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SCOPERTA: LA GERMANIA HA INSOLUTI IMMOBILIARI PARI A DUE TERZI DI QUELLI DELLA INTERA UNIONE EUROPEA. STA PERDENDO L’ALLEATO FRANCESE. PERCHE’ TOGLIERLA DALL’ISOLAMENTO POLITICO IN CUI SI E’ CACCIATA SENZA CHIEDERE COME PREZZO LA CREAZIONE DEGLI EUROBOND? ED ANCHE… di Antonio de Martini

Parliamo di insoluti. La Germania, ha insoluti pari a due terzi degli insoluti della intera Unione Europea. Date un’occhiata a questa statistica ( clikkare il link sotto) che vede l’Italia in una onesta posizione mediana, e facciamoci una domanda:

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EGITTO. IL GOVERNO GANZURI DIVENTA GAZZARRA. LA FRATELLANZA MUSSULMANA AVANZA: SE GLI USA SMETTONO DI PAGARE, L’EGITTO ROMPERA’ IL TRATTATO DI PACE CON ISRAELE

La storia si ripete, specie nel più storicizzato dei paesi: l’Egitto.
Gli Stati Uniti di Foster Dulles videro con favore l’ascesa al potere dei giovani ufficiali capitanati dal generale Naguib nel 1952. Poi, quando si accorsero che l’idea di “ufficiale” era diversa da quella di un allievo di West Point, iniziarono i dolori e culminarono in un decennio di scontri indiretti.

Lo stesso sta accadendo, in questi giorni. Il bovaro dell’Oklahoma

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LA MALATTIA DI EUROPA E’ IL SARKOMA ( SARKOSI +OBAMA) di Antonio de Martini

Alla vigilia delle elezioni francesi e americane, può valere la pena esaminare quali conseguenze abbia prodotto il progetto USA POMED e le truppe francesi in questo anno di campagne politico militari iniziato con l” unrest” tunisino , proseguito con la “primavera egiziana” di Taharir Square, continuata con la campagna di Libia e conclusasi con i pareggi yemenita e di Bahrein e la sconfitta sulla via di Damasco.
LA TUNISIA
In Tunisia: a un regime poliziesco laico , si sono sostituiti – col partito Ennahda – una serie di fondamentalisti islamici, l’economia e l’emigrazione sono peggiorate inducendo il governo italiano ad agevolare il passaggio verso la Francia , al punto che ne e’ nato un contenzioso.
Insomma, l’unica conseguenza e’ stata che l’Europa ha scoperto che il tipo di libertà cui i tunisini aspiravano, era quella di emigrare.
Ad una iniziativa USA per affermare i principi democratici, ha fatto seguito un aumento del flusso migratorio verso Italia e Francia. L’Italia ha perso il suo status di primo fornitore della Tunisia.
EGITTO
In Egitto: dopo un migliaio di morti nel primo tempo della rivoluzione e qualche centinaio nel secondo tempo, il regime militare con a capo un generale ottantenne e’ stato sostituito da un regime militare con un generale settantanovenne ed un governo ” civile” a libertà vigilata espressione della confraternita dei ” fratelli mussulmani” che ha già iniziato ad avvelenare i rapporti con Israele e con il governo USA. La borsa e l’economia sono disastrate e non accennano a migliorare. I presidenti delle due camere risultati eletti, appartengono alla setta dei fratelli mussulmani, ci sono stati ripetuti scontri tra cristiani ( copti) e islamisti con numerosi morti.
L’Italia ha perso anche qui la sua posizione di fornitore privilegiato.
LIBIA
i commenti già fatti su questo blog restano tutti validi, con l’aggiunta di un paio di controprove, quale lo stabilizzarsi dell’instabilità e l’invio di seicento ” volontari” libici in Turchia, alla frontiera siriana, per alimentare una ” rivoluzione” senza carburante dopo lo schiacciamento dei ribelli del Jabal Druso e la scelta dei kurdi di non sollevarsi e di puntare su Assad piuttosto che sugli USA come fecero in Irak con le conseguenze che tutti ricordiamo.
Gli accordi italo libici sono stati congelati a vantaggio della Francia.
YEMEN
Per convincere il presidente Salah dello Yemen a mollare, nientemeno che al suo vice, ci hanno messo un anno e numerose centinaia di morti. Per far rassegnare la segretaria di stato Clinton ad accettare questa alternanza alla pulcinella, ci e’ voluto il rafforzarsi di Al Kaida che in zona si e’ ritagliata una porzione di territorio.
BAHREIN
Buco nell’acqua anche a Bahrein grazie all’intervento delle truppe saudite che hanno sconvolto i calcoli degli analisti che incoraggiarono la rivolta promettendo il non intervento dell’esercito locale inquadrato da elementi occidentali. Gli USA sono riusciti a mantenere la loro base navale, ma ormai la sfiducia regna.
SIRIA
Il fallimento dei tentativi di ” regime change” fomentato dal ” POMED project “e’ stato dovuto solo in parte al veto Cino- russo all’ONU. La nascita Continua a leggere

