MONDO ARABO: DAL MAGREB AL MASHREK NUOVE SCOSSE E VECCHIE SPERANZE DI PACE IN TUNISIA, GIORDANIA, LIBANO E DINTORNI. di Antonio de Martini

TUNISIA. A partire dal 12 ottobre inizieranno una serie di eventi a sfondo sociale miranti a impedire la viabilità, mentre a Tunisi si concentreranno un una manifestazione di grande dimensione con l’obbiettivo di compromettere la sicurezza . Dietro queste situazioni di precarietà, si nasconde la mano del vecchio servizio d’ordine di ENNAHDA ( il partito di maggioranza che ha subito una battuta di arresto a causa delle pubbliche dichiarazione di diffida ad occupare tutti i posti di potere fatta dal Presidente della Repubblica Marzouki) con il gruppo ANSAR SHARIA ( i guerrieri – cavalieri – della Sharia) che sta mutando in un gruppo Jihadista e mescolandosi con elementi salafiti.

Non numerosissimo, circa 100 elementi , il gruppo è pericoloso perché ha come riferimento Abu Ayadha e una frazione di esso gruppo, dispone di armi e sausarle, come dimostrato dai compiti di bodygard per questo “Emiro”.

Il progetto ha una sua pericolosità, dimostrata sia dai contatti che ha preso con Al Kaida del Magreb Islamico e analoghe gang libiche, alla ricerca di un patto di unità d’azione, sia dalla presa di distanza delle Forze Armate che hanno dedicato un comunicato a spiegare che i suoi compiti in tema di ordine pubblico devono essere in prima istanza svolti dalle forze di polizia e non dall’esercito che sulla esigenza di difendere l’Ambasciata americana e nemmeno la Costituzione.

GIORDANIA . Siamo agli albori delle manifestazioni rispetto ai paesi che hanno cominciato da un anno. Oggi cinquantamila manifestanti sono scesi in strada col motto ” salviamo la Patria ( ” INKAT-L-WATAN) , ma subito contrati da una “Iniziativa di gratitudine” nei confronti del sovrano.

Trattandosi di una monarchia retta da un discendente del profeta Maometto, i temi sventolati non riguardano la religione, ma la corruzione , le privatizzazioni e la richiesta di una nuova legge elettorale e magari anche una Costituzione. A questi manifestanti di città, si sono aggiunti giovani della “East Bank” del Giordano, ormai ridotto a una fognetta,

Si autonominano ” Il Movimento”, sono meno conosciuti dalla polizia, in prevalenza palestinesi e perciò più pericolosi. A questi due elementi si sono aggiunti una serie di “giornalisti elettronici” che protestano contro l’obbligo di registrarsi come testate entro ottanta giorni, pena la chiusura.

Il governo, sta rispondendo all’Italiana, ossia lascindo affiorare alcuni scandali legati alla corruzione, ma non ai massimi livelli. La reazione delle forze dell’ordine è invece di tipo tunisino: la polizia ha detto che starà in seconda fila per non schierarsi ” con una delle due parti”, mentre la security ha detto che “non può sottrarsi al sacro dovere di difendere la Corona”. Insomma, la pochade continua nella speranza che passi anche quest’onda.

LIBANO. PROVE DI NEGOZIATO TRA SCIITI E SAUDITI.

I sauditi hanno iniziato – da quando il principe SALMAN ha assunto la carica di Crownprince succedendo a Nayaf – una cauta marcia di avvicinamento agli sciiti di Hezbollah, passando per il gruppo sciita di AMAL ( speranza) guidato da Nabih Berri presidente della Camera dei deputato dagli anni 80 e sposato con una americana. Scopo ufficiale dei primi colloqui il mantenimento del Libano al di fuori della vicenda siriana, sulla scia dell’incontro tra Ahmadinejad e re Abdallah saud alla Mecca il mese scorso.

L’amasciatore Saudita Ali Osseiry e il ministro dell’informazione Abd el Aziz Khoja menano la danza cercando di coinvolgere Hezbollah, poiché l’adesione di AMAL è impossibile senza quella del gruppo più grande.

Questo passo è foriero di speranza e viene preso in considerazione dai media, anche se la realtà è che qualcuno ha fatto saltare tre depositi ( c’è chi dice uno) di munizioni nella valle della Bekaa, non lontano dalla frontiera siriana.

Nabih Berry ha lanciato uno slogan di successo che lascia antivedere una viuzza : ” siamo sciiti per confessione e sunniti per cuore” e i maligni aggiungono “americani per moglie”.

Intanto le speranze non sono molte: la Procter and Gamble , presente nel paese dal 1947, ha annunziato la chiusura del suo ufficio di Beirut ( si arrocca al Cairo) e la borsa al 30 settembre ha segnato un meno 24%.

Se , ad onta del pessimismo occidentale mostrato da Procter e Borsa, la prova di pace riuscisse a funzionare nel piccolo Libano, la carta del medio oriente resterebbe quella di sempre e si sotterrerebbero la ascie di guerra sia da parte Iraniana che Saudita, dato che sono mossi entrambi dalla paura dell’altro.

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