Riedizione di un post che aiuta a capire quanti sono i diversi tipi di arabi e una rivisitazione dei rapporti tra italiani e arabi . Lettura raccomandata ai nuovi lettori del blog.

La grande ripartizione tra gli arabi è quella tra nomadi e stanziali. I nomadi hanno prodotto, dicono, gli elementi chiave della civiltà: il fuoco, le lingue, la religione, l’equitazione, l’allevamento, la metallurgia, la navigazione, la ruota, il mercato.

Gli stanziali hanno invece inventato le fortezze, le tasse, le epidemie. Parleremo dei Beduini, degli sperduti di Allah e dei modernisti, rimandando a miglior momento il resto.

I Beduini

Anche se i beduini nomadi al momento sono una piccola parte della popolazione araba essi sono sempre stati considerati “gli arabi per eccellenza” ed i depositari della cultura e dei valori tradizionali arabi. Un po’ il mito rousseauiano del buon selvaggio. Il nomade arabo non va confuso con i nomadi dell’altopiano anatolico col quale ha pure qualche tratto caratteriale comune.

Questi sono i Ghazi (avanguardia armata dell’impero turco) che per il valore sempre mostrato in guerra hanno dato il proprio nome ai combattenti della Jihad feriti in combattimento.

L’etica beduina viene ritenuta dagli arabi il codice morale ideale. Essa è molto semplice: si basa sul coraggio, ospitalità, onore, generosità e rispetto di sé.

Molti leader arabi hanno rivendicato la loro discendenza genealogica dai beduini. Per esempio in Iraq sia l’ex Presidente Kassem che Saddam Hussein rivendicavano la loro discendenza dalle tribù del deserto. In Arabia Saudita e Giordania, idem.

Le caratteristiche beduine illustrate nella premessa, derivano dai tre concetti fondamentali di onore, dignità e rispetto di sé.

L’onore (Sharaf) ha sempre avuto un grandissimo valore sin dall’inizio della storia degli arabi poiché contribuiva alla coesione ed alla sopravvivenza del gruppo.

Gli arabi sono estremamente sensibili a qualsiasi offesa al loro onore e da ciò consegue che ogni insulto deve essere vendicato o indennizzato dopo elaborati negoziati.

Un indennizzo lampo senza laborioso negoziato e mediatore autorevole, ha quasi lo stesso peso dell’insulto.

Sharaf non è solo un valore personale. Esiste uno Sharaf per ogni livello di vita associata. Per la nazione araba e per la Umma ( comunità) mussulmana( non araba) mondiale.

Israele ha toccato lo Sharaf di tutti gli arabi, ma non la Umma islamica. Gli USA con l’attacco alla Libia, non sono riusciti a separare la Sharaf di Gheddafi da quella dei libici. E’ questa la base della resistenza che continuerà indefinitamente se necessario.

Ben Laden sta cercando di far sentire vulnerato lo Sharaf di tutta la Umma mussulmana mondiale, per ora senza riuscirci, ma con l’aiuto USA, conta di farcela.
Vulnus allo Sharaf, però, può anche essere comparare un uomo ad una donna o invitare un arabo molto tradizionalista a cena con la moglie …

In Siria quasi a metà anni 50, il Presidente Adib Shishakly, per rompere questo andazzo, promulgò una legge che obbligava i funzionari pubblici a partecipare alle cerimonie e agli inviti alla presidenza assieme alle mogli.

Cominciò così la moda di presentarsi a palazzo con … certificati medici di indisposizione della consorte.

L’analisi del ruolo o delle caratteristiche del beduino nell’ideale arabo, non sarebbe completa se non si menzionasse contemporaneamente l’ospitalità e la generosità. Dare ospitalità concerne sia il prestigio che l’onore. Essere inospitale è vergognoso.

