LA FEBBRE DELL’ORO DIVENTA EPIDEMICA ( seconda e ultima parte) IN CUI LA CORTE DEI CONTI TIRA LE ORECCHIE ALLA BUNDESBANK. di Antonio de Martini

Dunque, dicevamo che a Londra ( unica certezza circa l’ubicazione dell’oro dei messicani) esistono due entità che possono vendere e comprare oro: le ” Bullion Bank” ( che possono vendere e comprare anche allo scoperto) e la Banca d’Inghilterra , che se facesse altrettanto, provocherebbe una catastrofe di dimensioni planetarie, per il crollo del Tempio della finanza mondiale.
Immagino che un governatore della Banca Centrale che avesse l’ardire di negoziare 93 miliardi di dollari in cambio di un certificato cartaceo di ” avente diritto a…” lo avrebbero già impiccato in effigie.

Se il depositario fosse la Banca d’Inghilterra e se questa avesse rilasciato ” Oro carta” a Venezuela, Messico e Dio sa chi altro, saremmo di fronte a una truffa di dimensioni planetarie dalle conseguenze imprevedibili.

Lasciamo il blogger messicano Barba e passiamo in Canada, dove Eric Prott esercita il mestiere di ” trader” da quaranta anni ed amministra un fondo con dieci miliardi di dollari .
Prott sostiene che l’oro passato di mano in questo ultimo decennio, rappresenta un quantitativo tale che è impossibile determinarne la provenienza.
Di qui al sospetto che l’oro sia stato venduto da Banche Centrali per sostenere il dollaro, il passo da compiere è facile.

Le Banche Centrali che posseggono riserve adeguate di metalli preziosi, le conosciamo ( ci siamo anche noi) e tra queste la seconda al mondo è la Germania , che tiene la propria riserva al sicuro a Francoforte, New York, Parigi e Londra.
Quando il sospetto passa da latino americani emotivi ai ” tedeschi di Germania” l’atmosfera si arroventa.

Infatti, la Corte Federale dei conti ha notato che non essendo mai stato effettuato alcun controllo sulle riserve di proprietà tedesca depositate presso terzi all’estero, sarebbe corretto instaurare opportune procedure in materia ed ha ordinato alla Bundesbank di effettuare ” ispezioni periodiche sulla quantità ed autenticità” delle riserve di proprietà tedesca, prassi che deve trovare riscontro come con ogni altro bene di proprietà della Repubblica Federale.

Non solo, ma non giustificandosi il deposito presso terzi, è stato stabilito che 150 delle tonnellate depositate presso la FED di New York , saranno rimpatriate – al ritmo di cinquanta tonnellate l’anno – nel prossimo triennio ed è previsto che siano sottoposte a vaglio di autenticità.

La ragione ufficiale a queste inedite disposizioni logistiche è anche che tra gli acquirenti nuovi, figurano ” paesi dell’Asia ” che trovano naturale portarsi a casa l’acquisito e stanno rivoluzionando le tecniche di acquisto che , fino ad ieri, consistevano nel tenere l’oro fermo in un sito protetto e mettere sui vari mucchi di lingotti un cartellino col nome del proprietario come è ancora possibile vedere alla Federal Reserve di New York.

Il problema è sorto anche perché il deputato CDU Philipp Missfelder quando si è visto rifiutare il diritto di visita all’oro tedesco depositato nei caveau della Banca di Francia, ha rilasciato una dichiarazione al DIE WELT del tipo ” sarebbe preferibile averlo in Germania” subito appoggiato da economisti e studiosi e dal collega Marco Wanderwitz anch’egli del gruppo parlamentare CDU.
La notizia del rapporto della Corte dei conti, effettuato per conto del Bundestag, è stata ripresa anche da Der Spiegel del 22 ottobre.

A gettare benzina sul fuoco, una maldestra lettera di un membro del Consiglio della Bundesbank – Carl Ludwig Thiele – che ha dichiarato che sia la Banca di Francia che quella di Inghilterra non hanno locali adatti per ricevere visite.
Il governatore della Banca di Francia , Christian Noyer, dopo aver dichiarato che la Banca di Francia era aperta per ricevere ogni visita e dopo che gli avevano contestato il caso Missfelder, ha corretto il tiro chiarendo che si riferiva a istituzioni, ma non a singoli parlamentari, ma ormai il danno era fatto.

Al comunicato pubblicato da Bundesbank oggi su internet che ribadiva la piena fiducia nelle Banche Centrali Partners, non ha creduto che la Reuters.
Per chi conosce il tedesco e volesse il documento originale, ecco il link del rapporto della Corte, pubblicata da gata.org ( Gold anti trust action Committee )

http://www.gata.org/files/GermanGoldAuditorsReport-10-22-2012.pdf

Ps: non sapendo costruire il link senza l’aiuto di n collega esperto, vi tocca ribatterlo, credo…

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Commenti

  • gicecca  On ottobre 24, 2012 at 6:43 pm

    Ma se il mio amico Michelino mi affida il suo triciclo e io lo rivendo, o anche solo lo affido o lo affitto, ad un altro mio amico Toniuccio, il mio amico Michelino non é più mio amico ed anzi si arrabbia un pochino. Posso dire, molto soft, “che casino” ? GiC

  • Fabrizio  On ottobre 25, 2012 at 4:14 pm

    Che l’oro non ci sia, deve essere un fatto assodato, la Germania ha chiesto 50 tonnellate l’anno, forse, anche per non mettere in difficoltà la FED e dare il tempo di recuperarlo.
    La riserva frazionaria si applica sul denaro come sull’oro, sperando che non tutti insieme vengano a chiedere i loro depositi. Credo che fra istituzioni dovrebbero mettersi d’accordo ed evitare l’insolvenza.

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