MEDIO ORIENTE. LE PREVISIONI DEI WARGAMES SULLA SIRIA DI TRE THINK TANK ISRAELO-AMERICANI QUADRANO PERCHE’ FANNO I CONTI SENZA L’ OSTE. di Antonio de Martini

Non ricordo purtroppo – sono passati tre anni –  il nome di quell’ammirglio USA a riposo che il Pentagono ebbe l’idea di invitare a partecipare a un wargame  presso il Dipartimento della Difesa.

Tema della esercitazione: il controllo del Golfo Persico contro un ipotetico nemico in contrasto. Serviva un Ammiraglio che comandasse la flotta “nemica” e che la pensasse in maniera diversa dai soliti baroni del Pentagono.  Cercavano insomma un “Maverick” ( lett: vitello non marchiato) ossia una persona che si distinguesse dal gregge.

Qualcuno si ricordò di quest’uomo in gamba che non aveva fatto una gran carriera per il suo carattere originale.

Il gioco di guerra fu interrotto a metà, quando l’Ammiraglio ” nemico” “affondò” la seconda  o terza nave  americana, utilizzando dei barchini superveloci ( in dotazione alla Marina iraniana) che erano stati sottovalutati dallo Stato Maggiore della Marina. Avevano trascurato il fatto che la Marina iranina è stata allevata all’Accademia di Livorno, dove le gesta di Teseo Tesei e della X Mas- quella vera –  sono scritte su tutti i muri del cortile .

Quando organizzando un wargame, lo si conduce con la presenza di qualcuno che rappresenti il nemico, c’é sempre qualcosa di utile  imparare,  errori da evitare, procedure da rivedere.

Non di questo avviso tre prestigiose istituzioni USA: l’ American Enterprise Institute , il think Tank – più Tank che Think –  centro dei Neocon ; l‘Institute for the study of war;  e il Saban Center for the middle east policy at the Brookings Institution.

Lo scorso giugno questi tre eminenti centri di analisi politica  hanno  organizzato un wargame  dal titolo pomposo  ” Unravelling Syria Mess: A crisis Simulation of Spillover From the Syrian Civil War”, prevedendo una serie limitata di squadre partecipanti : il team Americano, quello Turco,  quello Saudita.

In assenza del team russo ( qualcuno dei presenti questo, però,  lo ha notato), di quello Siriano e di quello Irakeno,  la giornata di simulazioni si è conclusa con un trionfale successo degli alleati occidentali.

La giornata si è iniziata come la messa solenne ortodossa ( io ti incenso a te e tu mi incensi a me) stabilendo l’indispensabilità di ciascun  partecipante e la loro interdipendenza.

Il gioco è ovviamente  finito col collasso della Siria , con l”Irak  ritornato alla stagione terroristica del 2006, il Libano che rivive un’altra stagione di guerra civile per via del settarismo religioso  ecc.

I sauditi hanno espresso la loro soddisfazione; I turchi  hanno espresso preoccupazione, ma detto che ogni altra opzione sarebbe stata peggiore; la squadra americana ha dichiarato di essere soddisfatta della situazione siriana,  concentrandosi però  unicamente su quella e rifiutandosi di esaminare scenari più vasti nell’area.

La scottatura presa in Libano ( 250 marines morti in un singolo attentato) e i quattromila morti in Irak rendono terreno minato qualsiasi ragionamento sui temi del vicinato  e la riunione si deve essere chiusa con una bella cena e consegna di diplomi.

La grande dimenticanza è consistita – grave visto che metà dei partecipanti del depliant illustrativo sono ebrei – il precedente di Massadda, dove morirono suicidi  i trecento ultimi difensori . Nel caso siriano non si tratta di trecento, ma di trecentomila alawiti che sanno di andare a morte sicura in caso di sconfitta. Immaginiamo che mettano le famiglie al sicuro  e immaginiamo centomila soltanto. Un bel massacro oppure una bella resistenza.

