GIULIANO È CANDIDATO. SI CREDE AMATO. di Antonio de Martini

Ernesto Rossi , il creatore della locuzione ” i padroni del vapore” , nel 1948 disse una frase passata alla storia costituzionale italiana: ” mille volte meglio un mediocre Presidente della Repubblica che un geniale dittatore”.
Se vogliamo la democrazia, dobbiamo essere d’accordo con questa dichiarazione che col tempo si è rivelata saggia.
Giovanni Gronchi, Giuseppe Saragat e Sandro Pertini, Francesco Cossiga, uomini brillanti, sono stati più un problema che una risorsa per la fragile Democrazia italiana.
Luigi Einaudi, Giovanni Leone, Oscar Luigi Scalfaro, persone “tranquille”, hanno assolto al loro compito con ” dignità ed onore”.

La Democrazia è in realtà, cultura dei controlli. Controlli di legalità, di merito, di procedure.
Sotto questa luce, l’Italia è certamente una democrazia zoppa. C’è la libertà, ma non basta per farne una Democrazia, così come in Cina c’è il Capitalismo, ma non è un paese democratico.
Napolitano, dopo un periodo di ” tranquillità ” – in questo simile a Cossiga – ha preso in mano una situazione altrimenti ingestibile e sta facendo del suo meglio, considerando che ha 87 anni, non è in salute, ha problemi di vista ed è mal circondato.

Inevitabile che in una situazione di fine regno, escludendo un reincarico per ragioni anagrafiche, nasca,nella équipe presidenziale, la legittima tentazione di perpetuare una situazione di potere molto vantaggiosa e l’illegittimo tentativo di officiare un candidato anche a nome del Presidente.
Tra i giornali che, per dirla con Maupassant, ” navigano coi fondi dello Stato nei bassifondi della politica” serpeggia una finta indicazione presidenziale che ” vedrebbe bene” come suo successore, Giuliano Amato .
Non siamo in una monarchia in cui il regnante nomina il successore.

Sono certo, fino a smentita, che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, non si sognerebbe mai di arrecare un tale Vulnus allo spirito e alla lettera della Costituzione Repubblicana.
Siamo in presenza, fino a prova contraria, di una auto candidatura di un mediocre insegnante mediocremente assiduo alle lezioni, cresciuto in quel mondo di ” di nani e ballerine” che era la corte di Bettino Craxi.

Poiché è legittimo valutare le candidature e contrapporgliene altre, vorrei dipingere un ritratto del soggetto che costeggio dai lontani tempi dell’Università.
Nella facoltà di scienze politiche de ” La Sapienza” l’ho sempre visto circolare nei corridoi seguito da un assistente più giovane, ma non l’ho mai visto entrare in un’aula per una lezione o una esercitazione.
Ci ho visto Aldo Moro, Ferrarotti, Lucifredi, Medici, Vedovato, tutti ministri e deputati ben più importanti di lui.
So per certo, ho i nomi, che ha flirtato con Potere Operaio, “just in case”.
Il PSI giunto al potere con poche teste pensanti, cercò degli esperti di diritto da utilizzare “per scrivere” e reclutò il costituzionalista Bassanini a Firenze e Giuliano Amato a Roma.
Avevano minori pretese di titolari di più prestigiose cattedre.

Avvicinatosi a Craxi , Giuliano Amato stipulò un patto alla Guglielmo di Occam del tipo ” defende me gladio, te defendam calamo”.
Il carattere del soggetto comincio ad apparire quando Craxi commise l’errore di fare il suo nome al Presidente della Repubblica , lui impedito, per la nomina a Presidente del Consiglio.
Sono propenso ad attribuire al suo senso dello Stato quello che molti definiscono il tradimento di Craxi e del PSI.

In premio, gli fecero fare un altro giro a Palazzo Chigi in un momento in cui c’era da prendere qualche decisione impopolare. Questo gli diede la nomea di Grand Commis dello Stato, che ha sfruttato per fare la falsa privatizzazione delle banche pubbliche con la creazione delle fondazioni bancarie, lottizzate tra DC e PSI ( e stanno ancora li…) conquistandosi la gratitudine del mondo finanziario ( Geronzi, Guzzetti, Blasi ) .
Non pago, brigò per presiedere la commissione che ha gestito il passaggio dalla Lira all’Euro con gli effetti di disinformazione e approssimazione che ormai sono sotto gli occhi di tutti.

Alla caduta del Governatore Antonio Fazio, brigò per diventare governatore di Bankitalia, ma fu stoppato.
Caduta la polvere delle cerimonie del cento cinquantenario dell’Unità Italiana, constatiamo quanto l’investimento sia stato fruttifero di effimeri risultati. L’Italia non è mai stata tanto disunita come dopo le cerimonie con cui si è accattivato le simpatie del Presidente della Repubblica.

Lui, campione delle privatizzazioni, ha brigato anche la nomina a presidente dell’Istituto della Enciclopedia Italiana , cumulando questa sinecura coi 30.000 euro mensili di tre distinte pensioni.
Nessuno ha notato che l’Enciclpedia Britannica è una società privata e profittevole, mentre la Treccani è pubblica, perde soldi e così se la tiene.
Da queste posizioni, ha accerchiato il Quirinale e, si sa, i vecchi si affezionano a chi si mostra pieno di filiale deferenza.

L’entourage, alla ricerca di una qualche continuità, ha creduto di vedere in Amato un candidato plausibile, necessitante , magari un po’ più di notorietà .
Detto, fatto. Eccolo su RAI TRE con una trasmissione che mettesse in luce la sua scienza economica capace di rivaleggiare con Monti.
Ha ottenuto una “share” del 1,5% .
Forse si renderà conto, finalmente, di non essere amato.

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Commenti

  • VALGARGIONE  On novembre 2, 2012 at 2:22 pm

    BRAVO ANTONIO. hai detto con parole giuste quello che pensavo, ma non riuscivo ad esprimere. quando vidi le lezioni di economia di amato e prodi in tv, pensai che stanno scaldando i cavalli per il prossimo postale.

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