NOVITA’ NEL LEVANTE: E’ TORNATA LA QUESTIONE D’ORIENTE CHE DURA DA OLTRE DUE SECOLI. di Antonio de Martini ( prima parte, da Mehmet il conquistatore al 1980.)

 UN PO DI STORIA PER COMINCIARE

L’imperatore Teodosio– uno psicolabile plagiato dal  nordafricano vescovo  Ambrogio – divise l’impero tra i due figli. La parte occidentale, con Roma capitale, durò poco e perì ingloriosamente scambiata per una gallina, mentre la parte orientale resse altri mille anni ( 1453) grazie al suo buongoverno, l’organizzazione ferrea, la superiorità navale e una accorta politica estera. Si rovinò per eccesso di teologia e caccia alle eresie dei sudditi che finirono per preferire il dominio arabo che consentiva libertà religiosa a Cristiani ed Ebrei.

Quando Mehmet II il conquistatore si impafronì di Costantinopoli, mantenne tutti i ministri al loro posto – tranne i militari-  dando così modo alla classe dirigente romana , ammirata per la perfetta organizzazione, di continuare l’opera di governo per altri quattrocento e dispari anni. Il patriziato romano ( 30.000 persone) espatriato , al seguito di Costantino il grande, rimase dunque al governo del Vicino Oriente quasi fino ai giorni nostri, quando Ataturk, rinnegò l’impero ( e la dinastia orttomana) e puntò alla riunione di tutti i turchi creando la Nuova Repubblica.

Naturale che l’impero inglese e quello russo, crescendo, a partire dal secolo XVII, ne fossero  gelosi  e , approfittando degli eventi cercarono di rosicchiare l’impero ottomano in concorrenza tra loro e con gli Absburgo.   La leva cui si appoggiarono fu la religione e le nazionalità che l’impero ottomano  – proprio perché tale – manteneva e favoriva, dalle porte di Vienna all’Oceano indiano e Dal Caucaso al Marocco.

Questo scontro tra imperi ( uno marittimo e l’altro di terra) assunse connotati indiretti sempre più aspri  e furono chiamati ” IL GRANDE GIOCO”  in Asia  ( da Kabul verso l’India) e ” LA QUESTIONE D’ORIENTE” nell’area mediterranea , fino alla Persia. Nessuno di questi problemi ha trovato soluzione a tutt’oggi.

L’Inghilterra approfittò della prima guerra mondiale per avanzare nel Levante e la Russia, della seconda guerra mondiale per affacciarsi nei Balcani, dove aveva già rosicchiato con le guerre balcaniche dei primi dell’ottocento, autoattribuendosi il ruolo di difensore dei cristiani, mentre gli inglesi sposarono le cause nazionali di indipendenza. Nel secondo dopoguerra l’Inghilterra fu sostituita dagli Stati Uniti e cercò di creare una intesa permanente anglosassone aggregando anche i dominions di razza bianca ( Australia, Canada e Nuova Zelanda).

AI GIORNI PIU’ VICINI

Il primo a intuire che l’impero Ottomano poteva essere depredato data la ormai iniziata  decadenza e il potere quasi solo nominale sul Nord Africa e sui Balcani, fu Napoleone I.

Nel 1798 la Francia assalì l’Egitto con la vaga scusa geopolitica di interrompere la via delle Indie  agli inglesi ( che all’epoca, in realtà, passava per il capo di Buona Speranza), La spedizione francese fallì nel 1801, ma intanto Napoleone aveva acquisito fama ed era diventato Primo Console ed aveva nuovamente piegato gli austriaci a Marengo.

 Dopo la vittoria navale di Abu Kir gli inglesi subentrarono ai francesi in Egitto e Palestina , ma il genersle Mackenzie Frazer fu sconfitto nel 1807  ( dalla cavalleria albanese di Mehmet Ali che inaugurò la sua dinastia  durata fino al 1952) e  il progetto di conquista fu rinviato a miglior data.    I  francesi, nel 1827 iniziarono l’occupazione dell’Algeria ( anche questa vassalla nominale della Sublime Porta) e successivamente la Tunisia..

Nel frattempo, la Russia, fomentando gli ortodossi balcanici e del Caucaso, riuscì a creare alcuni stati cristiani ( Grecia 1821 e Bulgaria 1875) che presto iniziarono a battagliare anche tra loro.                                                                                                                                                             Notevole il caso greco: pur non essendo mai diventati uno stato-nazione in tutta la loro storia, i greci si trasformarono da cultura in Stato unitario e ottennero l’indipendenza grazie alle pressioni del concerto delle nazioni europee succedutesi alla sconfitta navale turca nelle acque di Navarino ad opera degli inglesi .

                                                                                                                                                                                                                                                     Il suggestivo esempio ellenico, fu poi seguito dagli ebrei, che trasformarono una religione ( e una cultura) in uno stato mai esistito prima, giustapponendolo alla Palestina araba contesa da secoli tra Cristiani europei e arabi mussulmani.

