Le democrazie non si fanno la guerra, ma nulla impedisce loro di affrontarsi durissimamente sul piano economico.
La guerra economica – forse più crudele di quella guerreggiata – non è mai stata virulenta come in questo periodo.
Clausevitz diceva che la guerra è “un atto violento che mira a costringere l’avversario a piegarsi alla nostra volonta°” .
Marx ci ha abituato all’idea che la violenza può essere anche economica e sociale.
Guerre “miste” ,violenza militare e economica assieme , se ne sono viste a iosa in Africa e Amercia latina, per non entrare in dettagli polemici non approfondisco.
La guerra senza uso diretto e violento di forze militari abbiamo imparato a conoscerla fino ad abituarci: la guerra fredda ne è esempio eclatante. Non sono solo gli stati a fare guerra, ma anche gruppi etnici, organizzazioni criminali ( ” guerre di mafia“), partiti e ideologie politiche (“guerra ideologica“) ecc.
Dalla fine della guerra fredda, stiamo scoprendo – anche a livello di pubblica opinione – che le armate deputate a fare la guerra in questo mondo ipercompetitivo, sono ormai le imprese e che molte di queste sono multinazionali. I capitali sono i cannoni, la filiali estere sono Fort Apache, i fondi sovrani sono i guerriglieri.
Già Clausewitz, nel creare il suo abbozzo di scienza della guerra, avverte fin dalle prime pagine che dovendo far riferimento a una scienza similare cui rifarsi , non si può che far ricorso al commercio internazionale ( che già all’epoca non si faceva scrupoli, basterà ricordare” la guerra dell’oppio”).
Lo stratega Edward Luttwark – fin dal 1993 – su “the International Economy” ( Washington sett-ott ’93) ha scritto un articolo in cui prevedeva lucidamente, fin dal titolo, cosa sarebbe accaduto ( “The coming global war for Economic Power”). I termini di marketing mostrano come da anni si andava identificando nel linguaggio militare il lessico dei manager.
Le novità strategiche epocali – quelle tanto banali da non essere notate , un pò come la forza di gravità – sono sostanzialmente due: la prima è che in questo tipo di guerra NON ci possono essere alleati. Siamo al tutti contro tutti. Al massimo si può essere alleati di un istante come i leoni che assieme assaltano la preda, ma che appena questa è immobilizzata, inizia la lotta a chi se ne accaparra la parte più grossa. Questa è la ragione per cui , pur di tenere unite le alleanze si aprono le porte chiuse fino a ieri ( NATO che apre ai massimi livelli ai francesi assetati di grandeur; FMI che apre ai Brasiliani o agli indiani; La funzione di chi non ha capito che le alleanze non fungono più è fondamentale: se si sentono alleati, non aggrediscono e ti aprono le porte. Si sentono importanti perché sono ammessi a palazzo. Quando capiranno sarà tardi.
La seconda differenza – ancora più grande è importante – è che la distinzione pubblico/privato non opera più, anzi è negativa : gli stati , magari anche ridotti a ruoli di semplice sostegno, operano coi loro mezzi per agevolare la penetrazione delle proprie aziende in altre realtà economiche. Chi ha l’appoggio REALE del proprio stato, vince contro chi crede ancora nella libera impresa privata.
I primi a capire e ragionare in termini di strategie globali sono stati gli anglosasoni e gli USA in particolare. Le ambasciate sono i punti di forza del sistema economico americano. Aiutano le loro aziende a conoscere i mercati, controbattere la concorrenza. I servizi segreti scoprono le tangenti altrui ecc.
Wikileaks ha mostrato che molte delle notizie raccolte dai diplomatici e inviate al centro , erano economiche, finanziarie o attenevano a gare internazionali, concessioni petrolifere. Se si creasse una wikileaks italiana, si scoprirebbe che i nostri- salvo singoli – raccontano amenità e che l’impegno più vicino alla realtà che siamo capaci di fare è scrivere che ” dobbiamo fare sistema”. Non significa nulla, ma da buona coscienza.
Incredibilmente, il 1989 ci ha trovato – per una volta – preparati( in realtà eravamo indietro di una guerra, ma è un altro discorso).
Avevamo una serie di aziende multinazionali, un sistema pubblico/privato in essere con IRI , ENI , EFIM e TELECOMUNICAZIONI . Certo molte realtà andavano risanate e messe in mano a persone capaci, ma avevamo gli strumenti per la nuova era di competizione che si stava aprendo.
