PALESTINA: QUANTI SONO I PALESTINESI, DOVE E COME VIVONO ? di Antonio de Martini

Ora che lo stato di Palestina inizia ad essere riconosciuto internazionalmente in accordo con la delibera delle Nazioni Unite e diventa un interlocutore mediterraneo legittimo a tutti gli effetti, bisognerà incominciare a conoscerlo, tanto più che l’aspetto demografico è il fronte principale di lotta contro Israele, il vicino dominatore col quale vige un regime armistiziale, ma non la pace. Continua a leggere

LO STATO VATICANO RICONOSCE UFFICIALMENTE LO STATO DI PALESTINA E DOMENCA SARANNO PROCLAMATI DUE SANTI PALESTINESI.

Ieri, mercoledì, il Vaticano ha siglato ( perfezionato ma non ancora firmato) il primo documento ufficiale con cui riconosce lo Stato Palestinese.

Lo scorso ottobre questo importante passo era stato compiuto della Svezia, mentre tutti i principali paesi europei hanno approvato la scelta in Parlamento senza poi farla seguire da atti amministrativi dei rispettivi governi. Particolare menzione per l’Italia che nello stesso giorno e con la stessa maggioranza ha votato un ordine del giorno a favore e uno contro il riconoscimento dello stato palestinese.

Il Governo israeliano, ancora in formazione post elettorale, si è riservato di reagire ” in maniera appropriata” non appena il concordato sarà firmato e reso noto.

Già lo scorso anno durante la visita di Papa Francesco, i comunicati stampa  accennavano a Mahmud Abbas come al ” Presidente dello stato palestinese” , ma adesso la situazione ” di fatto” è stata perfezionata giuridicamente con un documento ufficiale.

Intanto,  dal porto di Göthenborg tre giorni fa ha salpato le ancore il peschereccio Marianne con a bordo attivisti intenzionati a violare il blocco del porto di Gaza come fu tentato dal MAVI Marmara e conclusosi con otto morti.

Questa volta la nave non batte bandiera turca, ma svedese e tra i cinque passeggeri che si sono aggiunti all’equipaggio c’è anche un cittadino israeliano naturalizzatosi svedese: Dror Feiler, di professione musicista e per l’occasione portavoce.  

Il viaggio – cinquemila miglia – sarà punteggiato da un certo numero di soste -per ora Malmö e Copenhagen, gli altri scali non sono ancora stati comunicati – da ciascuno dei quali si aggiungeranno altri navigli. La destinazione finale è Gaza. Lo scopo la rimozione del blocco. La nave ha a bordo materiale medico e pannelli solari.

Domenica la proclamazione a santi di due palestinesi.

Inizia la lotta per far riconoscere gli arabi cristiani, entità culturale e politica che sarà ora difficile continuare a ignorare.

CHI HA SPARATO A PAPA WOJTYLA ? COSA VUOL FARE A PAPA FRANCESCO. di Antonio de Martini

Una recente ricerca del ” fact tank” Pew research Center indica come formidabile la popolarità di Papa Francesco nel mondo. Questa è geopolitica.

Il Pew Research Center si presenta come un ” non partisan, fact finding” e specifica che “it does not take policy positions”.

Le interviste sono state fatte a 50.994 persone maggiorenni ( oltre i 18 anni) di 43 paesi ed è stata condotta dal 1 novembre 2013 al 5 giugno 2014. Senza badare al tempo o ai fondi necessari.

A livello mondiale risultano favorevoli all’attuale Pontefice il 60% degli abitanti, contrari il 11% ( tra cui Raoul Castro che medita di cambiare campo) e ” non sa o non si pronunzia o rifiuta di rispondere” il 28%.  Continua a leggere

RASSEGNA STAMPA INTERNZAZIONALE DEL 10 MAGGIO 2015  a cura di Gianni Ceccarelli

NOTIZIE DAL MONDO, 4-10 MAGGIO 2015

 