Per la cultura araba è meglio dare che ricevere. Durante l’ospitalità ci si aspetta che l’ospite sia generoso e gli arabi spesso lo intrattengono sfarzosamente. Da notare che la parola araba per indicare una persona generosa, karim, significa anche illustre, nobile di ingegno, nobile di cuore, onorevole e rispettato ed è uno dei novantanove attributi di Allah.

Un’altra caratteristica, apparentemente antitetica rispetto al senso dell’ospitalità del beduino, è il ghazzaoui (al plurale ghazzia, ) ed è la parola che designa l’impossessarsi con la forza di un bene altrui, possibilmente di un appartenente ad un altro clan. Si passa al plurale ghazzia quando un gruppo fa una ghazzia a un altro gruppo.

Per gli arabi, gli alleati della coalizione hanno compiuto una Ghazzia, suscitando un misto di indignazione e ammirazione. Nell’epoca pre islamica era il sistema di arricchimento più in voga .

Questa pratica ha dato vita alla parola razzia (impossibilità a pronunziare il gh da noi europei) entrata nel lessico franco-italiano con l’occupazione dell’Algeria nel 1830.

I beduini sono un po’ come i garibaldini, tutti ne parlano bene, qualcuno li ammira, ma sono gente giudicata troppo libera per essere affidabile.

Di qui una serie di incentivi alla stanzialità che hanno distrutto fisicamente le tribù nomadi a favore del concetto di Stato.

Il nomadismo sopravvissuto è quello folkloristico dei cittadini che in 4X4 vanno a passare il fine settimana nel deserto con la famiglia e di cui Gheddafi è la macchietta più evidente.

In Arabia Saudita le truppe di elite wahabite – gli Ikrhuan – sono state sciolte. Il deserto accatastato per necessità di prospezione petrolifera.

La sopravvivenza del mito ha rafforzato il concetto virtuale di tribù e questo, il riferimento al mito del sangue e della stirpe, dell’antenato e della gerarchia familiare. Privato del suo stile di vita e quindi dell’anima, il discendente del beduino si è arroccato per l’ultima resistenza: toccategli il clan, la famiglia o l’onore e insorgerà.

Gli Sperduti di Allah

Maniaci depressivi, ciclotimici. Così sono definiti nel mondo occidentale e solo di recente li si cura adeguatamente. Gli arabi ritengono che queste persone siano alla ricerca dell’Assoluto che, da uno stato mistico, possano perdere in tutto o in parte la ragione per una troppo potente illuminazione o rivelazione ricevuta.

La nota sugli sperduti o toccati di Allah, in questa sede, sarebbe un tratto folkloristico, se non sussistesse più di un sospetto che siano diventati uno dei bacini di reclutamento per gli attacchi suicidi. Il rispetto per queste persone, in Oriente, è quasi assoluto.

Una cospicua fetta di mistici fu recuperata dai Dervisci, apparsi attorno al XII secolo. Essi, praticano la danza e altri riti religiosi che producono crisi estatiche ed altri fenomeni parapsicologici. Molto avversati dai mussulmani modernisti e in particolare da Ataturk.

Il loro nome è di provenienza persiana Darwish (visitatore di porte di casa = mendicante). Fakir è l’altro termine, arabo, per indicare “povero” ha avuto più successo perché popolarizzato dagli inglesi con esperienze nel Medio Oriente indiano.

Schiacciati tra gli Ulama da una parte e i modernisti dall’altra, i seguaci di Mevlana ( il mistico turco che creò la scuola) si sono arroccati in poche zone (Konya in Turchia, Aleppo in Siria e Fayum in Egitto) dove sopravvivono in confraternite ai limiti del folklore.

Sono invece tra i pochi capaci di contrastare efficacemente, assieme ai Sufi, il macabro fascino irredentista dell’attacco suicida per ricongiungersi a Dio.

Sparsi nel mondo arabo e anche in Nord Africa, si trova spesso un Marabutto.

