IRAK-TURCHIA: SCAVA , SCAVA SI TROVA SEMPRE PETROLIO MISTO A SANGUE ALTRUI. di Antonio de Martini

PREMESSA
Come ormai sanno anche i sassi, il popolo kurdo è una enclave etnica incistata entro i confini di ben quattro paesi : Iran, Irak, Turchia e Siria.
Non sono semiti. Sono mussulmani, sunniti, ma la loro lingua non è l’arabo e nell’ultimo quarto di secolo hanno combattuto contro Turchia – finanziati dai russi) e Saddam Hussein ( finanziati da USA-Israele) per l’indipendenza della loro zona irakeno ( Kirkuk e Mossul) finendo anche gassati, ma acquisendo dal 2003 un certo grado di autonomia dal governo centrale di Bagdad.
Da quando è iniziata l'” unrest” in Siria, i Kurdi hanno aperto un altro fronte anti turco a finanziamento Siro-russo.
Questo ha creato una ulteriore complicazione nella complicazione: USA e alleati assistono le truppe turche quando hanno a che fare coi siriani, ma si astengono scrupolosamente dall’intervenire negli scontri coi Kurdi di cui sono alleati più a nord….

CONTENUTO
Come accade per tutti i casi di “autonomia” , ( Catalogna, Scozia) c’è sempre chi mira all’indipendenza e i kurdi iracheni non fanno eccezione.
Ci puntano dagli anni trenta e si sono appoggiati a chiunque, Hitler compreso. ( vedere il bellissimo film YOL del regista Guney o leggere se interessa capire il clima : “Una sfida nel Kurdistan” romanzo di J.J. Langendorf; Adelphi 1969) .

In aperta sfida al governo centrale di Bagdad, il governo regionale del kurdistan iracheno ospita
il vice presidente della Repubblica Tarik el Hashemi , sunnita, condannato a morte per terrorismo dal tribunale di Bagdad e sul quale pende un mandato di cattura anche dell’Interpol.
Il Presidente della Repubblica – nulla qui é semplice – è il leader curdo Talebani.

Come spesso accade quando c’è di mezzo il petrolio, gli ” autonomisti ” hanno il petrolio e il governo centrale il Pipeline che lo porta sul mercato.
Ed è in questa differenza che il governo turco si è insinuato per rompere il fronte apparentemente unito dei kurdi, in realtà frazionati da lealtà tribali e familistiche.

Dietro la denunzia del trattato Iracheno- turco cha riconosceva all’esercito turco il diritto ad inseguire i guerriglieri del PKK ( di Abdullah Oçalan ) che sconfinavano per rifugiarsi in territorio irakeno, c’è una motivazione rivelata da un sito di lingua araba: il governo turco ha offerto e il governo regionale ha accettato, senza informare il governo nazionale di Bagdad presieduto da Nuri Al Maliki – il premier sciita che si è liberato della tutela americana – la proposta di trasportare il petrolio al mercato attraverso un oleodotto in territorio turco già in costruzione che sarà completato nel 2013/14.

Poiché la suddivisione delle ricche percentuali tra chi produce e chi trasporta il petrolio è sempre insoddisfacente per definizione, i kurdi hanno visto nella proposta un ottimo affare e gli Iracheni, un casus belli, vuoi per il Vulnus all’Unità nazionale ( che li de legittimerebbe agli occhi dei sunniti) , vuoi per il lucro cessante.

La vicenda dell’accordo tra il governo nazionale turco e il governo regionale irakeno del Kurdistan, é sfuggita finora ai media occidentali perché scritta in lingua araba – i media in zona sono finanziati dai sauditi – rischia di avere presto un seguito sanguinoso, oltre i trentamila kurdi morti per questa guerra di indipendenza dei trent’anni.

Senza entrare nei numeri spiccioli , in questo decennio , tra Irak e Libia e Afganistan, il petrolio è costato oltre un milione e mezzo di morti.
E pensare che c’é chi piagnucola per i pericoli ipotetici dell’energia nucleare.

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