LA RASSEGNA STAMPA DI GiC. DEL 3 APRILE 2013

PECHINO. 2. La Cina ha invitato oggi tutte le parti in causa nella penisola coreana a «esercitare la calma e la moderazione». Il portavoce del ministero degli Esteri, Hong Lei, ha aggiunto che Pechino è «dispiaciuta» per la decisione nordcoreana di riattivare il reattore nucleare di Yongbyon, annunciata oggi. Hong, in una conferenza stampa, ha tuttavia sottolineato che «le sanzioni unilaterali» non possono portare alla soluzione della crisi. Anche l’ambasciatore russo Grigory Logvinov ha affermato che la priorità nella penisola coreana è evitare uno scenario militare. Ovviamente — ha detto l’inviato speciale del ministero degli Esteri russo — «non siamo indifferenti alle tensioni sul nostro confine orientale». Gli Stati Uniti e la Corea del Sud, ha aggiunto Logvinov, citato da Interfax, hanno sicuramente reagito in maniera equilibrata e per questo la situazione  non è irreversibile. Dal canto suo, la Corea del Sud ha avvertito di essere pronta a rispondere «con forza» a qualsiasi attacco sul suo territorio. Il nuovo presidente, la signora Park Geun Hye, in carica dallo scorso febbraio, in un momento di alta tensione con Pyongyang, ha ordinato all’esercito di «rispondere con forza» senza tener conto di «considerazioni politiche» in caso di un attacco nordcoreano. E il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, ha affermato che la Corea del Nord dovrebbe cessare le sue minacce provocatorie: la retorica usata dal regime non fa altro che aumentare il suo isolamento.

NICOSIA, 2. La troika (la squadra di esperti di Ue, Bce ed Fmi) ha concesso a Cipro un anno di tempo in più per centrare l’obiettivo del risanamento di bilancio. Intanto l’Esecutivo di Nicosia studia un piano di rilancio dell’economia. Questa mattina il ministro delle Finanze cipriota, Michalis Sarris, ha annunciato le dimissioni. Mentre i rappresentanti della troika stanno per lasciare Cipro, un’altra delegazione è attesa giovedì ad Atene per l’avvio di un nuovo round di negoziati con il Governo greco.

Ma il tempo a disposizione del Governo di Atene stringe: ogni decisione sulle riforme dev’essere presa entro il 12 aprile, giorno della riunione dell’Eurogruppo. Il Governo di Samaras ha deciso ieri di accelerare il processo di privatizzazioni delle ferrovie con il ministero per lo Sviluppo che ha annunciato il lancio della procedura di dismissione della Trainose (la società delle ferrovie) che dovrebbe essere completata entro l’inizio del 2014. Nel frattempo, ieri, mentre il portavoce del Governo di Nicosia, Christos Stylianides, annunciava la proroga al 2017 concessa dai creditori internazionali per centrare gli obiettivi del risanamento di bilancio, il presidente Nicos Anastasiades illustrava ai suoi ministri un piano di rilancio economico. Un piano in dodici punti per risollevare le sorti dell’isola, centrato su una serie di iniziative che vanno dall’abolizione del bando esistente sui casinò, alle esenzioni fiscali per le società che reinvestono i loro profitti nell’isola e altre facilitazioni per attrarre investimenti stranieri. Il piano sarà discusso prima di essere sottoposto all’approvazione del Parlamento entro due settimane.

LISBONA, 2. Quasi duecentomila posti di lavoro andati perduti: il bilancio della crisi peggiora di giorno in giorno per il Portogallo. A confermarlo sono i dati diffusi ieri dal presidente dell’Istituto portoghese di occupazione e di formazione professionale, Octavio Oliveira. La disoccupazione, intorno al 17 per cento, è considerata uno dei principali problemi del Paese, che deve affrontare la peggiore crisi economica degli ultimi decenni.

Il tasso di disoccupazione calcolato dal Governo del premier Pedro Passos Coelho alla fine di questo anno dovrebbe raggiungere la quota del 18,2 per cento. Per il 2014, il Governo prevede che la disoccupazione arriverà a circa il 18,5 per cento e al 18,1 per cento rispetto al 2015 e al 17,5 nel 2016. Intanto, nonostante la crisi, per Fitch è possibile fare buoni guadagni, basta solo non guardare allo spread. È questa la conclusione che emerge da una simulazione dell’agenzia, che sgombra in un certo senso il campo dal “mito” del differenziale come “termometro ” delle economie. Un’analisi condotta da alcuni esperti evidenzia come proprio queste caratteristiche si trasformino in limiti concreti nel caso di una valutazione dei rischi per gli investimenti di lungo termine.

NEW YORK, 2. La rincorsa dell’euro al dollaro subisce una battuta d’arresto, con i Paesi emergenti che scaricano la moneta unica. Nel 2012 le Banche centrali dei Paesi emergenti hanno ridotto le proprie riserve in euro dell’otto per cento, vendendone 45 miliardi: la moneta unica rappresenta ora solo il 24 per cento delle loro riserve, il livello più basso dal 2002 dopo il picco del 31 per cento nel 2009. Il dollaro resta stabile al sessanta per cento delle riserve. I dati — riporta il Financial Times — mostrano «i danni che la crisi del debito europea ha causato allo status dell’euro sui mercati internazionali. Per gli analisti, l’euro potrà riconquistare il proprio fascino solo se l’Europa si muoverà verso un’unione fiscale e un singolo mercato dei bond. Ma il suo momento  potrebbe anche essere passato con i grandi cambiamenti in corso nell’economia globale che spingono le valute dei Paesi emergenti a sfidare sia il dollaro sia l’euro.

