L’EURO È COME ANGELA MERKEL SEMPRE MENO ATTRAENTE. IL CASO ROMANIA FA PENSARE . di Antonio de Martini

Colossi come Microsoft e Oracle hanno investito in Romania a Timisoara, seguendo le orme dell’associazione industriali di Treviso che lo faceva già dieci anni fa.
La Renault ha acquistato la fabbrica di automobili DACIA dando lavoro a ottomila persone e sta continuando ad investire. Seimila imprese italiane stanno lavorando in tutta la Romania.
Morta l’epopea del Western, nasce quella dell’ ” Eastern”?

Quale è il segreto dei paesi dell’Est – Romania in particolare- per attrarre gli investimenti anche in un periodo di notevole instabilità interna come il presente ( il premier rumeno ha appena perso un referendum per incriminare il Presidente della Repubblica)?
Il primo segreto è presto detto e lo vediamo in Romania : un misto di paghe basse ( un rumeno costa mediamente cinque volte meno di un italiano ) , oppure pagabili con moneta svalutata.
il fatto di non aderire all’Euro è diventato un vantaggio.

Il giornalista Christian Movile dell’International Herald Tribune ha scritto di recente di un ingegnere spagnolo che si è trasferito in Romania per aprire un cantiere finanziato della Unione Europea e che ha risparmiato oltre 1300 euro mensili solo sull’affitto di casa rispetto a Barcellona che , comparata con Roma, non costa granché.

Il perché è semplice: i paesi che non aderiscono alla, sempre meno ambita ” moneta unica” hanno la possibilità di fare Politica monetaria autonoma: fissare i tassi di interesse della moneta, controllare la liquidità e pilotare la svalutazione della moneta.
I paesi che non possono più farla, ripiegano sulla politica tributaria, potendo manovrare unicamente la tassazione e la spesa pubblica

Mugur Isarescu, il governatore della banca centrale romena, dice che ” l’effetto attesa verso la UE é stato talmente elevato , che adesso i cittadini , spaventati, non ne vogliono più sapere. ” e ha aggiunto “La data del 2015 precedentemente fissata per l’adesione della Romania all’Euro è fuori questione, ” anche se il mantenere al 3% il rapporto debito/PIL ( la Romania è all’1,2% quest’anno) è un positivo esercizio di disciplina, come altre misure di ” buona finanza” .

Già tre anni fa, la Romania ha ridotto del 25% gli stipendi del pubblico impiego e portato l’IVA dal 19 al 24% e queste misure le hanno risparmiato di trovarsi oggi nella situazione della Grecia.
Quest’anno la Romania ha una attesa di crescita dell’1% del PIL, contro un atteso calo greco del 6,5% .
La bassa quotazione della valuta nazionale, il LEI, consente di indirizzare le esportazioni rumene per due terzi verso l’area dell’Euro, la percentuale di disoccupazione è al 7% e il flusso di emigrazione verso l’ Italia e la Spagna si è stabilizzato attorno ai tre milioni di individui ( secondo segreto) e questo è un alleggerimento del welfare ed una opportunità aggiuntiva offerta dalle rimesse degli emigrati.
È questo che vogliamo per l’Italia? Il ritorno all’emigrazione di massa per salvare i privilegi dei baroni del latifondo? Preferiamo invece abbassare i costi fino a che qualche capitalista ci trovi convenienti?
Anche la Polonia e gli altri paesi ex del “Patto di Varsavia” non sembrano ansiosi di precipitarsi tra le braccia di Angela Merkel .
Il primo ministro polacco Donald Tusk ha definito ” decisamente non attraente” la prospettiva di una entrata polacca nell’area dell’Euro, mentre l’Ungheria parla di aderire all’Euro nel 2018 e la Repubblica Ceca, non prima del 2020.
Formule diplomatiche per dire alla romana ” a babbo morto”.
Non era questa l’Europa che volevamo e che i nostri padri hanno sognato. Possono adattarvisi bene popoli abituati da tre generazioni di servaggio comunista abituati a soffrire privazioni, non noi reduci da mezzo secolo di bagordi. Un po’ di rigore ha giovato alla sobrietà, ma adesso basta con le chiacchiere dei politici e dei tecnici.
Tra la politica economica dei fanatici talebani del rigore finanziario che provoca deflazione e devastazione sociale e quella dei Kapò del pieno impiego a costi ” convenienti”, avevamo trovato la nostra soluzione mediana imperniata sulla collaborazione mediterranea, fino a che il gatto tedesco e la volpe italiana ci hanno fatto seppellire i nostri zecchini nell’orto dei miracoli chiamato Euro.
Presto o tardi, amici miei, dovremo decidere se diventare emigranti poveri, disciplinati e obbedienti come alla fine dell’ottocento, oppure sbarazzarci della Merkel o dell’Euro.
Meglio di entrambi.