 In questo secolo XIX l’Inghilterra riuscì a far scontrare  la Russia con gli ottomani per una decina di volte. A partire dalla ” guerra di Crimea” parteciparono anche italiani ( Piemonte) e francesi a fianco dell’impero inglese e contro quello  russo. I due imperi furono a tratti solidali nell’aggredire l’impero turco, ferma restando la solidarietà ” europea” e ” cristiana” ostentate davanti al mondo. Erano i primi germi della Intesa che ci portò al primo conflitto europeo, impropriamente chamato mondiale.

Nel nuovo secolo ventesimo, le ostilità contro l’impero turco furono aperte dall’Italia che attaccò, a freddo, la Libia impossessandosi delle città costiere di tripolitania e Cirenaica e, a pace conclusa, ottenne le isole cristiane del dodecanneso.                                                                                  A incoraggiarci, gli inglesi che ci misero in concorrenza con la Russia, sul tema ” protezione dei cristiani d’Oriente”  ( e più tardi anche i francesi).

LA PRIMA GUERRA MONDIALE ( in realtà europea)

Si è trattato in realtà della prima guerra europea che provocò l’inizio della fine dell’Inghilterra e di conseguenza dell’Europa. Alfred Milner, già governatore dell’Africa del sud e artefice della guerra contro i Boeri, usò gli stessi artifici diplomatici per incastrare la Germania e presentarla come aggressore. Il piano riuscì riuscì solo nei confronti  dell’impero austriaco che però trascinò l’alleato tedesco in una guerra da cui nessuno uscì vincitore. Alla fine del conflitto era nata una nuova potenza destinata a soppiantare tutti: gli Stati Uniti d’America.

Iniziata come una rivincita francese per la sconfitta del 1870 e di confronto per l’egemonia tra inglesi e tedeschi freschi di impero, il conflitto  si estese inevitabilmente all’impero ottomano, dove gli inglesi – nell’attuale Irak ( nei Vilayet di  Kirkuk e Mossul) avevano trovato il petrolio ed erano i soli ad averne capito il potenziale. Alla Anglo Persian Oil Company ( società a capitale pubblico inglese) si affiancò la Irak Petroleum company, sempre pubblica. A Abadan, sullo chott el Arab, si creò la più grande raffineria del mondo con un contratto trentennale di rifornimento per la Royal Navvy che fu la prima a sostituire il carbone.

La Turchia, creduta un boccone facile per le cessioni balcaniche, era invece ormai governata da tre militari ( i giovani turchi, di ispirazione mazziniana almeno nel nome): Enver Pacha ( guerra 33 anni). Cemal Pacha ( Marina 41 anni) e Talaat Pacha ( interno 42 anni). Su 4,5 milioni di morti civili durante la guerra ( Armeni circa un milione) il resto fu affamato dal blocco navale inglese provato per anni (la Porta, con un territorio prevalentemente desertico, importava praticamente tutto), ma i due grandi tentativi inglesi di invasione si risolsero un altrettante cocenti  e sanguinose sconfitte.

Lo sbarco, voluto da Churchill ( primo lord dell’Ammiragliato) nei Dardanelli costò all’impero 250.000 uomini ( australiani) e una ritirata umiliante sotto la pressione delle bajonette dei soldati di Kamal Pacha rimasti senza munizioni.

Un secondo corpo di spedizione inviato dall’India ( dal vicere Charles Hardinge) : L’Indian expeditionary Force D, comandata dal generale Charles  Townshend, forte di 26.000 uomini in marcia verso Bagdad, viene fermata a KUT el AMARA, sull’Eufrate. Il corpo di spedizione assediato, resiste sei mesi  ed infine si arrende.                                                                                                                                                                   Per evitare lo smacco, una delegazione inglese ( di cui fece parte anche il capitano Lawrence) andò a trattare con Halil Bey il comandante turco nipote di Enver Pacha, offrendogli prima un milione di sterline e poi due se avesse desistito dall’assedio. Halil aveva già in mano i termini della resa di Townhend. La vittoria fu tanto importante che Halil , aggiunse al suo nome KUT, divenendo Halil Kut.

Con queste premesse, si capisce meglio come mai, benché la guerra, per i turchi,  fosse iniziata nel 1912/3 e finita nel 1923, nessuno degli alleati se la sentì di guerreggiare contro Mustafa Kemal ( successivamente ATATURK) quando questi, ricevuto il comando della 1 armata dal generale tedesco  Liman von Sanders decise di opporsi al diktat del Trattato di Versailles, ricacciò in mare francesi e Greci e creò la Nuova Repubblica laica , liquidandoi il Califfato, l’impero multinazionale, l’alfabeto arabo e l’islam rigoroso e spostando la capitale dalla troppo cosmopolita Costantinopoli a Ankara, la pianura anatolica dove Tamerlano sconfisse Bajazet. Gli alleati stipularono con la Nuova Repubblica il Trattato di Sevres, in cui riconobbero la sovranità turca su tutta l’Anatolia, concessero il Sangiaccato di Alessandretta e si accontentarono della penisola araba che divisero tra inglesi e francesi, con agli inglesi le terre petrolifere e ai francesi la Siria. Gli inglesi crearono una serie di sceiccati e regni indipendenti ( Transgiordania, Irak, riconobbero l’Arabia Saudita, e crearono un mandato sulla Palestina e si fecero riconoscere il possesso di Cipro.

