La proposta di una Repubblica Presidenziale si affaccia nella politica italiana con intermittenza.
Se vogliamo parafrasare il Manifesto di Marx e Engels direi che è un fantasma che si aggira per l’Italia dalla fine della seconda guerra mondiale e giunge fino ai giorni nostri.
Fino al 2 giugno 1946, l’alternativa tra Monarchia e Repubblica monopolizzò tutta l’attenzione; pochi espressero le loro specifiche preferenze per la futura forma di governo. Tra questi, Alcide De Gasperi.
Fin dal luglio 1943, De Gasperi, nelle ” Idee ricostruttive della Democrazia Cristiana” basate su una esaltazione della libertà politica come valore supremo, scrisse:
“Il regime di violenza ha investito così a fondo le stesse basi costitutive dello Stato da rendere necessaria la sua ricostruzionecon nuove leggi fondamentali.
Il popolo italiano sarà chiamato a deliberare.
Pur rimettendo al suo voto ogni concreta riforma istituzionale, sin d’ora si può affermare essere negli animi di tutti la convinzione che indispensabile premessa e necessario presidio dei diritti della persona umana e di ogni libertà civile è la libertà politica.
La libertà politica sarà qquindi il segno di distinzione del regime democratico; così come il rispetto del metodo della libertà sarà il segno di riconoscimento e l’impegno d’onore di tutti gli uomini veramente liberi.
Una democrazia rappresentativa, espressa dal suffragio universale, fondata sull’uguaglianza dei diritti e dei doveri e animata dallo spirito di fraternità, che è fermento vitale della civiltà cristiana.
Nella netta divisione dei poteri dello Stato – efficace garanzia della libertà politica – il primato spetterà al Parlamento, come la più alta rappresentanza dei supremi interessi della comunità nazionale e soltanto il Parlamento potrà decidere la guerra e la pace.
Accanto all’assemblea espressa dal suffragio universale, dovrà crearsi un’assemblea Nazionale degli interessi organizzati, fondata prevalentemente sulla rappresentanza eletta dalle organizzazioni professionali organizzate nelle regioni.
Sarà assicurata la stabilità del Governo, l’autorità e la forza dell’esecutivo, l’indipendenza della Magistratura”
segue la seconda parte