CRISI TRA RUSSIA E USA: PUTIN OFFRE LA RESA DI SOUTHSTREAM. BASTERÀ? di Antonio de Martini

Il Burkina Faso è il quarto paese che viene normalizzato, dei cinque che avevano approvato il progetto di passaggio alle transazioni dal dollaro usa all’ oro proposto da Gheddafi.
Il quinto è il sud Africa che sta avvicinandosi alle elezioni a grandi passi.
La strategia americana di creazione del ” secolo americano” continua con il confronto con la Russia iniziato con il porre la questione ucraina, continuato con l’attacco al ribasso di petrolio e oro e con la svalutazione del rublo che ha raggiunto il 40%.

La popolazione russa ha sofferto in silenzio cercando di cavarsela, Putin ha alzato i toni accusando che miravano a scalzarlo, ha cercato di ottenere successi di politica estera ( Cina, Iran) , ma la morsa sul settore energetico ha continuato a stringergli il collo fino al soffocamento.

Ieri la resa: il gasdotto southstream ( vedasi i post sul tema) che è stato una delle prime ragioni del contendere, non si farà più.

Concepito per ” aggirare l’Ucraina” che pretendeva un esoso diritto di passaggio per il gas russo, il nuovo progetto di gasdotto cui avevano aderito Berlusconi e Erdoghan, ha finito per far saltare l’Ucraina nel campo americano.

Fare previsioni geopolitiche non dinamiche può essere fatale.
Ma non basta: con un solo colpo, Putin ha dovuto buttare a mare il suo alleato Erdoghan. ( col quale ha firmato un accordo riparatore per far giungere il gas in Turchia, ma non più in qua) , dovrà ora cedere sulla Moldova che ieri ha eletto un parlamento con i filo russi primo partito ma con una coalizione di tre partiti filo Europa ( in realtà USA) che otterranno la maggioranza. La transdienstria seguirà. A quel punto, cercare di tenersi l’Ucraina dell’est non avrà più alcun senso.

Le minacce alle repubbliche baltiche hanno portato a NATO a nord ovest e adesso ecco la NATO arrivare anche da sud ovest.
Il Giappone, da sempre fortemente dipendente dall’energia, è stato ieri declassato da Moody’s e troverà nuovi ostacoli nel reperire i capitali necessari allo sfruttamento di Sakalin assieme alla Russia.
Basterà l’annunzio della rinunzia al Southstream a placare Obama ?
No.

Gli americani hanno una lunga tradizione di richiesta di unconditional surrender e non si accontenteranno di un gesto, per importante che sia, di resa con intento negoziale.
La Russia rischia una lezione memorabile o, peggio, Sentirà l’obbligo a reagire.
Come la vecchia Inghilterra imperiale di un tempo, Obama ha perso tutte le battaglie, ma ha vinto la guerra.

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Commenti

  • Federico Dezzani  On dicembre 2, 2014 at 11:05 pm

    Obama ha vinto la guerra? Ah sì, e per quale motivo l’altro ieri è saltato Chuck Hagel? E fino a quando la UE potrà pagare le bollette all’Ucraina? E’ un onere che si potrà accollare anche dopo il collasso dell’euro? Magari pagano sempre gli americani, il cui debito/PIL è già formalmente al 105% ma in verità veleggia attorno al 140%…Io vedo un altro film

    • antoniochedice  On dicembre 2, 2014 at 11:31 pm

      Film sbagliato: ora il gas dovrà passare per forza per l’Ucraina per essere venduto in Europa e la fornitura alla Cina sarà pronta tra un paio di anni nella migliore delle ipotesi. L’ho messa sulla strada. Nel secondo tempo del film immagini che la bolletta ucraina per il passaggio del gas nel suo territorio sia uguale alla bolletta russa per le forniture dirette a Kiev. E immagini per un istante che Putin lo sappia. Il dollaro va male? A me risulta che il rublo si sia svalutato del 40% nei sei mesi di guerra economica americana al petrolio e all’oro russo ( non allo shale gas che credo, come molti, che sia un bluff). La rinunzia al southstream significa come minimo che la Russia deve cominciare a risparmiare sui suoi programmi ( 30 miliardi) da cui i soci ( eni) si stanno sfilando… Comincia a intravvedere il lieto fine per Obama?

