OBAMA PUNISCE ISRAELE. ” SHARON HA ORDINATO E VOLUTO LA STRAGE DI SABRA E CHATILA, INGANNANDO GLI U.S.A.” SE NETANYAU NON LASCIA, OBAMA POTREBBE RINCARARE LA DOSE CON UN’ALTRA ACCUSA TERRIBILE: L’USO DEI GAS. di Antonio de Martini

Come era facile prevedersi, dopo la storia del filmetto messo in onda da” qualche amico di Netanyahu”, giunge puntuale la prima risposta, misurata, di Obama ed esce sull’organo più favorevole a Israele, il NEW YORK TIMES.

Il solito provvidenziale “ricercatore ” della Columbia University e la solita procedura di declassificazione del documenti segreti del Dipartimento di Stato USA ci dicono quel che si sapeva, da fonte Palestinese ma senza prove:

Il mandante della strage di Sabra e Chatila è il generale Ariel Sharon – ancora in coma irreversibile – col pieno appoggio del premier Mehachem Begin.

I documenti desegretati , contenenti le minute degli incontri tra diplomatici americani e autorità Israeliane , rapporti di governo ecc. sono difficilmente smentibili dato che almeno due dei diplomatici americani sono anche ebrei e in particolare l’ambasciatore Samuel Lewis ha confermato tutto quando intervistato dal ricercatore Seth Anziska.

La strage, presentata come una “vendetta per la morte di Bachir Gemayel – il capo falangista appena eletto presidente della Repubblica – in realtà è stato voluto e ordinato da Sharon che , secondo i documenti trovati, è giunto a minacciare di procedere alla strage direttamente se gli americani avessero impedito ai falangisti di procedere.

La strage avvenne grazie a un inganno degli israeliani e colpì tra gli ottocento e i duemila profughi palestinesi che il governo degli Stati Uniti si era impegnato per iscritto a proteggere.

Ecco il link del quotidiano libanese di lingua francese L’Orient-Le Jour ( clikkate sulla riga sottolineata a colori) che riferisce i fatti e favorisce anche a fondo pagina il link con i documenti americani originali, ovviamente in inglese.

Si tratta naturalmente di una prima bordata, cui se Netanyahu non dovesse smettere e fermare l’operazione “trombate Obama”, il Preidente USA potrebbe rincarare la dose facendo in modo che un altro ricercatore possa pubblicare la notizia che Israele – sempre durante la guerra in Libano ( dicembre 1989) – ha fatto uso di gas contro i siriani che a JAL el Bahr presidiavano una stazione radar con annessa postazione di artiglieria.

Credo che per la dose quotidiana di nausea, possa bastare.

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Commenti

  • LucaTrib  On settembre 18, 2012 at 2:24 pm

    Sembra un’escalation perfetta. Purtroppo.
    Netanyahu – o chi per lui – piuttosto che convivere in modo cooperativo con gli arabi preferisce un eroico conflitto dall’esito incerto. Cercando di renderlo inevitabile e trattando Obama come la sua portaerei nel Pacifico. Probabilmente è il problema di chi è stato costretto ad ascoltare a ripetizione, da bambino – e non ne ha preso coscienza, e non ha smesso da adulto – racconti come: “Dio parlò ad ogni uomo d’Israele e, riguardo i nemici, proclamò: ‘Tu li voterai allo sterminio; non farai alleanza con loro e non farai loro grazia’ ” (Deuteronomio, 7:2). Ne è infarcito l’Antico testamento, presumibilmente il principale libro di testo utilizzato per la formazione del suo immaginario infantile.
    Obama certo non vorrebbe entrare proprio ora in un conflitto di questo genere. Che metterebbe Russia e Cina con le spalle al muro, costringendole a reagire, che con l’aumento imprevedibile delle spese militari farebbe saltare il tetto massimo al deficit governativo, che darebbe una spallata alla credibilità del dollaro come riserva valutaria stabile mondiale, che porterebbe Obama a perdere le elezioni.
    E per ora reagisce con minaccia e vendetta. Armi di chi non possiede migliori munizioni nel suo arsenale. Tu mi pubblichi un filmetto e io ti pubblico delle foto.
    Israele, che conta internamente altrettanti se non più numerosi cittadini – civili e militari – avversi a una guerra tanto avventata e pericolosa, alla fine viene portata a essere dominata dalla fobia dell’attacco e finisce di abbracciare la teologia della reazione preventiva. Così se anche l’attacco non c’era lo si provoca e almeno ci si toglie la paura.
    Quando però le variabili introdotte in un sistema caotico sono troppe diventano ingovernabili e il sistema può precipitare con fratture improvvise, che generano riassetti non tanto imprevedibili, quanto indesiderati rispetto a quelli che ci si proponeva.

    • antoniochedice  On settembre 18, 2012 at 2:47 pm

      Esiste uno scenario alternativo. I numerosi militari e civili di Israele possono coalizzarsi, come ai tempi di Rabin, per mandare a casa il giovanotto dall’immaginario infantile un po’ schematico, oppure opporsi riunendosi attorno al Presidente Shimon Perez, rompendo l’ipocrisia della unita’ nazionale basata sul ricatto patriottico, che, come si sa, e’ l’ultimo rifugio delle canaglie.
      Le mail ti raggiungono ovunque con BlackBerry® from Vodafone!

  • LucaTrib  On settembre 19, 2012 at 9:35 am

    Jeffrey Mark Goldberg è un bravo giornalista di The Atlantic, già editorialista di The New Yorker, fedele servitore della patria avendo svolto la leva militare in Israele. E’ considerato il più influente giornalista e blogger sulle questioni relative a Israele. Domenica scorsa, durante la trasmissione Meet the Press sul canale NBC ha dichiarato che in più di venti anni di attenta osservazione delle relazioni tra gli USA e Israele non aveva mai visto un primo ministro israeliano gestire le relazioni con il governo degli Stati Uniti così male come Netanyahu.
    Il suo intervento: “there’s two issues, one is a legitimate issue, which is this debate over red lines; this is a debate which Obama and Netanyahu should have a discussion in private and that’s legitimate for Netanyahu, to raise what’s illegitimate, and let me put this as bluntly as I can: I’ve been watching the relationship between the US and Israel for twenty years, more than twenty years, very seriously, and I’ve never seen an Israeli prime minister mismanage the relationship with the United States with the Administration the way this Prime Minister has. Obama’s not blameless, the first year the peace process was a disaster, but you know, one person here is the senior partner, one is the junior partner and Netanyahu has turned this into a story about himself and Obama rather than the important thing.”

    • antoniochedice  On settembre 19, 2012 at 9:45 am

      Molto giusto, ma non si tratta solo di junior e senior tra due partners. Si tratta di scegliere – per il mondo libero – una strada che porta alla guerra o una strada che porti alla pace. La strada di Netanyahu porta alla guerra non solo per se e il partner, ma anche per noi. Gli israeliani devono decidere se vogliono vivere come persone normali e accettare il detto che nessuno è nemico o amico per sempre, oppure seguire la via di morte di questo squinternato. La scelta è chiara e o Israele perde Netanyahu, o perde l’Europa.

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