NOVITA’ NEL LEVANTE: E’ TORNATA LA QUESTIONE D’ORIENTE CHE DURA DA OLTRE DUE SECOLI. di Antonio de Martini ( seconda parte dal 1980 ai giorni nostri)

LA TURCHIA CAMBIA MARCIA E ARRIVA TURGUT OZAL    ( segue dal post di identico titolo pubblicato ieri)

 

Ho avuto una fortunata coincidenza tra i miei affari e la Turchia in un momento di particolare ricettività da ambo le parti.                                        Nel 1980 ebbi l’incarico di organizzare una catena charter di oltre mille persone a Istanbul per conto del GRUPPO EDITORIALE FABBRI.

Il Golpe militare appena compiuto rischiava di rendere vana l’operazione di incentivazione dato che era stato proclamato lo stato d’assedio e alle venti  di ogni giorno scattava il coprifuoco e i controlli antiterrorismo. Io ero impegnato con i fornitori, ma nessun cliente avrebbe pagato per passare quattro giorni chiuso in albergo.

Col mio indimenticato amico, Sarim Kibar, andammo dal comandante militare della piazza di Istanbul – un colonnello abbastanza giovane insediato da pochi giorni- con una proposta disperata e sfacciata: esonerare gli italiani dal coprifuoco, previa esibizione del passaporto.

 Spiegai che ero, all’epoca, il solo operatore che non adoperava il dollaro USA per i pagamenti, che tra mediterranei dovevamo avere più cooperazione e che avevo scelto Istanbul per dare una mano al turismo colpito dalle disdette delle prenotazioni europee causate dal colpo di Stato.

Non solo questo austero ufficiale decise immediatamente, ma avendogli detto che avevo accettato margini irrisori pur di portare turisti a Istanbul in un momento di crisi, mi mandò dal capo del Bazar ( un omone dai capelli rossi) che mi offrì quattromila lire italiane per ogni cliente che avessi portato nel Bazar semivuoto di stranieri.

I militari diedero ordine alla Turkish Airlines di mantenere sempre a terra  in riserva un aereo pronto al decollo in maniera da poter sostituire un velivolo guasto e mantenere la puntualità. Questa decisione ” antieconomica” secondo i criteri occidentali, ha fatto la fortuna della Turkish che ormai è tra le linee aeree più gettonate d’ Europa. Iniziai a studiare più da vicino questo paese in cui i colonnelli erano audaci, intelligenti e autorevoli al punto di imporsi con una tellefonata al capo della maggior impresa della città.

Portai il mio amico Giano Accame , all’epoca giornalista de ” IL SETTIMANALE”, una rivista di Rusconi appena uscita che durò poco, e intervistammo RAHMI KOC e , ad Ankara, il ministro delle finanze scelto dai militari e unico civile della Giunta: TURGUT OZAL, un oscuro professore universitario di economia.

KOC, l’Agnelli turco con un fatturato di 2,5 miliardi di dollari all’epoca mi spiegò  – off the records- con una punta di malinconia, che la Turchia riceveva sempre tecnologie obsolete. OZAL, un grassottello dagli occhi vivaci, spiegò che per convincere gli occidentali a dare fiducia, aveva proibito  di spendere valuta nella importazione del caffé ( ” cosa c’è di più tipicamente turco del caffé” disse ). avrebbe abolito ogni restrizione regolamentare , dazio, controllo.  Incoraggiato l’industria di esportazione invece che quella di sostituzione che soddisfaceva – male- i bisogni interni in regime protezionistico e iniziato il ponte sul Bosforo.

Negli anni successivi, e per trenta anni- la Turchia ebbe un tasso di crescita del 7% ed entrò nella classifica mondiale come diciassettesima economia  del globo, grazie a un professore di KONYA, il principale centro religioso della Turchia al centro dell’Anatolia, scortato di una serie di assistenti provenienti da quella città e non da rampolli dalla elite cosmopolita di Istabul, né dal mondo laico e Kemalista che riteneva di dover governare in eterno per diritto divino.

