LE OPZIONI DELLA GRECIA SONO PIÙ DI QUELLE CHE SPERANO I RIGORISTI. di Antonio de Martini

I tempi sono definiti: il 30 giugno al più tardi, la Grecia dovrà decidere se diminuire del 5,5% il suo PIL con tagli alle spese , in particolare licenziando 150.000 dipendenti pubblici , all’indomani delle elezioni politiche che si terranno il 17.
I tedeschi vorranno resistere sulle loro posizioni rigoriste fino a quella data, nella convinzione , un po’ ingenua, che la Grecia abbia di fronte a se la sola scelta tra la rassegnazione o il salto nel buio.

In realtà se facciamo due conti “alla mediterranea”, vedremo – nella ipotesi più favorevole alla Germania – che se si faranno le elezioni il 17 giugno, avremo un paio di giorni per il risultato ( 19), un altro paio per le consultazioni (21) e un terzo paio per la costituzione del Ministero ( assieme a un fine settimana del 23 e 24, arriviamo a lunedì 25) , che con l’aggiunta di un paio di giorni per avere la fiducia, arriviamo al 27 giugno. Non è pensabile che entro il venerdì 29 ( San Paolo…) si riesca a emettere il decreto e a stampare fisicamente le lettere di licenziamento….
Kronos é nuovamente sconfitto da Zeus.
Immaginiamo che la U.E. riesca a ottenere le elezioni al 4 o al 10 giugno e immaginiamo che i rigoristi riescano nell’intento di ottenere la dichiarazione di uscita dall’Euro.
É intuitivo che occorrerà un periodo di interregno – valutato dagli esperti in due anni, visto che ce ne sono voluti due per introdurre la moneta nuova – durante il quale la Grecia continuerà a usare l’Euro senza pero essere vincolata dalle politiche economiche dei 26 partner superstiti. Quali impatti avranno le decisioni di Atene sull’equilibrio dell’Euro?
Un’altro pregiudizio preconfezionato dalle prefiche dell’Euro, vuole che a questo punto venga decretato il ritorno alla Dracma e si inneschi un loop svalutazione, inflazione, svalutazione.
Esiste anche la possibilità che la Grecia decida di fare un bel risparmio ed adotti , come moneta nazionale , una valuta già esistente come il dollaro USA o la Sterlina britannica o persino il rublo o lo yuan ( non dimentichiamo che la Cina ha già comprato il porto del Pireo).
Ciascuno di questi paesi citati – che adotta già una politica di ” quantitative easing” , leggi inflattiva,
sarebbe più che lieto di allargare la propria sfera di influenza, anche per compiacere la lobby greca presente in loco, rinforzata per l’occasione dalla lobby cipriota e Cipro, dal 1 luglio é il presidente di turno della Unione Europea.
L’uscita della Grecia dalla moneta, pare implichi l’uscita dalla U.E. dicono i soliti minacciosi rigoristi.
Forse non hanno ancora preso in considerazione il fatto che la prima conseguenza sarebbe la caduta del veto Greco alla ammissione della Turchia nella Unione.
L’altro oppositore, Sarkozy, é ormai un privato cittadino.
La conseguenza per la Germania sarebbe quella di dover uscire allo scoperto e porre il veto in prima persona, con la conseguenza che i cittadini tedeschi di origine turca, punirebbero certamente la Merkel che a questo punto, avrebbe la matematica certezza di perdere le elezioni politiche previste per l’autunno, oppure riconoscere come cittadini UE quattro milioni di cittadini turchi che vivono sul territorio tedesco.
Proprio quel che non volevano.

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Commenti

  • ettore  Il Mag 16, 2012 alle 7:03 am

    molto interessante! staremo a vedere…..

    • antoniochedice  Il Mag 16, 2012 alle 7:12 am

      Questo,appunto e’ il problema: stiamo tutti a vedere.

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