In questa settimana settanta anni fa finiva la II guerra mondiale, almeno in Europa. Mi pare interessante iniziare questa breve rassegna riportando di conseguenza una piccola notizia connessa, dopo tanti anni, a quei tragici momenti. In questi giorni a Velletri – la cittadina dei Colli Albani- in zona piazza Garibaldiall’incrocio con via dei Cappuccini, sono stati sottratti allo strato di terra che li ha celati per 70 anni i resti di un soldato tedesco che era stato seppellito in quel punto da altri soldati, statunitensi, due genieri e un fante. Lo sconfitto aveva ricevuto, dopo la sua morte, un gesto di umanità da chi lo stava ricacciando indietro o lo cacciava per ucciderlo. Anche se quel tratto di strada, in quel momento storico era troppo importante perché quel soldato marcisse sulla carreggiata (l’Appia era un transito continuo di gente in fuga e soldati anch’essi in fuga), il fatto che così si decise per una degna sepoltura resta un segno di umanità. Il ritrovamento si deve, con la collaborazione di archeologi e altri cittadini, a un ex pilota militare che abita da sempre proprio sul punto in questione e che nei suoi ricordi di bambino aveva impressi chiaramente quei momenti.

http://www.lanotiziaoggi.it/ visitato 8 maggio

 

In questa settimana il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che lascia liberi i singoli Stati membri di decidere circa la coltivazione o il bando dei cosiddetti OGM (organismigeneticamente modificati).

Il nuovo regolamento diventa effettivo dalla prossima primavera e permette la costituzione, nell’ambito dei singoli Stati, di zone di protezione tali che gli OGM non possano oltrepassare i confini degli Stati in cui essi siano proibiti.

In base ai nuovi regolamenti, i singoli Stati possono restringere o proibire nel loro territorio la coltivazione di specifici OGM anche se essi siano approvati dalla Autorità Europea a ciò deputata (la European Food Safety Authority).

Sono nove i Paesi europei che si oppongono alla coltivazione di OGM (Austria, Bulgaria, Francia, Germania, GreciaUngheria, Italia, Lussemburgo e Polonia) mentre i Governi del Regno Unito e dell’Olanda sono OGM favorevoli.

La notizia viene dall’Ungheria, che sta promuovendo un accordo tra i membri della UE al fine di rifiutare l’uso di OGM in tutto il territorio dell’Unione.

www.thedaily.hu/ vis 7 mag. 15

 

Il periodo di deflazione dovrebbe terminare in Polonia entro gennaio 2016, secondo la previsione del Governatore della Banca centrale di quel Paese, Marek Belka che si è detto ottimista sulle condizioni dell’economia del suo paese: “La nostra economia sta ricuperando posizioni –ha affermato- e sta accelerando significativamente verso una situazione moderatamente tranquilla”.

http://www.thenews.pl/ vis 7 mag. 15

 

Una notiziola divertente: in un pub di Bucarest, suonando alcuni motivi al pianoforte lo strumento “produce” determinati drinks. Il pianococktail -inventato da due ragazze romene di 27 anni,Antonia Dumitrescu e Raluca Macalet– è capace di emettere cinque tipi diversi di cocktails, quali –ad esempio-  il BloodyMary, il Manhattan e il Planter’s Punch (un long drink fatto di solito con ghiaccio, arancio, succo di limone, rum scuro e granatina; l’origine è lontana nel tempo –se ne parla già nella seconda metà del XVII secolo ed è ovviamente giamaicana). Ogni “brano musicale” produce un cocktail diverso e gli ingredienti vengono mescolati mentre suona un’altra pianista, Sandra Popescudi 26 anni, 

http://www.romaniantimes.at/

 

Si assiste negli ultimi tempi a un certo dinamismo dei rapporti tra gli Stati Scandinavi e Baltici, da un lato, e la Russia. Dieci nazioni appartenenti alla NATO e la Svezia hanno lanciato delle manovre programmate nel Mar del Nord, a partire dai primi giorni di maggio. Lo scopo è quello di migliorare le loro potenzialità antisommergibili. Contemporaneamente la Finlandia, che non è un membro NATO, ha cominciato a inviare lettere a circa 900 mila riservisti informandoli dei loro possibili ed eventuali ruoli in una ipotetica situazione di crisi. Sempre allo stesso momento, il ministro degli esteri svedese ha formalmente protestato verso i Russi, dichiarando che navi russe hanno disturbato i lavori di posa di cavi nelle acque tra la Svezia e la Lituania, asserendo che si tratta dell’ultima di una serie di azioni non amichevoli. Infine, in questi giorni, i ministri degli esteri svedese e lituano hanno incontrato a Chisinau (la città più popolosa della Moldavia) alcuni leaders moldavi filo occidentali. Tutto ciò sembra confermare che gli Stati Baltici e Scandinavi stanno lavorando per incrementare misure comuni in relazione alla supposta attività militare russa nella regione. 

