IL TRAFFICO DI ARMI VERSO LA SIRIA È ARMA A DOPPIO TAGLIO MA I GUADAGNI SONO IRRESISTIBILI PER MOLTI . di Antonio de Martini

L’ufficializzazione dei rifornimenti di armi ai ” ribelli” Jihadisti-salafisti operanti in Siria contro il regime Baathista del presidente Assad, come ogni cosa al mondo, presenta aspetti positivi.
Fintanto che l’operazione si svolgeva sotto il manto della clandestinità della CIA o altre organizzazioni collegate, non era possibile mettere a nudo gli aspetti di business connessi alla fornitura.
D’ora in poi sarà possibile almeno cercare di scoprire i nomi di chi si arricchisce commerciando in morte.

Spesso, questo tipo di operazioni nascono anche con un afflato idealistico, ma vengono sfruttate da disinvolti commercianti di attrezzature militari consentendo lucrose plusvalenze ad ogni passaggio logistico.
Personalmente non dispongo dei mezzi per portare a buon fine l’inchiesta efficacemente, ma mi propongo di monitorare la situazione per dimostrare che il modello di business che si persegue è sempre lo stesso e ogni volta si interrompe solo quando si scopre che le armi impiegate sono state usate per uccidere cittadini USA o quando ci si accorge che sono finite in mano proprio a coloro che si volevano combattere.
Per uscire dal generico d’avventura, facciamo un paio di esempi con nomi e date.

IL CASO IRAN CONTRAS
Antefatto:
Nel 1981 con la NSDD 17 ( National Security Decision Directive) il Presidente Ronald Reagan autorizza la CIA a spendere 19 milioni di dollari per addestrare 500 uomini reclutati tra gli ex militari del dittatore Anastasio Somoza ( alleato degli Stati Uniti) rovesciato nel 1979 dai guerriglieri sandinisti , per lottare contro il governo sandinista definito filo sovietico,in realtà appoggiato anche dai Gesuiti.

L’accusa principale era che i sandinisti filtravano armi verso i ribelli di El Salvador, mettendo così in pericolo gli interessi politici e commerciali americani in centro America.

Il Senato Americano , messo in allarme dalla stampa, proibisce con apposita disposizione di finanziare i 500 guerriglieri – nel frattempo diventati mille – definiti CONTRAS.

Conoscendo i suoi polli, la Commissione senatoriale proibì espressamente alla CIA di finanziare i ribelli anche indirettamente chiedendo aiuti o prestiti a servizi segreti di paesi alleati.
L’Ammiraglio John Pointdexter consigliere della sicurezza della Casa Bianca – tramite un suo aiutante, il tenente colonnello Oliver North – autorizzò una operazione a dir poco azzardata proposta da un avventuriero iraniano espatriato in cerca di pollastri Manucher Ghorbanifar: vendere missili TOW e HAWK all’Iran ( all’epoca in guerra aperta con l’Irak di Saddam Hussein alleato con gli USA) tramite lui stesso e Israele ( che richiese due volte conferma a livello della Presidenza) per ottenere la liberazione di alcuni ostaggi americani.

L’operazione si fece. Gli ostaggi restarono dov’erano. Ci guadagnarono molto bene Ghorbanifar e soci, ai Contras giunsero circa settecento dollari a missile tramite un generale americano che accettò di fare da tramite.
A affare concluso il giornale libanese Ass Shiraa raccontò la vicenda sputtanando tutti a partire da Reagan.

Bruciato negli USA, Ghorbanifar, fu presentato dal suo solito compare Michel Ledeen per vender fumo al SISMI nel 2001 offrendo i suoi servigi per la lotta al terrore….

IL CASO ” FAST AND FURIOUS”

Questa volta il colpevole non è la solita CIA , ma il AFT ( Alcohool, Tobacco and Firearms bureau)
Ente nato nel 1972 , forte di oltre 4500 persone, incaricato del controllo delle armi da fuoco e della difesa del Presidente per il quale fornisce il personale. Pare che il titolo della operazione sia ispirato a una serie di telefilm.
L’idea – proprio da serie TV – era di vendere armi ai trafficanti messicani per risalire la filiera fino ai vertici della droga.
L’operazione è cessata poche settimane fa, quando un agente, indignato per la morte di due colleghi ha vuotato il sacco provocando una inchiesta che farà rumore: oltre duemila armi cedute a pesci piccoli, nessun risultato investigativo due agenti ( per ora) ammazzati con le armi cedute dai poliziotti e un bel guadagno di chi ha curato la vendita.

Attendiamo ansiosi la prossima puntata e i nomi di chi si arricchirà sulle armi da inviare in Siria ai “ribelli”. I soldi li mettono i sauditi e il Katar, le armi gli avventurieri americani i i cadaveri i siriani.
Regia di Barak Obama.

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Commenti

  • Armando Stavole  Il giugno 25, 2013 alle 10:52 pm

    Se vogliamo farci cinicamente delle belle risate ironiche, visto che negli USA i segreti durano poco, fatevi una bella scorpacciata dei libri di John Loftus(vedere Wikipedia). Ma proprio siete convinti che siano solo loro cosi’? Gli AK 57, SCUD, ecc…sono anch’essi USA? ecc…ecc…ho rammentato ieri su un altro blog che quando punto l’indice verso qualcuno, ci sono altre tre dita che puntano verso me. Perche’ non lo facciamo anche come nazioni? Siamo sicuri che Russia, Cina e qualche altra piccola nazione stiano solo a guardare? Qui non nulla di morale a 360 gradi. Chi non ruba, regge il sacco, in nome del lucro e del potere, il resto, e’ poesia.

    • antoniochedice  Il giugno 26, 2013 alle 6:09 am

      Assumere un atteggiamento disincantato e dire che gli altri sono poeti è un atteggiamento un po’ retrò che denunzia una certa età.
      ( e anche la citazione degli SCUD). I fatti di oggi sono che la Russia sta rifornendo di armi un governo internazionalmente riconosciuto con una trattativa interstatale diretta, mentre gli Stati Uniti e l’Inghilterra hanno – per loro stessa ammissione – assoldato una banda di fanatici per terrorizzare e depredare una popolazione di cui l’Italia era il primo fornitore, al fine di impossessarsi del secondo giacimento di gas del mondo.
      Loro rubano e tu – per tua stessa ammissione – reggi il sacco.

  • Armando Stavole  Il giugno 26, 2013 alle 5:14 pm

    Non reggo il sacco a nessuno, altrimenti non avrei citato lo scrittore USA(non pubblicato in Europa)che mette alla berliana innanzi tutto casa sua. Ma vedere solo ed unicamente in una direzione senza segnalare le altre, come si chiama?

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