Il 3 luglio col post ” Giovedì la BCE ecc” preannunciavo che, per incoraggiare la crescita, la Banca Centrale Europea, avrebbe potuto ridurre il tasso di sconto ed invitavo chi stesse per stipulare un mutuo a soprassedere un paio di giorni.
Chi mi ha dato retta, ci ha guadagnato.
La BCE è scesa, per la prima volta nella sua storia, sotto la soglia psicologica dell’1% oltre la quale di fatto avvalla la politica economica americana incoraggiando la circolazione della moneta e cercando di promuovere lo sviluppo.
Mario Draghi, dopo aver prestato i fondi alle Banche ( non previsto, ma non vietato) d’Europa, scongiurando una crisi, fa un’altra mossa ” pro- crescita” , ma sempre entro i limiti imposti dalle regole e dagli accordi coi tedeschi.
Ha messo a frutto l’aver studiato dai Gesuiti.
Si tratta di un obiettivo ( quello pro crescita) che non può essere raggiunto, senza l’immissione nel mercato di ingenti quantitativi di banconote che possono essere solo stampate.
Quindi il problema del ” credit crunch “è rinviato, non superato, specie in Italia dove le banche continuano la loro pulizia etnica, il loro anatocismo e le loro commissioni di massimo scoperto cui hanno cambiato nome.
Il mio post è stato ripreso da alcuni blog, tra cui uno inneggiante al mercato libero gestito da ” zio Barbero” molto seccato con la mia inesperienza internet , che pubblica i miei post economici, ma omette l’indicazione della fonte, a meno che io non la metta dentro il testo così: http://corrieredellacollera.com .
Proporrei a zio Barbero di perdonarmi e seppellire l’ascia di guerra, cogliendo l’occasione della previsione “azzeccata” : diamo l’esempio ai politici .
Commenti
La leggo sempre con attenzione, Antonio. Ma la prego di non gioire per questo quarto di punto tagliato: significa che da una politica deflattiva ci stiamo spostando ad una inflattiva, con la speranza che il prezzo del petrolio si mantenga basso. In secondo luogo, gli spread richiesti dalle banche per l’apertura di un mutuo rispetto all’euribor o ai tassi BCE sono altissimi rispetto ai 2,5 punti circa applicati appena fino agli inizi 2008. Chi oggi apre un mutuo a tasso variabile (o fisso) si vede sempre applicato uno spread che fa raggiungere tassi quasi usurai: 4,5 – 5 %. Non è uno scherzo. Draghi, l’unico a cui dobbiamo qualche risultato nei vertici vista l’impasse politica della classe dirigente europea e la retorica sovranista e piuttosto leghista-europea che ascoltiamo, ce la sta mettendo tutta. Ma seguire le orme nipponiche non ci porterà da nessuna parte, neanche stampando e acquistando da noi il debito sovrano. il Giappone è vero che possiede tutto in casa il 240% del suo debito, ma di fatto si è condannata alla stagnazione, senza reindustrializzare il suo tessuto economico.
saluti
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Badi che non ho proposto il modello giapponese. Mai.
Ho elogiato Draghi, cui comportamento e’ intelligente e rispetta gli accordi.
Con l’inflazione il denaro circola, con la deflazione no. Con la stagflazione, meno che mai.
Le mail ti raggiungono ovunque con BlackBerry® from Vodafone!
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Non Le imputavo certamente questo. Resta il fatto che Draghi non potrà stampare almeno 3 volte il denaro in circolazione per raffreddare gli ectoplasmi del mercato. Perchè di questo necessitiamo, fra debiti sovrani e privati, oltre che quelli periferici degli enti locali che non vengono buttati sul falò che è in corso. Provare a spegnere il fuoco con l’acqua di un bicchiere servirà a poco. Vedremo il coraggio che avranno i francesi, che hanno di fatto aperto uno scenario di uscita che nelle retoriche appare classico, ma che valuteremo con attenzione nelle politics che implementeranno… e che domandano una seria ridiscussione delle politiche di produzione, di welfare e di apparati statali. Non so se potrà farcela da sola.
In un quadro geopolitico affatto chiaro e che non vede gli USA disimpegnati nella conservazione degli avamposti strategici nel Mediterraneo.
