Tag Archives: Giorgio Napolitano

ELEZIONI EUROPEE IN SALSA ITALIANA: MEGLIO ESSERE ODIATI CHE IGNORATI? di Antonio de Martini

Papa Francesco ha esortato gli italiani a non cedere allo scoramento. Ha ragione, c’è di che abbattersi.  L’astensione dal rito delle urne, non è un sintomo di scoraggiamento, bensi di quel virile pessimismo che deve sempre accompagnare le scelte politiche.

Conosciamo tutti una serie di detti popolari che suonano come il famoso saggio ” I Ladri di Pisa di giorno litigano e di notte rubano assieme”.   Ebbene, dalla scorsa settimana, il sondaggio che è proibito divulgare al popolo, ma noto a lor signori ha dato il responso: la gente non segue la campagna, rifiuta di informarsi, non se ne parla nemmeno al bar. La politica non solo non appassiona più, ma nemmeno incuriosisce. Continua a leggere

ELEZIONI EUROPEE: VOTARE O NON VOTARE ? QUESTO E’ IL DILEMMA. di Antonio de Martini

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Tra il 22 e il 25 maggio 400 milioni di elettori appartenenti ai 28 paesi della Unione Europea andranno alle urne per eleggere 751 parlamentari europei ( e 73 italiani) in analogia con i Parlamenti degli stati membri, ma privi di poteri effettivi che restano in capo ai governi nazionali.

Infatti, il Presidente della UE viene scelto dal Consiglio dei capi di stato e di governo che sono liberi di scegliere chi vogliono anche in senso contrario al responso delle urne. Continua a leggere

ELEZIONI EUROPEE FALSO APPUNTAMENTO. LA SOLA NOVITA’ POSSIBILE SARA’ L’AUMENTO DELLE ASTENSIONI A LIVELLO EUROPEO. di Antonio de Martini

In un Paese vicino e lontano – Israele – lo scrittore Amos Oz, proveniente da una famiglia baltica che è stata  lituana e polacca e che se fosse rimasta ferma oggi sarebbe in territorio ucraino, ha avuto il coraggio civile di rompere il tabù dei tabù: ha definito nazisti ebrei due organizzazioni israeliane di coloni che stanno compiendo aggressioni in crescendo contro gli altri abitanti della Palestina e luoghi di culto, mussulmani e cristiani ( ortodossi e no). Il Papa arriva il 25 maggio a Gerusalemme e vogliono alzare il tiro. Continua a leggere

RACCOLTA DI FIRME IN ALASKA PER L’ANNESSIONE ALLA RUSSIA ( trovata da Gic sul web)

Continua la campagna di delegittimazione di Barak Obama da parte della opposizione e lobbies collegate che vedono in pericolo gli stanziamenti in armi da cui traggono alimento.
L’Alaska, patria di Sarah Palin Continua a leggere

ITALIA: IL VERO COMPITO DI MATTEO RENZI E’ PROFUMARE IL CADAVERE PER FAR TORNARE GLI ITALIANI A VOTARE. CRISI E DISOCCUPATI POSSONO ATTENDERE. di Antonio de Martini

Distratti come siamo dalla situazione internazionale, privati di informazioni affidabili anche all’interno, fatichiamo a decifrare le “novità” che sembrano susseguirsi, ma se mettiamo nella giusta luce gli eventi la trama si chiarisce.

I governi che si sono susseguiti nell’ultimo periodo, definiti “non eletti” dai talebani di casa nostra, ci hanno un po sviato nell’analisi. Monti, Letta. Renzi sono altrettanti governi del Presidente e vanno chiamati governi Napolitano. Questo spiega la modestia delle compagini. Continua a leggere

TECNICA DEL COLPO DI STATO IERI E OGGI IN EUROPA E IN ITALIA DA MUSSOLINI A NAPOLITANO. di Antonio de Martini

Cominciamo col  distinguere le differenti azioni che nella nostra povera Patria del diritto vanno tutte assieme rubricate in maniera raffazzonata, come “Colpo di Stato”. L’ignoranza regna .

