SCANDALI DELLE REGIONI: LA DEMOCRAZIA DELL’ALTERNANZA È IN REALTÀ IL TURNO AL TRUOGOLO. di Antonio de Martini

Lo scandalo non consiste – come i media cercano di farci abituare a pensare – in come i consiglieri regionali abbiano speso i loro denari, ma nel perché li abbiano avuti.

Se si andasse ad indagare sui motivi reali, anche i media – e anche la CEI che ora prende le distanze – dovrebbero essere chiamati a rispondere della loro fetta di bottino avidamente ingurgitata per decenni.

A chi rimproverava a Mussolini una eccessiva prodigalità nei confronti di Gabriele D’Annunzio, il Duce spiegò che il Vate ” è come un dente cariato: o lo si estirpa o lo si copre d’oro”.

Il poeta soldato era l’unico a poter impensierire il capo del fascismo come polo alternativo di aggregazione del consenso patriottardo necessario, all’epoca, ad esercitare il potere senza dover dipendere , per esistere, dal solo capo della polizia.
Le regioni italiane non hanno mai avuto radici storiche, ma sono solo entità geogastronomiche trasformate in istituzioni nel 1970, per diminuire la pressione che dal basso veniva esercitata sui parlamentari perché passassero la mano.

Si sono creati tanti parlamentini con privilegi analoghi a quelli dei legislatori nazionali per ottenere che gli aggregatori del “consenso democratico” attualmente necessario per governare, riconoscessero la legittimità di chi esercitava il potere nazionale da cui il loro benessere personale sarebbe dipeso.
Lo stesso criterio spartitorio si è usato nella successiva creazione delle circoscrizioni e per la Stampa cartacea e radiotelevisiva.
Se si fosse voluto veramente

realizzare una riforma ” federalista” le regioni avrebbero dovuto essere otto o nove a somiglianza degli stati preunitari radicati storicamente da secoli.
La loro abolizione fu in realtà uno dei motivi del – diseguale finchè si vuole – boom economico che fece seguito alla proclamazione dell’unità italiana e consentì alla lira di fare agio sull’oro.

L’osso da rodere lanciato alla muta ” democratica” delle assemblee regionali fu, in buona sostanza, quello della sanità che , ovviamente , è diventata il buco nero dei nostri conti e una delle principali fonti del deficit statale.

Attaccare questi rappresentanti del ” consenso democratico” senza poter essere accusati di qualunquismo fascistoide è stato possibile per tre motivi irripetibili e concomitanti: la crisi economica, la latente faida interna di una porcilaia e l’esistenza di un governo nazionale che per una serie di ragioni è privo – e non ne necessita – di investitura elettorale.
Liberarci di queste poche dozzine di ladruncoli con nuove elezioni non porterà a null’altro che a una alternanza al truogolo per altri maiali affamati.

Se si vuole davvero risanare questa piaga purulenta per restaurare la morale pubblica e il bilancio dello Stato, bisognerà iniziare col ridurre da subito il numero delle regioni, abolire i consigli delle circoscrizioni, attribuendone i poteri ai prefetti, erogare servizi alle organizzazioni politiche anziché denaro contante e rendere preventivo e non successivo il controllo della corte dei conti sulle leggi di spesa degli enti locali.
Fare tutto questo fino a che è in carica un governo privo del viatico del suffragio universale e che dia il buon esempio con l’abolizione di tutte le sovvenzioni a tutti i giornali e alla radiotelevisione.
Se continuiamo a dar loro denari, sindacare sul come li spendono – una volta che sono soldi loro – è inutile oltre che indelicato.
Se il risanamento non verrà fatto da questo esecutivo che ha avuto una investitura, almeno formalmente democratica, lo farà un altro governo in grado di fare a meno anche della forma.

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Commenti

  • abrahammoriah  On settembre 27, 2012 at 6:43 am

    27 settembre 2012

    Consentendo totalmente ( “bizzarro” sarebbe esprimere diverso parere ) ed aggiungendo che la repubblica presidenziale è il momento imprescindibile per il risanamento del nostro paese. Ma non ho nessuna difficoltà a riconoscere che integrare le parole di A.d. M. con questa ultima considerazione é sicuramente ancora più “bizzarro”…

    Massimo Morigi

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