Nel giro di pochissimi anni, tutto è stato distrutto. Si è salvato l’ ENI perché ci sarebbe venuta a mancare persino la benzina e se ne sarebbero accorti tutti. Ma acciaio, alimentari, industria delle armi, telecomunicazioni, tutto è stato smembrato, “privatizzato” per gli amici e il sitema Italia messo in condizione di non costituire un pericolo per gli alleati più intelligenti.
Adesso siamo ai piedi della croce e ci lamentiamo che l’Italia non cresce. Ma chi le ha tagliato le gambe? Chi ancora blatera di riduzione di stipendi? Chi propone di “fare sistema”? Con cosa? Con chi? Non c’è più nulla.
Qualcuno, prima o poi, dovrà accorgersene. Qualcuno dovrà pagare.
Antonio de Martini

Commenti
EBBENE…..Sì! Non posso che essere d’accordo. Ma lo siamo già da molto tempo. In realtà, non è assolutamente vero che i TAGLI alle siano stai incontrastati. C’è chi si è . Molti do costoro sono stati anche Un ben noto. Se dovessimo fare il conteggio di coloro che, trovandosi, spesso per caso, , non solo in Italya ma anche in Yurope,hanno fatto una morte non propriamente “spontanea”, il numero salirebbe molto in alto. Tuttavia, e proprio per questo è mia opinione che “TUTTO sia RECUPERABILE”. E’ accaduto altre volte ed oggi è mia opinione che ne siamo vicini. Per quanto riguarda il giudizio sugli uomini “inadeguati”, sono convinto che si tratti di uomini “adeguatissimi”, bravissimi nel fare gli interessi degli “altri”. Laudetur Priapus. Georgius.
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Se superiamo il concetto di assistenzialismo e lo sostituiamo con quello di competizione forse possiamo farcela. Ma sessant’anni di cattocomunismo ci hanno distrutti sul piano culturale.Non ci siamo accorti che un ingegnere aerospaziale guadagna quanto un operaio specializzato. Siamo in una società fondamentalmente ispirata al bolscevismo e pretendiamo di sopravvivere in un mercato che, piaccia o non piaccia, continua ad avere le sue regole ferree basate sul profitto.In Italia tessere (giuste) e raccomandazioni hanno sostituito merito, capacità, impegno.E i risultati sono questi: Scilipoti docet….
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“Qualcuno dovrà pagare”. Certo. Pagheremo tutti. GiC e Buon anno a tutti i pagatori.
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Fino a quando ci saranno politici e non politici, sindacalisti e non sindacalisti che non capiscono la necessità per questo paese di tornare competitivi e che quel che sta facendo Marchionne è semplicemente volto a questo fine (e spero che le nuove regole di regolamentazione del lavoro si estendano a tutte le altre imprese e attività), saremo a sviluppo zero o in regresso.
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Il problema, come dice Roberto, è sopratutto culturale.
Marchionne ci salverà…..
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L’ha ribloggato su IL CORRIERE DELLA COLLERAe ha commentato:
28 dicembre 2010. Siamo ancora li.
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No, non concordo… stiamo per perdere anche l’Eni… a meno che il potere non passi di mano velocemente
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” NON CONCORDO, STIAMO PER PERDERE L’ENI” Lei è matto. Stiamo per perdere tutto.
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Non perderemo tutto (per i prossimi 10 anni), non ancora, serviamo ancora a qualcosa. Sul matto, puo’ aver ragione. Sull’eni “francese” (ma nei pre-agreement che circolano anche un po’ tedesca ed olandese) meno, se alcuni matti prezzolati, non vengono fermati subito.
E le diro’ di piu’, l’accerchiamento bancario a cui siamo e saremo sottoposti, e’ una semplice premessa.
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MI DICA A CHE SERVIAMO SE NON COME CENTRO DI VACANZE IN SOSTITUZIONE DELLA TUNISIA
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I tedeschi, per centro di vacanze e spostamento dei costi del loro welfare, hanno gia’ la grecia e la spagna. L’italia, come lei sa meglio di me, servira’ ai padroni d’europa, come hub e proiezione di potenza nel mediterraneo, quando non appena gli Usa non verranno considerati un patner affidabile (ohps, e’ appena capitato a taormina….) e l’eccezionalita’ del dollaro non verra’ considerata piu’ tale (ed anche questo sta capitando dal 71, ed inizio tutto per merito/colpa dei franco/tedeschi, con un escalation importante nell’ultimo decennio). Ma e’ tutta roba che lei sa’, con un vantaggio importante: non e’ matto come me ed ha qualche hanno in piu’ di me.
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