OBAMA DESEGRETA LA DIRETTIVA PRESIDENZIALE PD 59 SULLA GUERRA NUCLEARE. SORPRESA: È FIRMATA DAL PRESIDENTE CARTER , PREVEDE L’ATTACCO ALLA RUSSIA E LE RAGIONI SONO SEMPRE MEDIO ORIENTE E CORNO D’AFRICA. di Antonio de Martini

Continua la politica – attribuibile a Obama ?- di divulgazione mirata di documenti del passato suscettibili di influenzare la politica attuale e in particolare la campagna elettorale.
Dopo la botta a Israele della pubblicazione dei colloqui israelo americani che precedettero la strage di Sabra e Chatila, ecco il colpo ai Russi sotto forma della pubblicazione di un documento finora gelosamente custodito.
Il National Security Archive del Governo degli Stati Uniti, ha tolto il vincolo di segretezza alla PD59 la ” Presidential Directive 59 “che esamina la prospettiva di una guerra nucleare con l’URSS.

Il documento, rintracciabile sul sito Web della Georgetown University nella pagina del US National Security Archive, consente per la prima volta di apprendere ufficialmente il pensiero strategico dei responsabili americani in materia di guerra nucleare.
Se non ho capito male, lo Stato Maggiore USA, contrariamente a quanto propalato ai media anteriormente, non prevedeva tanto il bombardamento di città ( idea questa che ha favorito il crescere dell’isterismo atomico tra le popolazioni ) , quanto un processo di identificazione e distruzione di obiettivi squisitamente nucleari e militari – e industrie e installazioni collegate – sia fissi che mobili grazie a sistemi di intelligence Hi Tech e di attenta valutazione dei risultati.

Già nel luglio 1980 , anno di stesura e firma del documento sotto la Presidenza di Jimmy Carter , si parlava di ” precisione chirurgica” nel cogliere gli obbiettivi.
La parte a mio avviso più interessante del documento è quella del commento archivistico che afferma che “la filosofia di base non è granché cambiata da allora” , anche se il Presidente Obama ” ha posto come obbiettivo della sua presidenza un mondo libero dal nucleare”.
Inquietante la seconda considerazione, consistente nel contesto di guerra fredda in cui è maturata la PD59 ” l’invasione dell’Afganistan da parte dei sovietici, una maggiore instabilità del Medio Oriente, diritti umani, Corno d’Africa e earlier strains over China policy” e il tema degli Euromissili.
Il messaggio mi sembra chiarissimo ed è una constatazione- avvertimento: i problemi sul tappeto sono gli stessi della guerra fredda, la dottrina nucleare è identica. per aggiornare il documento basta cambiare il nome del destinatario delle bombe da URSS a Russia.

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Commenti

  • abrahammoriah  On settembre 19, 2012 at 8:33 am

    19 settembre 2012

    Questo significa che la dottrina del MAD, acronimo che sta per mutual assured destruction, in realtà non ha avuto, almeno a partire dall’amministrazione Carter fino ad oggi, molto credito presso il complesso militare industriale statunitense. Interessante quindi chiedersi perché ciò non fosse di pubblico dominio non solo all’opinione pubblica statunitense e a quelle degli altri paesi democratici. Una risposta potrebbe essere che l’esplicito abbandono del MAD avrebbe potuto avere gravi conseguenze sulla deterrenza nucleare da esercitare contro il blocco sovietico ( ma tutto ciò non sembra molto credibile, per il semplice motivo che è assai inverosimile che l’Unione sovietica non fosse a conoscenza del discredito in cui era caduto la MAD ). Una interpretazione che si presenta invece più interessante è che la distruzione nucleare vicendevolmente sicura abbia rappresentato un utilissimo spauracchio per il “disciplinamento” delle masse democratiche e per non contestare il complesso militare industriale dei vari paesi democratici. Se dal punto di vista storico siamo in presenza quindi di un interessantissimo campo di ricerca, ancora più interessante è il problema politologico ( o filosofico-politico, se si vuole ) che si pone: la democrazia non è concepibile senza una completa e chiara informazione ma questa completa e chiara informazione confligge direttamente con la possibilità di conferire stabilità ad un qualsiasi regime politico, democratico o autoritario che essa sia. Un problema vecchio come il mondo e che la modernità delle democrazie di massa non ha portato alcun contributo per la sua soluzione.

