Affrontava gli argomenti, volta a volta, con sicurezza, con vigore, con una straordinaria incisività. Fosse il travaglio dei paesi dell’Est ( che egli sentiva con forza di un vecchio libertario anti collettivista, figlio della Maremma repubblicana , per tanti aspetti simile alla Romagna repubblicana), fosse il rpporto est- ovest, nelle ore della guerra fredda o in quelle della tentata distenzione.
Atlantico convinto, occidentalista coerente, Pacciardi era un europeista di antica e salda radice mazziniana.
Credeva nell’Europa Unita, condivideva i principi del manifesto di Ventotene, si ispirava alla grande tradizione dell’europeismo democratico che aveva avuto un interpreta significativo ed autorevole in un suo commilitone di antiche battaglie dell’esilio americano, Carlo Sforza.
Era stato vice presidente e collaboratore di De Gasperi negli anni decisivi tra il 1947 e il 48 che stabilirono le basi del centrismo; e come ministro della Difesa, si era assunto il compito di riordinatore della forze armate, un compito che è ancora ricordato.
Leader del partito repubblicano negli anni liberazione, legò la sua singolare e inimitabile esperienza politica al ” no” risooluto ai comitati di liberazione imputati di essere in qualche modo indulgenti o accondiscendenti verso il “continuismo” monarchico e concepì la Repubblica nel senso mazziniano: come la vittori della virtù su tutte le tentazioni della corruzione e della partitocrazia.
Fin dall’inizio degli anni cinquanta fu uno dei più intransigenti avversari della degenerazione partitocratica del regime democratico. E rialzò presto quella bandiera della Repubblica presidenziale che aveva tenuto alta anche durante gli anni della Costituente, unitamente a uomini come Calamandrei e come Valiani.Negli ultimi anni – rientrato nel Partito Repubblicano alla fine degli anni ’70 per mia iniziativa come segretario del PRI – aveva accentuato i motivi di amarezza e di delusione per questa Repubblica che non era – egli diceva sempre – ” la Repubblica sognata da Mazzini “.
Ed egli è morto, Randolfo Pacciardi, con questa amarezza e questo rimpianto nel cuore.
G. S.

- Il primo a pronunziarsi a favore della Repubblica presidenziale alla Costituente fu Piero Calamandrei
aspettavam l’evento tutti lieti
sono stato anche, per qualche anno, suo direttore nel ” Resto del Carlino”.
