Egitto: verso la normalizzazione.

 A meno di un’altra follia americana, la crisi egiziana  è all’ultimo atto. Se finirà in tragedia o se avremo il lieto fine, dipenderà dalla reazione degli “attivisti democratici” alle decisioni prese dalla classe militare che ha fatto la scelta della transizione all’insegna di legalità e ordine“. Per ora i cortei, si  stanno sfilacciando  verso la sede della TV , il palazzo presidenziale  e il Parlamento.

Se insisteranno a urlare  la loro delusione contro Soleiman, potrebbe finire male, anche se nessuno ha mai visto due egiziani venire alle mani.

In Egitto esiste  – si tende a ignorarlo – un regime militare dal luglio 1952. In questi sessanta anni, si sono avvicendati al potere Neghuib, Nasser, Saadat e Mubarak, tutti militari.  In Egitto non esiste un’altra classe dirigente. Lo Stato Maggiore  Egiziano è  l’unico al mondo che ha avuto modo di assorbire  il modello britannico prima, poi quello sovietico ed infine quello americano.

Tutte le posizioni  di potere importanti  sono gestite dalle Forze Armate. Il gruppo egemone che guida lo Stato Maggiore  è stato educato in Unione Sovietica, Soleiman incluso.

La soluzione meditata   dalla classe dirigente militare  ( a questo sono serviti i 17 giorni di manifestazioni popolari) è la più lineare possibile tra le opzioni presentate:

  • Mubarak non viene estromesso al momento, ma gli viene concesso “l’onore delle armi”.  I militari hanno capito che se  si fosse accettato il diktat della piazza, si sarebbe instaurato il principio dell’ “oggi a te , domani a me”  che avrebbe segnato l’inizio di un periodo di instabilità politica anche internazionale e la fine del regime militare.
  • Soleiman è un uomo troppo accorto per aver accettato la designazione  a successore del Rais  senza essersi assicurato l’appoggio dei colleghi e segnatamente del generale Anane, ex capo di SM e candidato  favorito degli USA il quale farà buon viso a cattivo gioco e finirà per vedersi assegnata un’ambasciata prestigiosa che non sia Washington.
  • La dichiarazione di El Baradei ” l’Egitto sta per esplodere , è dovere delle forze armate salvare il paese”  indica che  si è allineato. Anche lui verrà riciclato.
  • Alla minaccia americana di sospendere gli aiuti senza i quali l’Egitto crollerebbe, ha fatto eco la Lega Araba, annunziando che supplirà  lei coi fondi dei paesi membri. Nemmeno Israele aveva  mai provocato una tale unanimità ed è anche un segnale di allineamento di Amr Mussa il segretario genmerale egiziano della lega.
  •  Israele , che vedeva con sospetto la già prospettata successione  Soleiman, adesso la vede come il male minore  ed ha intrapreso una campagna all’insegna del “fermate il soldato Obama.”
  • L’Arabia saudita , per la prima volta da quando strinse il patto con gli USA ( sull’incrociatore Quincy tra il re Abd el aziz e Roosevelt feb 1945) si è lasciata andare a una critica nemmeno troppo velata degli USA,  criticando  le  “palesi interferenze estere ” nella crisi egiziana.  
  • Chi esce da questa vicenda con le ossa rotte è  la coppia Barak Obama – Hillary Clinton ( sarebbe bene se ne andasse) che nelle ultime ore  dopo un vago ” la situazione è fluida” ha ceduto il passo nelle dichiarazioni TV  al ministro della difesa  Robert Gates (  buon conoscitore di Soleiman) che ha elogiato la casta militare egiziana per il comportamento esemplare dell’Esercito nel controllo della piazza e ” perché finora  ha eseguito quanto gli abbiamo suggerito che avrebbe potuto fare”.  
  • In Egitto, le novità comunque ci sono e importanti : i militari  hanno scoperto l’opinione pubblica popolare, hanno deciso di abolire una inutile legge d’emergenza del 1981, hanno ottenuto l’appoggio della borghesia che ora non è più filo americana quanto lo era fino a Natale, hanno dato  una lezione di dignità nazionale , rifiutando la Coca Colonizzazione  della  nomina di proconsoli scelti dagli USA con criteri da Virginia, hanno egemonizzato il mondo arabo senza cercare avventure militari. 
  • Soleiman: dopo due  avide nullità, entrambi sposati con donne inglesi,  l’Egitto torna ad avere un uomo deciso e dalle idee chiare, con il controllo dell’apparato di sicurezza interna ed il prestigio di essere il negoziatore della tregua – mantenuta –  tra Israele e Hamas. La più giovane età gli consentirà di imprimere  maggior  vigore all’attività  di riforme di cui il paese ha bisogno e  con   l’appoggio finanziario della Lega Araba, potrà attuare , per il rilancio economico,  una sorta di politica dei due forni. Gli USA continueranno con gli aiuti militari e la Lega Araba si inserirà per sostenere lo sviluppo .
  • Gli USA:  con l’Egitto gia al tempo della crisi di Suez del 1956 , bloccando l’azione neo colonialista anglo francese  diedero a Nasser ( l’altro uomo forte emerso dalla classe militare egiziana) una vittoria eclatante che poi provocò  loro molti problemi in tutto il medio oriente.  Dissero che l’avevano fatto perché i militari avrebbero posto rimedio alla corruzione del periodo monarchico di Farouk.   Questa volta hanno fatto l’errore opposto. Ora  forse capiranno  che dovrebbero evitare di dare la direzione della politica estera a   gente con problemi  di  pruriti  puritan-democratici . In quella zona si stanno giocando le sorti della pace.

