IL CORRIERE DELLA COLLERA N 4: Affrontiamo il tema EXPO di Milano

Stiamo per archiviare anche questa estate di vacanza. Facciamo gli auguri ai
numerosi amici che compiono gli anni in questi giorni.

Affrontiamo il tema EXPO di Milano. Fondata sulla multiculturalità
l'apertura agli altri, L'EXPO è stata affidata a una città che nelle sue
rappresentazioni ( sindaco Moratti e ministro Maroni) mostrano chiusura
all'estraneo e provincialismo aggressivo. E' di un consigliere leghista la
proposta di riservare "agli italiani" dei posti a sedere nei trasporti
urbani milanesi. Finiti gli ebrei, si passa ai Rom.

 Hannover ( nel 2000) è stata la prima expo universale  che ha dedicato uno
spazio importante all'ecologia e protezione dell'ambiente e Milano ha
seguito criteri similari, incurante del fatto che  dal 1851 ad oggi
esposizioni universali in Germania ne è stata fatta una sola ( Hannover) ed
è riuscita male anche economicamente e come presenze( la metà di Siviglia).
I tedeschi saranno anche limitati, ma non al punto di non accorgersene.

All'Università della Tuscia c'è un professore che ha avuto il Nobel assieme
ad Al Gore ( Riccardo Valentini) per i suoi studi sul rapporto tra
agricoltura e ambiente. Non ci risulta che sia stato nemmeno consultato.

Chiusura mentale, distribuzione di incarichi su base parrocchiale,
incapacità di capire dove va il mondo e il cocktail  della Milano da bere è
pronto. Peccato che sappia di tappo.

 Il modello "terrone" invece è Siviglia. Fu scelta per aiutare lo sviluppo
di tutto il paese. Il funzionario spagnolo che l'ha curata ( Vicente
Gonzales Loscertales) è stato  poi eletto segretario generale del Bureau
International des Expositions per il perfetto amalgama degli ingredienti del
successo e la capacità di comunicare.. 

Per scongiurare un distacco tra nord  e sud L'Expo fu situata al sud e una
ferrovia superveloce collegò Siviglia a Parigi. Investimenti
infrastrutturali mirati segnarono il decollo economico dell'Andalusia. 

Milano, arrivata in finale con Smirne  - e già questo la dice lunga  -  con
Alitalia che ha declassato l'aeroporto di Malpensa,  Alemanno che vuole
portare a Roma il circuito di formula uno e l'ex ministro designato a
gestire l'EXPO  si è dimesso, i fondi non si vedono fino a che gli appalti
non li vince " chi dico io", si può apprezzare la coerenza e  carenza di
visione strategica di questi governanti.

Contrordine compagni. Qui siamo alle prese con un altro abisso di ignoranza
e vuoti di memoria degni dell'Alzheimer più radicato.  Il presidente Segni,
Il senatore Merzagora e l'on Pacciardi ( oltre al gen De Lorenzo) furono per
anni indicati come golpisti a causa della soluzione di " Alta ortodossia
costituzionale" con la quale volevano fare un governo del presidente ,
cambiare la legge elettorale, emendare la costituzione e impedire la
dilapidazione dei fondi pubblici che ne seguì. La definizione di golpisti
venne da Scalfari e Compagni, gli stessi che adesso vorrebbero che il
governo del presidente lo facesse Napolitano, per cambiare la legge
elettorale, emendare la costituzione e impedire la dilapidazione dei fondi
che ne seguirà. Peccato che adesso si parli di affidare l'Italia a
Montezemolo, Mieli ed altri orfani di Agnelli.

Povero Cicchitto. E' come la Germania. Due volte in guerra mondiale e tutte
e due dalla parte sbagliata.

Democrazia liberale questo è il mantra con cui Berlusconi cerca di
esorcizzare il complesso di Macbeth che lo affligge. Ci spiace
disilluderlo: la democrazia liberale - in tutto il mondo - prevede la
mediazione del Parlamento.  E' la democrazia popolare che vuole che il
popolo si pronunzi su temi che non conosce e non capisce.  Sul nucleare il
popolo decise di no. Come mai adesso è si?

La prassi costituzionale ha stabilito che il governo è tale quando ha
giurato nelle mani del Presidente della Repubblica. Il Governo ha poi dieci
giorni per avere la fiducia delle camere e se non l'ottiene, il Presidente
- sentiti i presidenti di Camera e Senato - può sciogliere le camere e
indire nuove elezioni. La campagna elettorale dura sessanta giorni e in tale
lasso potrebbe accadere di tutto. 

A patto che il premier designato abbia gli attributi. Non che abbia leccato
quelli degli altri.

Nel prossimo numero parleremo di colpi di stato. Adesso che ci sono i
presupposti, nessuno ne parla più. E' innaturale e nuoce alla democrazia.

Antonio de martini
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Commenti

  • antoniochedice  Il aprile 5, 2015 alle 6:48 am

    L’ha ribloggato su IL CORRIERE DELLA COLLERAe ha commentato:

    Ma guarda un pò che ho scritto nel 2010….” il finanziamento all’expo non lo do fino a che non vince l’appalto chi dico io”…. Cantone, dove eri ?

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