IMPEDIRE ALLE BANCHE DI SPECULARE COI NOSTRI SOLDI E’ FACILE: BASTA SEPARARE LE BANCHE CHE RACCOLGONO RISPARMIO DALLE BANCHE D’AFFARI. E LIMITARE L’EROGAZIONE DI PUNTI PREMIO FEDELTA’ EMESSI SENZA GARANZIE ADEGUATE. di Antonio de Martini

Dopo Cipro, i nostri soldi non sono più al sicuro da nessuna parte e adesso sono in pericolo anche i punti premio dei concorsi e quelli di Internet su cui si scaricano responsabilità di politica economica che spettano agli Stati.

http://corrieredellacollera.com
Per proteggere i risparmi dei cittadini e per non far correre rischi né alle finanze pubbliche, né al finanziamento dell’economia reale, è stata sancita in Gran Bretagna, la separazione tra banche d’affari e banche che raccolgono il risparmio dei cittadini.

Le lobby bancarie sono però riuscite a far slittare l’applicazione di questa norma fino al… 2019! Evidentemente è troppo tardi. Visto il rischio che un’altra crisi di grande portata scoppi presto sui mercati finanziari, per proteggere l’economia reale è necessario procedere senza indugi. Altro che le tempeste microbiche del nostro Parlamento cui stiamo assistendo in questi giorni.

Per impedire alle banche di speculare con i soldi del Signor e della Signora Rossi,

bisogna separare le banche che raccolgono risparmi dalla banche d’affari che usano il denaro in speculazioni rischiose in cui i guadagni sono loro e le perdite, nostre.

Uno dei vantaggi di questa riforma sarà quello di obbligare le banche di raccolta del risparmio a essere molto più al servizio delle piccole e medie imprese di quanto non siano oggi ( zero).

Se le banche fossero impedite all’utilizzo dei nostri depositi per operazioni speculative con rendimenti del 10% o del 15% ( ed oltre, tramite false finanziarie che applicano il 20/25%), esse accoglierebbero certamente più volentieri i titolari di piccole imprese che hanno bisogno di finanziare progetti di sviluppo “normali”.

Inoltre le comunità locali e lo Stato dovrebbero fare tutto il possibile per favorire la creazione e la crescita delle PMI. Bisogna, in particolare, migliorare l’accompagnamento dei creatori d’impresa ed aiutarli nella conduzione giornaliera della loro azienda. Gestire un’impresa non è mai facile. Considerando che si va verso un aggravarsi della crisi, il bisogno ( e la mancanza) di formazione, di strumenti di gestione e di un luogo di scambio con altri imprenditori risulta ancora più evidente.

Si parla molto dello stress e della sofferenza sul luogo di lavoro cui sono sottoposti molti lavoratori dipendenti, a causa della paura della disoccupazione, ma non si deve sottovalutare lo stress che vivono oggi molti piccoli e medi imprenditori, specie subappaltatori di grandi aziende.

Il crescente ritmo dei suicidi, se d’un canto denunzia la fragilità caratteriale di molti, d’altro canto è la spia dello stato di abbandono in cui i vertici delle associazioni di categoria hanno lasciato gli iscritti, badando, come i partiti, ai loro interessi.

Per rinforzare il nostro tessuto economico e per essere più resistenti in caso di nuovi, periodici Tsunami, si deve favorire il finanziamento delle PMI, ma anche aiutare gli imprenditori a guidare le loro aziende ed agire per riequilibrare la relazione tra le grandi aziende ed i loro subfornitori e mettere la parola fine alle speculazioni dei finanziaeri.

Europei con l’anello al naso.

Da vari mesi, alcuni speculatori hanno dichiarato una vera e propria guerra alla zona Euro e, tramite questa, all’insieme della stabilità economica mondiale. Chi paga, siamo sempre noi.

Non basta denunziare verbalmente “la natura criminale di certi comportamenti del settore finanziario” come ha flebilmente fatto il presidente della Unione Europea Manuel Barroso, bisogna invece agire con forza per mettere gli speculatori in condizione di non nuocere una volta per tutte.

Negli Stati Uniti, l’autorità di sorveglianza bancaria ha deciso, il 6 Luglio 2011, che i dirigenti delle più grandi istituzioni finanziarie, possano perdere retroattivamente le loro retribuzioni in caso di fallimento delle loro società. Lo Stato potrà recuperare le remunerazioni dei dirigenti giudicati “chiaramente responsabili” del fallimento delle loro società.

D’ ora in poi, queste persone potranno vedersi opporre un “criterio di negligenza” che premetterà di recuperare a posteriori le loro remunerazioni qualora essi non abbiano dimostrato “le competenze, l’attenzione e la prudenza normalmente richieste dalla loro funzione in circostanze simili”.

Questa regola è importante per mettere fine all’irresponsabilità dei dirigenti. Bisogna introdurla in tutti i nostri paesi ed includervi, oltre che ai tre più alti dirigenti (come nel caso USA), anche tutto l’insieme dei dirigenti, dei venditori di prodotti finanziari e dei trader.