Si tratta di tombe di uomini pii “morti in odore di santità” ai quali la comunità costruisce un monumento proporzionato ai propri mezzi . La tomba è quasi sempre fuori dal cimitero del villaggio. Una caratteristica frequente è che il marabutto non ospita un appartenente al clan, ma un pellegrino – uno sperduto di Allah- morto, qualche volta ucciso, in un povero villaggio per portare prosperità al luogo grazie al flusso dei pellegrini attratti dalla fama del santo al quale le donne spesso chiedono la grazia di un figlio.

Anche questa caratteristica, è araba ma non esclusivamente islamica.

Ne è riprova la pletora di anacoreti, eremiti e profeti proliferati in quelle zone sia in campo israelita che cristiano o mussulmano nel corso dei secoli e alcuni santuari sincretistici in cui cristiani e mussulmani venerano congiuntamente le tombe di personaggi dell’uno o l’altro credo.

Noi europei dobbiamo accettare il fatto che le religioni monoteistiche, tutte nate nel Levante un fazzoletto di terra, hanno in comune molto più di quanto i rispettivi sacrestano siano disposti ad ammettere anche in privato.

Utile e deliziosa potrebbe essere la lettura del libro “Dalla montagna sacra” un viaggio all’ombra di Bisanzio (Rizzoli) di William Darlymple, un giovane inglese che ha recentemente rivisitato i luoghi e i monasteri già visitati nel 587 da due pii individui preoccupati della possibile sparizione degli eremiti e anacareti dei primi secoli cristiani.

In realtà, mistici monoteisti e Cristiani d’Oriente non potranno mai estinguersi perché essi sono il tratto principale che divide l’identità araba da quella mussulmana. Gli arabi sono fieri di aver dato l’Islam al mondo, ma ci tengono alla distinzione. Il sangue non è acqua.

I Modernisti

L’orientalismo ed una interminabile serie di pregiudizi, ha portato l’occidente all’incomprensione della realtà e della mentalità di ormai un quarto dell’umanità. L’ammirazione sincera delle prime elites islamiche venute a contatto con la civiltà europea nel XVIII secolo, in India, ha contribuito a completare il falso quadro di questo grande abbaglio che ha portato l’occidente a sottovalutare l’Islam in generale e gli arabi in particolare.

Ma l’ammirazione iniziale per l’Europa, la sua aggressività, la sua tecnologia, la sua capacità militare diedero vita ad un movimento modernista che ha raggiunto l’apice del successo tra le due guerre mondiali, per poi confrontarsi col fallimento delle elites prodotte dal modernismo in quasi tutti i paesi islamici e certamente in tutti i paesi arabi.

Gli “Effendi” descritti da Freya Stark (cfr il libro “Effendi”; Guanda) nascevano corrotti dall’oro e le moine inglesi e le loro categorie di modernità consistevano nel gratificarsi col potere di scimmiottare i governi occidentali, l’acquisire auto e yacht e amoreggiare con le europee (cfr A. Segre “Agenzia Abraham Lewis” Mondadori; premio Mondadori 1933) ignorando la comunità di appartenenza e i suoi bisogni. Proprio come avviene oggi da noi con gli americani al posto degli inglesi.

Di qui il fallimento dell’orientalismo occidentale, che è un fallimento sopratutto del colonialismo franco- inglese, oggi in pieno revival a causa della influenzabilità americana.

Eppure il secolo XIX era nato sotto i migliori auspici di collaborazione e vale la pena riassumerli alla meglio per non ridurre gli sforzi di ammodernamento dell’Islam al tentativo di soddisfazione di bisogni familistici e pecorecci di pochi individui schiavi dei propri bisogni.

Visto con occhi arabi occidentalizzanti, si tratta di un secolo di Rinascita (=Nahda); visto con occhi arabi tradizionalisti si tratta di Riforma (Isl^ah). Ossia della prospettiva di una armonizzazione tra la tradizione islamica e le condizioni della vita moderna così come importata dagli occidentali coi cannoni, ma ammirata per il suo dinamismo.