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Commenti

  • gicecca  Il novembre 9, 2012 alle 10:29 am

    Una volta tanto d’accordo, specie sull’ultima frase. Romane il come si fa, ma vedremo. Per ora leggo che lo stipendio dei prof. universitari di ruolo in Grecia grazie all’euro e alle falsità propinate per entraci sarà di 1459 euro netti; quello dell’assistente 1065; quello dei medici del SSN 1685, degli specializzandi 1065; i Rettori delle Università non avranno più di 1900 euro, come il Presidente della Banca di Grecia; il capo di stato maggiore avrà 1873 euro netti e con le indennità non potrà superare i 2300. 2000 impiegati dello stato saranno licenziati entro l’anno 2012, altri 25000 entro il 2013. Per ogni figlio si riceveranno 40 euro e li avranno solo quelli che reddito annuo sotto i 6000. Si salvi chi può. E per entrare nell’euro all’epoca di Prodi abbiamo fatto qualche piccolo sacrificio !!!! GiC

  • Fabrizio  Il novembre 9, 2012 alle 12:02 pm

    L’Italia è in difficoltà perché non aveva i requisiti per entrare nell’euro, è stata una bravata di Prodi, per essere tra i primi.
    Il Sud con l’unità d’Italia è fallito, ed ora con l’unità d’Europa fallisce l’Italia, è una storia già scritta.

  • Frank  Il novembre 9, 2012 alle 1:07 pm

    Già scritta non sono d’accordo, potremmo impiccarli tutti prima e rifare la comune:)

  • gicecca  Il novembre 9, 2012 alle 1:34 pm

    Ma perché c’é sempre l’idea di impiccare qualcuno, mai noi stessi ? Medice, cura te ipsum !!! GiC

    • antoniochedice  Il novembre 9, 2012 alle 2:04 pm

      Non si puo’ credere di essere contro le impiccagioni ( virtuali) se invece di dichiararsi contro, si propone la sostituzione del “condannato”. Si insinua il sospetto che si abbiano parenti tra i “condannati”.

  • gicecca  Il novembre 10, 2012 alle 10:25 am

    Sono figlio unico. GiC

    • antoniochedice  Il novembre 10, 2012 alle 10:26 am

      E anche un po’ viziato.

  • gicecca  Il novembre 10, 2012 alle 1:09 pm

    A 80 anni le eventuali viziature sono passate, l unicità no. By by. GiC

    • antoniochedice  Il novembre 10, 2012 alle 1:24 pm

      Non preoccuparti tutto passa prima o poi.
      Speriamo poi

  • maria palumbo  Il novembre 11, 2012 alle 12:26 pm

    con la lira non andremo da nessuna parte, la verità è che un Euro forte fa paura,o quanto meno rompe le scatole e non è gradito al dollaro.

    • antoniochedice  Il novembre 11, 2012 alle 12:46 pm

      L’Euro forte fa paura sopratutto ai tedeschi. Se i paesi mediterranei uscissero dall’Euro, questo si apprezzerebbe al punto che la Germania vedrebbe il suo export in forte diminuzione.
      Il dollaro vuole essere la moneta degli scambi internazionali e se si svaluta rispetto all’Euro gli USA esportano di pi’ e attirano pi’investimenti sul loro territorio. Coi soldi necessari per un bicamere e servizi a Roma, puo’ comprare una villa a Miami.

