Per far capire quanto sia sbagliata l’attuale politica dell’amministrazione americana verso i paesi arabi, bisogna avere la pazienza di esaminare da presso molti punti caratterizzanti della loro cultura.
Paesi Arabi vuol dire innanzitutto la Penisola Arabica e poi tutti i paesi che si estendono più a Nord, fino all’Eufrate e che comprendono entità politiche come la Siria, la Palestina/ Israele e la Mesopotamia. Dicevo anzitutto la Penisola Arabica, perché , alla luce delle più recenti ricerche, sembra che tutti i
popoli che hanno abitato il Vicino Oriente come i Babilonesi, gli Assiri, i Caldei, gli Amorriti, gli Aramaici, i Fenici, gli Ebrei, insomma tutti quei popoli che noi chiamiamo semitici, abbiano avuto come avo comune il Beduino della Penisola Arabica.
In contrapposizione alla siccità desertica di questa , il Nord è conosciuto come l’area della “mezzaluna fertile”. Immaginate una mezzaluna la cui convessità sia rivolta verso Nord e le cui due “corna” guardano verso il Sud: Siria Palestina da una parte che racchiudono il deserto siriano e capirete questa espressione.
Nella Penisola, la terra è ostile, l’aria asciutta, il suolo troppo spesso troppo salato. I tre soli elementi di vita sono Il beduino, il cammello e la palma dattifera. Chi pensa ai beduini come a zingari erranti nel deserto per il piacere romantico di vagare, sbaglia.
Il beduino rappresenta il miglior adattamento possibile dell’uomo ad un ambiente desertico; adattamento razionale e stoico dell’uomo ad un ambiente crudele e violento oltre l’immaginabile. Fino ai giorni nostri il beduino ha conservato le caratteristiche genetiche primordiali, difeso al Nord da un deserto invalicabile e a Est, Ovest e Sud dal mare.
Dal matrimonio tra la impermeabilità genetica e la crudezza dell’ambiente, è nata una stirpe capace delle sofferenze più crudeli e delle privazioni più innaturali. Di qui uno smisurato orgoglio di stirpe ( alcuni capi tribù vi presentano la loro genealogia risalendo fino ad Abramo ancora oggi) e la incapacità di limitarsi quando capita un momento di abbondanza.
Da queste caratteristiche è nata la formidabile attitudine ad assimilare altre culture quando se ne presenti l’occasione. Questo cervello vergine sembra reagire come una nuova coltura in un terreno mai dissodato prima. Delle facoltà mentali, rimaste sopite per secoli, possono destarsi bruscamente sotto la spinta di circostanze favorevoli. L’imparagonabile sviluppo dell’Islam è dovuto in grandissima parte alle facoltà latenti dei beduini del deserto che hanno fornito all’Islam la sua materia prima.
Per comprendere gli arabi è essenziale penetrare l’islam che negli ultimi 1.300 anni si è consustanziato con la cultura preesistente, dunque mediterranea , nella quale siamo anche noi immersi da sempre ed è stato – oltre che una religione – scopo e causa psicologica di tutta la conquista araba.
La cultura araba deriva essenzialmente da tre fattori principali: religione, lingua e famiglia.
Senza esaminare questi tre fattori e la pervasività che hanno avuto e continuano ad avere, sulle loro esistenze, la conoscenza degli arabi e delle loro peculiarità è impossibile. Per poter interagire con loro, non basta studiarli, bisogna anche conviverci evitando però di soccombere al fascino della loro coerenza logica.
Ciò è possibile solo a identità culturali robuste e convinte e a psicologie non labili. Questo postulato, esclude, a mio parere gli americani nella maggior parte della popolazione e cultura.
Gli USA hanno nei loro organi informativi, brillanti fanciulle che hanno memorizzato tutto – proprio tutto – della storia e della cultura araba, ma che arrivano sempre un momento dopo quando si tratta di capirne le motivazioni o prevederne le azioni.
Ne sa qualcosa anche il governo italiano che ha visto un buon numero dei propri diplomatici più altolocati, convertirsi all’Islam nel corso della loro missione in Arabia Saudita.
Cominciamo col dire che, il tempo, gli arabi lo misurano sui cicli della luna. L’anno è di 354 giorni, contro i 365 dell’anno solare.
Gli anni -ciascuno di undici mesi- si contano a partire dal 622 dopo Cristo; da quando Maometto iniziò la lotta per l’affermazione.
Per passare da una data basata sul sistema gregoriano (G) alla data corrispondente del sistema maomettano (M) si applica la seguente formula: G = M + 622 – M/33.
Il calendario arabo antico, sempre lunare, disponeva di un mese intercalare che ogni due o tre anni riallineava il calendario lunare a quello solare, riequilibrando le stagioni. Maometto lo abolì dichiarandolo empio. La conseguenza più vistosa è che non è possibile identificare un mese con una stagione climatica definita. Il mese di ramadan (= torrido) adesso capita anche in inverno.
Quando, tra circa trenta anni, l’Islam sarà la religione maggioritaria al mondo -oggi ha la maggioranza relativa- questo del calendario potrebbe essere, comunque, uno dei problemi minori.
“Arabo” e “Islam” sono considerati praticamente sinonimi, anche se gli arabi rappresentano solo il 18% dell’intero mondo islamico e oltre 10 milioni di arabi sono cristiani o ebrei, al netto dei 5 milioni di abitanti di Israele. Che – come vedremo – appartengono a vari gruppi religiosi.
