GIAPPONE:IL NUOVO PREMIER SHINZO ABE STANZIA 175 MILIARDI DI EURO PER IL RILANCIO ECONOMICO E SI APPRESTA A SVALUTARE LO YEN PER SOSTENERE L’EXPORT. di Antonio de Martini

Il Premier Shinzo Abe, defenestrato e riemerso grazie alla vittoria elettorale, ha presentato il piano di rilancio economico del Giappone adottando la prassi anglosassone del ” Quantitative easing” ossia di inondare di denaro le industrie per creare posti di lavoro per rilanciare i consumi.

Lo stanziamento è imponente: 20.000 miliardi di yen, ossia 175 miliardi di euro, 87 dei quali dedicati alla zona che ha subito lo tsunami del l’11 marzo 2011.
L’obbiettivo è creare 600.000 posti di lavoro. La riduzione del debito pubblico ( al 200% del PIL) la perseguirà con una tassa sui ricchi, il cui importo andrà a decurtare l’esposizione debitoria che è quasi il doppio della nostra rispetto al PIL.

Per assicurare l’espansione dell’ex poet., ha dichiarato che bloccherà l’apprezzamento dello Yen, ossia tenterà di svalutarlo, senza spingere gli attentissimi cinesi all’imitazione.
Questo strumento ci è inibito e la UE dovrebbe riconoscerci una qualche forma di indennizzo.
Non so che darei per vedere la faccia dei nostri soloni che ci hanno affamato e che continueranno a farlo almeno fino alle elezioni.
Poi dicono che i kamikaze sono loro.

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Commenti

  • patrizia mariani  Il gennaio 11, 2013 alle 6:19 pm

    non è proprio una bella notizia per noi ingabbiati nelle regole autolesioniste della UE , niente aiuti di Stato ( uno dei motivi è che deprimono la concorrenza …!!!!! ) e una rivalutazione dell’euro si fara sentire sull’esportazioni

    • antoniochedice  Il gennaio 11, 2013 alle 6:42 pm

      Si ma bisogna anche avere gli occhi a mandorla…

  • abrahammoriah  Il gennaio 11, 2013 alle 8:57 pm

    11 gennaio 2013

    In un’epoca di globalizzazione in cui si assiste all’affermarsi nel ruolo da protagonista di aree geografiche e popoli che un tempo erano statti oggetto della colonizzazione, l’UE si è trasformata da iniziale forma di collaborazione commerciale fra le nazioni del Vecchio continente uscite, vittoriose o vinte, stremate dal secondo conflitto mondiale, in uno strumento di riedizione da parte della Germania delle vecchie forme di dominio coloniale ma questa volta, anziché contro l’ormai ex Terzo mondo, contro le nazioni deboli dell’area UE. Resta da vedere se questa cinica politica consentirà alla Germania di reggere la concorrenza dei nuovi popoli protagonisti della globalizzazione oppure se il risultato sarà, oltre all’auspicabile ribellione dei paesi deboli d’Europa, anche un nuovo Götterdämmerung dopo quello della seconda guerra mondiale, in cui il rischio è che coinvolga non solo la Germania ma, ancora una volta, tutto il continente.

    Massimo Morigi

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