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ESISTONO ALTERNATIVE ALLA GUERRA CHE SI PREPARA? (SECONDA PUNTATA)

In questo mese di Novembre, Barak Obama ha convocato tutti i paesi Asiatici riuniti nell’ ASEAN alle Hawaii – suo stato natale – per esaminare la situazione alla luce degli ultimi sviluppi. il tema sara’ l’Asia Multipolare e la stabilita’ , dove la Cina pensa alla stabilita’ della sua ” Asian supply
chain” – estesa all’Africa- mentre gli USA pensano allo statu quo politico militare.
La Cina, appunto, vuole la multipolarita’ che e’ il solo mezzo per non soccombere all’egemonia USA che vorrebbe inondare il continente di propri prodotti, far comprare solo i propri bond ed essere il tramite privilegiato dell’ export cinese.
Il piatto forte presentato dagli USA sono tre donne che essi candidano ad altrettante presidenze, la solita cambogiana col nobel, la filippina e la Coreana. Fa molto “democrazia in marcia” e le donne asiatiche, si sa, sono di buon comando.
La conferenza ASEAN serve a testare la tenuta delle alleanze ed a scongiurare la nascita di uno schieramento di ” non allineati” , altro interesse comune a cinesi e americani.
Abbiamo visto “il fronte sud” quello del Pacifico, dove la Cina e’ meno forte, ma dove ha tutto da guadagnare.
Il ” fronte nord” l’area Pakistana- himalayana e’ di gran lunga la più’ complicata da seguire per la carica di ambiguità’ che avvolge i rapporti tra il Pakistan , gli USA , la Cina e anche i piccoli paesi limitrofi ( Sikkim, Ladakh , Nepal) .
Lo ” swerpunkt” del fronte in formazione e’ – per entrambi- il Pakistan col quale c’è e’ un duplice rapporto di odio amore. Sentite qua: ” la relazione Cina-Pakistan e’ piu’ alta delle montagne, più profonda dell’oceano, piu’ forte dell’acciaio e piu’ dolce del miele” . E’ la dichiarazione ufficiale di Yussuf Raza Gilani, la scorsa settimana. Gilani non e’ un poeta, e’ il presidente del Pakistan, che in risposta alle accuse che la Cina ha fatto al Pakistan di ospitare nel proprio territorio ribelli separatisti Uiguri dell’ovest cinese ( sono 70 milioni e sono di religione mussulmana.) , si e’ lanciato in questa dichiarazione d’amore verso l’ ” impero di mezzo”.
I cinesi hanno saputo delle collusioni uiguri dagli americani che avevano montato assieme l’operazione segreta in funzione anti cinese e poi han fatto la spia senza pero’ fornire prove, per non tradirsi.
Per essere certi i due stati asiatici litigassero, gli USA hanno anche fatto trapelare colloqui segreti coi cinesi in cui avrebbero ottenuto ” la non obiezione ” cinese qualora gli USA decidessero una azione di forza in Pakistan per assumere il controllo dell’armamento nucleare.
Ma richiesto di commentare, il portavoce USA ha dovuto dire ” no comment”.
Complicazioni quotidiane che in Asia si imparano a scuola.
L’idea che forse ci si fermerà’ sull’orlo del baratro, non sfiora nessuno dei presenti sul fronte nord, almeno a giudicare dagli stanziamenti militari nucleari che vediamo:
USA : 700 miliardi di dollari nel decennio per rinnovare il parco missili nucleari
Russia: 92 miliardi per unificare i sistemi di lancio dei missili nucleari in dotazione alle tre armi e creare dieci brigate operative in ambiente nucleare
Cina : stanziamento ignoto, ma programma per dotarsi di 5 sottomarini in permanenza in mare, capaci di lanciare da 36 a 60 testate nucleari . Oltre a un arsenale nucleare mobile di terra.
Pakistan: il missile Shaheen II con testate più’ piccole e leggere per aumentarne la gittata.
India: nuova versione dell’AGNI con basi terrestri capaci, per gittata, di coprire tutto il Pakistan e gran parte della Cina, Pechino inclusa.
Israele: ha concentrato i suoi investimenti nell’adattare i missili Cruise al lancio da sottomarini ed a una nuova versione del Jericho III.
Nord Corea: ha investito su due missili per testate nucleari , il Musudan con 2500 miglia di raggio d’azione capace cioè’ di colpire il Giappone ed il Taepong-2 con gittata fino a seimila miglia ( colpirebbe meta’ del territorio americano), ma stanno lavorando intensamente alla miniaturizzazione delle testate nucleari per renderle trasportabili, altrimenti , nulla da fare.
Ho tratto queste informazioni dal rapporto BASIC ( British American Security Information Council) composto da influenti dirigenti politici dei due paesi, tra cui un paio di ex ministri della Difesa inglese.
Si noti che non c’è una riga sull’armamento missilistico e nucleare iraniano. Segno che in mano non hanno nulla, ma dare una lezione all’Iran, alcuni pensano sarebbe un bel segnale per i cinesi che pongono il veto ONU , assieme ai russi, ad azioni di forza .
L’import di petrolio gennaio- agosto dall’Iran e’ aumentato del 40% dallo scorso anno. L’antiamericanismo unisce. ( segue)

