EGITTO: IL SISTEMA DI AIUTI ECONOMICI ALLA RADICE DI TUTTI I MALI DEL MEDITERRANEO. L’OBBIETTIVO È IL CANALE DI SUEZ. di Antonio de Martini

http://corrieredellacollera.com
La crisi politica, sociale, economica e istituzionale in cui l’Egitto è piombato a causa degli eventi provocati dal modo in cui il dipartimento di stato, diretto da Hillary Clinton ha gestito la successione a Hosni Mubarak, offre l’opportunità di una riflessione a tutti azimut sul rapporto tra questi due paesi tra loro e con noi.

Una recente indagine svolta tra i giovani americani ha appurato che il 63% di questi non ha saputo localizzare l’Irak sulla carta geografica e il 54% hanno ammesso di non sapere che il Sudan fosse un paese africano.

La maggioranza degli americani è anche convinta che i pellerossa – pomposamente chiamati ” i nativi americani” – siano stati sterminati da malattie ed epidemie.
Tutti sono poi convinti che il mondo abbia bisogno degli americani per progredire sulla via della democrazia e del benessere

Fintanto che questo tipo di ignoranza imperversa a Los Angeles o nel South Dakota, è un problema loro.
Diventa un problema di tutti noi quando questa lue si installa al vertice del Dipartimento di Stato e nelle sue strutture decisionali in nome delle pari opportunità o del politically correct o, come abbiamo appena constatato anche in Italia, di incarichi diplomatici di tipo proconsolare vengono dati a elettori in base alla capacità di contribuire finanziariamente alla campagna elettorale presidenziale.

C’è in questo atteggiamento, che aveva ragion d’essere nel periodo isolazionista della storia americana, un insito disprezzo verso il paese ospitante e la presunzione che se uno ha ” fatto i soldi” è anche capace di parlare le lingue, conoscere problemi di politica estera, valutare questioni complesse ed aver ottime conoscenze storiche.

IL CLICHÈ DEGLI AIUTI SI BASA SUL CONCETTO DI SUPERIORITÀ MORALE DI CHI DONA

In questo link ” a sfottò” che ricalca con grande professionalità il modulo USAID, possiamo vedere in forma caricaturale il modello-tipo di aiuto offerto ai paesi africani rovesciato sotto forma di aiuto africano alla Norvegia che mostra l’approssimazione, la unilateralità, la cura nelle bugie, e la mancanza di informazioni reali con cui si muove il meccanismo della cooperazione USA e internazionale verso i vari paesi.
http://www.africafornorway.no/
Fatevi una risata amara e poi passiamo a una analisi appena più approfondita e circoscritta all’Egitto per quanto concesso dallo spazio di un post di un blog.

L’AIUTO ALL’EGITTO MIRA ALLA PACE E ALLA DEMOCRAZIA, MA È MILITARE ALL’85%.

Il prodotto nazionale lordo che nel 2010 aveva un tasso di crescita del5% annuo, nel 2011 è sceso al 2% e nel 2012 all’1%. Temo che nel 2013 andrà peggio. L’unica seria industria nata nel trentennio scorso, il turismo, è praticamente distrutta.

L’Egitto però sta continuando a ricevere dagli Stati Uniti annualmente aiuti per 1,55 miliardi di dollari di cui 1,35 militari.. Del restante, parecchi milioni vanno ad implementare direttamente l’economia e – conoscendo il mondo – a società di qualche privato potentato militare.
So per certo che alcuni finanziamenti della Banca Mondiale sono stati erogati a soggetti stranieri ( ad esempio, 150 milioni di dollari a una società libanese per creare oliveti).

L’irrazionalità che vive dietro queste erogazioni è: “serve che l’Egitto non muova guerra a Israele, la guerra possono farla i militari, ergo compriamo i militari offriamo loro costosi giocattoli da guerra, benefici personali e monitoriamoli da vicino”. In contemporanea viene dato il doppio in aiuti militari a Israele ” perché possa difendersi”.

Entrambe queste élites sono consapevoli che qualora si giungesse alla pace, la pacchia finirebbe per tutti: Egitto, Israele e fornitori del Pentagono.
Voi al loro posto, cosa fareste?
risposta: cerchereste di ottenere più aiuti, da chiunque, non di lavorare per svilupparvi.
Se l’Ungheria ha mandato a casa il FMI, non pensate che deve aver avuto almeno concrete e riservate promesse dalla Russia?

C’È ANCHE L’ASPETTO MISSIONARIO, MA LA DEMOCRAZIA NON È UNA INVENZIONE USA.

Poi ci sono i fondi per stimolare il processo democratico, tipo il POMED già citato, di cui pubblicai i budget al 90% destinati nello scorso quinquennio alle forze di sicurezza dei vari paesi ( tranne, s’intende, la Siria).
I fondi stanziati ” per far crescere la democrazia” in Egitto, hanno finanziato in realtà il golpe militare con tre stadi di erogazioni in maniera da poter essere smentita una diretta partecipazione.

Primo stadio: enti pubblici e semi pubblici:

Bureau for Democracy, Human Rights and Labor (DRL), The Middle East Partnership Initiative (MEPI), USAID, National Endowment for Democracy (NED).

Secondo stadio: enti privati:

Questi enti erogano a loro volta a ONG quali:International Republican Institute, the National Democratic Institute (NDI) e Freedom House,

Terzo stadio: istituzioni ” politico-culturali ” egiziane.