Ad ogni modo, è da Oriente che siamo sollecitati. Fin dentro casa Europa, con assett industriali che se ne stanno volando oltre confine. E non negli USA (quello è stato un riparo per la FIAT), ma appunto attraverso l’acquisizione di industrie strategiche (fonti energetiche rinnovabili e di produzione tecnologica affine) che sono acquisite da cordate russo-cinesi. In Italia ma soprattutto in Germania. Buon lavoro
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Credo che ci siano due modi per uscirne e nessuno di politica industriale.
A) a livello Europeo: con una scelta politica di sovranità da parte degli Stati. Almeno otto/ dieci dei paesi dell’area Euro che si coalizzino per una ragionevole autoriduzione POLITICA degli interessi , fissandoli unilateralmente e autorevolmente , diciamo al 3,3% ( vanno visti in termini di durata dei Bond ecc). Chi non accetta, potrà scegliere di prestare i suoi soldi agli USA o al Congo Kinshasa con le stesse probabilità di restituzione.
B) a livello nazionale, iniziare il processo di patrimonializzazione dei beni culturali. Possediamo il 70% più importante dei beni culturali del mondo e nel bilancio dello Stato e delle regioni e dei comuni, non sono contabilizzati nemmeno per un euro bucato.
È una idea che sta maturando In Università come La Sapienza e non tra i grillini alla parmigiana.
Se un dipinto di Picasso o di Cesanne vale oltre cento milioni, “quanto vale la cappella di Santa Maria Maggiore di Spello con gli affreschi del Pinturicchio? ” si è chiesto proprio ieri con me un autorevolissimo economista.
La via della patrimonializzazione dei beni culturali è a mio avviso , quella da battere. Se il comune di Roma patrimonializzasse il Colosseo e la Fontana di Trevi…….
Le prassi contabili sono ferme da troppo tempo ed è ora di porvi mano.
Dei ragazzi svelti – lo siete – potrebbero iniziare gli esercizi.
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Ok, proviamo a mettere in magazzino, si fa per dire, la cappella dipinta dal Pinturicchio, magari con un piano di ammortamento all’incontrario… ovvero con un bene che anzichè svalutarsi si rivaluta… Alla sapienza son buon temponi, si sa.
Se l’operazione sarà effettuata sarà soltanto per vendere quello che si potrà vendere (Vaticano permettendo). Oppure per portare a garanzia dei debiti il patrimonio artistico e culturale dell’Italia, così nell’eventualità non si possa pagare possono pure venirsi a prendere il Colosseo pietra per pietra o in un’unica soluzione… porto assegnato, naturalmente… mica dobbiamo anche da pagargli le spese di trasporto.
I quadri in casa sono delle croste, nè più nè meno, finchè non vengono poste in scambio con qualcosa, poichè il valore materiale è infimo, cosa diversa dai beni industriali, che ne posseggono uno intrinseco ben prima di essere venduti e scambiati con il loro valore nominale (che può anche essere inferiore di quello reale, s’intende).
Staremo a vedere il valore patrimoniale che potranno dare a questi patrimoni culturali e relativi beni. Quelli di svendita, inevitabilmente: colori a olio, cornice, tela e ore/uomo attualizzate. Forse, redditi derivanti dallo sfruttamento, diciamo, turistico dei beni. Poca cosa, Antonio… facciamo PIL turistico più con gli agriturismi che con i musei.
Aspettando sapienze.
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La rivoluzione consiste proprio in questo.
Di queste opere, sappiamo che possono avere un valore commerciale.
Possiamo fare ironie su Totò che vende la Fontana di Trevi, ma non possiamo negare che troverebbe dei compratori.🎎
Il problema se sfruttare il bene in loco o spostarlo, è una technicality che si può analizzare.
Quando – col permesso del Vaticano ed una bella assicurazione- la Pietà di Michelangelo fu spostata a New York per l’expo universale, ci fu un pienone continuo.
La mostra su Pompei in Giappone, ha scomodato anche il principe ereditario, ora imperatore ( che pagò il biglietto di 10 dollari).
Prova a accettare il principio che la cultura è un valore anche commerciale e il resto viene da se.
Certo gli introiti dei musei sono risibili.
Al Louvre ci vengono 40 milioni di visitatori e al Campidoglio , mi pare 4.
Datemi i Bronzi di Riace: li metto cinque anni a Dallas e poi vedi cosa si può ottenere.
Ti offro un dialogo , non smentibile, tra me e l’allora sovrintendente Claudio Strinati:
Io- posso avrete dei ” pezzi ” per fare ( come stato) mostre all’estero?
Lui- si.
Io – quando
Lui- appena finito l’inventario
Io- manca molto?