Esistono il Colpo di Stato, il Golpe, il Putsch e il Quartelazo, ciascuno con la sua peculiarità.

Colpo di Stato: si ha quando uno dei poteri dello Stato ( di solito il governo) trovandosi in conflitto – e in stallo –  con un altro potere ( di solito il Parlamento) lo prevarica utilizzando le Forze Armate o la Polizia.

Golpe: si ha quando, in una situazione di Stallo tra i poteri dello Stato, le Forze Armate intervengono come arbitri senza essere stati chiamati da nessuno.

Putsch:  nome di origine tedesca ( dal Putsch di Kapp Berlino nel 1921) si ha quando in una situazione analoga alla precedente, interviene unicamente un reparto di solito dell’esercito ( nel caso citato di Kapp, un reggimento)

.

Quartelazo :   nome di origine latino americana.
Si ha quando un reparto ( una minore unità ) interviene contro una sola istituzione dello stato ( e non contro tutti i nodi di controllo e comunicazione) per innescare un Golpe o per iniziativa di un singolo comandante.

Nei paesi della primavera araba – e anche nell’est europeo ex URSS-  la funzione di “innesco” del “Quartelazo” è stata affidata a “spontanee manifestazioni che si trasformano – sempre spontaneamente – in sommosse popolari ” appoggiate da un cospicuo numero di organi di informazione internazionali e interventi coordinati di opinion leaders e se ne necessario, da una squadretta di franchi tiratori che versano di sangue ” quanto basta” per terrorizzare una opinione pubblica troppo docile per passare dalla manifestazione alla sommossa senza l’incentivo della paura .

In Cile contro Alliende

Ci fu un colpo di Stato ( il Parlamento votó contro il governo, anche se in Repubblica Presidenziale non esiste il voto di sfiducia), poi intervenne l’esercito.
In Spagna, l’attacco di Franco alle istituzioni che diede il via alla guerra civile ( 1936-1939), fu un Putsch : Franco era comandante militare delle Isole Canarie e usó le truppe ai suoi ordini per aggredire la Repubblica e provocare un ” effetto domino” sulle altre componenti del mondo militare e degli affari sul Continente.

Più recentemente, il tenente colonnello Tejero con la sua aggressione al Parlamento assieme a un plotoncino di guardia civil , fece un Quartelazo con funzione di innesco ad un Putsch che sarebbe stato condotto dal generale Armada utilizzando la seconda divisione corazzata che si era messa già in marcia per occupare Madrid e dare tutto il potere al Re Juan Carlos di cui Armada era stato il precettore.

Se fosse accertato che il re era informato e favorevole, sarebbe stato un colpo di Stato.
La magistratura decise che era un Putsch punendo Tejero e la sua squadra assieme al generale Armada confinato nel suo castello in Aragona. Oggi sono entrambi liberi da un pezzo.

In Francia, l’avvento del generale De Gaulle al potere ( 1958, il 13 maggio) fu il primo esempio di “intervento misto” ( popolo e forza armata) di cui oggigiorno gli USA fanno ormai largo uso: una serie di manifestazioni di piazza organizzate dai francesi di Algeria indussero il comandante della piazza , il generale di brigata Jacques Massu, a comparire sul balcone della prefettura e pronunziare il nome di Charles De Gaulle, mentre un reparto di paracadutisti in Corsica ( ah queste isole! ) si apprestó all’azione.

Tanto bastò al buon presidente René Coty per accettare le dimissioni del Premier più giovane della IV Repubblica ( 37 anni) , Felix Gaillard, officiando il pensionato di Colombey les deux eglises, che soggiogò il Parlamento con un discorso di sette minuti e ottenne una fiducia che salvò le apparenze.
Pochi mesi dopo nacque la V Repubblica, consacrata democraticamente da un referendum.

