COME FUI DICHIARATO PERSONA  NON GRATA DAGLI AYATOLLAH MENTRE ERO IN AFRICA.  di Maurizio Moreno

l’Amasciatore Maurizio Moreno  ci regala un’anteprima della sua avventurosa biografia.

Vorrei ricordare una disavventura capitatami durante la mia lunga carriera : una vicenda imprevista ed imprevidibile, scaturita inaspettatamente in una dichiarazione di « persona non grata » presa nei miei confronti…

Ero Ambasciatore nel Senegal, dove fui chiamato a presenziare alla cerimonia d’apertura dell’ atteso

Vertice dei Capi di Stato dell’Organizzazione della Conferenza Islamica (OCI) , svoltosi a Dakar nel lontano dicembre 1991. 

Seguii da vicino i lavori, nel ricordo di un altro evento cui avevo potuto assistere nel 1969 a Rabat (come allora Primo Segretario dell’Ambasciata) : l’OCI era stata infatti creata nell’occasione , su impulso del Re del Marocco, Hassan II, per la salvaguardia dei luoghi sacri dell’Islam ed il sostegno della causa palestinese, rappresentata da Yasser Arafat. Tale incontro storico era giunto all’indomani dell’incendio criminale della Moschea di al-Aqsa a Gerusalemme.
Il Summit di Dakar, un’ennesima Conferenza di una grande portata, si rivelo’ deludente e inconcludente, per molti aspetti. Meno della meta’ dei Paesi membri era stato infatti rappresentato da Capi di Stato : presenti solo cinque leaders di Paesi arabi (su ventuno) , con all’ordine del giorno la spinosa controversia Iraq-Kuwait.

Mi accingevo, in chiusura dei lavori del Summit, a riferire al Ministero, quando appresi nel tardo pomeriggio dell’11 dicembre una brutta notizia, attraverso un lancio diffuso da Parigi dall’ Agence France Presse sotto il titolo “Italiane lanciano uova contro il Presidente iraniano Akbar Ali Hashemi Rafsanjani”.

Mi misi immediatamente in contatto con il Capo del Protocollo del Presidente senegalese, Abdou Diouf, che mi confermo’ l’accaduto , attirando la mia attenzione su un comunicato appena rilasciato sul versante dei « Mujaheddin » del Popolo iraniano. 
Egli stesso mi fece i nomi delle due ragazze direttamente coinvolte nella vicenda : si trattava di Patrizia Fiocchetti, cittadina italiana e di Hélène Lambrosio, cittadina francese. Entrambe compagne di due « Mujaheddin » ( attivi combattenti di opposizione al regime teocratico insediatosi in Iran ) erano riuscite ad introdursi nell’albergo, dove si svolgevano i lavori della Conferenza islamica, usando un « laissez-passer » giornalistico. Mentre le delegazioni si preparavano a lasciare la sede del Summit, le due ragazze, coperte dal tradizionale velo islamico , il « niqab », avevano tentato di colpire il Presidente Rafsanjani , lanciandogli delle uova , al grido di “assassino”. Un clamoroso gesto di protesta contro il regime degli Ayatollah.

Il Capo del Protocollo mi aggiunse che la Polizia senegalese era riuscita , non senza difficoltà , a prendere in custodia le due ragazze, sottraendole ai « Pasdaran », il c.d Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica, incaricati di garantire la sicurezza del Capo dello Stato iraniano , che avevano subito cercato di catturarle.

Ne informai tempestivamente per telefono la Farnesina, che mi chiese di accertare rapidamente dove le due ragazze fossero ed in quali condizioni di salute si trovassero.

Feci inutilmente il giro di diversi posti di Polizia e della stessa prigione di Dakar, senza riuscire nell’immediatoad a reperirle. Incrociai nel frattempo l’Ambasciatore iraniano, mio vicino di casa, che si era messo anche lui alla ricerca delle due fanciulle.

Decisi quindi di andare direttamente dal Presidente della Repubblica, Abdou Diouf – personalità colta, sensibile, intelligente – che mi ricevette sul campo. Mi informo’ che la Fiocchetti e la Lambrosio si trovavano ormai al sicuro nelle mani della Polizia senegalese. Erano state trasferite, prudentemente, presso l’Ufficio della Polizia per gli stranieri presso il Porto di Dakar.

Il Presidente Diouf ritenne subito di assicurarmi che era intendimento delle Autorità senegalesi di attenersi rigorosamente allo « stato di diritto », processandole ed evitando loro la prospettiva di una deportazione in Iran : lo stesso m’invito’ a prendere contatto a tal fine con il Ministro della Giustizia.