Lui- trenta anni.
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Antonio caro, se un popolo ha consapevolezza della sua libertà, non ha bisogno di rivoluzioni. Se non ne ha, allora la rivoluzione risulterebbe più dannosa di quello che spera di cambiare.
Premesso questo, a bilancio delle istituzioni certamente ci saranno già rendite catastali dei beni, redditi derivanti dall’utilizzo commerciale dei beni culturali, e relativi costi. E sappiamo siamo a meno, per una serie di motivi che conosciamo.
Possiamo utilizzarli meglio? Potremmo… certo è che un biglietto costa tanto, sopratutto se s’impoveriscono le famiglie, e si privilegiano culi e tette. Siamo sempre il popolo che spende meno in libri, e quando li compra il nr delle tirature dei titoli la dice lunga sullo stato comatoso in cui è stata lasciata andare la scuola, piena di insegnanti che non meriterebbero neanche di farei bidelli. Ma questo è un altro discorso, culturale… ma diverso.
A bilancio, se vuoi mettere un bene, devi dargli un valore, e che non può essere quello che pensi di ricavarci. In patrimonio poi metterci il Colosseo, ma varrà per il valore delle pietre, redditi derivanti dalle vendite dei biglietti, e poco altro, meno i costi si mantenimento e reintegrazione del bene.
Quando invece in patrimonio ci metti un magazzino merci, diciamo di spaghetti, questi valgono la materia prima ed il lavoro che in esso c’è (più altro che è questione squisitamente contabile). Cosa hai? 3 kg di spaghetti che hanno richiesto come costo 3 euro? Bene, vale 3 euro. Se intendi venderli a 6 euro al kg, ovvero ricavarci 18 euro (con un costo di 3), mica li metti in bilancio? Altrimenti non avrebbero bisogno di derubricare il falso in bilancio, perchè potremmo “camuffarli” a piacere.
Quindi, vendano quello che vogliono, tanto non sapremmo che farcene. Anzi… vendano pure tutto, anche le caserme, così risparmieremmo anche sugli stipendi dei dip pubblici e dei militari. Anche gli ospedali… così privatizziamo anche i costi dei medici e degli infermieri.
E’ uno scatto etico e solidale che manca a questo Paese incancrenito da una visione ragioneristica e tecnicistica che ci sta facendo scivolare nell’inconsistenza retorica propria delle società governate dai funzionari di un qualche potere di turno completamente disattento e senza principio di realtà. E’ per questi motivi che, finalmente, si può fare a gara a chi la spara più grossa la parmigianata.
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Primo: per rivoluzione intendo ovviamente quella culturale, altrimenti avrei usato termini diversi.
Se tu capissi quel che dico, sarebbe una rivoluzione.
Secondo, ti perdono l’esempio degli spaghetti, che denunzia la tua giovane età e la non sufficiente dimestichezza con le valutazioni delle scorte di magazzino.
Ti faccio un ragionamento più astratto e semplificato: noi sistema Italia abbiamo il 70% dei beni culturali del mondo che valuteremo X.
Ergo, alla voce ” Beni culturali” nei bilanci, l’Italia metterà
Il valore 70% di X.
Gli altri paesi , tutti assieme, potranno inserire in bilancio un Y 1; Y2; ecc. piccolo a piacere, la somma dei quali sarà inferiore o pari a 30% di X.
Il nostro vantaggio rispetto al resto del mondo, è indubbio.
Resta il problema di stimare i valori assoluti dei beni secondo criteri omogenei per tutto il pianeta.
I criteri potremo cominciare a definirli in un convegno che faremo a settembre con personalità di rango negli specifici settori di competenza.
Lo stesso si può fare con i beni immobiliari confiscati alla Mafia.
Se non si riuscisse a valutare un monumento tipo il Colosseo, si dimostrerebbe a fortiori che è ugualmente di difficile riuscita, poter valutare uno stato con criteri ragionieristici. O no?
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ULTIM’ORA: un gruppo di studiosi italiani ha trovato un centinaio di disegni di Caravaggio nel deposito Del Castello Sforzesco tra i “pezzi” del maestro presso il quale Caravaggio è stato a bottega.
Valore stimato, 700 milioni di euro.
Amen.
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Une centaine de dessins et quelques peintures réalisés par le célèbre peintre Caravage dans sa jeunesse ont été retrouvés par des experts dans une collection à l’intérieur du château Sforzesco à Milan, dans le nord de l’Italie, a annoncé l’agence Ansa.