  • gicecca  Il marzo 24, 2013 alle 12:28 pm

    L’articolo qui sopra e i commenti precedenti sono dell’anno scorso. Ci aggiungo qualcosa ora, a marzo 2013 inoltrato.
    Ognuno –anche mentalmente normale- a un certo punto si fissa su qualcosa: Moratti si è fissato sull’Inter, malgrado sia peggio di un pozzo di s. Patrizio; Bersani si è fissato sul voler fare comunque un Governo etc etc. Mi si perdonerà quindi se io nel mio piccolissimo mi sono fissato sui due “euri”, quello del nord e quello (svalutatino) del sud.
    Mi accorgo che l’idea, seminata certo non solo da me ormai da qualche anno, comincia a crescere. La Friedrich Ebert Stiftung, una fondazione tedesca di ispirazione socialdemocratica, ha pubblicato di recente un “paper” (come dicono quelli che sanno) su ”Gli scenari futuri per l’Eurozona”. Questi appaiono essere –e fin qui non ci voleva la Ebert Stiftung ecc. ecc.- quattro: a) alla unione monetaria si unisce in breve una unione fiscale e politica; b) l’Europa si barcamena più o meno come ha fatto finora, “salvando” qui o lì per qualche mese; c) l’euro va incontro a un “break-up” che tradotto alla carlona significa che ognuno va per conto suo, magari con la dracma e il fiorino (i “giuli” e i “paoli” non sono considerati); d) L’Eurozona si divide in due.
    La Friedrich etc etc pensa che la soluzione più desiderabile sia ovviamente la a), ma ritiene che la più probabile sia la d). Si forma una “casa dell’euro” più piccina, più stabile e più escludente, di cui faranno parte i Paesi (come si dice) che riusciranno a rispettare il rigore e i relativi criteri e la sempre maggiore competitività; gli altri andranno in una seconda casa, al mare..
    Un commentatore che scrive anche sul Wall Street Journal, David Marsh (che è al contempo uno storico conoscitore dei processi integrativi europei e, da bravo inglese, un po’ euroscettico)è dell’opinione che l’ipotesi b) sia quella che più si adatta alle possibilità attuali di questa Europa, ma ritiene che soprattutto in Germania si vada facendo strada l’idea di separare le “due Europe”, soprattutto in relazione al sempre maggiore pericolo che anche la Germania alla fine risenta nei suoi risparmi i pericoli della situazione: “Una volta che l’idea del prelievo forzoso sui conti è entrata nel novero delle possibilità, è difficile dimenticarsene”.
    Un altro pensatoio tedesco, il “Stftung Wissenschaft und Politik”, bipartisan questo, ha prodotto un altro report dal titolo: “Rafforzare il cuore dell’eurozona o dividere l’Europa ?”; in esso si prende atto del fatto che alcuni Paesi vanno avanti e altri restano indietro e che questo fenomeno continuerà. L’esempio che si porta è quello proprio dell’Italia, in cui per i mercati le idee di Monti erano corrette, e sono proprio quelle che sono state bocciate dagli Italiani nelle elezioni; è vero che c’è ormai, come ha detto Draghi, una sorta di pilota automatico, ma è possibile che i risultati elettorali italiani spingano proprio Draghi verso una linea più conservatrice col risultato abbastanza paradossale che il voto contro l’austerità rafforzi le posizioni della Bundesbank (e di conseguenza una spinta alla separazione).
    La situazione è stata molto ben riassunta di recente (marzo 2013, 23) da M.V. Lo Prete.

  • ilcassiere  Il novembre 26, 2014 alle 6:58 am

    L’ha ribloggato su bankillere ha commentato:
    2012. Ottima annata rispetto a quest’anno…

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