Il sistema culturale del Vicino Oriente può fornire indicazioni interessanti perché offre agli arabi – anche ai non islamici che sono , come accennato, oltre dieci milioni (cristiani di vario conio, ebrei, armeni “arabizzati”, hanno reazioni assolutamente omogenee sui fatti fondamentali dell’esistenza: l’amicizia, la vendetta, la sessualità delle figlie e il trattamento delle donne in genere, il rapporto col denaro, l’appartenenza a un clan, il cibo, la capacità di suscitare pietà e l’incapacità di sentirsi crudeli, la maestria nell’uso della parola, il desiderio dell’Assoluto fino all’autodistruzione.) – un modello di comportamento interiorizzato e condiviso da secoli, sviluppatosi come risposta a stimoli fondamentali quali, la rappresentazione della figura umana, il rapporto dell’uomo con il bene ed il male, l’immagine ideale del comportamento personale corretto, i concetti di relazioni politiche ed una visione minacciosa del mondo, percepito , per dirla con Kipling, come “grande e terribile”.
La risposta Levantina ( non solo araba o islamica) a questi stimoli, nei secoli, ha prodotto modelli comportamentali, sviluppatisi in una sorta di imprinting che resiste fino alla morte. Per familiarizzarsi con la cultura araba, è necessario esaminare i suoi maggiori fattori d’influenza che abbiamo detto essere – partendo dal basso – famiglia, lingua e religione. Il fattore parentela include una serie di dinamiche di gruppo che si sono sviluppate intorno alla famiglia. La lingua esercita una fortissima influenza sulle relazioni personali e sull’equilibrio emozionale. “La bellezza di un uomo è nell’eloquenza della sua lingua” dice un loro proverbio.
In larga misura il trionfo dell’Islam tra i beduini fu il trionfo di una lingua e in modo particolare di un libro: il Corano. Esso ha, per un arabo, lo stesso valore linguistico, nazionale e poetico che ha, per gli italiani, la Divina Commedia.
Qualsiasi discussione sulla cultura araba deve includere anche le loro principali preoccupazioni esistenziali, come
- la continuazione della stirpe,
- il pericolo di perdita della identità,
- la corruzione della gioventù,
- l’invasione dell’occidente
- la questione dell’integralismo religioso.
La lingua presenta, come l’ebraico, una serie di radici di sole lettere sulle quali si possono costruire vocaboli quasi a piacimento aggiungendo le vocali ( sono solo tre: a; i; o) che nella scrittura si presentano come accenti. ( pensate alla stenografia).
Questo sistema della radice plasmabile a piacere , consente la creazione di vocaboli nuovi e di poetare con relativa facilità.
La pronunzia non è facile che per chi l’apprende fin dall’infanzia e continua a praticarla.
Anche i non islamici in grado di leggere il Corano, sono affascinati dalla perfezione e dalla musicalità dei versi, dalla creazione di nuove espressioni , dalla capacità metaforica della lingua inventata da Maometto in contrapposizione alla miseria lessicale delle traduzioni arabe dei vangeli e delle preghiere cristiane, con la sola eccezione – forse- del “padre nostro“.
Un’altra peculiarità della lingua è l’esistenza di tre “numeri” il singolare, il plurale e il duale e anche questo è un aiuto alle capacità descrittive ed al poetare d’amore. Le lettere dell’alfabeto, poi si dividono a metà tra lettere “solari” e lettere “lunari” che si legano nella scrittura in modo diverso e si pronunziano differentemente a seconda di come sono combinate.
Per la religione, il discorso è più semplice: alla sua nascita l’Islam non intendeva essere una religione in antitesi col giudaismo o col cristianesimo. Il suo scopo era predicare una filosofia monoteistica ai beduini del deserto che nessuno si era preso la pena di evangelizzare. L’aggressività dei beduini fattisi portatori della vera fede ha fatto si che oggi non c’è momento della vita individuale o sociale che non ricada nella sfera religiosa o si sottragga alla sua forza suggestiva.
Bisognerà attendere, forse, che l’islam diventi più cultura e meno religione come è accaduto alle altre due religioni monoteistiche che vantano una maggiore antichità.
In realtà, gli individui e i regimi arabi, anche quelli islamisti, sono più laici di quanto non si creda: Ogni volta che la ragion di stato si è urtata con l‘ Islam , ha vinto la politica e la religione è si è comportata da “instrumentum regni “ e qualche volta, la religione ha dovuto capitolare anche di fronte a stili di vita individuale consolidata come l’infibulazione in Africa o il diritto alla sodomizzazione delle mogli rivendicato dagli arabi meccani che su questo delicato argomento si contrapposero ai “progressisti” arabi di Medina, ottenendo addirittura una rettifica rispetto a una “sentenza” – sempre in versi – passata in giudicato.
La minaccia che planò su Maometto fu : se metti il naso in quel che accade sotto le lenzuola ( si fa per dire), la nuova religione non la vogliamo più. Maometto comprese che era inutile precorrere i tempi e , sia pure senza ritrattare fece un verso che diceva a un dipresso “che L’uomo è il contadino e la moglie la terra: egli può ararla come gli pare”. Ai meccani bastò per capire e nessuno tornò più sull’argomento.
Commenti
L’ha ribloggato su IL CORRIERE DELLA COLLERAe ha commentato:
Errata corrige: il comandante della Gendarmeria Turca di cui all’articolo, non era il gen Caveglia, ma il gen De Giorgis ( peraltro parente). Mi scuso per la confusione.
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