IRAN: LA GUERRA D’AUTUNNO NON CI SARÀ. di Antonio de Martini

Un successo della propaganda di Netanyahu è che molti ormai non chiedono più SE ci sarà una guerra, ma QUANDO.
La legenda metropolitana della fine del mondo, prevista dai Maya per il 21 dicembre prossimo, ha completato lo stato confusionale che i media hanno diligentemente trasmesso a una pubblica opinione concentrata piuttosto sulla rapida fine della tredicesima mensilità.
Proviamo ad anticipare un pò di serenità natalizia dicendo che esistono numerose ” profezie Maya” che superano anche di mille anni la data indicata per la fine del mondo. Rilassiamoci.
Più articolato ma ugualmente ottimistico, il ragionamento geopolitico mirante a smontare un decennio di propaganda bellicista.

Evitiamo per una volta il SE e affrontiamo il QUANDO.
Sappiamo ormai tutti che il secondo martedì di novembre, ogni quattro anni, viene eletto il presidente americano.
Sappiamo anche che questi non prende possesso della carica che a gennaio e gli serve almeno una settimana per scegliere i suoi collaboratori. Il ” via” alla politica internazionale viene in genere dato dopo il ” Discorso sullo stato dell’Unione”.
Benché molte crisi internazionali si siano innescate nell’imminenza di questo evento, lo sviluppo ha sempre dovuto attendere l’insediamento.

Nel 1956, la crisi di Suez ebbe una battuta di arresto da Eisenhower che veniva rieletto.
Nel 1960 , un Kennedy appena nominato mostrò di prendere la decisione sbagliata negando l’appoggio aereo allo sbarco anti castrista alla baia dei porci.
La crisi degli ostaggi americani in Iran, per risolversi, attese l’avvicendamento di Carter.
È inverosimile che Israele forzi la mano agli USA, anche se la sua lobby e in particolare
” The Washington Institute for Near East policy” ( sul quale torneremo) cerca di forzare la situazione.
Ma ammettendo che ci sia chi voglia attaccare, questi dovrà aspettare almeno il mese di marzo per la pienezza dei poteri del nuovo presidente. Il rischio è non poter contare sull’appoggio americano.

Esiste un’altra data meno conosciuta: le elezione a luglio del nuovo presidente iraniano, avendo quello attuale esaurito i suoi mandati. ( assistiamo tra l’altro alla riapparizione dell’ Ayatollah Hashemi Rafsanjani – il candidato moderato sconfitto la volta scorsa – in pubbliche manifestazioni accanto ad Alì Kamenei, la guida suprema.
Poiché è ovvio che chi bombarderebbe, lo farebbe per assicurarsi la non prosecuzione della ricerca nucleare militare ( ammesso che esista) , anche il meno dotato analista politico, comprenderebbe che compiere una incursione aerea – dall’esito incerto – sull’Iran in campagna elettorale significherebbe far vincere il candidato più oltranzista o trasformare il candidato moderato in una tigre assetata di vendetta e di ripresa della corsa al nucleare.

Il ritorno sulla scena politica di Hashemi Rasfanjani a fianco del successore di Khomeini e il ritiro di Mahmud Ahmadinejad – e l’arresto del suo consigliere politico per corruzione – fa sperare in una svolta moderata del regime iraniano, anche se tanto graduale da essere di difficile rilevazione per occhi disattenti.

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Commenti

  • gicecca  Il ottobre 1, 2012 alle 6:43 am

    Corruzione anche in Iran ? Come nel Lazio ? O come Berlusconi secondo la dichiarazione di Fini ? Non c’é più religione … !!!
    Comunque, meno male, fino a marzo o giugno forse ci arriviamo. Intanto mi informo dove trovare l’atropina e ad aprile festeggio i miei 80 finiti. GiC

    • antoniochedice  Il ottobre 1, 2012 alle 7:14 am

      L’Iran e’ un paese come l’Italia( ha scelto anche I’ll tricolore). Solo ha frutta piu’ gustosa, donne belle e le moschee di Isphahan, le ha filmate Pasolini ne “Il fiore delle mille e una. Notte”, sono la sola visione che da I’ll senso del mistico.
      In compenso gli abitanti, proprio come noi, si fanno infinocchiare dal clero.

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