Stratfor, visitato il 5 maggio

 

Il Turkmenistan possiede grandi riserve di gas (si situa al quarto posto mondiale da questo punto di vista), il che dovrebbe far tutti felici in quel Paese. Ma per quel lontano Paese centroasiatico trasformare in realtà operativa questa situazione si dimostra da tempo estremamente difficile. La scorsa settimana MarosSafcovic, vice presidente della commissione europea per l’energia,in una sua visita a Ashgabat (la capitale del Turkmenistan) si è espresso positivamente anche se in maniera piuttosto vaga circa il progetto da oltre 5 miliardi di dollari di un gasdotto attraverso il Caspio che dovrebbe pompare qualcosa come 30 miliardi di metri cubi di gas prodotto nel Paese verso i mercati europei. Il progetto dovrebbe essere operativo per il 2019. Ma c’è anche un altro progetto – di cui sempre Safcovic ha parlato- che intriga gli analisti: un gasdotto attraverso l’Iran. Attualmente la Cina importa qualcosa come 35 miliardi di mc (bcm) all’anno dal Turkmenistan e il Paese vende altri 4 bcm alla Russia e circa 10 bcm all’Iran, ma nella attuale situazione c’è sempre una minaccia di riduzione di tali acquisti. Mentre Safcovic parlava del gasdotto transcaspico, il presidente afgano Ashraf Ghani metteva sul tavolo un altro progetto vitale per le ambizioni del Turkmenistan: il TAPI o gasdotto che dovrebbe connettere TurkmenistanAfghanistanPakistan e India, progetto che risale a quasi venticinque anni fa,  il cui costo dovrebbe ora aggirarsi sui 10 miliardi di dollari, ma che si è arrestato sia per la situazione in Afghanistan sia per mancanza di fondiGhani lo ha in un certo qual modo risuscitato, addirittura parlando del 2020 come possibile data di operatività. Tutto questo ha aumentato l’ottimismo a Ashgabat. Ma va considerato che la Russia e l’Iran sono due Stati che danno sul Mar Caspio e hanno detto molto chiaramente che bisognerà dettagliare al massimo i loro diritti sul fondo di quel “mare” che alcuni considerano un “lago”. Si tratta di un problema che oscura l’ottimismo turkmeno.

http://www.eurasianet.org/ 7 mag. 15 

 

Un’altra piccola notizia: il Takasakiyama Nature Zoo nella provincia di Oita in Giappone sta ripensando al nome assegnato dopo un referendum tra il pubblico a una scimmietta nata al suo interno: il referendum era stato a favore di Charlotte. In seguito però alla decisione di dare lo stesso nome alla piccola principessa inglese, nata negli stessi giorni, la direzione dello zoo è stata subissata di proteste. 

http://www.japantoday.com/ 7 mag

 

I ministro delle finanze giapponese Taro Aso durante un incontro dell’Asian Development Bank (ADB) si è detto favorevole ad aumentare gli investimenti in infrastrutture nel continente asiatico, ma senza specificarne l’entità. Tale decisione potrebbe contrastare l’analoga decisione della Cina che anch’essa vuole intervenire nel settore. Aso intende promuovere una nuova cooperazione finanziaria tra la ADB e la Japan International CooperationAgency allo scopo di favorire uno sviluppo di alto profilo della regione. La ADB aveva tenuto il suo incontro annuale a Baku, in Azerbaijan. 

Un altro problema interessante è come la ADB coopererà con la Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) a guida cinese. La Cina ha reso noto che finora 57 Nazioni hanno firmato come membri fondatori della AIIB, ma gli USA hanno deciso di restarne fuori, mantenendo la oro posizione preminente nella Banca Mondiale. Anche il Giappone, con un ruolo importantissimo nella ADB, non ha aderito alla AIIB, giustificando questa decisione col fatto che alcune procedure in quest’ultima appaiono poco “trasparenti”

http://www.japantoday.com/ 5 mag

 

Aceh è un “territorio speciale” dell’Indonesia, situato sull’estremità settentrionale dell’isola di Sumatra, con oltre 4.700.000 abitanti ed è la sola provincia indonesiana (il Paese ha la più vasta popolazione musulmana al mondo) in cui è consentito seguirerigidamente e implementare la legge islamica; di conseguenza nella provincia l’omosessualità, il gioco e l’assunzione di alcool sono già puniti con la bastonatura. La situazione legale deriva da una speciale forma di autonomia ottenuta dalle autorità centrali di Jakarta nel 2001, in seguito a una lunghissima vertenza in favore di un separatismo ancor maggiore. Le ultime novità al riguardo, secondo però quanto viene riferito da una fonte britannica, riguarderebbero la proibizione di corse in moto; mentre già in atto è la norma secondo cui le donne non possono stare a cavalcioni di una moto guidata da maschi, ma debbano in tal caso sedersi in un sidecar. Altre norme approvate di recente nella regione riguardano la proibizione di performances musicali dal vivo e la separazione dei sessi nelle scuole.