Particolare attenzione, tra i riformatori filoccidentali ebbe Giuseppe Mazzini perchè l’Italia non era una potenza coloniale, per la religiosità di cui è intrisa la sua dottrina e perché Il Risorgimento nacque nelle caserme: dalla metà dell’ottocento alla metà degli anni trenta tutte le correnti innovatrici (spesso la elite militare più facilmente a contatto coi valori occidentali) presero a modello politico la Carboneria e la Giovine Italia.

Abbiamo avuto così il “Giovane Egitto” “la Giovane Siria” i “Giovani Turchi” tutte le leghe di ufficiali protagonisti delle lotte per l’indipendenza.

Alcuni fatti aiutano a capire i mai interrotti rapporti reciproci: molti reduci garibaldini, dopo l’impresa dei mille e l’affermarsi della monarchia, si autoesiliarono sulla riva sud del Mediterraneo. Lo scrittore Giorgio Montefoschi mi ha raccontato di aver trovato nel cimitero latino di Alessandria, numerose tombe di italiani con la dizione “reduce garibaldino”.

Filippo Marinetti, il fondatore del futurismo, nacque nel 1876 in Alessandria d’Egitto e non è il solo figlio illustre della colonia degli italiani del Levante. lNel 1905 a comandare la gendarmeria turca fu scelto il generale De Giogis, piemontese doc.

Nel 1912 a coronamento della guerra con la Turchia per impossessarsi della Libia, l’Italia ottenne, nel Levante, il controllo del Dodecaneso, le dodici isole a popolazione prevalentemente cristiana.
I Turchi, all’atto della dichiarazione di guerra dell’Italia a tutta prima non vollero crederci tanto erano buone le relazioni tra i due paesi. (Lo racconta Daniele Varé ne “Il diplomatico sorridente”.

Nei paesi arabi e in Africa fio ai primi anni trenta, vigeva il “regime delle capitolazioni” accordi in base al quale i cittadini europei potevano essere processati solo da un tribunale di magistrati europei. L’Italia fu la prima a decidere di rinunziare unilateralmente a questa imposizione razzista, creando imbarazzo tra gli altri europei che furono costretti in breve tempo a seguire l’esempio obtorto collo.

Con l’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale, gli inglesi internarono gli italiani residenti in Egitto. Erano quarantamila.

Nel secondo dopoguerra, Vittorio Emanuele III che era stato re d’Italia per 47 anni, scelse l’Egitto come sede del suo esilio.
Enrico Mattei aiutò il processo di indipendenza algerino e l’Italia ne ebbe in cambio l’approvvigionamento energetico che sostenne lo sviluppo degli anni sessanta. I palestinesi al colmo della loro lotta terroristica contro l’occidente filo Israele, accettarono – e mantennero – l’impegno a non compiere attentati in territorio italiano.

A Tangeri c’è una lapide che ricorda il soggiorno di Giuseppe Garibaldi. La Tunisia diede asilo politico a Bettino Craxi togliendo al governo italiano l’imbarazzo di dover processare un ex capo del governo per uno dei ricorrenti attacchi di ipocrisia della politica italiana.

Di tutto questo patrimonio di rapporti tra Italia e mondo arabo è stata fatto strame in una settimana da gente che in un paese normale sarebbe già di fronte a un plotone di esecuzione.

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Commenti

  • Anafesto  On ottobre 14, 2012 at 1:48 pm

    Decisamente molto interessante.
    Dovrebbe essere una corretta informazione, che purtroppo in occidente è deficitaria se non addirittura mancante (assieme a dignità, democrazia e libertà), a renderci edotti delle peculiarità di popolazioni con le quali veniamo in contatto.
    Ma si sa, il ministero della propaganda deve individuare un nemico assoluto contro il quale aizzare la popolazione; ieri erano i sovietici, oggi gli arabi soprattutto se musulmani mediorientali, domani, chissà, saranno i cinesi … i quali però si stanno preparando.

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