La “rivolta” d’Egitto, di Libia, di Siria, di Tunisia, ci da tre insegnamenti. condensabili in una direttiva politica comune: Il Mediterraneo ai Mediterranei. di Antonio de Martini

 Mercoledì 23 marzo la Borsa valori del Cairo è stata riaperta. Nel corso della prima ora ha perso il 10% e l’hanno chiusa.                                 Giovedì 24 marzo, hanno riaperto la Borsa, ma ha perso nuovamente il 10 % e l’hanno richiusa. Venerdi e sabato è festa.                                    Siamo tutti curiosi di vedere cosa succederà domenica.

Pare  proprio che “il popolo di Internet” che si era autoconvocato in piazza per fare la rivoluzione stia cominciando a  chiedersi se non si sia trattato di una colossale  fregatura. E’ adesso che vorrei assistere ad una intervista a Neguib Sawiris ( a meno che non si sia venduto tutto prima degli eventi).

 Libia, un sondaggio mostrato  ieri sera in TV dal giornalista Paragone, mostra che pur nella disinformazione ufficiale,  gli italiani  abbiano capito l’essenziale:  pochi si sono bevuti la storiella della esportazione della democrazia e dell’intervento umanitario, mentre  tutti hanno capito che ci sono in ballo  fior di miliardi, anche se  danno tutti la colpa alla Francia e solo l’1% all’Inghilterra. Cosa vuole dire avere un efficiente servizio di Intelligence e propaganda! Intanto l’Economist scrive che l’assalto al consolato italiano di Benghazi avvenuto cinque anni fa  – cinque mori –  fu dovuto alla T shirt di un ministro italiano e la BBC ha valutato a mezzo milione le vittime del colonialismom italiano in Libia ( e 60.000 deportati). Se è vero, haano comunque atteso, rispettivamente, cinque e  sessanta anni per dirlo al momento opportuno.

 Siria si è cominciato a capire che era sottotiro anche il regime più coeso dell’area, quando il 15 marzo,  quando  perfino la Reuter ha dato notizia che era stato intercettato un camion carico di armi  proveniente dall’Irak nei pressi di Deraa. La cittadina, posto di frontiera dal quale è facilissimo riparare in Giordania dopo un attentato, ha poco più di trentamila abitanti. Con un paio di camion si arma un numero di persone superiore a un battaglione.

In Irak ci sono due possibili mittenti capaci di attraversare la frontiera così equipaggiati: gli USA e il governo irakeno  che gli USA hanno messo al potere. Anche qui gli attivisti dei diritti umani hanno di che  cucinare delle  manifestazioni ” al sangue”. Per converso, c’è stato un comunicato del governatorato della provincia dell’Anbar ( Irak)  che ha annunziato che la sicurezza è migliorata dell’88% nel mese di Marzo ( il 23) che rappresenta il picco migliore  dalla fine della seconda battaglia di Falluja nel  2004.

Il Consiglio provinciale dell’Anbar ha dichiarato alla TV Al Sumaria ( tv irakena che trasmette  via satellite dalle colline del Libano,   diretta da Jean Claude Boulos,   di proprietà filo USA) per bocca del vice presidente della provincia Saadun Ubaid  che questo miglioramento della sicurezza è dovuto  al fatto che “paesi che abitualmente interferivano  in Irak sono adesso occupati da problemi di politica interna“.

Una forma molto diplomatica per dire ai siriani  ( e ai sauditi?) che non se la prendano se trovano camion di armi a casa loro, stanno solo restituendo quel che hanno avuto. Vero. 

Giordania, ci sono  solo comunicati stampa di manifestazioni, e credo siano fasulli, ma se le cose dovessero mettersi male  per Ia dinastia, c’è l’ultima risorsa della Legione Araba composta da Beduini fedeli al discendente del profeta che al momento opportuno occuperanno la città  al canto di ” Saif Mohammed , saif eddine” ( la spada di Maometto è la spada del mondo). E’ per questa ragione che il Re Abdallah II ha affidato il governo al discendente di Rifai.

Il primo ministro  Rifai della scorsa generazione  ( tra il 56 data in cui il re sostituì GLUBB PASCIA’ ( cittadino inglese) da comandante della Legione  araba con un arabo  e il 1960 ) ha inaugurato  il sistema  della discesa dei Beduini in città ad ogni scoppio di bomba. Dopo qualche scoppio, gli scoppi cessarono. 

Il comandante ( arabo)  della Legione  che propose ai beduini di rovesciare re Hussein a favore di Nasser, fu calpestato vivo  dai suoi soldati fino a che le sue spoglie si confusero col terreno.   Non c’ è ragione di temere una diminuzione  della fedeltà dei beduini al discendente del Profeta, anche se di madre inglese.