La formula popolo più esercito non sempre funziona. Quando, scontenti per la scelta razionale di De Gaulle che aveva deciso di liberarsi del fardello algerino, si tentò il Golpe bis, ( il 21 aprile 1961) al solito balcone di Algeri comparvero ben quattro generali ( Salan , Jouhaud, Zeller e Challe) , ma invece di trovarsi davanti a un democristiano, si trovarono di fronte a un De Gaulle che si presentò in uniforme in TV e dettò a tutti i dipendenti dello stato le istruzioni del caso con semplicità e chiarezza, definendo i generali ” un quartetto” .

Tanto bastò per domare il movimento che aveva trascurato di coinvolgere Massu e l’esercito di coscritti,limitandosi a tre reggimenti della Legione Straniera e dato per scontata la resa del governo di fronte a una replica della rappresentazione.

In Italia, l’assenza di partecipazione reale alla politica e alla conduzione della guerra produsse un colpo di stato che sarebbe meglio definire ” di palazzo,” il 25 luglio 1943, fu necessario un minimo di attività : un voto del Gran Consiglio del Fascismo ( inabilitato a cambiare il capo del governo) cinquanta carabinieri comandati da un capitano, un ufficiale del SIM che batté a macchina un mandato di cattura ( il ten col De Francesco, venti anni dopo comandante dell’Arma), e la complicità del capo dello Stato.
Meno di cento persone in tutto.
La vera condanna del regime fascista venne dal fatto che nessuno lo difese: non la polizia, non la Milizia fascista, non una sezione di partito, non un membro del gabinetto, non una delle 73 divisioni dell’esercito, non un parente del duce.
Quando un regime é marcio, cade da solo.
E questo regime è più che maturo.

Esiste anche un nuovo tipo di denominazione da me creata recentemente e che ha avuto un certo successo, ossia ” il colpo di Stato a rate” per ottenere il quale, bastano ancor meno persone.

Serve anzitutto la disponibilità del Premier a farsi spogliare delle sue prerogative storiche e un Parlamento trasformato in Pirlamento di ignoranti docili e incapaci grazie alle sapienti selezioni di lista fatte da  di Berlusconi, Scajola, Verdini, D’Alema, Veltroni, Bersani.

Poi, basta scegliere bene il capo della polizia e quello dei carabinieri ed eternizzarli (a stipendio pieno)  al loro posto in barba alle leggi, regolamenti e criteri di alternanza democratica e il gioco è fatto a patto che la magistratura taccia. E tace.

Numero di partecipanti: dieci/quindici.

Il capo della polizia è nuovo perché il predecessore è morto abbracciato alla poltrona mentre il comandante dei carabinieri Leonardo Gallitelli è scaduto – ma si è fatto rinnovare per due anni – lo scorso anno.

Nel frattempo e per arrivare agli ottanta anni con la certezza dello stipendio pieno ed altre prebende, sta facendo pressione sul Quirinale per essere nominato “consigliere presidenziale per la sicurezza” carica mai esistita e che rappresenta una usurpazione delle prerogative del ministro dell’interno, ma che può farlo restare al caldo per altri quindici anni assieme agli altri geronti annidati alla presidenza della Repubblica ( Rolando Mosca Moschini colpito dai limiti di età dieci anni fa; Gifuni ( già segretario generale  della  Presidenza della Repubblica, ma rimasto in sede  perché li si sta meglio che a casa  e si può regalare un capanno al figlio nella tenuta presidenziale). Qualcuno muore – il meccanismo è perfettibile – ma finché dura…

Credo sia giunto il momento di ammettere che il re è nudo e il Presidente non se la passa meglio e sarebbe ora di smettere di approfittarsi di un uomo anziano – ormai lucido poche ore al giorno-  contro il volere della sua famiglia.

Per dismettere Antonio Segni dalla presidenza della Repubblica bastarono un certificato medico e l’accordo di cinque/sei persone. Presto per Napolitano basteranno due infermieri.

Signora Clio, li preceda.