http://www.telegraph.co.uk/ 4 mag

 

RELIGIONE E POLITICA NELL’ISLAM MEDIORIENTALE E IN QUELLO EUROPEO. ( video intervista in due tempi) PINO GERMINARIO INTERVISTA ANTONIO de MARTINI

Quanta è l’influenza della religione in Medio Oriente?  Quali le differenze tra Turchi, arabi e persiani?  Perché tanti scontri e tutti in quelle zone?  Chi ha fomentato discordie sopite da secoli e perché?  A queste domande risponde Antonio de Martini  con la sincerità e perizia abituale.

L’intervista del centromediano di ” Conflitti e Strategie” ,per ragioni tecniche, è stata divisa in due parti di durata quasi uguale, e fa luce su molti aspetti geopolitici rimasti nell’ombra.


RASSEGNA STAMPA INTERNAZIONALE AL3 MAGGIO 2015. a cura di Gianni Ceccarelli

NOTIZIE DAL MONDO 27 APRILE 3 MAGGIO

 

Stratfor (forse sta per “Strategic Forecast”) è un gruppo che produce analisi e previsioni geopolitiche, mettendo gli eventi in un contesto globale; il fine sarebbe quello di comprendere al meglio gli sviluppi internazionali e prevedere se possibile le divere opportunità e i possibili pericoli. A metà aprile ha diffuso un riassunto relativo alle diverse situazioni in aree giudicate critiche.  Continua a leggere

IL LIBRO BIANCO DELLA DIFESA COMMENTATO DAL GENERALE ZIGNANI 

 Alberto Zignani, figlio di un ufficiale morto in Albania durante il conflitto mondiale e decorato di medaglia d’oro al Valor Militare, è stato capo della pianificazione finanziaria del ministero della Difesa, Segretario Generale e Direttore Nazionale Armamenti è da ultimo comandante generale della Guardia di Finanza.  Gli abbiamo chiesto di leggere per noi il Libro bianco.

“Ho letto con attenzione e interesse il Libro Bianco edito in questi giorni dal Ministero della Difesa.

Nella mia lunga carriera ho visto nascere diversi Libri Bianchi della nostra Difesa. Le caratteristiche che li hanno accomunati sono state sempre le stesse:

anziché limitarsi a delineare un numero estremamente limitato di provvedimenti urgenti e perseguibili nel prevedibile limitato periodo di permanenza del Governo e del Ministro in carica, elencavano tutti gli interventi che sarebbero stati necessari e che erano a tutti noti e insoluti da anni. Da noi venivano definiti il “Libro dei Sogni”!;

naturalmente il Governo e il Ministro in carica avevano appena il tempo di avviare qualche provvedimento;

il nuovo Governo (che, a quei tempi, era anche costituito dagli stessi partiti del precedente) e il nuovo Ministro consideravano quel Libro Bianco opera di “qualcun altro” e, pertanto, lo ignoravano.

Morale: i vari Libri Bianchi che si sono succeduti in Italia dal dopoguerra a ieri non sono stati altro che l’autocelebrazione del Ministro del momento. Con nessun effetto pratico sull’organizzazione della Difesa. I mutamenti che sono avvenuti nel tempo sono stati sempre determinati da Ministri (vedi Andreatta) che, anziché fare Libri Bianchi, hanno fatto approvare delle leggi (vedi la Legge 25/97) o dato disposizioni precise ed esecutive (vedi la riduzione delle Direzioni Generali da 24 a 12 operata, senza clamori, in due anni).

Anche questo Libro Bianco dice tante cose giuste, che da tempo tutti dicono. In primis, la necessità di procedere a una vera integrazione interforze, eliminando o, almeno, riducendo al massimo le ridondanze esistenti in tanti settori e il ringiovanimento del personale militare.  Speriamo, quindi, che non faccia la fine di quelli che l’hanno preceduto!

E’ naturale che, volendo essere puntiglioso, potrei obiettare su molti punti. Ma mi sembra che non sia il caso, considerato che, come ho detto, complessivamente il ragionamento si sviluppa su di una linea corretta.

