TURCHIA. IN CERCA DI UN NUOVO ATATURK PER RESTARE IN EUROPA. di Antonio de Martini

http://corrieredellacollera.com
Abituati ormai a vedere i paesi del sud mediterraneo ad andare in crisi uno alla volta, siamo rimasti interdetti nel vedere la Turchia in preda alla febbre politica mentre la crisi siriana è ancora in corso.
C’è chi ha esplicitato la domanda che tutti abbiamo sulla punta della lingua; la solita domanda paranoica: chi c’è dietro?
Tutti e nessuno. Vinceranno i contestatori? No, ma hanno innescato un processo di emarginazione delle tesi islamizzanti piu ipocrite, fatte di piccole rivincite rituali, di limitazioni al bere, di sottomissione femminile spacciata per virtù. Ora che I Turchia Hannover Imperatori a ribellarsi, nulla sarà come prima.

Recep Tajip Erdoghan gia sindaco di Istanbul, ha ricevuto una sconfessione politica proprio dai suoi amministrati di un tempo.

Dopo aver duramente punito la classe militare turca – custode della laicità della Costituzione – imbastendo un processo a 400 ufficiali superiori, accusandoli di un colpo di Stato della cui inesistenza era lui stesso la prova, ha creduto di poter rimanere padrone incontrastato dell’agone politico ed ha iniziato a preoccuparsi più degli islamisti estremisti che potevano insidiare ” da destra” il suo potere che delle reazioni della società civile.

una serie di piccole modifiche pseudo religiose accattivanti, alcune (come l’orario di mescita degli alcolici) prese a prestito dall’occidente, qualche foto alla moglie imbacuccata, qualche salamelecco in moschea, a suo avviso sarebbero bastate per conservarsi il fedele lettorato mussulman-rurale.

La politica è inesorabile e logora chi ha il potere con buona pace della buonanima che la pensava diversamente.

Con troppa sicumera e l’idea che nessuno avrebbe potuto insidiarlo, il premier turco invece è riuscito a far coalizzare contro di lui – per il momento soltanto sulle piazze – i mille rivoli di scontento che agitano il fiume anatolico.

Un centinaio di giovani ecologisti, certamente incoraggiati dall’ambasciata USA che avrà visto il tutto come una utile forma di esercizio democratico, ha iniziato a manifestare contro la nascita di un centro commerciale a Taksim, cuore della città, capolinea di tassì , inizio della Cumhurryet Caddesi che è la principale arteria commerciale del CORNO d’oro.

il posto era ben scelto e la notizia si è sparsa rapidamente attirando il partito di opposizione – un esercito di generali con truppe occupate altrove ad arricchire – ragazzotti in cerca di sfoghi virili, Kemalisti senza Kemal, fino ad attrarre le numerose donne che, pur non essendo state ancora coartate da provvedimenti maschilisti, paventano di esserlo e sono pronte a combattere.
Non a caso la Turchia prima di essere un paese islamico è stata anche la terra delle amazzoni.

In un paio di casi di mia conoscenza, la moglie ha minacciato di divorzio il marito intenzionato ad andare in pellegrinaggio alla Mecca, ottenendone la rinunzia.

Con le maniere energiche che la storia ricorda, Kemal Ataturk è riuscito ad ammodernare l’Islam. Ci è riuscito grazie al fatto di essere turco, mussulmano, capo militare vittorioso e Ghazi ( titolo spettante a chi è ferito nella Jihad): cambio dell’alfabeto da arabo a latino; abolizione degli abiti religiosi di ogni confessione; divieto di lanciare inviti alla preghiera in pubblico o di pregare per strada; esecuzione sommaria del mullah competente per territorio in zone in cui si verificavano suicidi per protesta; pubblica autorizzazione alle forze Armate a prendere il potere ogniqualvolta dovesse risorgere il clericalismo.

L’esercito ha abusato di questo privilegio costituzionale usandolo tre volte: nel 1960 ( impiccagione del Premier Adnan Menderes assieme a un paio di suoi ministri ), nel 1971 per un tepulisti anticomunista e nel 1980 ( defenestrazione senza impiccagione) ed ha assunto una posizione di privilegio in seno alla società turca.

L’arrivo di Erdoghan ha sconvolto questi equilibri anche sociali ed ha dato il via alla ripresa clericale che Menderes aveva timidamente accennato.
Il Premier ha rinforzato questa posizione con donazioni ed aiuti ( comprese lavatrici e frigoriferi gratis) alle zone rurali proprio come la Dc ha fatto coi coltivatori diretti nel dopoguerra e si è sentito invincibile.

Con queste manifestazioni, il blocco sociale elettoralmente minoritario inizialmente intimidito dall’alone di moralità che accompagna le maggioranze religiose monoteiste ( tutte patriarcali) ha rotto gli indugi ed ha approfittato dell’alibi ecologista per passare all’azione in un momento di freddo tra USA e Premier a causa delle sue esitazioni ad uno scontro con la Siria. il loro punto debole è che non hanno un leader e sono divisi. Manca un Ataturk.

Tra i manifestanti ci sono, oltre agli studenti cui le Universita laiche hanno rinviato gli esami; elementi islamisti scontenti della conduzione personalistica del Premier accusato di strumentalizzare la religione a fini elettorali; frange islamiste come gli Alawiti che il Premier ha offeso con un riferimento storico insultante ( intestando il futuro ponte sul Bosforo al Sultano Selim I che li decimò) , ambientalisti appoggiati da frange comunistoidi sconfitte negli anni 90, imprenditori stanchi della rete di comparaggio e corruzione che privilegia i membri del partito, nazionalisti desiderosi di vendicare l’offesa del megaprocesso alle FFAA, il movimento Gulen di islamisti moderati, i Kurdi del PKK insoddisfatti dei negoziati di pace, i Kurdi filo siriani, i Kurdi iraniani, i giornalisti mortificati nella professionalità, i fautori dell’ingresso nella UE, eccetera..

La reazione di Erdoghan è stata da manuale: mentre dei facinorosi si infiltravano nelle fila dei manifestanti incendiando auto e negozi e spaventando i borghesi, lui si faceva ricevere con gran pompa in visita ufficiale in Tunisia, faceva fare al vice un appello alla calma riconoscendo il ben fondato della protesta iniziale e stigmatizzando la violenza, si faceva rendere una accoglienza trionfale al ritorno, definendo il progetto di Taksim irrealizzabile. Dunque nessuna marcia indietro.

Tajip Erdoghan sfidava poi i manifestanti convocando proprio a Istanbul la direzione del partito ( 50 elementi) che abitualmente si riunisce ad Ankara.

Fragilizzato dal dissenso in Patria, cercherà Erdoghan, di guadagnare spazio compattando il paese sul tema della Democrazia in Siria con un intervento umanitario? Ne dubito. Ha oltre mille Km di terra e mare di confine con Iran e Russia. Due potentati da non sottovalutare.

Per ora Erdoghan punta sul nazionalismo che è il più pericoloso e potrebbe ridar fiato ai militari: tre arresti a Smirne ( sede NATO) con accusa di voler mettere una bomba e undici stranieri presi a Istanbul – tra cui quattro americani, due inglesi , due francesi, un tedesco, un greco e un indiano – accusati di aver partecipato ai disordini come sobillatori..

A seguire, sei tra sindacati e associazioni imprenditoriali hanno rilasciato un comunicato congiunto stigmatizzando la violenza e confermando che i disordini nuocciono al business.
Con l’estate arrivano i turisti. A settembre vedremo il seguito.

Annunci
I trackback sono chiusi, ma puoi postare un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: