L’Economist di questa settimana elenca le condizioni necessarie per il successo della ” rivoluzione siriana” : unita’ delle opposizioni, un ” santuario” per i guerriglieri. E un atteggiamento deciso da parte dell’occidente.
Ovviamente mancano tutte e tre le condizioni, ma l’averlo ammesso apertamente consente alcune considerazioni.
La prima, e’ che l’opposizione si e’ scissa, perché una parte degli oppositori tradizionali del regime ha considerato l’ SNC ( Syrian National Council) una creatura dei fratelli mussulmani e degli USA e non rappresentativo dei siriani.
L’altro comitato, il NCB ( National Coordination Body) , ha riunito più di un oppositore tradizionale al partito Baathista , ma non dispone dei mezzi necessari ad operare. Esisterebbe anche il Syrian Free Army ( che sarebbe il braccio armato della rivolta, il cui nerbo e’ costituito dai seicento ” volontari ” libici – tolti dalla Tripolitania per allontanare i più scalmanati e dare un comando all’ ex Al Kaida, divenuto l’ ingombrante comandante militare di Tripoli ed andava rimosso con gentilezza).
Si noti che mentre ” al kaida” e ” Baath” sono termini arabi, i ribelli hanno acronimi angloamericani e nessun nome arabo, segno evidente che operano più in Inghilterra che in Patria; nei filmati di you tube, non si riconoscono mai i luoghi ( passi per le facce, ma i luoghi….). Si noti egualmente che alla notizia del generale siriano assassinato ieri, nessun media ha aggiunto che lavorava all’ ospedale militare ( era cioè un medico militare), un delitto tanto odioso che nessuno ha voluto rivendicarlo.
Si e’ fatta viva anche Al Kaida in sostegno ai ribelli, a dimostrazione di rinnovati legami coi fratelli mussulmani ( Al Jawaihri ne era membro prima di aderire alla jihad di Osama ben Laden e divenirne – pare – il successore) e questo rafforzerà i legami tra Assad e gli iracheni ( sciiti) da una parte e gli Hezbollah ( sciiti) dall’altra.
L’Iran sciita, ha contribuito alla causa siriana con nove miliardi di dollari a parziale compensazione delle perdite causate e previste dall’embargo.
I cristiani di ogni confessione e la borghesia sunnita, anche ammaestrati dagli eventi iracheni e dalle distruzioni apportate dalla ” coalizione dei volenterosi” dopo incertezze iniziali, sono ormai schierati con il regime.
Il regime siriano e i paesi filo siriani sono quindi più compatti che mai, mentre l’opposizione, che reclama il potere, e’ divisa in quattro tronconi rivali tra loro e non riesce a mobilitare il popolo ad onta delle valigiate di dollari messi a disposizione e della acritica adesione dei media occidentali che prendono per buona ogni disinformazione propinata da esuli senza seguito.
LA SECONDA PARTE ( la mancanza di un santuario) TRA UN’ORA
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questo brano è tratto da
http://www.statopotenza.eu/2128/la-presidenza-della-lega-araba-cerca-di-sopprimere-la-relazione-dei-suoi-esperti
Dall’inizio degli eventi che adombrano la Siria, due versioni dei fatti si oppongono: per gli occidentali e i loro alleati nel Golfo, il sistema sopprime nel sangue una rivoluzione popolare, mentre per la Siria e i suoi alleati del BRICS, il paese viene attaccato da gruppi armati provenienti dall’esterno.
Per far luce su questi eventi, la Lega Araba ha creato una missione di osservatori composta da persone designate da ciascuno Stato membro (ad eccezione del Libano che ha rifiutato di parteciparvi). Questa diversità di esperti assicura l’impossibilità della manipolazione dei risultati, il loro numero (oltre 160) e la durata della loro missione (un mese) sono in grado di fornire un quadro molto più ampio di quelli disponibili in precedenza. Ad oggi, nessun terzo organismo può pretendere di avere condotto una ricerca più grande e rigorosa, e quindi non può pretendere di conoscere meglio la situazione in Siria.
Il comitato ministeriale della Lega araba, responsabile del Piano di monitoraggio e composto da cinque stati arabi dei 22 membri della Lega (Algeria, Egitto, Oman, Qatar, Sudan) ha convalidato la relazione della missione 4 voti contro 1 (Qatar) e ha deciso di prolungare di un mese la missione degli osservatori.
Il problema è che la relazione conferma la versione del governo siriano e paralizza l’Occidente e le monarchie del Golfo. In particolare, dimostra che non vi è stata una letale repressione delle manifestazioni pacifiche e che tutti gli impegni assunti da Damasco sono stati scrupolosamente rispettati. Si convalida inoltre il fatto importante che il paese è destabilizzato da gruppi armati, responsabili di centinaia di civili e di militari dell’esercito siriani uccisi, e centinaia di atti di terrorismo e sabotaggio.
È per questo che il Qatar sta ora cercando di impedire la diffusione del rapporto con qualsiasi mezzo. Infatti, risulta essere una vera bomba che potrebbe rivoltarsi contro di esso e il suo dispositivo di comunicazione.
Qatar detiene attualmente la presidenza della Lega, non perché fosse venuto il suo turno, ma perché ha comprato dall’Autorità Palestinese il suo turno alla presidenza.
La presidenza della Lega ha deciso di non trasmettere la relazione della missione degli osservatori, di non tradurla e anche di non mettere l’originale in arabo sul suo sito web.
Il rischio per l’emirato wahhabita è enorme. Se purtroppo l’opinione pubblica occidentale dovesse avere accesso alla relazione, sarà il Qatar e il suo relè che potranno essere ritenuti responsabili sulla democrazia e sul coinvolgimento nell’uccisione di persone.
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