Un punto solo mi ha lasciato molto perplesso ed è relativo alla “Revisione delle strutture direttive e di comando”. In questo settore si prevede che:

1. dal Ministro dipendano direttamente il Capo di Stato Maggiore della Difesa (un po’ enfaticamente definito “Comandante in Capo”) e il Segretario Generale della Difesa;

2. dal Capo di SMD dipendono:

il Vice Capo SMD (nuova carica), responsabile dell’”Impiego delle Forze”;

il Sottocapo SMD, responsabile della direzione dello Stato Maggiore della Difesa;

i tre Capi di SM di Forza Armata, responsabili della generazione e preparazione delle rispettive forze;

il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, per le funzioni militari dell’Arma;

il Direttore Nazionale degli Armamenti e della Logistica, da cui dipendono tutte le Direzioni Generali Tecniche e il Comando Logistico della Difesa (alle cui dipendenze vengono posti anche gli Organismi e gli Enti Territoriali con compiti che vanno dal supporto logistico-territoriale, alla diffusione delle informazioni sulla Difesa, l’arruolamento del personale e la facilitazione della ricollocazione del personale nel mondo lavorativo).

Le mie perplessità in merito sono le seguenti:

1. Si è deciso di scindere le cariche di Segretario Generale e  Direttore Nazionale degli Armamenti (DNA) e ci può stare, dal momento che così è in tutti i principali Paesi europei e negli USA. Ma perché trasformare il DNA in un Alto Comando logistico?

2. In tutti i principali Paesi occidentali il DNA è alle dirette dipendenze del Ministro della Difesa e si occupa esclusivamente di tutti i problemi ai quali, del resto, il Libro Bianco dedica addirittura un intero Capitolo (il 9°). Secondo me, il DNA non è il Capo della logistica della Difesa. Egli è il trait d’union fra la Difesa e l’Industria della Difesa. E’ colui che promuove e segue direttamente tutte le cooperazioni internazionali. E’ colui che gira il mondo promuovendo, presso gli Stati Maggiori  dei Paesi amici, i prodotti della nostra Industria della Difesa. E’, come dice l’attuale legge dei Vertici, il responsabile della politica degli armamenti. E per far questo ha la necessità di relazionarsi direttamente con il Ministro della Difesa, pur avendo una dipendenza tecnico-operativa dal Capo di SMD. Nel senso che non può avviare programmi di investimento senza il consenso del Capo di SMD. Così, del resto, prevedeva la legge dei Vertici promossa da Andreatta e, per esperienza diretta, posso dire che la cosa funzionava bene. 

Invece, ora, il DNA è diventato il Capo della logistica delle Forze Armate. Ma i compiti previsti dal Cap. 9 del Libro Bianco meritano, a mio avviso, una dedizione totale! E chi sarà a farlo? Il DNA, così oberato di altri compiti? Certo, cercherà di farlo, ma, anche volendo, non potrà farlo bene. Perché non ne avrà il tempo e non avrà il sostegno derivante dal rapporto diretto con l’Autorità politica della Difesa.

3. Quando, da Maggiore, fui mandato a fare un corso di management, ricordo che una delle raccomandazioni che ci vennero più volte ripetute fu la seguente: ricordatevi che il numero massimo di leve che si può gestire in modo ottimale è di sei. Il numero otto rappresenta il massimo raggiungibile, accettando però un livello di gestione buono, ma non ottimo. Oltre le otto leve non si deve mai andare. Ebbene, il Capo di SMD si trova a gestire ben sette leve di cui due nettamente diverse dalle altre: quella dell’Arma dei CC e quella del DNA. Altro motivo, questo, per porre il DNA alle dirette dipendenze del Ministro, lasciando alle dipendenze del Capo SMD il Comando logistico interforze, che è molto più attinente ai problemi delle tre Forze Armate.

4. In sintesi, a parer mio, il Ministro della Difesa dovrebbe esercitare la sua azione direttiva agendo su tre leve:

quella operativa, gestita dal Capo SMD;

quella tecnico-industriale, nazionale e internazionale, gestita dal DNA;

quella dell’Area amministrativa della Difesa, gestita dal Segretario Generale.

            Mi sembrerebbe, questa, una suddivisione dei compiti più equilibrata e armonica.

Mi fermo qui. Non mi sembra il caso di insistere oltre. Non resta, ora, che attendere di esaminare i documenti esecutivi. Perché di tutti i provvedimenti che vengono elencati, ben poco si fa intendere sul come verranno attuati. E, da quel come, dipendono tante cose …

LO STRANO CASO DEL SIGNOR de MARTINI di Antonio de Martini

Il post che ho scritto stamattina quando l’ho “licenziato”  mettendolo “on line” era composto di 1920 parole circa.