              ( vedi in questo blog l’articolo ” Solimano il Magnifico”)

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Commenti

  • Gianni Ceccarelli  Il febbraio 11, 2011 alle 8:08 am

    Invece che “via Mubarak” io griderei “Via Obama e la Clinton !”. essere presi schiaffi, dal tempo della crisi in Iran con Carter- é prerogativa dei “democratici” USA -che guarda caso si chiamano come il PD da noi- idealisti e filomusulmani. Che errore per gli USA aver eletto Obama; e non siamo che all’inizio !! GiC PS. Ricominciano gli sbarchi dalla Tunisia: un’altra grana che ci deriva da Obama.

  • Giovanni Palladino  Il febbraio 11, 2011 alle 9:33 pm

    Ai più è forse sfuggito un passo dell’intervista di Sawiris, Presidente di Wind, al Sole 24 Ore del 2 febbraio: “No, questa non è una rivoluzione islamica, non è un altro Iran. E’ la rivoluzione di Internet, di una nuova generazione. Tutti i figli dei miei amici ricchi sono scesi in piazza. I Fratelli Musulmani hanno cercato di dirottare la protesta, ma non ci sono riusciti. In Occidente dovete capire che qui è iniziata una nuova era Il Medio Oriente diventerà come l’Europa. Non vi dovete preoccupare per l’Islam, di Iran ne è bastato uno. E’ vostro interesse aiutare la nostra transizione”. Mubarak è caduto e d’ora in poi i dollari di Obama non finanzieranno tanto l’arsenale militare dell’Egitto quanto lo sviluppo economico degli egiziani. Smettiamola di guardare indietro e guardiamo avanti, dove la voglia di fare “business” per crescere in un clima di pace sarà maggiore della voglia di darsele come purtroppo è sempre avvenuto nei millenni passati. Il pallino della storia sta passando dalle mani dei potenti e della loro corte(una minoranza di privilegiati, che hanno sempre trattato la maggioranza dei loro sudditi come oggetti da manipolare e sfruttare) alle mani del popolo. Con il suo popolarismo, Luigi Sturzo previde la fine dei regni, degli imperi, delle dittature, dei ducati, dei baronati, dei principati, dei marchesati, dei papati e quindi la fine delle guerre, sempre causate dalla violenta voglia di sviluppo estensivo di re, imperatori, dittatori, etc. Ora siamo nell’era dello sviluppo intensivo, che non è voluto o guidato dai potenti di ieri, ma da decine di milioni di imprenditori, che presto diventeranno centinaia di milioni. La strada è ancora lunga, ma ormai è segnata. Licenziare Obama ? Non diciamo sciocchezze. Gli Stati Uniti tramontano ? Non diciamo cazzate.

    Giovanni Palladino

  • Roberto  Il febbraio 12, 2011 alle 5:18 pm

    Mubarak se n’è andato. Obama e la Clinton gridano al trionfo!
    Difficile la politica….maglio il superenalotto..

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