SIRIA: L’ONU SVIA L’INDAGINE SULL’ATTACCO CON ARMI CHIMICHE AD ALEPPO DEL 19 MARZO SCORSO.

I ribelli siriani denunziarono agli osservatori ONU un “attacco con armi chimiche” nei pressi di Aleppo che avrebbe provocato 25 morti e 100 feriti, avvenuto lo scorso 19 marzo.
Nella denunzia si specificava trattarsi di un missile SCUD lanciato dall’esercito siriano.
Le Nazioni Unite intervennero con prontezza incardinando una inchiesta data la delicatezza
dell’avvenimento, che se confermato avrebbe significato una escalation del conflitto e costituito un
casus belli” giustificante l’intervento diretto armato del governo americano.

Oggi il ministero degli esteri russo ha denunziato – con una dichiarazione all’Agenzia Novosti – un intervento dilatorio del segretario generale dell’ONU, Ban Ki Moon che avrebbe chiesto agli investigatori di allargare l’inchiesta ” a tutti gli episodi” analoghi eventualmente avvenuti in Siria.
Il segretariato generale ONU sarebbe intervenuto chiedendo agli investigatori di attendere a presentare il rapporto conclusivo, estendendo il raggio della inchiesta a tutto il territorio siriano.

La dichiarazione russa, cita ” interventi di stati occidentali” all’origine di questa decisione del segretario generale delle Nazioni Unite, la identifica con la volontà di non divulgare i risultati acquisiti e fa notare che non esistendo altre denunzie di aggressioni con armi chimiche, non v’è motivo di non giungere a conclusione.
La protesta russa conclude invitandolo Ban Ki Moon ad assumere gli atteggiamenti di imparzialità che sono nei principi delle Nazioni Unite.

Sembra chiaro che gli investigatori abbiano ritenuto la denunzia dei ribelli una disinformazione.
Non è chiaro invece se non ci sia stato nessun attacco con armi chimiche o se sia effettivamente avvenuto, ma opera di uno dei servizi di intelligence interessati a provocare l’intervento diretto degli stati Uniti che hanno più volte dichiarato che l’uso di armi chimiche da parte del governo siriano sarebbe stato rubricato come ” superamento della linea rossa” da parte degli USA.

L’intervento dilatorio del segretario generale potrebbe essere giustificato soltanto col desiderio di non inasprire la situazione tra le parti dato il protrarsi di negoziati di cui non si ha però notizia fin da quando iniziarono.
John Kerry ha fatto tre viaggi in Medio Oriente in due settimane, Assad una lunga intervista a una TV turca e l’Hezbollah ha lanciato un attacco con razzi su Israele, ma senza causare danni. Israele ha risposto, ma più con dichiarazioni del nuovo ministro della Difesa Yaalon che con una rappresaglia cruenta.
Sembrano altrettanti segnali di pressione per affrettare una conclusione negoziale dagli americani e la protesta ufficiale russa potrebbe avere lo stesso significato.

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Commenti

  • oraetsemper  On aprile 8, 2013 at 11:32 am

    Già in un’altra occasione mi pare che Antonio abbia auspicato il raggiungimento di un accordo negoziale tra le parti in questa guerra siriana.
    Anche Papa Francesco ha esortato i “potenti” a scegliere questa strada per alleviare le sofferenze di una popolazione che vive una guerra civile, con tutto ciò che comporta, ormai da più di due anni.
    Penso che tutte le persone ancora in grado di usare la ragione non vedano altra via che quella del negoziato, però, c’è sempre un però, come ben ci ricorda la bella favola di Fedro (che resta sempre attuale e non soggetta ad alcuna evoluzione): superior stabat lupus longeque inferior agnus…..
    Il casus belli da usare da parte di chi è oggettivamente più forte non manca mai e la politica estera degli USA non cambia con il cambiare della maggioranza al governo, con buona pace del premio Nobel preventivo dato al presidente americano progressista e di colore.

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