Alberto Ritteri, un lettore che conoscete per averlo io ospitato sul blog ( è un ex manager Telecom che ho conosciuto personalmente ed abbiamo lavorato assieme) , ha interloquito, come altri,mostrando di aver letto il mio pezzo per intero e lamentando qualche disturbo web nell’inserimento del commento che ha ripetuto due volte, la seconda in forma abbreviata.

Quando ho cercato di rispondere ad una sua frase disfattista, il computer si è rifiutato di prendere la risposta.

Ho inutilmente cambiato computer.

A quel punto l’occhio mi è caduto sul conteggio delle parole che ricordavo perfettamente  essere 1920 circa.               Erano diventate 710 !  Risulta mancante tutta la parte riguardante i commenti su come è cambiato il mondo e si sono rovesciate le parti: l’America è diventata persecutrice anche dei propri cittadini, mentre la Russia aspira a collocarsi come paladina del diritto delle genti e in Italia abbiamo assistito alla trasformazione dei partiti liberali e borghesi in private proprietà di singoli scemotti autoritari e spesso ladri,  mentre l’ex PCI si è trasformato in un partito che anima il dibattito politico interno ed esterno ed ha un premier che sa toccare i tasti giusti della borghesia nazionale.

Notavo il paradosso.

Concludevo segnalando che per recuperare la sovranità che ci rende succubi dell’F.B.I. ( federal bureau of investigation) dobbiamo innanzitutto mirare a creare un insieme di paesi neutrali partendo dalla Svizzera, Austria e Italia per costituire un baluardo di neutralità che impedisca a chiunque di portare la guerra nell’Europa meridionale. Aggiungevo che questa coalizione avrebbe certamente attratto almeno la Slovenia e la Repubblica Ceca nella propria orbita.

Questa tesi mi è stata contestata da Ritteri, quindi qualcuno l’ha ricevuta e letta…..

Ora non c’è più.

Intendiamoci, sono un somaro in termini di tecnologia e potrebbe essere colpa mia, ma mi chiedo come mai mi succedono di questi inconvenienti ogni volta che  tratto l’argomento“Italia neutrale assieme ai paesi vicini” e mai quando posto un pezzo di costume. Scomparsi anche i TAG e le categorie con le quali si attirano i lettori dai motori di ricerca.

Se qualcuno dei lettori riesce a capire quale sia l’arcano sortilegio che colpisce il mio PC e me lo scrive, gli farò assaggiare la torta di pere al cioccolato che mia moglie ha fatto per consolarmi. Gradito il testo completo del post qualora qualcuno lo avesse.

Anafesto è dispensato visto che le sue spiegazioni hanno più improperi che congiunzioni.

LO STRANO CASO DEI SIGNORI FIRTASH E ALIEV OVVERO LE CONSEGUENZE DELLA NEUTRALITÀ SULLA TUA VITA.  di Antonio de Martini

Nei giorni scorsi il signor Dmytro Firtash, ucraino, ha vinto una causa contro il governo degli Stati Uniti che volevano estradarlo accusandolo di complicità in un caso di corruzione che sarebbe avvenuto in India, mirante ad ottenere lo sfruttamento di una miniera di titanio.

Il signor Firtash è un Tycoon che ha fatto fortuna commerciando col Turkmenistan in materie prime contro generi alimentari: esportava in Turkmenistan ottenendo gas che vendeva in Ucraina e in Europa occidentale. Era ovviamente un amico  e sostenitore del presidente Yanukovich. Continua a leggere

LA CRISI INTERNAZIONALE DIVENTA DI CIVILTÀ E AFFIORA NELLE MANIERE PIÙ IMPENSATE . ECCO DUE ESEMPI. di Antonio de Martini

Due fatti nuovi affiorano dal marasma geopolitico creato dalla disinformazione di questi tempi.

Il primo , giunto sotto i nostri occhi grazie – si fa per dire –  al terremoto del Nepal è bicefalo: gli israeliani usano il Nepal come serbatoio di uteri in affitto. Nessun dubbio che siano gli uteri meno costosi e che la logica della globalizzazione imponga di andare in giro in cerca del prezzo più basso, ma questa trovata assume un aspetto umoristico da barzelletta antisemita  se non ci fossero anche altri elementi su cui meditare attentamente. Continua a leggere

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