  • donato  On dicembre 2, 2014 at 11:24 pm

    Sentiamo avanzare l’Autunno col passo della sciagura

    • antoniochedice  On dicembre 2, 2014 at 11:33 pm

      Per chi la sciagura? Sempre ottimista, vedo.

    • Federico Dezzani  On dicembre 2, 2014 at 11:46 pm

      1. L’Ucraina è in fallimento e le bollette energetiche sono pagate da UE e FMI mensilmente.
      2. Bluestream è al momento un sostituto soddisfacente per Southstream data l’anemica economia del sud europa
      3. La rinuncia russa al progetto alimenta la rabbia anti-ue nei paesi danneggiati (serbia, ungheria, bulgaria). Vedasi ottimo risultato dei filorussi in Moldavia
      4. Il rublo cade e le foglie pure. E’ una guerra economica, come è autunno. Oltre la finanza, cosa rimane del potere americano? Niente, si è visto in Siria, come si è visto in Crimea e poi vedrà a Donetsk, e poi a Kharkiv, e poi a Mariupol, etc etc.
      5. Il collasso della UE sarà il libero tutti dell’Europa e gli assetti non potranno che essere più favorevoli ai russi rispetto a oggi.

      • antoniochedice  On dicembre 3, 2014 at 12:03 am

        Sul punto 1) anche Sagunto fu espugnata dai cartaginesi. Non per questo vinsero. Il fatto certo è che gli Ucraini hanno sempre qualcuno che gli paga le bollette.
        2) veda l’eccellente commento di Luca . 3) la rinunzia russa danneggia certo la Bulgaria ( che aderisce alla NATO). L’ottimo risultato dei filo russi in Moldavia è temperato dal fatto che fanno nascere una coalizione di tre partiti filo Europa ( ma ha letto il mio post?) 4) anche su questo punto, veda il mio post: perde le battaglie ma vince la guerra. 5) gli USA INSIDIANO LA UE QUANTO
        LA RUSSIA E FORSE DI PIÙ. . Come mai su questo punto è filo USA. Si è distratto?

  • donato  On dicembre 2, 2014 at 11:26 pm

    Cmq come per la Siria i suoi giudizi IMHO sono a volte un pò prematuri,l’Ucraina senza il Donbass non vale niente.

    • antoniochedice  On dicembre 2, 2014 at 11:33 pm

      Pensi che a qualcuno interessi? I giudizi prematuri a volte si chiamano analisi strategiche.

      • Federico Dezzani  On dicembre 3, 2014 at 12:11 am

        Ancora con la tesi degli americani che attaccano l’euro? Ma perchè? Per quale assurdo motivo? Ma l’ha letto il cv di Draghi? E il TTIP chi lo vuole? E Tusk chi l’ha messo a capo della UE?
        Ma perfavore………..

      • antoniochedice  On dicembre 3, 2014 at 12:30 am

        Gli USA attaccano l’Euro perché è il solo possibile competitor del dollaro come valuta internazionale. Cosa crede che provochi le periodiche crisi, il Vesuvio? Se non ha capito nemmeno questo …
        Lei appartiene a quella categoria di persone che mette le etichette alle persone come alle bottiglie di vino. Chi voleva mettere alla BCE, Salvini o il trota? Grillo?
        Provi piuttosto a contestare dei fatti. Specie da quando Draghi presiede la BCE, chi avrebbe potuto far meglio? E dove si imparano le tecniche di finanza strutturata, a Novosibirsk?
        Credo che prima Putin si smarcherà di simpatizzanti del suo calibro, meglio sarà.

  • donato  On dicembre 2, 2014 at 11:40 pm

    Non vorrei apparire inutilmente polemico però del preconizzato (da 2 anni) accordo sulla Siria ancora non si trova traccia ,i progetti dei gasdotti (Nabucco docet) vanno e vengono ed a volte rimangono esclusivamente sulla carta.Il livello di Wall Street è puramente fantastico e non credo proprio (come Soros) possa durare a lungo.