ESISTONO ALTERNATIVE ALLA GUERRA CHE SI PREPARA?

I lettori de ” il corriere della collera ” si saranno ormai resi conto che e’ in corso un confronto globale che vede gli Stati Uniti nella inedita posizione di “potenza apertamente aggressiva”che sta conducendo un ” build up” militare a livello planetario nei confronti della Cina secondo la collaudata strategia Dullesiana del ” Brinkmanship” ossia di spingersi fino all’orlo dell’ abisso del conflitto nucleare, nella convinzione che, di fronte alla prospettiva di una guerra contro la principale potenza militare del mondo, anche chi ha ottime prospettive di vittoria, offre una alternativa accettabile.
Per risalire a un comportamento sfacciatamente aggressivo USA come quello odierno, bisogna risalire alla secessione colombiana per ottenere la nascita dello Stato fantoccio ( panama) che ospitasse il loro canale di passaggio dal Pacifico all’Atlantico, oppure alla guerra alla Spagna per strappare con la forza e senza tante scuse,le Filippine prima e Cuba poi
Splendida la replica del Console inglese a Cuba durante un te’.
Richiesto se fosse pro USA o Spagna, replico’ porgendo la tazzina: ” ne limone ne latte, grazie”
Altri tempi, altra classe.
Dai tempi di Foster Dulles, indimenticato segretario di Stato col fratello direttore della CIA, il ” Brinkmanship” ha funzionato bene e spesso, anche se tutti ricordano quasi solo la crisi di Cuba del 1962 , attivata dai fratelli Kennedy.
La tecnica consiste nel preparare la guerra con grande determinazione e aggressività’ aspettando l’ attimo di tentennamento in cui l’ avversario – anche solo per aver la coscienza serena – offre una soluzione che e’ sempre l’offerta migliore che si possa ottenere.
Il build up e’ iniziato nel momento stesso in cui gli Stati Uniti si sono resi conto che la Cina minava l’essenza stessa dell’American Dream coltivando le colonie cinesi d ‘ America ( ottenendo successi di reclutamento di scienziati Cinoamericani a fini di spionaggio) e soprattutto quando si resero conto che il piano di penetrazione cinese in Africa stava mietendo successi inattesi e rapidissimi in un continente che ha ricchezze anche petrolifere, decisive per il predominio mondiale.
Il build up politico militare e’ iniziato a primavera col viaggio di Obama in India ( il nemico strategico della Cina al quale hanno appena venduto 60 elicotteri da attacco “”Apache” e stanno trattando altri 200 “multitask”), Indonesia , Corea e Giappone- ampiamente seguito da questo blog- continuato con la visita della Clinton ai primi di ottobre In Kirghisistan e dintorni , ma soprattutto con il consolidamento del bastione avanzato Pakistan-Afganistan con ben 17 basi aeree di cui al mio post di ieri l’altro e un piano di riavvicinamento col Viet Nam ( aiuti per mezzo miliardo di dollari annui) e la firma degli accordi militari con gli australiani con impegno a manovre navali periodiche e frequenti, accordo esteso a Singapore e Corea del Sud.
Entro un paio di anni il build up sarà’ completato dal riarmo aeronavale che rafforzera’ le sei portaerei e i 100.000 uomini – tra Okinawa , Corea e Giappone – che si trovano gia’ nello scacchiere del sud ovest Pacifico . Nuovo revival con Formosa ( Taiwan) alla quale hanno venduto una grossa fornitura di aerei , nuovi, ma non troppo.
Insomma tra alleanze e affari militari, mi ricorda il film di Sordi ” finche’ c’e guerra, c’e’ speranza.”
Lo schema ricalca un po’ quello del contenzioso col Giappone negli anni trenta col contrasto economico diplomatico che sfocio’ nella esasperazione giapponese che condusse all’ attacco a Pearl Harbour ed alla guerra , con la differenza che i cinesi non saranno cosi’ ingenui da attaccare per primi e non sono cosi’ piccoli come il Giappone.
Un’ altra differenza strategica importante da ricordare fu che , mentre gli anglosassoni adottarono immediatamente una strategia comune – con errori iniziali rovinosi a spese principalmente dei possedimenti olandesi- il Giappone e i suoi alleati adottarono strategie differenti e non coordinate.