Ces dessins et peintures d’une valeur estimée à 700 millions d’euros se trouvaient dans le “Fonds Peterzano”, le peintre Simone Peterzano chez lequel le jeune Caravage fit ses débuts artistiques, selon Ansa qui cite les résultats d’une recherche menée par un groupe d’experts italiens. La valeur de 700 millions a été obtenue en partant d’un prix moyen de sept millions d’euros pour les dessins des grands maîtres du XVIème siècle lors des récentes ventes aux enchères, ont expliqué les experts Maurizio Bernardelli Curuz et Adriana Conconi Fedrigolli, qui ont dirigé pendant plus de deux ans les travaux de recherches.
Les experts ont même trouvé un billet écrit de la main du Caravage, selon la même source qui affirme que le document a également fait l’objet d’une étude graphologique qui confirme son authenticité. Les scientifiques italiens ont passé au crible pendant deux ans des églises à Milan et dans les environs de Bergame (nord), ainsi que le Fonds Peterzano qui contient 1.378 dessins de Simone Peterzano et de ses élèves, dont Michelangelo Merisi, dit Le Caravage (1571-1610).
Le Caravage était un élève de Peterzano dans son adolescence, et il a travaillé dans son atelier entre 1584 et 1588.
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Stampare moneta, creare scudi anti spread: tutte misure anche brillanti ma certo non risolutive. C’è una sola via per uscire dalla crisi: drastica riduzione della spesa pubblica è contestuale drastica riduzione delle aliquote fiscali. Questo in primis. In secundis e in ordine sparso: istituzione di tribunali speciali per reati finanziari che emettano la sentenza in sei mesi massimo; reintroduzione delle norme sul falso in bilancio; abrogazione del diritto amministrativo (e riduzione dei “livelli di governo”); privatizzazione vera di tutto il privatizzabile (a partire dalla RAI); eliminazione di qualunque tipo di compenso economico per tutti i livelli della politica (solo diritto alla conservazione dell’eventuale proprio posto di lavoro); Sono stato, per ovvi motivi, molto sintetico, ma questo è il succo.
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Per fare quello che dici – cui non sono contrario in via di principio – ci vuole un governo forte al punto di poter usare le truppe corazzate nelle città.
Per fare quello che dico, basta un accordo ITALIA- FRANCIA- SPAGNA, BENELUX , POLONIA, ROMANIA ,come promotori.
L’ipotesi che un paese non possa pagare è una truffa. Uno stato non muore, quindi potrà dilazionare i pagamenti, ma non evitare di pagare.
Il solo paese europeo che ha dichiarato fallimento, è la Germania del primo dopoguerra.
Persino la Russia di Eltsin ha pagato il debito pubblico contratto dallo zar. Ha anche rimborsato in anticipo rispetto al previsto.
Basta un po’ di coraggio e, si Sto arrivando!, il coraggio è contagioso proprio come la paura.
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Grazie per il giovane, ogni tanto fa bene.
Rispetto ai nostri discorsi, ebbene contabilmente 1 spaghetto ed 1 Caravaggio sono la stessa cosa, ovvero un bene. Per lo spaghetto sappiamo come “valorizzarlo” economicamente e finanziariamente. 1 Caravaggio, attendiamo che dalla Sapienza ci indichino come valorizzare questo bene.
Capisca, Antonio, che le difficoltà sono tutte risposte proprio nella valorizzazione dei beni culturali, poichè ripeto nei bilanci essi già ci sono come redditi e costi, non certamente come patrimonio se non per non quanto valgono sui mercati di stima delle opere artistiche, ma per quello che sono: croste, pietre, bronzo… o poco di più. Altrimenti… avrebbero già fatto… come fanno nelle SpA per continuare ad indebitarsi ma avendo Margini Operativi Lordi… da paura, e che provano ad ingrossare un po’ come possono, pure con le bolle.
Aspettiamo quindi che gli scienziati della Sapienza ci indichino come valorrizare i beni culturali, e poi vediamo come la metteranno gli USA con la statua della libertà… vuol forse dire che val meno dei 2 bronzi + i caravaggio che ci sono in giro? E la heiffel? E buchingan palace?
Almeno avremo altro di cui chiacchierare.
In gamba, lei che ancora pensa di essere anziano, semplicemente.
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Mi pare che concordiamo sul fatto che c’è il problema di trovare criteri di valutazione dei beni e concordiamo che SONO dei beni.