    • antoniochedice  On dicembre 2, 2014 at 11:47 pm

      Non ho preconizzato un accordo, ma una soluzione politica e non militare. Non le pare che la piccola Siria che riesce a imporre una soluzione politica a una coalizione di cinque paesi sia un miracolo che sono stato l’unico a ” preconizzare” mentre tutti puntavano su un blitz avversario? Che i progetti vadano e vengano è ovvio, ma devo l’essere calcolati quando esistono. Del livello di wall street non so nulla e non l’ho mai citato. Cito il tasso di cambio delle valute. Sorso credo abbia ormai 85/86 anni. Su questa previsione sua ( che abbia il tempo contato) posso convenire.

      • Federico Dezzani  On dicembre 3, 2014 at 12:47 am

        Si ripassi la crisi dello SME del 1992 e quando entra in difficoltà eviti gli attacchi personali. Offre analisi di serie b-

      • antoniochedice  On dicembre 3, 2014 at 6:27 am

        La crisi dello SME ebbe altri protagonisti ( Ciampi) che fu tanto ingenuo da credere all’intervento tedesco a nostra difesa e la dabbenaggine di pensare che Bankitalia avrebbe potuto coi suoi soli mezzi contrastare la speculazione internazionale.
        È vero, l’ho insultata: me ne dispiace e mi scuso. In cambio avrò la consolazione di sapere che d’ora in poi andrà a leggere in serie A.

  • Luca  On dicembre 2, 2014 at 11:53 pm

    Per servire il mercato energetico dell’Europa centrale e meridionale, dei Balcani e della Turchia, i gasdotti in progetto erano diversi, ma il percorso viene chiamato per la sua funzione con un unico nome: Southern Gas Corridor.

    I progetti concorrenti erano essenzialmente tre. In un mercato razionale si costruirebbe un’unica rete, di proprietà di un consorzio degli stati nei quali transita, lasciando l’immissione e la vendita del gas a più produttori, in concorrenza tra loro. Come già succede nei singoli mercati nazionali. Ma gli agenti forti nei mercati internazionali predicano la concorrenza soltanto quando la sua propaganda risulti funzionale a costituire un oligopolio. Paradossalmente la diminuzione della pluralità di offerta e il cappio energetico relativo vengono chiamati diversificazione delle fonti e sicurezza energetica. Magia delle parole.

    Un progetto era il Nabucco: gas naturale da Azerbaijan, Turkmenistan, Kazakhstan, Uzbekistan, Iran, Iraq, Egitto. All’inizio era sostenuto dalla Commissione UE, perché il progetto era europeo e assicurava una buona diversificazione delle fonti. Piaceva anche a Washington, come alternativa al South Stream, perché escludeva fonti russe.

    Poi c’era il Trans-Adriatic Pipeline (TAP): gas naturale che ha come unica fonte l’Azerbaijan. Chi è in ottimi rapporti con i decisori di questo staterello del Caspio (detto senza offesa)? La Commissione europea? L’ENI? I politici italiani? Ma no: il simpatico senatore John McCain, piazzista internazionale di note compagnie dell’industria energetica, bellica e della finanza collegata al dollaro.

    Il terzo progetto era il South Stream. Ma il governo Bulgaro lo vuole e non lo vuole, oscilla, non risulta affidabile. La Commissione UE lo ostacola. Non si farà più. La Saipem del gruppo ENI, che doveva progettarne un troncone, perde un primo contratto da oltre due miliardi di euro. Le azioni in borsa crollano. Ma che importa ai nostri editori e ai nostri politici, se sono contente le banche anglosassoni che stavano facendo la posta al titolo per comprare tutta la società con poco o niente?