Fino all’ultimo istante non capiremo se gli USA tra le opzioni a loro disposizione sceglieranno la guerra o l’ accomodamento del ” last minute” .

La strategia cinese, carica di ” umilta’ ed umorismo”, evitando il confronto diretto , lasciando capire ad ogni occasione di snobbare con leggerezza il mito del mondo unipolare , aiutando l’euro ( ma rifiutando l’ etichetta di ” Salvatore”) , strizzando l’occhio all’Iran minacciato per la sua ricerca di indipendenza nucleare; sostenendo la Corea del Nord, ma comprando bond americani, ponendo- ma assieme alla Russia- il veto all’ attacco alla Siria; offrendo all’Indonesia e all’ India di commerciare nella loro moneta rifiutando così il ruolo di re dollaro. Ma senza mai irrigidirsi in una posizione frontale di contrasto.
Ha sospeso la penetrazione economica in Africa dove aveva peraltro investito cifre di assoluto rilievo.
La sua forza e’ la quantità’ di lavoro e di moneta che può profondere ovunque. ( segue)

La politica estera di Obama e noi ( ma l’esperto non era Biden?)

Fin dai primissimi giorni della sua nomina, Barak Obama ha mostrato di voler imprimere  alla sua politica  estera una impronta  ben precisa di priorità   verso l’area del Pacifico con la nomina ai vertici  militari  – e di militari del suo staff-   conferita a personaggi provenienti da quelle zone. Quanto questo significhi minore attenzione verso l’Europa occidentale, non è ancora chiaro, ma lo sarà a breve.

La ragione immediata di tanta attenzione all’Asia è certo l’Afganistan, ma quella profonda e mai pronunziata pubblicamente,  si chiama Cina.

Stabilizzare le relazioni economiche, politiche e militari con l’impero di mezzo prima che questo aumenti ancora in potenza e relazioni economiche a livello mondiale è vitale  per gli USA che altrimenti rischiano di dover trattare – per la prima volta nella loro storia – da una posizione di inferi

l'alleato trascurato, utile per i rapporti con Russia, Pakistan e Cina, anche senza l'Afganistan.

orità economica, politica e strategica. Continua a leggere

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