Non c’è motivo che il Rifai Jr  non ricalchi le orme dell’antenato. Quanto al sangue che eventualmente dovesse scorrere, per quanto possa  essere,  non sarà mai tanto quanto quello che scorse nel famoso settembre nero, durante il quale Re Hussein  di Giordania, sterminò  – tra gli applausi dell’occidente  intero –  i palestinesi  rifugiatisi oltre il Giordano. Non vorrei sbagliare nel ricordo, ma si parlò di cinquantamila persone e dell’impiego dell’artiglieria.

 comunicati di agenzia sempre meno circostanziati , sempre più drammatici  e privi di  documentazioni fotografiche, ma ricchi di “attivisti dei diritti umani” che “declinano di  dire i loro nomi ” (teoricamente è comprensibile), stanno raccontandoci  di una serie di  scontri per la libertà.

I ribelli , non sono interessati al nazionalismo arabo ne al socialismo o ad altre idee forza del ventesimo secolo,  non parlano di Islam  e restano a manifestare in piazza anche sotto le pallottole tanto da totalizzare ( a chiacchiere)  anche cinquanta morti in un pomeriggio.

Si battono per una serie di valori occidentali del genere di quelli che vengono insegnati a Stanford o Princeton, ma che gli USA non applicarono quando le pantere nere negli anni settanta iniziarono a combattere per la parità razziale.  Li ammazzarono tutti senza arrestarne uno.

A me pare evidente che le tecniche di comunicazione, l’appoggio della stampa internazionale, le armi , il contrappunto delle conferenze stampa della Casa Bianca, in sintonia con la manifestazioni, l’appello ipocrita alla non violenza , tutto mi parla di un appoggio massiccio e coordinato di tre Stati : gli USA, l’Inghilterra  e la Francia. 

Noi siamo fuori e la Germania non ha marciato ( e sta coagulandosi con  Russia, India, Cina e Brasile) . Il Giappone è fuori combattimento.  I vincitori della seconda guerra mondiale  stanno  filmando il remake dei film di John Wayne. La parte dei cattivi la fanno gli arabi e quella degli Sciuscià, noi che mendichiamo un soldino per i profughi.

AMMAESTRAMENTI DA TRARRE: inglesi e francesi ( sarkosisti) agiscono di conserva e vanno considerati un tutt’uno sia nella NATO che nella UE. Almeno fino alla nomina del nuovo leader francese tra un anno.

  • Mai più un inglese o un francese  alla direzione della politica estera della UE o della Banca Centrale Europea. Rendere incompatibili coincidenze di nazionalità tra NATO e UE per le cariche apicali.
  • Uscire quanto prima dal dispositivo militare della NATO restando aderenti al Patto Atlantico come fece De Gaulle fino a quando, mesi fa,  Sarkosi ha deciso il rientro ( e adesso capiamo anche il  perché).
  • La nostra politica estera da oggi in poi deve avere una sola direttrice: Il Mediterraneo ai Mediteranei.  Questa scelta implica una chiara individuazione e una  forte  difesa  i nostri interessi.
  • Sarkosi si dimetta subito dalla co presidenza  della Unione per il Mediterraneo assieme al suo collega Mubarak , al nominanado segretario generale Giordano ( !) e si proceda alla nomina di mediterranei .

A coloro che sono sopravvissuti al questo “mattone” proporrà domani  alla 18 un seguito sull’argomento

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Commenti

  • Gianni Ceccarelli  Il marzo 26, 2011 alle 8:22 pm

    Sono uno dei sopravvissuti, non ho capito tutto, ma credo di aver capito che la vecchia idea di tanti anni fa: meglio primi nel Mediterraneo che secondi (o ultimi) in Europa non era poi così sbagliata. O no ? GiC

    • antoniochedice  Il marzo 28, 2011 alle 8:34 am

      Sacrosante parole. Io cominciao a lavorare in Tunisia al motto meglio ingegnere a Tunisi che cameriere a Dusseldorf

  • Roberto  Il marzo 27, 2011 alle 1:28 pm

    Sarebbe facile rispondere meglio i primi dei primi.Ma sono categorie del passato e lo dico da sopravvissuto (e quindi più forte degli altri). Oggi il villaggio è globale e la competizione, piaccia o non piaccia, è reale. Preoccupiamoci di fare bene il nostro mestiere e diamo agli italiani gli strumenti per poter lavorare. ma non come (non ) ha fatto berlusconi, leader di una economia virtuale. Oggi viene annunciata un’intesa con la germania per risolvere il problema libico. Non so se verrà risolto il problema libico ma la pedata nei coglioni a sarkozy è secca e doverosa.Degli inglesi non parlo perchè non usano il bidet e si lavano faccia e culo nel lavandino (quando se lo lavano)

    • antoniochedice  Il marzo 27, 2011 alle 1:44 pm

      Il gruppo dei paesi emergenti che si e’ astenuto assieme ai tedeschi rappresenta i mercati con cui vivere

  • antoniochedice  Il marzo 27, 2015 alle 10:15 am

    L’ha ribloggato su IL CORRIERE DELLA COLLERAe ha commentato:

    A PRIMAVERA 2011 SI SAPEVA, VOLENDO SAPERE, GIÀ TUTTO

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