BRASILE, TUNISIA, UCRAINA: TRE VITTORIE DI PIRRO ? di Antonio de Martini

Il 26 ottobre, ( il 25 data di Shakespeariana memoria, era  ahimè sabato) si sono tenuti i turni elettorali in tre paesi chiave del mondo occidentale. Qualcosa possiamo imparare.

In Ucraina i media hanno spicciativamente detto che ha vinto – senza tener conto delle contro elezioni che si stanno per tenere a est – la vocazione occidentale del paese.
Ha vinto ma non governerà tanto facilmente.
In realtà, la partecipazione al 52%, inconsueta per l’Ucraina, mostra che la gente comincia stancarsi di giocare alla democrazia.

Il resto è diviso tra 6 partiti nessuno dei quali in grado di assemblare una maggioranza di governo in seno alla Verkhovna Rada ( Parlamento).
Non il partito di Petro Poroschenko, fermo al 21,6% , e non il partito del premier Arseni Iatseniuk bloccato sulla stessa percentuale.

Anche assieme, non raggiungono il 51% necessario a governare. Avranno bisogno del Fronte popolare Samopomitch – che riunisce i reduci dal fronte- ed ha ottenuto il 10,6% dei suffragi! oppure il blocco d’opposizione ( 9,6%) o il populista, con percentuali inferiori.

La Julia Timoshenco, la  milionaria filotedesca condannata per corruzione, è arrivata buona ultima col 5% dei suffragi ed è una presenza per molti versi imbarazzante, anche se ha dimostrato a suo tempo di riuscire a convivere col Cremlino.

Cinque miliardi di dollari spesi dalla lobby di John Mc Cain per creare l’unrest, sono stati spesi invano. Le sanzioni europee e USA non hanno orientato la pubblica opinione.                     Risultato finale: 70% dei votanti ( = 35% degli elettori) favorevoli all’Europa, il resto astenuti o contrari che ambiscono a pieno diritto a partecipare alla kermesse. Il 30% di contrari al sistema, armati e senza contare l’est del paese ( 19 milioni di anime) che, assieme lasciano prevedere uno stallo destinato a durare.

La Tunisia ha ottenuto risultati comparabili.  214 seggi su 217 disponibili sono risultati così ripartiti:  Neda Tunes 83 seggi; Ennahada ( islamisti) 68; l’Unione patriottica libera 17;  Fronte popolare 12; Afek Tunes 9;  La Corrente democratica 5;  Congresso per la Repubblica e Al Moubreda 4 ciascuno. Seguono  seguono dieci partitini di cui due con 2 deputati cadauno e gli altri con uno.

Rispetto a tre anni fa, il predominio della polizia è diventato un condominio polizia-esercito, nella zona di confine con l’Algeria sono annidati circa tremila guerriglieri che aspettano rinforzi dai conterranei andati ” volontari” in  Siria e il turismo,  un tempo risorsa strategica è praticamente distrutto.

Un terzo dei parlamentari appartiene al partito islamista che potrebbe anche resistere e   pretendere di essere associato in qualche  al governo dato che nella scorsa legislazione, pur in maggioranza cedette il timone a seguito della compromissione in alcuni assassini politici.

L’unico paese in cui l’ipoteca terrorista non stende il suo gelido mantello è il Brasile, dove la Delma Roussief è stata terrorista lei stessa. L’opposizione ha guadagnato molti punti  raggiungendo la percentuale del 48,36 e vincendo in dodici stati ( il Brasile è una Repubblica federale).  Lo sfidante Aicio Nieves ha avuto 51 milioni di voti.  Ignorarlo sarà difficile.       Questo è il solo paese in cui la percentuale dei votanti è stata alta: il 78,9%. La democrazia è ancora troppo giovane per aver già deluso.

Anche qui, governare non sarà semplice vista la situazione economica internazionale. Tutto il Brasile attende miracoli dalla creazione del contraltare al Fondo Monetario internazionale realizzato assieme al Sud Africa, Russia e Cina e India ma temo che prima di altri quattro anni non vi siano risultati apprezzabili.

Le lezioni che noi europei possiamo trarre da questi eventi sono due:

a) I sistemi democratici devono pensare a riformarsi puntando sulla governabilità anche con  forme di democrazia diretta, nonché sulla semplicità dei meccanismi elettorali a pena di perdita della utilità sociale – unica base di legalità –  e disamore dell’elettorato.

b) i paesi che riescono ad assicurare la  governabilità – cominciando dagli USA , Gran Bretagna, Brasile – sono quelli in cui il Parlamento non può mandare a casa il governo e il governo non può sciogliere il Parlamento.  Altri sistemi e minuetti ( che Berlusconi chiamò ” il teatrino della politica”) sono residui di monarchia atti ad antagonizzare tra loro i poteri dello stato. Sistemi che è necessario mettere in soffitta. Oggi i tre  poteri devono essere costretti al negoziato continuo nell’interesse nazionale.

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Commenti

  • luigiza  On ottobre 27, 2014 at 6:13 pm

    Oggi i tre poteri devono essere costretti al negoziato continuo nell’interesse nazionale.
    Direi che ce é un quarto potere, quello finanziario, che ha assunto dimensioni eccessive.
    E’il primo che dovrebbe essere regolamentato e ridimensionato.

    • antoniochedice  On ottobre 27, 2014 at 7:28 pm

      Non in costituzione. Il potere finanziario quando si trova in presenza di un potere autorevole e stabile, sa comportarsi. Quando eccede vuol dire che il potere è agonizzante.

  • donato  On ottobre 27, 2014 at 11:24 pm

    Ma i Fratelli Musulmani che sono stati fatti fuori con le buone (Tunisia) o con le cattive (Egitto) e resistono solo in Libia si faranno da parte senza reazioni?

    • antoniochedice  On ottobre 28, 2014 at 8:50 am

      Se reagiranno saranno trattati con le cattive.

  • donato  On ottobre 28, 2014 at 5:41 pm

    Quanto all’Ucraina non penso che i vari Iatseniuk Poroshenjko e Klitschko
    siano in grado di portare avanti iniziative autonome dai loro referenti internazionali.Trovo tuttavia allarmante il loro concentrarsi sul conflitto del Donbass tralasciando catastrofica situazione economica interna.

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