Queste – sempre secondo documenti federali- erogano principalmente a membri influenti dell’opposizione egiziana ( si scrive “senior members”, si legge El Baradei) che a loro volta pagano i manifestanti ” democratici” per scendere in piazza.

Da questa necessariamente breve panoramica, risulta evidente che esiste un concetto di aiuto, ma non di sviluppo, né di partnership, ad onta delle ripetute dichiarazioni rese dal Presidente Barak Obama nel suo recente viaggio in tre paesi africani ( Sud Africa, Tanzania e Senegal) in cui ha parlato di aiuti e commercio ( ” aid and Trade”) e il segretario di stato John Kerry in India, dove ha promesso aiuti mentre l’Inghilterra ha annunziato la fine dei suoi nel 2015 dato che l’India non ne ha più bisogno”).
Gli aiuti insomma vanno a braccetto con le necessità militari e non con i bisogni delle popolazioni.

L’EGITTO SI STA MUOVENDO. AIUTIAMOLO E AIUTIAMOCI NOI.

Il governatore della Banca centrale egiziana nominato da Morsi ( e che ha rifiutato di essere nominato premier dal nuovo governo golpista) Hesham Ramez ( Ramsesse)
Ha ottenuto per il paese boccheggiante, 12 miliardi di aiuti straordinari dal Koweit, Arabia Saudita e Emirati arabi, per :

a) sostenere le riserve della Banca Centrale svalutate di 1,1 miliardi a causa del calo del prezzo dell’oro. Il bonifico senza interessi erogato è di due miliardi. Significa che è previsto un ulteriore calo del prezioso metallo.

b) ottenere rifornimenti energetici per consentire il proseguimento della vita ( benzine e oli minerali).

c) assicurare i rifornimenti di grano e carni congelate dagli USA, per il vettovagliamento.

Se l’economia non riprende e fino a che c’è lo stallo politico non riprenderà , per quanto tempo potranno gli egiziani continuare a vivere ( e morire) di carità internazionale senza cedere il controllo del canale di Suez cui il Katar mira per poter sbarrare il passaggio alla Cina per conto terzi?

COSA POSSIAMO FARE DI CONCRETO

Perché l’Unione Europea non finge di essere viva e non prepara una sua offerta per rilevare il canale di Suez? Perché non lo potrebbe fare assieme a un Consorzio di paesi rivieraschi?
Perché non lo proponiamo noi italiani?

Quel che è certo è che meno cresce l’Egitto, meno acquisterà dall’Italia.
E vale per tutto il mediterraneo.

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Commenti

  • luigiza  Il luglio 17, 2013 alle 12:26 pm

    La maggioranza degli americani è anche convinta che i pellerossa – pomposamente chiamati ” i nativi americani” – siano stati sterminati da malattie ed epidemie.
    Tutti sono poi convinti che il mondo abbia bisogno degli americani per progredire sulla via della democrazia e del benessere

    Fintanto che questo tipo di ignoranza imperversa a Los Angeles o nel South Dakota, è un problema loro.

    Tutti convinti? No. Un indiamo Hopi in un gran bel video su YouTube afferma testualmente:
    Our elders told us that we will see America (USA) to come an go.

    Purtroppo non é ne sarà solo un problema loro. Quando un impero implode collassano anche i suoi vassalli se non si sono scansati per tempo.

    • antoniochedice  Il luglio 17, 2013 alle 3:42 pm

      Prima o poi tutte le predizioni si avverano. Il difficile è metterci la data.

  • luigiza  Il luglio 17, 2013 alle 12:33 pm

    http://www.africafornorway.no/
    Fatevi una risata amara e poi ..

    E perchè mai una risata amara?
    Da parte mia un applauso a quella gente di pelle nera che dimostra di aver più cervello di tanti smidollati, rincoglioniti di pelle bianca.
    Non so quanti ve siano in quel continente, ma la loro presenza mi fa sperare che l’Africa non é perduta.

    • antoniochedice  Il luglio 17, 2013 alle 3:45 pm

      Vedo che le è sfuggito il senso del filmato. Sono i” rincoglioniti di pelle bianca” ad aver fatto il film immaginando che i neri facessero na campagna di promozione a favore dei poveri norvegesi, per far meglio risaltare l’unico cita arrogante delle argomentazioni.

      • luigiza  Il luglio 17, 2013 alle 6:50 pm

        Grazie per la segnalazione, non l’avevo proprio capito.
        Uno dei miei difetti e son pure tanti, é l’ingenuità.

  • luigiza  Il luglio 17, 2013 alle 12:37 pm

    Perché l’Unione Europea non finge di essere viva e non prepara una sua offerta per rilevare il canale di Suez? Perché non lo potrebbe fare assieme a un Consorzio di paesi rivieraschi?
    Perché non lo proponiamo noi italiani?

    Sig. Antonio, realismo please.
    Gli unici che possono farlo sono i tedeschi, spalleggiati in incognito dai Russi.

    Lo faranno? Spero di sì.

    • antoniochedice  Il luglio 17, 2013 alle 3:51 pm

      Vedo che anche qui non ci siamo: se i russi si fanno avanti – di nascosto o meno non importa – scoppia la guerra.
      I paesi latini più quelli balcanici e la Turchia sono i padroni di casa ed hanno diritto alle chiavi. Non a darle a uno piuttosto che all’altro.
      Il PIL dei tre paesi latini, più la Turchia e i 4 paesi balcanici è più he sufficiente per acquistare le azioni del canale e garantire una cospicua rendita all’Egitto. Si faccia i conti.

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