Giunsi poco dopo all’Ufficio della Polizia degli stranieri, facendo visita alle due ragazze. Mi dissero che avevano già incontrato poco prima di me l’Ambasciatore dell’ Iran, che le aveva minacciate con la pena di morte, attraverso la « fatwa », sulla base della legge coranica.

Vidi il giorno dopo il Ministro della Giustizia e l’Ambasciatore di Francia. Concordammo con quest’ ultimo di nominare congiuntamente l’avvocato di fiducia dell’Ambasciata d’Italia, a tutela degli interessi della Fiocchetti e della stessa Lambrosio ( d’origine italiana ), in vista del processo da tenere entro una settimana. Raccomandammo entrambi al Ministro di favorire una decisione di espulsione delle due ragazze rispettivamente in Italia e in Francia, dato che erano entrate in Senegal con il loro passaporto europeo.

Fummo nello stesso tempo informati del trasferimento delle due ragazze in una caserma isolata, pulita e protetta, dove mi fu consentito di fornire loro due pasti giornalieri , preparati dal mio  cuoco Cherif e portati puntualmente dal mio bravo autista Abdulaye.

Dichiarai nell’occasione pubblicamente alla stampa l’opportunità di escludere l’ estradizione delle predette, nel rispetto della legge in vigore in Senegal, Paese democratico per eccelenza.

A quanto fui in grado di accertare Patrizia ed Hélène stavano del tutto sommato bene, essendo in attesa di un equo processo, inteso ad evitare loro il rischio di essere estradate in Iran, dove sarebbero andate incontro alla piu’ severa delle punizioni.

Qualche giorno dopo il Ministro della Giustizia mi confermo’ che il Tribunale di Dakar aveva fissato per l’indomani un’udienza di comparizione delle due ragazze. Non avendo alcuna ragione di sospettare che avessero compiuto un qualsiasi reato, l’Autorita’ giudiziaria le avrebbe immediatamente allontanate dal territorio dello Stato senegalese, mediante un decreto di espulsione. Mi chiese quindi di prenotare per loro un aereo, impegnandosi personalmente a farle accompagnare nell’immediato alla frontiera di uscita all’Aereoporto di Dakar – Léopold Sedar Senghor.

Ne informai subito la Farnesina, che aveva fortuitamente già in programma di riportare in Senegal lo stesso giorno, a bordo di un aereo affittato ad hoc, un centinaio di migranti irregolari senegalesi che l’Italia aveva per la prima volta deciso di espellere.

L’Ambasciatore di Francia mi chiese da parte sua di imbarcare sul nostro aereo la cittadina francese, espulsa insieme all’Italiana.

Conclusosi rapidamente il processo celebrato per direttissima di fronte al Tribunale, con il collega francese ci unimmo al convoglio di vetture dirette, sotto stretta scorta, all’Aereoporto con le due donne da rimpatriare.

Che sorpresa, vedere arrivare l’areoplano !!! Su di esso viaggiavano ben venti poliziotti e soltanto tre clandestini senegalesi ! Il forte nucleo del gruppo, si era dato alla fuga al momento di prendere il volo…Vidi partire felicemente le due ragazze, grazie al nostro aereo, in allegra compagnia con i nostri agenti !

La Fiochetti e la Lambrosio mi scrissero qualche tempo dopo dalla Germania, facendomi pervenire una lettera di vivo apprezzamento, estendendo i loro complimenti alle Autorita’ senegalesi.

Peraltro, negli stessi giorni mi fu dato di apprendere dalla stampa iraniana, tramite la nostra Ambasciata a Teheran, di esser stato dichiarato « persona non grata » – persona non gradita, inaccettabile – da parte della Repubblica Islamica dell’Iran, senza motivare la sua decisione…

Non sono stato da allora piu’ in grado di tornare a Teheran, dove ci ero stato nel 1976… come Capo di una Delegazione della Commissione di Finanziamento della Farnesina, al suo primo viaggio all’estero ( ci accolse grandiosamente ed affettuosamente Arduino Fornara, nella sua qualita’ d’Incaricato d’Affari a.i.. .)

L’ Ambasciatore iraniano, che incontrai a Roma nel 2001 come Direttore Generale per i Paesi europei, mi confermo’ confidenzialmente ancora una volta, ch’ero tuttora sulla « lista nera », sulla « black list ». Pazienza..che bei ricordi ho tuttora di un grande Paese, come l’Iran !

Patrizia Fiocchetti ha fatto da allora molta strada, divenendo attivo membro del CISDA, nato nel 1999 come Coordinamento Italiano di Sostegno alle Donne Afghane, con sede a Milano.

Mi sia permesso di raccontare questo episodio, certamente critico, che rimane iscritto nella mia memoria e meriterebbe forse di essere ricordato.

Ginevra, 9 agosto 2015                                      

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