicano di una scuola laica intransigente – annota Pacciardi in una testimonianza – non è che avessi molta simpatia per questo “prete politicante” che aveva fondato un suo partito e che si faceva largo abbattendo governi con mezzi che mi parevano spregiudicati e demagogici, poco conformi al suo abito sacerdotale”. “I preti li rispetto in chiesa, non come capi di partito”: sembra Giolitti.
Era stata la guerra di Spagna a indurre il comandante del battaglione Garibaldi a mutare opinione. Di fronte alla posizione ufficiale della Chiesa, tutta per Franco, un giovane combattente conciliava il suo amore per la libertà con l’ardente fede cattolica: si chiamava Orlandini, era stato incoraggiato su quella via dal fondatore del partito popolare, al quale aveva confidato esitazioni e incertezze. Che don Sturzo fosse una specie di Ugo Bassi, si era chiesto fin da allora Pacciardi, sempre fedele alle memorie risorgimentali, attratto dalla peculiarità del personaggio.
Il panorama dell’antifascismo negli Stati Uniti in quella meta del ’42, è quanto mai complesso e variegato. Non più soltanto il primo e aristocratico filone dell’emigrazione politica, composto essenzialmente da intellettuali: un Gaetano Salvemini, un Giuseppe Antonio Borgese, un Max Ascoli, un Lionello Venturi, un Arturo Toscanini.
Fra ’40 e ’42 quel contingente di avanguardia si è arricchito di nuovi e consistenti apporti dalla Francia o dall’Inghilterra o dal Nord-Africa: è arrivato Sforza, è arrivato Sturzo, è arrivato Pacciardi (Valiani si è fermato nel Messico). La prima e fragile “Mazzini Society” fondata a New York fin dal ’41, si è irrobustita fino alla fondazione di un giornale che si chiamerà, con intuizione profetica, Nazioni Unite.
Ci sono due obiettivi preminenti suogni altro: un Consiglio nazionale italiano per Sforza, una specie di governo in esilio (riceverà il primo e ultimo battesimo dal congresso di Montevideo nell’agosto ’47); una “Legione italiana” nella mente di Pacciardi, uomo di azione, repubblicano di assoluta osservanza mazziniana ma con un piglio e un passato garibaldino, leggato alle pagine gloriose della guerra di Spagna. Legione, un termine risorgimentale per anticipare una forma di cobelligeranza moderna.
Perchè una “Legione italiana”? Per una testimonianza, per un sacrificio tale da legittimare domani l’esistenza di un’Italia libera, diversa da quella fascista. E’ la lezione di Mazzini, è la tradizione di Garibaldi.
“Ho ormai i capelli bianchi e non brucio affatto dalla voglia di fare il …garibaldin tutta la vita – spiega con energia Pacciardi a Gaetano Salvemini in una lettera del 6 maggio 1942 -. Mi guida soltanto il profondo convincimento che la Legione sarebbe il solo fatto che dimostrerebbe l’esistenza di un’Italia antifascista, la sola speranza di essere trattati meglio al tavolo della pace, la sola possibilità di far uscire le nostre chiesuole dalla graveolente atmosfera di pettegolezzi e di meschinerie…”
La Legione italiana non nascerà mai. La serie di documenti inediti, raccolti in quel libro, ci permette di ricostruire il perchè di quel naufragio. E’ il carteggio di Pacciardi con Borgese, con Salvemini, con Sforza e con Sturzo.
La generosità di quegli uomini rasenta talvolta il candore. Pacciardi, che ha combattuto a viso aperto il fascismo sia dalla Svizzera, sia dalla Francia ed è profondamente impregnato di motivi della tradizione repubblicana francese, pensa perfino all’aiuto di de Gaulle. E’ amico di Mendés-France. Sono compagni di esilio. Sceglie il futuro premier francese per stabilire un contatto con il generale.
Richiede il “permesso di raccoglierci nell’Africa francese sotto il suo controllo” e un intervento politico per sostenere presso Stati Uniti e Inghilterra il progetto.
“Noi ci consideriamo occupati come voi. Ci si può dare la mano?”. L’appello non trova ascolto . Il generale risponde in modo negativo attraverso Mendés-France: ha già troppi problemi con Churchill e Roosevelt per pensare agli italiani. E poi nel fondo non ama l’Italia come potenza. Non ha dimenticato il giugno ’40 e non ha interesse ad accreditare un’Italia redenta e artefice del proprio riscatto. Anche quel sogno di fraternità italo-francese si dissolve.
C’è poi il nodo dei rapporti con i comunisti. Come formare una “Legione italiana” di una qualche consistenza mettendo il veto alla sinistra?
Il primo a capirlo è Pacciardi il quale è pronto a superare la pregiudiziale anticomunista, esattamente comeole potenze alleate hanno superato quella verso Mosca sul piano internazionale.
“Sono il solo antifascista che ha saputo dir no ai comunisti in Spagna rischiando grosso …”.
E’ un titolo da opporre alle riserve e alle perplessità dominanti nel mondo degli esuli. Che non ha dimenticato il patto nazi-sovietico del ’39. E combatte il totalitarismo in blocco. Senza preoccuparsi del dopoguerra che renderà obbligata la convivenza con i comunisti. Pena: la guerra civile…
Con la fine del ’42 la formula della “resa incondizionata” paralizza tutto. Churchill detesta Sforza, detesta quei rivoluzionari e repubblicani; Roosevelt, che dovrebbe averli in simpatia, consente il formarsi della legione austriaca sotto Ottone d’Asburgo, ma sbarrerà la strada della Legione italiana.
“Ti sei offerto. Ti hanno respinto. Non potranno dire che non volevi batterti. Domani quando avranno bisogno di carne da cannone, ti inviteranno a compiere questa funzione, allora devi imporre le tue condizioni”. Così Salvemini a Pacciardi, irato con Churchill e Roosevelt, il 20 agosto 1943. Ma già Mussolini era caduto e in Italia si preparavano le condizioni per l’armistizio.
Il sogno dei volontari d’America era ormai svanito e rivivrà in altre forme nella guerra partigiana. Col simbolo dell’eroe dei due mondi e le “brigate Garibaldi” sostituite alla “Legione”. Un modello, come sempre nella vita di Pacciardi, risorgimentale.

Commenti
SPADOLINI NON ERA CERTO UN UOMO FACILE AL CONTATTO UMANO MA SCRIVEVA COME POCHI.UN ARTICOLO BELLISSIMO.GRAZIE
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Se hai documentazione su questo o altri temi interessanti per gli amici lettori, sarei lieto di riceverli e condividerli con tutti! Grazie a te per l’attenzione con cui segui questo sforzo.
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