    Ci perdono la Bulgaria (almeno 400 milioni di euro l’anno di entrate per il transito), la Serbia, l’Ungheria, la Slovenia, l’Austria.
    Ci guadagna la Turchia, che diventa il rubinetto del gas per l’Europa centro-meridionale, da qualunque fonte provenga.
    Affonda l’Europa nel suo complesso. Perché rinuncia a diversificare le fonti. Affossa un progetto comune come il Nabucco. Si rende dipendente per l’energia dagli umori e dai prezzi che faranno Turchia, Azerbaijan e loro sostenitori. L’Europa vedrà inoltre ridurre gli scambi e le esportazioni verso la Russia; quest’ultima infatti venderà il metano che avrebbe pompato nel South Stream in parte alla Turchia e il restante ad altri stati, che lo pagheranno non in dollari o euro, ma in rubli, yuan, oro. In questo modo la Russia sterilizzerà l’effetto negativo del cambio dollaro o euro contro rublo. Ma in contropartita potrà succedere che la Russia favorisca le importazioni in primo luogo da Cina e in un futuro non troppo lontano magari da India e Pakistan. Così quelle dall’Europa resteranno sfavorite. A questo si aggiunga l’effetto negativo delle rappresaglie commerciali, in risposta alle inaudite sanzioni dettate da Washington e supinamente sottoscritte dai governi europei. L’Europa perde inoltre la sua credibilità come partner commerciale, avendo dimostrato di non essere in grado di mantenere gli impegni assunti, anche quando questi coincidano con interessi statali e regionali, considerati e recepiti come presupposti dei contratti stipulati. Quando parliamo di Europa, intendiamo l’Unione europea. Guardando invece ai singoli stati, resta indifferente la Germania, che era e rimane rifornita direttamente dalla Russia dai due gasdotti Yamal e Nord Stream.

    Ma c’è un altro effetto oltre a quello energetico da considerare. Siccome chi vende un prodotto o un servizio decide la valuta che il compratore si procurerà sui mercati dei cambi per pagare, secondo noi in quale valuta avremmo pagato il gas russo e iraniano e in quale valuta ci verrà invece chiesto il pagamento del gas azero?

    C’è ancora un’occasione che non è persa. Per rifornire la Turchia Gazprom ha firmato un memorandum of understanding con Botas per la costruzione di un gasdotto che passerebbe sempre sotto il Mar Nero, partendo dallo stesso punto (Russkaja, nel territorio di Krasnodar) del South Stream, ma con arrivo in Turchia invece che in Bulgaria. La capacità di questo tubo è di 63 miliardi di metri cubi l’anno. Ma questa capacità è la stessa del South Stream. La quota utile al mercato turco è di circa 13 miliardi di metri cubi. Il resto, circa 50 miliardi, potrebbe essere trasportato in Grecia e da là prendere le strade verso l’Europa meridionale e centrale. Quali? Dipende tutto dalla capacità degli stati europei e balcanici di associarsi per una nuova politica energetica di interesse comune, in un futuro più o meno prossimo.

    • antoniochedice  On dicembre 3, 2014 at 12:07 am

      Eccellente, puntuale e panoramica sintesi che mi ripaga di tanti commenti di narcisi misti. Col suo permesso domani lo “posto” come pezzo principale. Posso mettere il suo nome? Grazie e buona notte.

  • donato  On dicembre 3, 2014 at 12:02 am

    Mi scusi ma al momento Assad riesce unicamente a sopravvivere non certo ad imporre una soluzione militare o politica che sia ,debbo dire che anche l’accordo sull’eliminazione dell’arsenale chimico siriano (era stato presentato come un grosso successo di Putin) potrebbe avere indebolito la difesa militare del paese
    senza ottenere in cambio che un rinvio.Soros (IMHO vero e proprio criminale finanziario) scommette su un crollo (a breve?) della Borsa americana e questo si rifletterebbe pesantemente sulla politica estera USA.Spero di non averla tediata e la ringrazio per la sua disponibilità.
    http://www.trend-online.com/prp/soros-crollo-usa/

    • antoniochedice  On dicembre 3, 2014 at 12:19 am

      Anche Israele è più forte dei palestinesi, ma questi finiranno per ottenere una soluzione politica perché è nella logica delle cose. Lo stesso vale per Assad. La strategia siriana è consistita nell’arroccarsi a Damasco e mantenere aperte l’aereo via di comunicazione col Libano. Non vedo perché dovrebbe sprecare uomini e mezzi per presidiare fortini espugnabili.
      Quanto a Soros e alla borsa, non hanno impatto sulla politica estera USA che è impersonale e basata sugli interessi degli Stati Uniti. La prego di non mettere link di articoli altrui, spesso
      disinformati o disinformanti. Così non la cancello.