Concordiamo anche sul fatto che ne abbiamo molti di più .
La statua della libertà, avrà al massimo il valore della mole Antoneliana, ma non avrà mai il valore della torre di Pisa.
Perché non facciamo il convegno assieme ?
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No, Antonio, io non ho scritto di Valutazione, ma di Valorizzazione. I bilanci delle valutazioni non sanno che farsene… e va beh che hanno derubricato i falsi… ma i bilanci non sono dei falsi, almeno non dovrebbero esserlo.
Attendiamo, attendiamo… che gli economisti de’ noiatri sono tutti parenti.. stretti
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Persino il PM Violante – il peggio del peggio- prima di giudicare qualcuno, gli chiedeva il nome. Tu Haiti giudicato ” gli economisti della Sapienza ” senza nemmeno scomodarti a conoscerli.
Chi giudica i gruppi invece delle singole persone dopo averle conosciute, non mi sembra molto in palla.
Pazienza.
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non li ho giudicati, ma ho ripetutamente scritto che attendo di vedere come intendono valorizzare i beni artistici e culturali. Poi vediamo cosa diranno tutti gli altri che ne hanno appena il 30%.
Rispetto all’appunto che segue e chiude la sua chiosa… ebbene… Lei sopra scrive:
È una idea che sta maturando In Università come La Sapienza e non tra i grillini alla parmigiana
Precisamente al commento
antoniochedice On luglio 5, 2012 at 4:29 pm
Come vede… stiamo perdendo tempo che potremmo impiegare ad attendere fiduciosi che chiunque sia in grado, anche una parmigiana, ci tiri fuori dai guai che io, come giovane (ehehehe) non ho combinato.
Secondo lei, fan bene a fidarsi di questi vecchi che si son fatti trovare distratti ?
Come diceva qualcuno… se non puoi fare una dittatura, fa un bunga bunga. Parmigiano o dove si vuole. Ed in effetti, è andato un po’ tutto a puttane.
O no?
Grazie per il tempo dedicato
saluti vivissimi
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Siamo partiti dalla macroeconomia e finiamo a puttane. Evviva!
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Fa caldo, molto; e si vede, oltre che si sente. GiC
Quanto costa, di questi tempi, il Convegno alla Sapienza ? E chi invitiamo, Il direttore del MOMA ? Quanto vale il Taj Mahal ? e perché no le Dolomiti o l’Everest ? Per due studiosi che affermano che i disegni sono di Caravaggio giovane, ne spunteranno dodici che affermeranno essere di Peterzano vecchio. Vedi il Caravaggio recente “scoperto” dalla Danesi Squarzina, Univ. guarda caso, della Sapienza !!! GiC
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Non vedo come la valorizzazione dei beni culturali contribuirebbe alla soluzione della crisi. Se una volta valorizzati si potessero vendere (ma non si può), si otterrebbe la riduzione del debito pubblico. Il loro prestito all’estero darebbe un contributo modesto. Operazioni splendide come quella delle case romane sotto palazzo Valentini e della digitalizzazione della colonna traiana producono reddito in relazione al flusso turistico che provocano. Quel tipo di operazioni andrebbe moltiplicato il più possibile: è la nostra risorsa.
Il problema non è quello di mettre nello Stato patrimoniale dell’Italia il giusto valore del nostro patrimonio, bensì quello di produrre nuova ricchezza vendibile, cioè reddito. E questo oggi è difficile perchè c’è chi produce ricchezza a costi molto più bassi di noi e la vende impedendo a noi di vendere quella che potremmo produrre.
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Non sono d’accordo.
Come abbiamo venduto il palazzo della Regina Margherita agli U s a che lo usano come ambasciata, nulla impedisce di vendere il Colosseo ai giapponesi che saprebbero valorizzarlo al meglio senza per questo volerlo smontare.
Credo che dovremmo abbandonare la frase ” non si può” .Proviamo a chiederci ” perché non si può” e vedrai che ne usciamo.
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I giapponesi comprerebbero il Colosseo al prezzo che lascia un margine tra gli introiti della vendita dei biglietti di ingresso e gadgets e i costi di manutenzione e gestione. Non credo che la cifra sarebbe mirabolante. Se fossero più bravi di noi nell’offrire il Colosseo alla visita dei turisti, ne trarremmo benefici per l’aumentato flusso turistico a Roma. Ma ….
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Proprio su questi temi voglio fare un convegno in autunno, invitando esperti del ramo. Perché no?
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