ELEZIONI IN EGITTO: I FRATELLI MUSSULMANI GIUDICANO “OFFENSIVA” LA CANDIDATURA DEL GENERALE SOLEIMAN ALLA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA di Antonio de Martini

Mentre i fratelli mussulmani avevano considerato con democratica sufficienza l’annunzio di candidature da salotto come quella di El Baradei – più conosciuto e apprezzato negli USA che in Patria – l’annunzio della candidatura del settantaquattrenne generale già capo della intelligence e primo successore – pro tempore – di Hosni Mubarak, ha gettato lo scompiglio tra le file degli islamici in politica ,
sia moderati che estremisti, ed è iniziato il ritornello delle minacce di morte e dell’ indignazione democratica.
La candidatura è stata ufficialmente dichiarata ” offensiva”. La povertà lessicale in una lingua ricchissima di sfumature, è la prova migliore che l’effetto sorpresa è riuscito in pieno.
La mossa di Soleiman , fulminea e quasi fuori tempo massimo, ha raccolto in un solo giorno settantaduemila firme invece delle trentamila richieste dalla legge ed è stata punteggiata dalla detonazione dovuta al quattordicesimo attentato dal gasdotto egiziano che rifornisce Giordania e Israele, da quando è iniziato l’ ” unrest” contro Mubarak.
Lo scompiglio è diventato disperazione quando, il generale Soleiman ha anticipato la polemica politica della fratellanza, dichiarando per primo che egli non aveva l’appoggio delle Forze Armate.
Per tutti gli egiziani è suonata come una conferma ammiccante e per i fratelli mussulmani come una certezza che il loro ” cerchio magico” è infiltrato da almeno una talpa.
Per gli USA come una opportuna foglia di fico democratico da mettere sulla sconfessione degli internauti che hanno condotto la rivolta di piazza Tahrir.
E’ bastato aprire una inchiesta sui finanziamenti americani ( la magistratura dice ” esteri” ) agli attivisti , il fermo ad un gruppo di quattordici detentori di doppio passaporto tra cui il figlio del ministro dei trasporti USA ( La Hood ) per indurre a più miti consigli i fautori della democrazia nel mediterraneo orientale.
L’esito di queste elezioni condizionerà tutta l’evoluzione degli assetti istituzionali di tutto il vicino oriente per almeno un decennio.
Aspettiamo che i media italiani se ne accorgano.

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Commenti

  • gicecca  Il aprile 10, 2012 alle 5:07 PM

    Mi pare che i Fratelli abbino reagito anche facendo approvare da una commissione parlamentare una disegno di legge che impedisce ai collaboratori di Mubarak -e Suleiman lo é stato per anni- di rivestire cariche pubbliche e inviando una seriosa pattuglia fluent in english nelle Università americane a disperdere le apprensioni colà sorte. Eppure alla fine bisognerebbe sperare proprio che la vecchia spia -come Putin- vinca per evitare cose peggiori. GiC

    • antoniochedice  Il aprile 10, 2012 alle 5:16 PM

      Penso usino il disegno di legge come arma. Ma la corsa e’ partita e persino in Italia non si cambiano le regole in corsa. Concordo sul resto. In questo periodo di generale ignoranza, serve chi conosca bene il mondo. Non il mondo accademico.

  • gicecca  Il aprile 15, 2012 alle 4:17 PM

    Ero facile profeta. A Suleiman hanno impedito di presentarsi con la scusa che in una provincia non aveva presentato le firme necessarie. Non solo in Italia -vedi “esodati”- si cambiano le regole in corso. GiC

    • antoniochedice  Il aprile 15, 2012 alle 5:49 PM

      Non hanno cambiato le regole in corsa, le hanno applicate alla gesuita. Temo disordini dato che hanno colpito anche i Fratelli Mussulmani che possono mobilitare le piazze e i salafiti che un kamikaze lo trovano persino tra i mansueti egiziani.

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