LA GRANDE STRATEGIA DELL’IMPERO AMERICANO ( seconda parte). di Antonio de Martini

La puntata precedente la trovate nel post che precede

IL TERZO VASO DI PANDORA.

Il terzo screzio tra alleati ( USA e Arabia Saudita) si è avuto con la crisi siriana in cui mentre L’Arabia Saudita e il Katar forzano i tempi e continuano a investire ingenti somme di denaro per reclutare Jihadisti, ex teste di cuoio occidentali, armi, gli Stati Uniti stanno rallentando le operazioni, mano a mano che aumenta la consapevolezza della contiguità osmotica tra salafisti e affiliati di al Kaida, che non può più essere celata alle opinioni pubbliche occidentali che – specie dopo gli eventi di Bengazi – iniziano a chiedersi quali siano le reali capacità di controllo che l’Intelligence americana ha sugli eventi.

È anche affiorato un telegramma di Hilary Clinton inviato a tutti gli ambasciatori USA all’indomani degli eventi egiziani, in cui accusava i diplomatici di scrivere i loro rapporti nei loro uffici senza scendere in mezzo alla gente.
È stato rispondendo a sollecitazioni di questo tipo che l’ambasciatore Stevens ci ha lasciato la pelle.
In questo vaso di Pandora, metterei anche la sorpresa dei turchi nel constatare la rapidità e violenza della guerriglia Kurda sul confine siriano. È verosimile pensare che il premier Erdoghan non si sarebbe avventurato su questa strada pericolosa se avesse capito prima quale conto gli sarebbe stato presentato dai siriani per procura. I settecento caduti e il nervosismo serpeggiante nelle forze armate per il mega processo e per l’apertura del nuovo fronte, lo hanno costretto a rinunziare alla tribuna delle Nazioni Unite donde avrebbe dovuto pronunziare un discorso ” storico” che lo avrebbe consacrato quantomeno leader di area.
Il premier turco ha dovuto invece rimanere a Ankara col mini pretesto del rimandabilissimo Congresso del suo partito che si terrà il 30 settembre.
Qualche volta, evocando fantasmi, questi si presentano nel reale e il mega processo ai 330 alti ufficiali ” golpisti” sembra aver avuto questa funzione.

IL CASO LIBANO.
SI PENSAVA CHE DOPO UNA GUERRA CIVILE DURATA DICIASSETTE ANNI, la Siria non sarebbe riuscita ad accendere fuochi di guerra alla frontiera libanese e gli USA ritenevano di riuscire a imporre legge e ordine a Hezbollah con la spada di Damocle dell’inchiesta sull’omicidio di Rafic Hariri condotta dal TSL – Tribunale Speciale sul Libano – messo in opera dall’ONU.
La morte del presidente della corte, un incidente “increscioso” a un altro giudice e l’assenza di prove che ha costretto alla liberazione degli indagati dopo ben quattro anni di prigione preventiva, hanno fatto cadere questa illusione.

Anche l’arresto in pieno agosto dell’ex ministro Michel Samaha , amico del premier libanese Mikati ( proprietario della rete di telefonia mobile siriana) con accuse vaghe di “attentati alla sicurezza”, ha mostrato di non commuovere più di tanto.
Samaha, Cristiano di rito greco- cattolico, era schierato con i cristiani libanesi durante la guerra e il suo schierarsi a favore della Siria ha fatto rumore e indica quali siano i sentimenti dei cristiani verso Assad.
Samaha, è stato anche il primo a contestare l’inchiesta Hariri condotta dal Tribunale Speciale sul Libano, mostrandone l’inconsistenza.
L’arresto, condotto da due generali sunniti dei servizi di intelligence ( Wissam Hassan e Achraf Rifi)
hanno suscitato la meraviglia del Ministro dell’interno legatissimo al Presidente Sleiman – il maronita Marwan Charbel – che ha detto di non essere stato messo al corrente dai sottoposti.

I FIGLI DI ABD EL AZIZ

Su tutti i fronti l’Arabia Saudita è in ritirata: ha la guerra in Yemen – alle porte di casa – l’Irak, il suo avamposto anti Iran, è ormai crescentemente preda della influenza sciita, dunque filo iraniana.
Sulla costa orientale dell’Arabia Saudita i primi fuochi di rivolta sciita iniziano a scaldare la popolazione e il Bahrein occupato militarmente per difendere il Re sunnita dai sudditi sciiti, non può resistere a oltranza.
il vecchio Re saudita – ultimo figlio di Abd el Aziz fondatore della dinastia – indebolito dall’assassinio del capo dell’intelligence , principe Sultan e anima dei “Sudairi seven”48 ore dopo la nomina, comincia a temere e a capire che i suoi alleati America e Israele lo abbandoneranno se non vincerà lo scontro in Siria.
Forse non ha ancora capito che alla sua morte – non lontanissima – il ruolo di custode dei luoghi sacri dell’Islam, proprio i suoi alleati, potrebbero affidarlo ( meglio: restituirlo) a Re AbdAllah II di Giordania che offre tre vantaggi decisivi:
A) discende direttamente dal profeta Maometto e nessuno protesterebbe.
B) ha madre inglese e moglie americana ( di origine palestinese) ed è stato educato a Sandhurst come il principe Harry Windsor.
C) tornando alla Mecca ( tolta alla sua famiglia dai Saud nel 1928) potrebbe accettare di cedere la Transgiordania ai Palestinesi consentendo quindi a Israele di incorporare la west Bank , senza la quale Israele è sempre vulnerabilissimo.

In un’area così stabilizzata, i grandi capitali affluirebbero , i profughi palestinesi verrebbero facilmente ” sistemati”, la Russia estromessa.
Gli usa avrebbero comunque mantenuto la promessa che Roosevelt morente fece al re saudita fondatore della dinastia sull’incrociatore Quincy : proteggere lui e i suoi figli in cambio di tutto il petrolio.
Di nipoti non si parlò.

Su questo tema, anche il post del 17 febbraio 2011. La strategia USA nel Mediterraneo, ma il cardine è il petrolio e del 27 febbraio l’importanza strategica di Bahrein.

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Commenti

  • imbuteria  On settembre 24, 2012 at 8:48 pm

    Reblogged this on Imbuteria's Blog.

  • Enrico Galoppini  On settembre 24, 2012 at 9:25 pm

    Guarda caso è recentemente uscita, anche in italiano, un’autobiografia (strano per uno ancora giovane) del re Abdallah II di Giordania, come per renderlo “familiare” al gran pubblico. Qualcosa, di sicuro, bolle in pentola.

    • antoniochedice  On settembre 25, 2012 at 5:45 am

      Interessante. Ricorda titolo ed editore?

  • gicecca  On settembre 25, 2012 at 6:39 am

    Si chiama “L’ultima occaqsione. La mia sfida per la pace in Medio Oriente”. Edizioni Mondadori anche ebook. Costa poco, 9,90. GiC

    • antoniochedice  On settembre 25, 2012 at 6:40 am

      Il solito bene informato…… Grazie!

      • Enrico Galoppini  On settembre 25, 2012 at 7:46 am

        Forse si spiega anche la costruzione, che incombe in maniera inquietante sulla Ka’ba, di un’enorme torre-orologio, che replica in maniera impressionante il Big Ben di Londra….

      • antoniochedice  On settembre 25, 2012 at 9:16 am

        Camomilla?

  • Enrico Galoppini  On settembre 26, 2012 at 9:48 pm

    Discorso del re di Giordania alla recente assemblea dell’ONU: http://en.ammonnews.net/article.aspx?articleNO=17971

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