Se mi avessero invitato a fare la parte dei Russi, avrei chiesto un intervento e una inchiesta dell’ONU per contare quanti e quali siano i combattenti stranieri in Siria e se possa essere considerata “guerra civile ” una guerra combattuta da un esercito regolare  contro bande inquadrate da militari stranieri e volontari stranieri.

Nella guerra civile spagnola del 1936, hanno combattuto alcune Brigate di volontari  internazionali e gli stranieri ( che si chiamavano Hemingway, Malraux, Pacciardi, Koestler, Dos Pasos, Ehrenburg, Orwell,) potevano avere al massimo il grado di tenente colonnello.

Nel caso siriano, sono gli stranieri a comandare e a fornire armi e denari, mentre  i fanatici religiosi e elementi siriani non quantificati offrono la carne da cannone .

Tra i volontari, non si è visto nessuno che sapesse leggere e scrivere.  Stando a quanto si vede e si sente in  TV , sembra che sappiano dire solo “Allah Akbar”.

Il ” rovesciamento” militare della situazione registrato dai media ultimamente è dato dal fatto che ” L’osservatorio siriano per i diritti umani” ( che nulla ha a che vedere con la Lega per i diritti umani), mentre prima si inventava il numero quotidiano di morti ribelli, adesso ha capito che dava impressione di vittoria di Assad e ha iniziato a inventarsi quotidiamente il numero di morti dell’esercito regolare….

Se invece avessi dovuto impersonare la squadra irachena, avrei lasciato partire per la Siria  alcuni battaglioni di “volontari” a sostenere il regime contro i ribelli.  Diciamo dieci battaglioni da shierare alla frontiera Giordana , dove stazionano truppe americane non autorizzate dal Congresso e dove una diecina di yankees morti per errore non potrebbe in alcun caso essere addebitato alle truppe lealiste, trattandosi di “volontari”, ma contribuirebbero a  creare un problema di impeachement al Presidente che non può schierare truppe in guerra senza l’assenso del Congresso degli Stati Uniti.

La squadra siriana , continuando il gioco, si sarebbe dedicata a negoziare  il dopo elezioni americane , mandando il messaggio che il nuovo eletto si troverà di fronte alla scelta  di un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti in guerra – facile da provocare –  con conseguente sicuro  allargamento del conflitto  al Libano e all’Irak  prima ancora della cerimonia del giuramento.

Il conflitto potrebbe essere allargato invadendo il Libano con l’esercito,  la Turchia coi rifugiati e Israele coi profughi dei campi palestinesi. Niente tecnologie, solo attacchi all’arma bianca ovunque possibile, presa di ostaggi americani a sauditi e ritorno alla prima casella: Negoziare o vederli morire. Truppe necessarie per fronteggiare la situazione: centocinquantamila ( 100 in IRak, 30 in Siria e 20 in Libano) che andrebbero ad aggiungersi ai 68.000 rimasti in Afganistan ecc.

L’alternativa per il neo eletto, sarebbe di  potrebbe godere di un momento di pausa post elettorale durante la quale si potrebbe organizzare una pacifica transizione  del potere col nuovo Presidente che si presenta al mondo  come il Pacificatore e Assad che accetta di cedere il posto a un elemento gradito non appartenente ai fratelli mussulmani.

Eviterei di far scendere in gioco Hezbollah, perchè non vorrei confondere le tre prestigiose istituzioni. Che diamine, in  fondo sono un’ospite.

Se volete leggere il testo originale di questa bufala a tre voci, clikkate qui la riga08 syria wargame pollack-1 colorata.

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Commenti

  • Mario Maldini  On ottobre 16, 2012 at 4:28 pm

    Viene in mente la storiella dell’ufficiale che annuncia per radio al suo comando di aver vinto la battaglia e di aver fatto centinaia di prigionieri nemici; quando il
    generale prende il microfono per complimentarsi e ordinargli di rientrare con il
    bottino e i prigionieri, l’ufficiale gli risponde che gli piacerebbe ma che i prigionieri non lo lasciano andare.