LUBIANA, 2. La Slovenia non sarà la prossima Cipro. Il ministro delle Finanze di Lubiana, Uros Cufer, esclude la necessità di un piano di emergenza. «Per quest’anno non c’è bisogno di alcun salvataggio; personalmente sono molto tranquillo». Secondo il Fondo   monetario internazionale, la Slovenia dovrà raccogliere almeno tre miliardi di euro entro la fine dell’anno, ma per Cufer non c’è alcuna fretta. Il progetto del nuovo Governo sloveno prevede la creazione di una bad bank entro il prossimo settembre.

DAMASCO, 2. Non conoscono tregua le violenze in Siria. Il mese di marzo è stato il più sanguinoso dall’inizio del conflitto. Damasco e Aleppo sono diventate i principali campi di battaglia sui quali si scontrano i ribelli e le truppe governative del presidente Assad. A ciò si aggiunge l’emergenza dei profughi, che vivono in condizioni precarie nei campi in Turchia e in Giordania. Secondo le cifre fornite dall’Onu in febbraio, due anni di scontri hanno causato almeno settantamila morti. Nel frattempo, il capo della Coalizione dell’opposizione siriana, Moaz Al Khatib, ha respinto con decisione l’ipotesi di un intervento militare straniero nel Paese arabo, ma ha sottolineato la necessità di fermare gli attacchi di missili dal confine siriano contro il territorio turco, perché gli ordigni colpiscono aree abitate da civili.

NAYPYIDAW (Myanmar), 2. Dopo mezzo secolo di divieto, sono  usciti ieri in Myanmar i primi quattro quotidiani privati, grazie all’entrata in vigore di una nuova disposizione che ha eliminato la messa al bando istituita nel 1964. I nuovi giornali fanno parte delle sedici pubblicazioni autorizzate dal Governo, rispetto alle venticinque che avevano presentato la richiesta. Per la fine di aprile è prevista anche la prima uscita del quotidiano della Lega nazionale per la democrazia, di Aung San Suu Kyi.

ISLAMABAD, 2. Ancora violenze in Pakistan. Questa notte otto persone sono morte in un attacco contro una centralina elettrica a Peshawar, nel nordovest. Secondo fonti della polizia, citate dall’emittente Dawn News, circa cinquanta miliziani, provenienti dal confine con l’Afghanistan, hanno attaccato l’installazione, nell’area di Budhber, con il lancio di razzi e mortai. Sul piano politico si rileva una primizia: una donna delle aree tribali pashtun del nordovest del Paese si presenterà per la prima volta alle elezioni parlamentari che si svolgeranno l’11 maggio. La trentottenne Badam Zari ha consegnato la domanda per la sua candidatura come indipendente nel collegio elettorale delle  Aree tribali amministrate federalmente (Fata). L’aspirante deputata proviene da distretto tribale di Bajaur, che confine con l’Afghanistan: nell’area è robusta la presenza degli estremisti islamici. «Mi candido perché voglio rappresentare le donne della mia area» ha detto Badam Zari in una conferenza stampa,

RABAT, 2. In Marocco sono riprese le proteste contro la disoccupazione e carovita. Nelle capitale Rabat sono tornati gli attivisti del Movimento 20 febbraio affermando che nel Paese «è in atto un regresso sociale». L’agenzia di stampa marocchina Map ha dato notizia della manifestazione, riferendo della partecipazione di rappresentanti dei partiti di opposizione e attivisti per i diritti umani e della società civile, insieme appunto ai militanti del Movimento 20 febbraio.. Secondo fonti citate dalla Map, la protesta è stata «una sorta di ultimatum» per il premier Abdelilah Benkirane, accusato di trascinare il Paese verso la rovina.

KHARTOUM, 2. Il rilascio di tutti i prigionieri politici e l’avvio di un  dialogo nazionale con tutti i gruppi: questo l’impegno che il presidente del Sudan, Omar Hassam El Bashir, ha preso ieri in un discorso tenuto all’apertura del Parlamento di Khartoum, rimarcando l’attenuamento delle tensioni con il Sud Sudan. E i primi sei prigionieri politici sono stati liberati oggi all’indomani dell’amnistia annunciata dal presidente. I sei hanno lasciato il carcere di Kober a Khartoum. Le dichiarazioni del presidente di fronte ai deputati dell’Assemblea nazionale sudanese sono state accolte positivamente dall’organizzazione internazionale per i diritti umani Human Rights Watch (Hrw).

RIAD, 2. Sì alle donne saudite in bici. Anche se in zone limitate. Secondo quanto riferisce il quotidiano «Al Yaum»,( Il Giorno) l’autorità saudita ha annunciato che le donne potranno andare in bicicletta nei parchi e nelle zone ricreative. Ma a due condizioni: che siano accompagnate da un parente e che indossino l’abaya (la tradizionale veste nera che copre le donne dalla testa ai piedi). «Le donne sono libere di andare in bici nei parchi, sul lungomare e in altre aree a condizione che indossino abiti modesti e che sia presente un guardiano in caso di cadute o incidenti», riferisce il quotidiano che cita una fonte della commissione per la Promozione della virtù e la prevenzione del vizio.

La stessa commissione ha ribadito di non aver mai vietato alle donne straniere di circolare in bici. Tuttavia, il permesso concesso alle saudite si limita solo a «scopo di divertimento»: cioè la bici non dovrà essere usata come un mezzo di trasporto.

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