DEMOCRAZIA D’ EGITTO

Al Cairo, 4 milioni di persone vivono al cimitero. Vivono tra le tombe nelle quali mangiano, dormono , fanno l’amore.
Non hanno casa, non hanno lavoro e se ci sono solo centomila manifestanti in piazza Tahrir, e’ dovuto alle ristrettezze del budget del POMED project che sta finanziando la seconda rivoluzione.
L’obiettivo e’ ottenere qualcosa che non sia una caricatura dello stato di diritto.
Dall’ 11 febbraio scorso il tribunale militare ha giudicato e condannato diecimila civili per fatto connessi agli eventi della primavera araba, mentre i due militari sotto accusa – il presidente Mubarak e il ministro dell’interno al Adly – vengono processati dal tribunale civile ed i loro processi sono appena stati rinviati rispettivamente al 15 ed al 14 agosto del prossimo anno.
Un giovane eroe della prima rivolta e’ stato arrestato e condannato per offese al Feld Maresciallo Mohammed Tantawi. Deve anche pagare oltre tremila dollari di multa. una cifra di cui dispone in Egitto solo una ristretta élite.
Tre studenti americani ( Derrick Sweeney 19 anni della Georgetown University; Luke Gates 21 anni, della Indiana University e Gregory Porter 19 anni della Drexel University, di Filadelfia); sono stati arrestati ed espulsi dopo che la polizia li ha colti sul fatto mentre lanciavano da un terrazzo bottiglie molotov sulla polizia impegnata contro i manifestanti. Ordinarie ingiustizie.
L’ argomento più urticante e’ pero’ rappresentato dai criteri con cui si vuole far funzionare l’assemblea costituente: il modello e’ quello della democrazia turca, o meglio della sua élite militare così’ come ha vissuto fino a ieri: i militari – secondo il progetto – devono essere considerati come casta che si autogoverna, decide il suo bilancio e questo deve essere la prima voce del bilancio della stato….
Gli USA non hanno torto , in linea di principio, a incoraggiare la nuova rivolta , ma hanno torto a voler spingere la candidatura di Mohammed EL BARADEI , l’ ex DG dell’agenzia atomica ( AIEA), che viene vissuto come un tecnico privo di legittimità’ ormai estraneo alla Nazione egiziana.
Una città’ che ha portato in piazza oltre un milione di persone ai funerali di Nasser, non si fa impressionare dai centomila sfaccendati che in realtà stanno facendo da sgabello alla ascesa al potere definitivo di Tantawi e stanno facendo tornare in gioco i membri del vecchio partito democratico di Mubarak, dato che i militari hanno bisogno di sostegno popolare che ora i fratelli mussulmani gli centellinano per acquisire a loro volta spazi politici.
Il ministro delle Finanze Hazem Beblawi, sta cominciando a dare i numeri: a inizio della “primavera araba” l’Egitto aveva 36 miliardi di dollari di riserve valutarie. Adesso ne ha 29. Segno che la primavera araba e’ costata cara.
Nel 2020 l’Egitto raggiungerà’ i cento milioni di abitanti. Cosa mangeranno se già adesso campano al cimitero e vivono con la pagnotta quotidiana data dal comitato manifestanti del giorno?
Tra un mese gli ultimi appartenenti al corpo di spedizione USA, lasceranno l’Irak. Vedremo anche quanto dureranno i risultati della lezione di democrazia.