  • antoniochedice  On settembre 7, 2013 at 4:17 am

    L’ha ribloggato su IL CORRIERE DELLA COLLERAe ha commentato:

    Una previsione fatta il 16 ottobre 2012 da tre think Tank americani e alcune mie considerazioni

  • abrahammoriah  On settembre 7, 2013 at 7:07 am

    7 settembre 2013

    Se giudicata alla luce di una realpolitik di vecchio stampo, la politica estera degli Stati uniti è assolutamente indecifrabile. Se si comprende invece che il sorpasso economico cinese è uno scenario su cui concordano tutti gli analisti ed è altrettanto assodato che il primato statunitense nel campo degli armamenti non potrà essere a breve essere messo in discussione, non solo si inquadra correttamente la scriteriata politica statunitense riguardo il Medioriente ma si acquisiscono anche elementi per far luce sui futuri comportamenti statunitensi nel campo della politica estera: unilateralismo tecno-bellico. I vari think tank che forniscono consigli e direttive apparentemente imperscrutabili e scenari da guerra da operetta – l’esempio storico di Mario Maldini non potrebbe essere più calzante – non sono altro che i propagandisti – e teorici – di questa new wave della politica estera americana.

    Massimo Morigi

  • robertobuffagni  On settembre 7, 2013 at 10:00 am

    Nel 2002 si tenne il Millennium Challenge, il più grande wargame di sempre, che aveva richiesto due anni di preparazione. Lo scenario era ambientato nel 2007, e vedeva le forze Blu (USA) contro le forze Rosse: una potenza del Levante (in buona sostanza, l’Iran) guidata da un astuto dittatore megalomane, impersonato per l’occasione dal Tenente Generale del Corpo dei Marines Paul Van Riper.
    Inaspettatamente, il generale Van Riper ha sbaragliato le forze Blu.
    “Van Riper had at his disposal a computer-generated flotilla of small boats and planes, many of them civilian, which he kept buzzing around the virtual Persian Gulf in circles as the game was about to get under way. As the US fleet entered the Gulf, Van Riper gave a signal – not in a radio transmission that might have been intercepted, but in a coded message broadcast from the minarets of mosques at the call to prayer. The seemingly harmless pleasure craft and propeller planes suddenly turned deadly, ramming into Blue boats and airfields along the Gulf in scores of al-Qaida-style suicide attacks. Meanwhile, Chinese Silkworm-type cruise missiles fired from some of the small boats sank the US fleet’s only aircraft carrier and two marine helicopter carriers. The tactics were reminiscent of the al-Qaida attack on the USS Cole in Yemen two years ago, but the Blue fleet did not seem prepared. Sixteen ships were sunk altogether, along with thousands of marines. If it had really happened, it would have been the worst naval disaster since Pearl Harbor.

    It was at this point that the generals and admirals monitoring the war game called time out. ”

    http://www.theguardian.com/world/2002/sep/06/usa.iraq

    • antoniochedice  On settembre 7, 2013 at 10:28 am

      Grazie per la preziosa conferma.
      Le mail ti raggiungono ovunque con BlackBerry® from Vodafone!

  • robertobuffagni  On settembre 7, 2013 at 10:23 am

    Aggiungo che il generale Van Riper ha abbandonato il wargame “per non mettere uno dei suoi subordinati di fronte a un dilemma morale”.

    “That subordinate was retired Army Col. George Utter, a full-time Joint Forces Command employee who, as the Opposing Force chief of staff, was responsible for taking Van Riper’s commands and making them happen in the simulation. But several days into the exercise, Van Riper realized his orders weren’t being followed.

    “I was giving him directions on how I thought the OPFOR ought to perform, and those directions were being countermanded by the exercise director,” Van Riper said. The exercise director was Air Force Brig. Gen. Jim Smith, Utter’s real-life boss at Joint Forces Command.

    Matters came to a head July 29. “That morning I’d given my guidance for what was to happen, and I found that [Utter] had assembled the staff and was giving them a different set [of instructions] based on the exercise director’s instructions to him.”

    http://fabiusmaximus.com/2008/01/14/millennium-challenge/

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