I francesi, accettato per un mese Faisal el Hacheimi ( lo sceriffo della Mecca  poi spodestato da Saud)  come re di Siria, lo cacciarono e crearono nella enclave cristiana, lo stato del Libano, valorizzandone le popolazioni in funzione antislamica.

LA SECONDA GUERRA MONDIALE E GUERRA FREDDA

Morto ATATURK nel 1939, la seconda guerra mondiale vide la Turchia in prudente attesa e neutralità. Manovrando abilmente in attesa di individuare i vincitori, il governo turco emise una legge, chiamata dal popolino ” VARLIK” ( quel che c’è)  in base alla quale confiscò i beni degli stranieri ( e degli ebrei), ma si tenne lontano da ogni tentazioni di rivincita.

A guerra finita , la Turchia entrò prima nel Consiglio d’Europa come membro fondatore e poi nella NATO, superando le remore greche, grazie agli exploit della brigata turca inviata in Corea: data dagli americani  per accerchiata e arresa, rimasta senza munizioni, si aprì la strada verso le proprie linee a colpi di Bajonetta.                                                                                                                                                                                    L’occidente aveva trovato a chi affidare l’ala destra dello schieramento antisovietico della guerra fredda.  Gli americani avevano soppiantato gli inglesi nel Vicino Oriente – incluso l’Iran rimasto monopolio esclusivo britannico fino al 1952- e mostavano certezaa di poter governare il mondo con soft power e l’appoggio in zona di Iran e Turchia che consentivano l’accesso al ventre molle dell’Unione Sovietica.

I rapporti con il neonato stato di Israele erano buoni grazie al comune avversario arabo e all’alleato americano, specie in campo militare.        Due milioni di uomi alle armi garantivano buona guardia sul fronte del Caucaso e sugli stretti e una grande base logistica per dilagare nella valle di Fergana e tagliare in due la Russia.

Il sistema democratico turco era , all’epoca ritenuto  abbastanza  accettabile e in evoluzione ( come oggi l’Arabia Saudita e ieri la Siria), si facevano periodicamente  le elezioni, le donne non portavano il velo e l’economia cresceva costantemente e persino gli israeliani non chiedevano la restituzione dei beni confiscati ai correligionari nel 1939 e nemmeno indennizzi.

Quando nel 1974 le Forze turche sbarcarono a Cipro per sventare un tentativo di annessione dell’isola da parte dei colonnelli greci, la NATO ne approfittò per provocare il regime change che consentì alla CEE ( Comunità Economica Europea) che all’epoca aveva quindici membri, di avere al suo interno una maggioranza di Repubbliche democratiche rispetto alle Monarchie che divennero sette.

Fedeli alla volontà di Ataturk, i militari intervennero ogni volta che i clericali tentavano di ristabilire un islam più politico e uscire dal chiuso delle moschee: Nel 1960 e nel 1980  e nel 1990 i generali –  capo di Stato Maggiore in testa-  intervennero con periodi di stato d’assedio e qualche impiccaggione ma poi restituivano il potere ai civili.  Fino a che il partito moderato mussulmano con a capo l’ex sindaco di Istanbul ( Costantinopoli cambiò nome nel 1925) giunse democraticamente al potere e sfidò l’egemonia sociale del corpo degli ufficiali con metodo democratico, uscendone vincente.

(Continua )

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Commenti

  • mariagrazia199676221  Il agosto 27, 2018 alle 1:06 pm

    L’ha ribloggato su Pastor Aeternus proteggi l'Italiae ha commentato:
    condivido l’analisi

  • marconese  Il agosto 27, 2018 alle 2:40 pm

    Un salutare riepilogo storico. grazie

    • antoniochedice  Il agosto 27, 2018 alle 8:19 pm

      Da questo riepilogo partiremo la prossima settimana per spiegare la Turchia e far capire cosa succede. A loro e a noi.

  • antoniochedice  Il agosto 27, 2018 alle 8:16 pm

    smetta di provarci. la cancello. Lei continua a proporre link di amici suoi con le scuse più varie.

  • emmegi  Il agosto 28, 2018 alle 7:17 am

    Antonio grazie.

  • luigiza  Il settembre 1, 2018 alle 8:49 am

    DeMartini con la frase con la quale comincia questo suo articolo che implicitamente condanna e giustamente, la più folle, demente e criminale Utopia che mai menti sub umane abbiano concepito con tutte le conseguenze disastrose protrattasi nei secoli e della quale agonia oggi assistiamo e subiamo, Lei si é guadagnato la mia stima imperitura.
    Meriterebbe un monumento per quanto scritto e per il coraggio che dimostra ma non posso farglielo perchè son nessuno.
    Si accontenti!

    Intelligente anche il suo articolo apparso su ItalaeilMondo che ho letto su ComeDonChisciotte che ha titolato: L’anno che verrà è un deja vu.
    Lei è uno dei pochissimi che ha capito cosa é il Governo del Cambiamento.
    Qualcuno comincia ad arrivarci anche lui.Troppo pochi e troppo tardi.

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