E SE PARLASSIMO DELL’ATTENTATO DI PIAZZA FONTANA DEL 1969 APPROFITTANDO DELLA POLEMICA SUL LIBRO E SUL FILM? di Antonio de Martini

Cominciamo col dire che ho un alibi di ferro: sono partito ingaggiato dalla Vianini – impresa di costruzioni, all’epoca la quinta in Italia – per la Tunisia nel maggio/giugno del 1969 e sono tornato in Italia nel giugno 1970. Sono venuto in vacanza in Italia per una settimana dal 16/17 settembre in occasione della nascita e battesimo di mio figlio Francesco.

Detto questo, il mio cruccio in materia è che non ho mai capito come mai i magistrati inquirenti che ebbero l’incarico di indagare, si sono rivelati tutti con un quoziente di intelligenza notevolmente inferiore alla media e come mai il solo poliziotto che ha indagato sul caso – a pista calda – sia stato ucciso dopo una campagna di criminalizzazione non ostacolata da nessuno che lo ha prima isolato e poi assassinato.

Un altro “come mai” è che fu subito criminalizzato il Servizio Segreto Militare e mai sfiorato da sospetti l’ufficio Affari Riservati del Ministero dell’interno, competente per materia sia nel caso di colpevolezza dello Stato che nel caso di voler portare avanti l’inchiesta ( e per i depistaggi….).

“Come mai” la testimonianza del tassista Rolandi a carico di Valpreda , raccolta secondo tutti i canoni di legge a futura memoria perché ammalato, non fu presa in considerazione e , in caso fosse stata ritenuta falsa, chi la raccolse non venne incriminato per depistaggio e falsa testimonianza.

“Come mai” ci si accontentò di un movente ridicolo quale quello di scatenare un colpo di Stato con due esplosioni – non è mai successo nella storia – mentre si sono quasi sempre verificati , a seguito di grandi attentati, cambiamenti al vertice del ministero dell’interno e della polizia.
I colpi di stato si facevano – allora – coi carri armati e oggi con Facebook, mai con un paio di bombe.

“Come mai” i condannati per l’omicidio del Commissario Calabresi, sono stati si condannati, ma trattati, specie il capo, alla stregua di un Mandela o un Mahatma Ghandi, al punto che è stato più in TV che in galera. Un altro, se non ricordo male è stato liberato perchè…diceva che in galera stava malvolentieri! Il pentito che li ha fatti arrestare, è stato linciato , letteralmente, da tutta la stampa di sinistra.

“Come mai” al perito del PM che ha ammesso al presidente del tribunale, in piena udienza, di aver falsificato la perizia a carico di Franco Freda , giustificandosi letteralmente ” perché il PM ha tanto insistito” non è stata data una pena purchessia?

“Come mai” chiede Cucchiarelli- l’autore del libro cui il film si ispira – avvenivano incontri notturni tra il capo dell’ufficio Affari Riservati Umberto Federico d’Amato e Adriano Sofri , poi condannato per l’ omicidio del commissario Calabresi?

” Come mai” non si è mai indagato su un farabutto come Umberto Federico d’Amato , capo dell’ufficio affari riservati, che ricattava ed estorceva denaro a manager pubblici invece di riferirne le azioni al magistrato e aveva alcune amanti – tra cui una quattordicenne abitante in viale Romania 12 – è stato ” santificato” dal settimanale l’Espresso e adottato come gourmet del giornale , oltre che come “collaboratore” di Camilla Cederna ?

” Come mai” – leggere il dossier Mitrokhin per crederlo – il KGB consentiva al ” residente” di Roma di reclutare spie e informatori in tutta Italia, ma aveva disposizioni di non avvicinarsi al Ministero dell’interno e non tentare il reclutamento di nessun suo impiegato?

Come mai il questore di Trieste TESTA avendo infiltrato un informatore tra i ” rivoluzionari” del Veneto , venne richiesto da Roma di fornire il nominativo della fonte e il nome indicato dal questore ( non quello vero si intende) venne dopo due giorni, espulso dalla direzione del gruppo?