EGITTO E SIRIA. L’INTERVENTO INUTILE HA FAVORITO I FRATELLI MUSSULMANI COME ERA FACILE PREVEDERE. di Antonio de Martini

Quando sul finire dello scorso anno scrissi su questo blog che l’Egitto negli ultimi trenta secoli era stato dominato da una aristocrazia militare e così’ sarebbe rimasto, fui considerato come ” un reazionario che spera quel che desidera”.
Quando previdi che il vuoto politico sarebbe stato riempito dalla fratellanza mussulmana, ebbi sorrisetti. Ricordo anche una discussione con un giovane egiziano che gestisce una pizzeria all’infernetto ( Roma) che era stato sul posto e mi giurava che ” questa volta e’ quella buona”.
Dopo dieci mesi possiamo constatare che Mubarak, ottantenne malato , e’ stato sostituito da Tantawi, più’ giovane di pochi anni, se non mesi e nulla e’ cambiato.
In Libia, un dittatore militare sta lasciando il posto a un regime islamico che per prima cosa ha abolito le restrizioni poste contro la poliginia ( molte mogli) e a mano a mano che riavrà’ i denari congelati dagli alleati, mostrerà’ il suo vero volto.
In Siria, il regime di Assad, costituito in realtà da un cartello di minoranze religiose non sunnite, viene messo in pericolo dai fratelli mussulmani e si e’ salvato – per ora – da un attacco militare franco- britannico solo grazie al veto di Russia e Cina ammaestrate dalla disinvoltura con cui la Francia interpreto’ la risoluzione 1973 delle Nazioni Unite.
In Giordania, continua il balletto pseudo democratico con cui re Abdallah cerca di regnare accontentano gli americani con una caricatura di democrazia parlamentare temperata dal potere assoluto del re.
Una petizione firmata dalla maggioranza assoluta dei parlamentari che chiedevano la sostituzione del primo ministro, e’ stata presa in attenta considerazione restando pero’ lettera morta.Sua maestà’ ci sta pensando.
La Tunisia e’ ancora effervescente e gli islamisti avanzano costantemente.
In Libano, la presenza congiunta di un Patriarca maronita energico e di un nunzio apostolico ( Mons Caccia, sangue friulano) in sintonia , stanno disegnando un nuovo ruolo per i cristiani nei paesi arabi.
Israele non sarà’ contento dei risultati, ma l’emorragia di cristiani verso le Americhe, cesserà’ e Israele sarà’ contento.
La Turchia, potrà’ passare dal ricatto dell’acqua e dall’ammassamento di truppe alle frontiere siriane, all’ attacco vero e proprio? Ne dubito fortemente. La Siria risponderà’ col sostegno ai curdi, come fa Israele, per ragioni differenti, dallo scontro navale per Gaza.
La pressione di due fronti curdi più’ la Siria, diventerebbe difficile da reggere anche per l’esercito turco.
Gli sforzi americani profusi in Medio Oriente dal prof Mc Inerney – patron del programma POMED – sono finiti come dovevano finire: senza risultati apprezzabili. E’ brutto dire che l’avevamo detto e scritto, ma l’avevamo detto e scritto.
Resta il problema israeliano in tutta la sua molteplice interezza: il riconoscimento della Palestina, l’indipendenza energetica che potrebbe avere dai giacimenti scoperti nel mediterraneo del Levante, se solo ci fosse una intesa e il timore della bomba nucleare iraniana.
Miliardi USA spesi senza risultati e con migliaia di morti al punto che il politicamente accortissimo generale Petraeus già comandante politico militare supremo in Irak e Afganistan ed ora a capo della CIA ha dichiarato a verbale alla commissione del Senato che “a causa della non soluzione del problema palestinese, la cooperazione coi partners del medio oriente non e’ tanto profonda e vasta come potrebbe essere.”
La soluzione che si profila nelle stesse menti disturbate – la parcellizzazione degli attuali stati dell’area – sarebbe un incentivo deciso all’avvio di un processo arabo federale o addirittura unitario che aggraverebbe la situazione di Israele oltre il punto di rottura anche dell’equilibrio economico a causa delle aumentate esigenze di difesa.
Il problema ora sta nelle mani di Israele e si può’ così riassumere: se dovesse scegliere un americano come presidente di Israele, sceglierebbe Obama. La sua lobby negli USA appoggia pero’ i candidati repubblicani desiderosi di guerra. Un conflitto interno all’ anima ebraica da risolvere prima che nascano altri drammi.

tra la Gallina Ben Laden e l’uovo di Gheddafi, il B. & B. algerino ( Berlusconi -Boutlefika)? di Antonio de Martini

 Che Osama Ben Laden sia morto o vivo è poco importante, perché gli effetti della sua scomparsa sono identici in entrambi i  casi.

Può essere   casomai molto più interessante sapere chi lo ha venduto e in cambio di cosa. Continua a leggere

Guerra di Libia e altri paesi arabi. gli USA ammettono sull’Herald Tribune: siamo stati noi. di Antonio de Martini

Sulle prime ho pensato a un pesce d’Aprile in ritardo Sulla prima pagina dell’ International Herald Tribune  del 15 Aprile  – ultima colonna a destra della prima pagina – campeggia un titolo ” US groups trained Key leaders of Arab revoltsContinua a leggere

La primavera araba, dopo un mese perde le prime foglie. di Antonio de Martini

Più di un  amico, incontrandomi ha espresso dubbi sul mio conto  e,  celiando,  ha detto che sono diventato comunista.  Più semplicemente, cerco di analizzare i fatti e condivido  quel che so  e quel che capisco Continua a leggere

“Dieci piccoli indiani” d’Arabia. E un iraniano. O un turco? di Antonio de Martini

Chiariamo subito una cosa: le dittature sono inaccettabili.  Anche le dittature “borghesi” o  quelle collettive di una oligrarchia.  Quando però  si cominciano a scegliere le dittature da abbattere e quelle da risparmiare,  mi viene a mente la scelta Continua a leggere

La Siria vuole dire tutti gli equilibri del Levante. di Antonio de Martini

La signora Busseina Chaabane, portavoce del governo siriano  ha parlato  alla stampa di un piano per seminare la discordia tra  i siriani. “L’obbiettivo è colpire l’unità del paese perché questo resiste e si oppone a Israele”. La signora ha  poi rincarato la dose Continua a leggere

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