LA GRANDE STRATEGIA DELL’IMPERO AMERICANO OVVERO,” L’ALLEANZA MOTRICE” CONTRO ” IL MOVIMENTO ARABO DI RISVEGLIO” di Antonio de Martini

IL PRIMO VASO DI PANDORA.

Per dare un senso a quel che vediamo accadere attorno al nostro mondo mediterraneo, credo valga la pena mettere ordine mentale, ricordando che tutto iniziò in Irak, quando gli USA vittoriosi optarono , in base al principio democratico, in favore di un governo maggioritario sciita, contro la dirigenza sunnita che governava il paese da sempre ad onta dell’essere minoranza.
Dopo nove anni di frustrazioni continue, gli USA furono cortesemente ” messi alla porta” rendendosi poi conto di aver allargato sostanzialmente la sfera di influenza dell’Iran sciita.

Il primo focolaio era innestato : gli arabi, mostravano di poter tener testa alla superpotenza a colpi di autobombe e rimandavano indietro in America i suoi soldati ” a uno a uno in sacchi di plastica nera” come aveva promesso Saddam Hussein.
Questo ” tener testa” fu visto con malcelato orgoglio dagli arabi di ogni paese, come è avvenuto per la resistenza afgana contro i russi e – inutile negarlo – come l’audacissimo e fortunato attacco alle due torri.
Con l’Afganistan avevano smesso di subire dopo un secolo di umiliazioni iniziate con la battaglia di Khartoum ( 1898).
Anche molti italiani, pur esecrando la bomba di Felice Orsini a Parigi ( 40 morti all’epoca era una vera strage) pensarono che quel sangue li avvicinava all’unità nazionale.

IL SECONDO VASO DI PANDORA
Per capire l’accaduto bisogna ,
A) Mettersi nei panni di chi ha dato inizio agli eventi e con quali alleanze.
B) Distinguere le motivazioni di primari e comprimari per capire se ” l’alleanza motrice “resterà unita o si dividerà in vista del traguardo.
C) tra i traguardi possibili, quale sarà il più probabile e quello che procurerà all’area la maggiore stabilità politica.

Intanto, credo vada detto che il momento iniziale del ” movimento arabo di risveglio” – credo sarebbe più corretto chiamarlo così – ha origini autonome ed è frutto di un singolo inatteso atto reazionario di ribellione, che ha dato fuoco alle polveri contro un sistema marcio quasi quanto quello italiano, ma con maggior povertà e dignità.
Un uomo povero che si suicida in modo orribile, dandosi fuoco, per la disperazione di essersi visto rifiutare da una burocrazia parassitaria , una autorizzazione alla vendita ambulante
- il gradino commerciale più basso in tutte le latitudini – subendo, lui arabo e mussulmano, anche l’umiliazione di essersi dovuto ” abbassare” a chiedere l’autorizzazione a un funzionario di sesso femminile. Era il 17 dicembre 2010.

La Tunisia, all’unisono, con un moto rabbioso che ricorda quello di Reggio Calabria ( luglio 1970- febbraio 1971) insorse senza pensare alle conseguenze e riuscì a internazionalizzare l’evento.
Al popolo tutto che voleva liberarsi della cricca, fecero eco le opinioni pubbliche americana e francese ( il ministro Alliot Marie era ospite fissa dei gaudenti) e il Presidente Ben Alì accettò l’ospitalità provvisoria dell’Arabia Saudita, sperando di trovare di meglio in un secondo momento.
Fu solo quando gli comunicarono gli obblighi derivanti dall’asilo politico in una cittadina secondaria che capì l’intesa saudita-americana.

L’esempio tunisino – un popolo tradizionalmente mite e gentile – ebbe l’effetto di una scarica elettrica per i paesi che seguirono, Egitto in primis. In questa occasione il governo americano non ebbe altra scelta che inserirsi ( un po’ come Carlo Alberto nei moti del 1821). Qui si manifestarono altri due alleati degli USA: l’Inghilterra e i fratelli mussulmani.
L’equilibrio nuovo ebbe momenti difficili alla scelta del nuovo presidente e quando questi si impose Pensionando il Maresciallo Tantawi che pensava di restare come reggente, ma il nuovo arrivato ha mostrato intelligenza politica sufficiente a restare a galla ad onta dei moti estremisti dei salafiti che cercano di mettere in difficoltà il regime giocando la carta fondamentalista e quella nazionalista ad un tempo, contro Israele. Si è notato in questa occasione una differenza di obbiettivi tra USA e Arabia Saudita, sostenitrice unica dei salafiti.
Un secondo screzio si è verificato nel Bahrein, quando i carri armati sauditi intervennero unilateralmente e direttamente in aiuto al governo sunnita contestato dagli sciiti.
( continua)

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Commenti

  • imbuteria  On settembre 23, 2012 at 10:09 pm

    Reblogged this on Imbuteria's Blog.

    • antoniochedice  On settembre 24, 2012 at 12:39 am

      Uso questo spazio per informare che ho cancellato un post del solito saputo che spiega come l’attacco alle due torri non possa essere opera di arabi , discetta su sistemi di innesco e disinnesco di piloti automatici ed altre amenità tecnico-mentali.
      Questo signore trascura però un dato fondamentale: nel mio post faccio notare che gli arabi PENSANO di essere stati loro e questo ha dato loro una consapevolezza e un senso unitario che mancava almeno dalla morte di Nasser.
      Se poi sia stato il cognato di questo informatissimo signore è cosa non interessante ai fini del presente ragionamento.

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