 

RENZI TERRORIZZA BAN KI MOON CON UNA TELEFONATA SUI NOSTRI MARO’. VITTIME COLLATERALI: LARUSSA, DI PAOLA, TERZI E BONINO. VIVADDIO CI VOLEVA UN TOSCANO. di Antonio de Martini

Questo Matteo Renzi comincia a piacermi, ma temo che le sue telefonate non ce le farà sentire nessuno. I nostri media si intendono principalmente di lenzuola.

Ha chiamato Ban Ki Moon , il segretario generale delle Nazioni Unite e gli ha annunziato formalmente che l’Italia si ritirerà da tutte le commissioni dell’ONU e smetterà di contribuire alle  sue casse  se le nazioni Unite non si faranno parte diligente nella liberazione dei nostri due marò trattenuti in India da ormai due anni. Continua a leggere

ALLA CAMERA E SUI MEDIA SUCCEDE DI TUTTO TRANNE PARLARE DELL’ORO DEPOSITATO ALLA BANCA D’ITALIA. NESSUNO SI CHIEDE DI CHI SIANO 2450 TONNELLATE DI ORO . NAPOLITANO FIRMERÀ SENZA LEGGERE? Il PD SCAMBIA L’AMICIZIA DI QUATTRO BANCHIERI CON TRE MILIONI DI VOTANTI ? di Davide GIacalone

La rumorosa opposizione ortottera ha un merito: ha stanato tutti sulla sorte
di Banca d¹Italia. Il deputato Giorgio Sorial, del Movimento 5 Stelle, ha
dato il suo insperato contributo ad evitare che, anche oggi, i giornali si
soffermino sul merito della questione, che è enorme, e c¹è riuscito dando
del ³boia² al presidente della Repubblica. In più di una banca, di una
redazione e di una sede (indebitata) di partito gliene saranno grati. Ma sta
di fatto che la, pur tardiva (potevano pensarci al Senato, noi battiamo il
tasto da novembre!), determinazione nell¹opporsi all¹osceno trasloco di
patrimonio, da pubblico a privato, ha costretto tutti a uscire allo
scoperto.

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CRISI SIRIANA: l’ITALIA – LO IMPONE LA COSTITUZIONE – DEVE RESTARE NEUTRALE E COMUNQUE NON PUÒ DECIDERE CHE DOPO IL VERDETTO ONU. SULLO SFONDO L’IMPEACHMENT DI NAPOLITANO. I NUMERI CI SONO QUASI E TUTTI I TROMBATI DELLA LEGGE ELETTORALE POTREBBERO RIBELLARSI. di Antonio de Martini

La cadenza delle informazioni deformate sulla Siria continua con flussi costanti e i comprimari del primo atto di accusa ( ONU in primis) risultano scomparsi dalla comunicazione mondiale.

l’Italia è impedita all’intervento dall’articolo 11 della Costituzione se non per mandato delle Nazioni Unite che, visto l’atteggiamento di Russia e Cina ( e penso Brasile), non ci sarà.
Siamo i soli ad avere un indifeso corpo di pace alla frontiera siriana in situazione di pericolo qualora prendessimo posizione con leggerezza.
Ogni intervento di aggressione o di riequilibrio di una situazione militare è comunque proibito dal primo comma art 11 della Costituzione ” L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.”
Dalla barca della propaganda, dopo due giorni di falsa indignazione, stanno scendendo in molti:

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LA COSTITUZIONE PIÙ BELLA DEL MONDO HA DISEGNATO UN PAESE INGOVERNABILE. di Marco Reis

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L’Amico Marco Reis ha mandato un brillante post circa l’agibilità della nostra Costituzione.
Parla di corda in casa dell’impiccato. Dal1964 continuo sulla via tracciata da Pacciardi, Maranini, Cadorna, Tomaso Smith, chiedendo una revisione della Costituzione per far partecipare alla politica il grande assente: il popolo.
Dove non sono d’accordo con Reis, è sulle cause della mancata riforma.
Egli sostiene che si tratti di follia. Io ritengo si tratti di furbizia.

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