Ecco come la Turchia fece il primo passo per diventare una media potenza regionale, memore delle passate glorie e delle umiliazioni subite dall’Occidente.” Il malato d’Europa” non era più malato. Alla restituzione del potere ai civili, Turgut Ozal divenne Presidente e si portò appresso i professorini nazional -religiosi. Purtroppo non visse abbastanza da completare i suoi piani, ma abbastanza per ricollegare la Turchia ai paesi turcofoni dell’Asia, visti come sbocco commerciale privilegiato dalla comunanza di cultura e religione ( o quel che ne restava dopo laa cura comunista).

 

L’AKP

Va detto anzitutto che il partito religioso turco non era L’AKP e Tajip Recep Erdogan non era il suo leader. A capo del partito islamista rigoroso era Necmettin Erbakan che ebbe breve durata, ma che riusci a ricollegare la Turchia ai paesi arabo-mussulmani.

L’AKP è una scissione del partito islamista MILLI GORUS ( dieresi su o e u e cedilla sotto la s) e si trattò di una scissione moderata. Volevano un islam moderno, adatto ai tempi e non in contraddizione con le conquiste fatte da Kemal di cui volevano temperare l’anticlericalismo eccessivo, ma non la laicità che – dissero- consisteva nel trattare in maniera eguale tutte le religioni, non di soggiogarne una che interessava tutta la popolazione affidandola a un dipartimento governativo. Il troppo storpia ovunque.

Erdogan aderì al nuovo partito e fece una carriera non rapida che comunque lo portò a diventare il sindaco di Istanbul e a scontrarsi con l’elite militare. Istanbul presa tra il rigore militare el’efficentismo AKP, divenne la città più pulita del mediterraneo, i giardini curati con milioni di tulipani ogni primavera, un sistema di raccolta delle immondizie perfetto e igienico.  La notorietà giunse quando Erdogan durrante un comizio , rispondendo alla eterna domanda dei limiti imposti dai militari, rispose con i versi di una poesia di un grande poeta turco che diceva pressappoco ” le nostre spade sono i versi del Corano”. Si buscò una condanna a diciotto mesi di carcere ma divenne famoso in tutto il paese e quello  fu il trampolino che lo portò  alla presidenza del consiglio.

Alle soglie del 2000, non c’erano ancora ” gli islamisti ” il ministro degli esteri ISMAIL CEM annunziò che la Turchia era pronta a divenire un “attore mondiale.” lanciata com’era verso l’Europa, L’Asia e il Medio Oriente in contemporanea.

 

LA PRESA DEL POTERE 

Nel 2002 il partito AKP vinse le elezioni politiche e portò al potere i ” turchi neri” i paesani dell’Anatolia, quelli che non vivevano nelle grandi città, avevano piccole imprese e non erano assistiti dal governo( che privilegiava le grandi fortune costruite sulle confische fatte nel 1939 e vivevano nella città costiere dell’Ovest).

La maggioranza sociologica del paese divenne così maggioranza politica e iniziò a smantellare uno a uno gli ingranaggi amministrativi e politici che avevano consentito ai kemalisti di governare per 40 anni: riaprirono le scuole per Imam, il velo fu consentito negli istituti scolastici ecc.

Il senso di emarginazione sociale provato dai padroni di sempre, abituati a tutti i privilegi della classe dominante , diede il via ad un atteggiamento vittimista ed ai sospetti più oscuri nei confronti dei nuovi arrivati.                                                                                                      Non mi dilungo perché il lettore ha sotto gli occhi una situazione identica qui in Italia, oggi.

In questa scalata eletorale l’AKP venne aiutata dalla confraternita Gulen – un incrocio tra P2 e Comunione e Liberazione che aveva un nutrito seguito tra i burocrati e i magistrati  con posizioni oltranziste islamiche, ma solidi agganci in USA – dove risiede il fondatore,  Fethullah Gulen, diventato cittadino americano –  e in Israele.

La rottura tra Erdogan e la confraternita, consumata sulla politica israeliana a seguito dell’incidente del MAVI MARMARA ( otto turchi uccisi dagli israeliani), innescò la speranza di ambienti kemalisti di aver trovato la chiave per rovesciare Erdogan, prima con moti studenteschi e poi – dopo un infelice tentativo elettorale – con un colpo di stato. Questo secondo tentativo di stringimento ( dopo la condanna a diciotto mesi) fu il trampolino che consentì a Erdogan l’ascesa incontrastata al potere sostenuto dalla intera popolazione.

( continua) nella terza puntata , la crisi con gli USA e con l’Unione Europea..

 

 

 

 

 

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