Succede in America, ma da noi – salvo le solite giaculatorie – tutti zitti e sopratutto non fare nulla che dispiaccia alle banche.

Se non altro, l’Europa ha deciso il 18 Ottobre 2011 la proibizione della vendita allo scoperto dei Credit Default Swap. E’ un’ottima notizia, ma si deve andare oltre: sopprimere le clausole restrittive che indeboliscono la portata di questo testo, proibire l’anonimato sui mercati finanziari, imporre delle camere di compensazione sotto tutela pubblica ai mercati “Over The Counter” e decidere sanzioni retroattive per i responsabili di azioni scorrette.

Oltre a queste misure urgenti, è necessario impegnarsi in una riflessione collettiva sulla fragilità per la nostra economia e per la coesione sociale che nasce dall’uso di un’unica moneta. Come un incendio si propaga molto più velocemente in una foresta composta da una sola essenza (ad esempio il pino), così una crisi finanziaria può contaminare, in pochi giorni, l’insieme dell’economia globale, con l’intermediazione delle banche, e portare con se, nella sua distruzione, anche l’economia reale potenzialmente sana e sconnessa dalle speculazioni. Gli incendiari rischiano l’arresto, ma i banchieri non rischiano nulla.

Un’economia aperta ad una multicultura monetaria, come avvenne molte volte nella storia (ad esempio in Europa tra il 1000 ed il 1300) e come avviene oggi in molti paesi (Svizzera, Belgio, Uruguay, Germania, Inghilterra) sarebbe probabilmente più stabile e resistente. In una famiglia con dieci figli, perderne uno è grave, ma meno drammatico che in una famiglia con figlio unico.

L’uso di monete complementari permette di valorizzare certe ricchezze che le misure tradizionali del PIL non prendono in considerazione oggi e di investire pesantemente, senza creazione di debito, su cantieri d’interesse generale.

L’apparizione di monete locali e regionali un po’ ovunque nel mondo (65 in Germania, 12 in Francia, decine nel Regno Unito, centinaia in Brasile e migliaia in Sud America…) conferma questa analisi. La circolazione di monete spendibili solo in un dato territorio o per un dato tipo di attività, è uno strumento utile per rilocalizzare l’economia ed impedire la sua completa delocalizzazione ad opera delle “forze del mercato”.

Tutti lo hanno capito, però cercano di supplire “lanciando” come moda la moneta internet ( i bit coins) e incoraggiando monete “di riporto” ( punti premio delle linee aeree che già oggi sono in circolazione in misura superiore all’euro, quelli dei supermercati per l’acquisto di formaggi e detersivi).

Si tratta di tutte forme surrettizie di circolazione monetaria che però NON sono garantite da nessuno e NON hanno valore che limitato ad alcuni generi o territori.

I punti premio emessi delle linee aeree sono la seconda ( per numerosità) moneta al mondo dopo il dollaro e prima dell’euro.

Per emettere punti premio, è necessario depositare al ministero dello sviluppo economico solo una fidejussione pari al venti per cento dell’ammontare previsto dei punti e si è passibili di una multa massima di seicentomila euro. ( legge 449/1997)

Se ho emesso – come nel caso di Alitalia o delle benzine o delle Telecom – punti premio per centinaia di milioni, si tratta di bazzecole ( anche perché la fidejussione è prestata per l’importo iniziale previsto e non c’è quadratura finale tra previsione e consuntivo).

In più, le aziende più grandi aumentano la speculazione vendendo i loro punti ad aziende più piccole o dotate di un minor numero di punti vendita.

Si è persino creato un mercato di scambio tra i vari punti premio emessi dalle più disparate signorie.

L’Economist ha trattato queste problematiche fin dal 2005 con alcuni articoli parlando di truffa ai consumatori, “Le Monde” ha seguito con una intera pagina. In Italia, tutti zitti: piatto ricco mi ci ficco.

I punti premio non vengono mai portati interamente all’incasso anche se la legge lo prevede. La “redemption” di questi punti non supera il 20% delle emissioni, quindi se ho disponibile un miliardo, posso emettere titoli per venti. In pratica chi vuole batte moneta in questo sistema in cui il potere è opprimente, ma è l’ombra di se stesso.

Quando ci sarà l’esplosione, come la chiameranno? Bolla di sapone?.

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Commenti

  • gicecca  Il aprile 19, 2013 alle 2:34 pm

    Molto complesso, ma mi ricorda, non so se c’entra nulla, quando negli anni ’70, in un momento di inflazioen galoppante, una parte del circolante era costituito dia gettoni del telefono o simili. Sono nel vero o no ? GiC

    • antoniochedice  Il aprile 19, 2013 alle 3:39 pm

      All’epoca – Pannella provocatore- emisero anche assegni circolari da cinquanta e cento lire che circolavano tranquillamente e nessuno si sognava di mettere all’incasso.
      Ma era denaro coperto da chi aveva emesso il titolo. Qui è denaro inventato e non coperto da nessuno….

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