  • donato  On dicembre 3, 2014 at 12:29 am

    Lo dicevano anche della ex-Jugoslavia questo, non è passato anno dal 1991 al 1999 in cui non si prospettassero soluzioni “politiche” alla guerra in ex-Jugoslavia.Così la Serbia ha perso praticamente tutto puntando sulla “disponibilità” clintoniana ,non
    vorrei che Assad commettesse lo stesso tipo di errore accettando No-Fly zone o aree protette a cominciare da Aleppo che lo condurrebbero allo stesso destino.
    Non direi che la crisi del 1929 (ad esempio) non abbia modificato la politica estera USA.

    • antoniochedice  On dicembre 3, 2014 at 12:35 am

      La soluzione Jugoslava è stata di arrendersi dopo i bombardamenti, consegnare i ” criminali di guerra” e cedere il Kosovo. La Siria non ha fatto nulla di tutto ciò.
      La crisi del 1929 è occorsa 85 anni fa e non ha cambiato la politica estera USA, casomai quella interna e quella economica e io me ne vado a letto.

  • comitatolombardo  On dicembre 3, 2014 at 9:00 am

    Avete troppo fretta per dare Putin come sconfitto. Ha ceduto sul Southstream?Si prenderà Kiev.

    • antoniochedice  On dicembre 3, 2014 at 10:21 am

      Che affare! Complimenti….

  • dostojevskij  On dicembre 3, 2014 at 11:25 am

    la russia ha affrontato inverni peggiori e sa benissimo quando è il caso di indietreggiare e cosa tenersi stretto e cosa no nel farlo. putin attivando il nazionalismo russo ha messo in moto una macchina che lo rende ben saldo al potere e che automaticamente lavora per demolire le tante quinte colonne che si trova in casa. a questo punto la russia ha comprato il tempo che gli serve per sedersi in riva al fiume e stare a guardare.

    l’occidente questo tempo non sa più dove comprarlo e oggi gli usa hanno vinto una guerra che non serviva a nessuno. credo sia doveroso sottolineare che lo sconfitto qui non è la russia ma l’europa che è sempre più isolata e ha ormai un unico ingombrante alleato che è pronto a spolparne quello che rimane per ritardare ulteriormente il suo inevitabile ridimensionamento.

    la recessione globale che arriva inesorabile ed è stata notevolmente accelerata da quest’inutile guerra ha adesso proprio in europa la sua faglia più instabile e profonda e il nervosismo qui è destinato ad arrivare alle stelle.

    i russi hanno ragionato nel lungo termine, gli usa nel medio-breve termine, l’europa in nessun termine. perciò sarà investita come un treno dagli eventi futuri e per come la vedo io è più probabile che siano proprio gli europei a suonare per primi la campana della guerra a partire dai nuovi membri dell’est probabilmente. correggetemi se sbaglio.

    • antoniochedice  On dicembre 3, 2014 at 2:35 pm

      Ottima analisi riguardante L’Europa di cui non ho parlato. La condivido. Proprio per questo mi sono chiesto se basterà questa mossa per guadagnar tempo, oppure se il governo americano, mangiata la foglia, continuerà ad affondare il coltello.

  • donato  On dicembre 4, 2014 at 12:38 am

    1) La Resistenza della Siria è dovuta al fatto che Russia ed Iran si stanno letteralmente svenando per sostenerne la sopravvivenza
    2)La crisi del 2008 provocò il blocco delle rivoluzioni colorate per alcuni anni nonché una netta retromarcia in Georgia ,sostenere quindi che i livelli di Wall Street non influenzino la politica estera USA IMHO è inesatto.

    • antoniochedice  On dicembre 4, 2014 at 8:59 am

      Lei crea rapporti di causa e effetto col sistema ” post hoc quia propter hoc” . Errore imho.

  • luigiza  On dicembre 4, 2014 at 2:51 pm

    La Russia rischia una lezione memorabile o, peggio, Sentirà l’obbligo a reagire.

    Sì son convinto che reagirà ma dopo aver atteso o forse contibuito a creare il momento opportuno.
    Deve solo, sempre che ci riesca, mettere gli USA in diffcoltà nella loro homeland e portare alla fame l’Europa occidentale.
    L’ultimo obiettivo mi pare che lo stiamo conseguendo i suoi stessi governanti, le sanzioni russe sono solo un piccolo aiutino.

    • antoniochedice  On dicembre 4, 2014 at 3:13 pm

      La scelta dei tempi non è in mani russe.

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