Spadolini: Pacciardi è stato un grande giornalista ( Su ” Il Resto del Carlino” del 15 aprile 1991 in occasione della morte)

TITOLO:  La Repubblica come vittoria della virtù . di Giovanni Spadolini
Conoscevo Pacciardi dal 1949; sono stato anche, per qualche anno,  suo direttore al “Resto del Carlino” 

Randolfo Pacciardi con l'inseparabile ritratto di Garibaldi sullo sfondo

 
 
Un giornalista di razza, con uno stile secco, epigrafico e insieme nella sua asciuttezza eloquente. Dedicava una collaborazione regolare  al giornale bolognese sui temi di politica internazionale, tradotta in corsivi, o fondini, di straordinaria brevità che firmava con lo pseudonimo di Franco Panerai ( Pseudonimo nato sulle colonne del livornese “Telegrafo”.

 

 

Affrontava gli argomenti, volta a volta, con sicurezza, con vigore, con una straordinaria incisività. Fosse il travaglio dei paesi dell’Est ( che egli sentiva con forza di  un vecchio libertario anti collettivista, figlio della Maremma repubblicana , per tanti aspetti simile alla Romagna repubblicana), fosse il rpporto est- ovest, nelle ore della guerra fredda o  in quelle della tentata distenzione.

Atlantico convinto, occidentalista coerente, Pacciardi era  un europeista di antica e salda radice mazziniana.

Credeva nell’Europa Unita, condivideva  i principi del manifesto di Ventotene, si ispirava alla grande tradizione  dell’europeismo democratico che aveva avuto  un interpreta significativo ed autorevole  in un suo commilitone di antiche battaglie dell’esilio americano, Carlo Sforza.

Era stato vice presidente e collaboratore di De Gasperi negli anni decisivi tra il 1947 e il 48 che stabilirono le basi del centrismo;  e come ministro della Difesa, si era assunto il compito di riordinatore della forze armate, un compito che è ancora ricordato.

Leader del partito repubblicano negli anni liberazione, legò la sua singolare e inimitabile esperienza politica  al ” no” risooluto ai  comitati di liberazione  imputati di essere in qualche modo indulgenti o  accondiscendenti verso il “continuismo” monarchico  e concepì la Repubblica  nel senso mazziniano: come la vittori della virtù su tutte le tentazioni della corruzione e della partitocrazia.

Fin dall’inizio degli anni cinquanta fu uno dei più intransigenti avversari  della degenerazione partitocratica del regime democratico. E rialzò presto quella bandiera  della Repubblica presidenziale  che aveva tenuto alta anche  durante gli anni della Costituente, unitamente a uomini come  Calamandrei e come Valiani.Negli ultimi anni – rientrato nel Partito Repubblicano  alla fine degli anni ’70 per mia iniziativa come segretario del PRI –  aveva accentuato i motivi di amarezza  e di delusione per questa Repubblica  che non era – egli diceva  sempre – ” la Repubblica sognata da Mazzini “.

Ed egli è morto, Randolfo Pacciardi,  con questa amarezza e questo rimpianto nel cuore.

G. S.

 

Il primo a pronunziarsi a favore della Repubblica presidenziale alla Costituente fu Piero Calamandrei

aspettavam l’evento tutti lieti

e abbiam avuto questa, dio ci aiuti,
repubblica monarchica dei preti
P. Calamandrei

sono stato anche, per qualche anno, suo direttore nel ” Resto del Carlino”.

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