Tutti quesiti affascinanti, ma non essendo stato presente e ricevendo i giornali con una settimana di ritardo, potrei solo fare una fiction invece di una ricostruzione.

Fornisco quindi a un eventuale regista che voglia riscattare il cinema italiano dal polpettone di Marco Tullio Giordana, l’ausilio della mia fertile fantasia.
Il titolo potrebbe essere ” il duro, il molle e il gobbo” ma magari la distribuzione potrebbe avere voce in materia.
Il film potrebbe iniziare con ” scene di potere ” in un ministero tipo l’Interno e poi con una cerimonia di benservito al ministro da parte di un nuovo premier un po’ molle e sudaticcio che vuole all’interno un altro ” falso molle” tipo , immaginiamo, l’on Restivo, con la motivazione che sarebbe piu rassicurante per l’elettorato.
Una serie di scene struggenti di ritorno nell’ombra dell’ex potente e dei suoi fidi.
Gli omaggi sempre più rarefatti delle persone di contorno.
L’attentato andrebbe poi motivato con il tormentoso desiderio dell’ ex ministro, divenuto ingombrante politicamente a causa delle sue ambizioni fuori misura in un periodo in cui il premier veniva espresso dalla “palude” del partito con radici in altre regioni.
Per realizzare un bel ritorno sulla scena, auspicata da numerosi funzionari del Ministero che a lui dovevano la carriera , qualcuno ( mantenere la suspense….) tenta la carta di una serie di attentati ( ai treni?) miranti a far chiedere a gran voce il ritorno del ” duro dei democratici” e si spinge fino a un punto in cui la situazione gli sfugge di mano e ci scappa una strage.
Il ” molle” premier non molla e resiste anche quando un ” anarchico” gli tira una bomba a mano davanti alla questura di Milano.
La trama viene scoperta, ma in una drammatica riunione , si decide di non farlo sapere per evitare il crollo del grande partito-argine al totalitarismo.
Interviene la curia e si usano gli amici dell’ex potente per creare una serie di depistaggi diversivi; si è costretti a eliminare un poliziotto che fiuta la pista e si arrestano ” i soliti sospetti”.
Poiché serve un finale ” morale” per ottenere il prime Time in TV, il film potrebbe finire col il tramonto anche del ” molle” e l’ arrivo, propiziato da un cardinale ( nelle fiction i cardinali ci sono sempre) che a fine settantadue insedia ” il gobbo” dicendo la frase finale in stile felliniano ” così dureremo almeno altri venti anni” .
Non dimenticare nei titoli di coda di far scorrere il disclaimer ” ogni somiglianza e’ puramente casuale ecc. ”
Darebbe un certo sapore di realismo al tutto.

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Commenti

  • rinus  Il aprile 3, 2012 alle 6:11 PM

    Anche io ho un alibi per quel giorno funesto,.lavoravo in via Mecenate ed alla sera vidi, dal tram, la Banca dell’Agricoltura.Mi sembra che in quel periodo in piazza Fontana ci fosse un vecchio albergo occupato da anarchici o simil compagnie..Allora avevo 27 anni e non credevo e non credo, che ci potessero essere italiani che deliberatamente facessero saltare e ridurre in brandelli propri simili
    Allora non credevo che ci potessero essere delle carogne che per colpire qualche politico sognatore di libertà, usasse il bastone contro innoccenti..Però adesso che i capelli sono bianchi e che nessuno di quelle bestie è stato trovato veramente colpevole,mi sono convinto che sotto sotto i colpevoli si trovano in posti lontani,dove gli italiani contano zero.

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  • Enrico  Il aprile 5, 2012 alle 7:31 am

    Ehi ragazzi, ma ve lo ricordate il detto “Excusatio non petita accusatio manifesta”?
    Antonio, a me dai l’impressione che hai tante di quelle cose sulla punta della lingua che rischi che ti cadano fuori…poco per volta, forse vale la pena di diminuire il peso e la quantitá….

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    • antoniochedice  Il aprile 5, 2012 alle 8:17 am

      Enrico, hai un senso dell’humour da … trinariciuto, ma sono lieto di risentirti.

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