    Massimo Morigi

  • imbuteria  On settembre 19, 2012 at 6:47 pm

    Reblogged this on Imbuteria's Blog.

  • antoniochedice  On novembre 11, 2013 at 9:11 pm

    L’ha ribloggato su IL CORRIERE DELLA COLLERA.

  • Francesco  On gennaio 9, 2014 at 3:43 pm

    nel frattempo pare che Putin promette una forte reazione in Medio Oriente in contrasto ai Sauditi. Pare che sia intenzionato a presentare una risoluzione all’ONU in cui qualifica l’Arabia Saudita come stato terrorista a proposito degli attentati ceceni di questi giorni. ( http://www.manartv.com.lb/spanish/adetails.php?eid=49300&cid=25&fromval=1&frid=25&seccatid=43&s1=1 )

    • Francesco  On gennaio 9, 2014 at 3:46 pm

      (chiedo scusa, nel copia-incolla non mi sono avveduto del primo “pare che” di troppo)

  • Alberto Zignani  On gennaio 9, 2014 at 6:59 pm

    Bisogna tenere presenti le date. La “Presidential Directive 59” viene elaborata e firmata nel luglio 1980. A quella data la MAD era semplicemente già stata sostituita dalla cosiddetta “doppia decisione” del 1979, a seguito della quale la NATO aveva deciso di schierare in Europa quasi 600 missili nucleari a medio raggio statunitensi (464 Cruise e 108 Pershing2), dotati di una gittata di circa 5.000 km. sufficiente a colpire l’Unione Sovietica. E ciò in risposta ai missili SS-20 che il Patto di Varsavia aveva iniziato a schierare sin dal 1977. Da notare che gli SS-20 erano costruiti in modo tale da essere perfettamente riconoscibili al momento del lancio. E poiché la loro gittata era noto fosse di circa 5.000 km., sarebbe stato evidente che essi avrebbero potuto colpire l’Europa, ma non gli USA. Questa nuova situazione aveva dato vita al seguente dilemma: avrebbero gli USA avuto la “forza” di avviare la “risposta flessibile” e quindi, quale “estrema ratio”, di scatenare la MAD, sapendo che quei missili non avrebbero mai potuto colpire il loro territorio? Gli Usa rispondevano di sì, ma gli alleati europei ne erano fortemente dubbiosi. Allora, nel 1979, su pressione del cancelliere socialdemocratico tedesco Helmut Schmidt, era stato deciso di schierare i cosiddetti euromissili, con ciò ponendo in “seconda battuta” la “risposta flessibile” su cui si era esclusivamente basata, fino a quel momento, la deterrenza nucleare della NATO. Se il Patto di Varsavia avesse lanciato gli SS-20, la Nato avrebbe risposto con gli euromissili. Se il Patto di Varsavia avesse lanciato i missili intercontinentali, sarebbe scattata la “risposta flessibile” la cui ultima istanza sarebbe stata la MAD. In tal modo veniva scongiurato il pericolo di “decoupling” nucleare, cui evidentemente mirava lo schieramento degli SS-20. E tutto questo, non solo era perfettamente noto ai Paesi membri della NATO, ma da alcuni di essi (l’Italia in primis) era stato fortemente voluto. Tutto qui. Ogni altra illazione relativa al complesso militare-industriale o al “disciplinamento” delle masse democratiche mi sembra fuori luogo.

  • antoniochedice  On gennaio 9, 2014 at 10:28 pm

    L’autorevolissimo commento di Alberto Zignani – già segretario generale del ministero della Difesa – porta una parola definitiva sul tema MAD- Difesa flessibile.

  • antoniochedice  On gennaio 9, 2014 at 10:39 pm

    A Francesco. Il sito Al Manar di cui hai fornito il link è un sito vicino all’Hezbollah libanese. Va detto per completezza di informazione. vale la pena far..Va anche fatto notare a mio avviso, che è nella versione di lingua spagnola. La versione di lingua italiana evidentemente non

  • antoniochedice  On gennaio 9, 2014 at 10:40 pm

    vale la pena farla….

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