NON È STATA AL KAIDA, È STATA L’AMERICA A SUICIDARE LA PRIMAVERA ARABA. di Antonio de Martini

Buongiorno,
sono un lettore che stima la sua capacità di analisi, di collegamento con fonti di qualità, la passione con la quale scrive. Per questo desidero sottoporle la domanda seguente.
Tratto da un articolo pubblicato su The Independent
(http://www.independent.co.uk/news/world/politics/revealed-inside-story-of-us-envoys-assassination-8135797.html)
“… the US State Department had credible information 48 hours before mobs charged the consulate in Benghazi …”
A lei sembra verosimile? Se sì, a che gioco si sta giocando?
Luca Tribertico
Il signor Luca.gmail.com , che mi ha evidentemente scambiato per l’oracolo di Delfi, vuol sapere da me quale sia la verità su un tema di bruciante attualità, lascia intendere che intuisce la risposta e salta alla domanda successiva: ” a che gioco si sta giocando?” Ottima e opportuna la forma impersonale in quanto i giochi sono molteplici.

Risposta uno: il vertice della politica estera americana ha giocato a Risiko e ha sbagliato un colpo di dadi decisivo. Dopo aver raccontato al mondo intero che le masse arabe erano dalla parte della Democrazia e avevano scoperto la protesta non violenta, si trova a confronto con la dura realtà quotidiana che mostra quanto fosse folle l’idea di masse progressiste che manifestano come in un Campus.
Le conseguenze materiali , comprese le perdite umane, sono trascurabili di fronte alla reale perdita di credibilità dell’apparato propagandistico angloamericano di fronte al mondo intero.
È quasi una guerra persa.
Avrà notato che il falso difensore dei diritti umani dei siriani con sede a Londra è rimasto senza parole e senza la solita litania di bambini uccisi dai cattivi soldati siriani.
Per l’Intelligence è peggio: mancare la notizia di un attacco è possibile, ma mancare la informazione di diciannove dimostrazioni in altrettanti paesi, vuol dire anche che in quei paesi NON hanno alleati affidabili.
Per il Vertice che sta andando alle elezioni, una débâcle dato che se manda via la Clinton perde voti. Se non la manda via, perde voti.
Risposta due: esce sconfitto ( e purtroppo anche morto) l’ambasciatore Stevens e i suoi collaboratori che giocavano a Lawrence d’Arabia. Anche Lawrence si fece prendere per i fondelli, pagando ben dieci milioni di sterline oro dell’epoca allo Sceriffo Feisal e qualche tribù dei dintorni.
A detta di una persona che non desidero nominare, un buon negoziatore avrebbe pagato un terzo di quella cifra, ottenendo lo stesso risultato. Mi creda è così.
Stevens aveva in mano tutte le informazioni e tutte le enormi possibilità dell’America, ma ha sbagliato tutte le sue scelte di amici, di alleati, di fonti confidenziali e di analisi della situazione.
Ha pagato la fede nel suo inesistente carisma e pace all’anima sua.
Che ci sarebbero stati disordini, lo avrebbe capito anche un bambino, dato che qualche giorno fa erano iniziati nell’alto Egitto. Potevano non sapere dell’assalto armato, ma se sai che piove eviti di uscire per strada.
I blitz armati danno una grande fiducia nella propria invincibilità e questo è stato fatale agli americani.
Certamente devono essere arrivate tante informazioni allarmistiche alla vigilia dell’evento.
La capacità di analisi consiste nel sapere quando sono vere e quando sono una richiesta di denari.
Per capirlo bisogna vivere tra loro senza disporre di guardie del corpo e auto corazzate.
Questo è quel che manca agli americani.
La parte più penosa della vicenda è la proposta del governo italiano di aiutare gli USA nelle indagini.
Cosa succederà: adesso sarà molto difficile per gli USA mettere il veto all’ammissione dell’OLP all’ONU tra pochi giorni e prevedo che i rapporti degli USA ( Obama) con Israele subiranno un forte raffreddamento dopo l’indagine dell’FBI sulle origini del filmetto.

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Commenti

  • ray.issa  On settembre 16, 2012 at 8:42 am

    Grazie per questa analisi. Pochi hanno capito che finche l’America ed i paesi europei non fanno la differenza tra ebrei e sionisti, nessun arabo accettera l’america anche costretto

  • Frank  On settembre 16, 2012 at 9:12 am

    Al lettore che pone la domanda dico, citando assopoker, hai diritto all’eclissi e all’oblio per questa” unexpected verve”. Buona giornata

  • dario orsini  On settembre 16, 2012 at 10:57 am

    I tragici fatti di Bengazi confermano la fallimentare politica estera della signora Clinton e delle guerre civili scoppiate “casualmente e spontaneamente” in Libia, Siria, ecc. ma ben pianificate da Francia, UK e Obama (che per inciso ha rice-vuto il Nobel per la pace !). Sicuramente non è casuale che tutto ciò divampi nuovamente durante la visita del Papa in Libano, quasi a distogliere l’attenzione da quell’evento.
    Ci guadagna Obama che può mostrare agli elettori USA come esportare la democrazia a suon di droni ed Israele che di fronte a questi continui turmoils è
    sempre più l’unico consigliere ed approdo dei disorientati americani.
    Con il nuovo anno, eletto il presidente USA, si risolverà il Siria e temo forti conseguenze in Iran.

    • antoniochedice  On settembre 16, 2012 at 11:31 am

      È mia soggettiva convinzione che i disordini scoppiati in 19 paesi islamici ( non solo arabi) oltre che in Francia e Australia e persino nelle sonnolente Maldive, siano stati organizzati per porre un ostacolo in più tra America e Palestina in previsione della presentazione all’ONU della richiesta di ammissione, mentre ritengo rischi di ottenere l’effetto opposto.
      Se si togliessero le mutande a chi ha finanziato l’iniziativa, se ne potrebbe avere una prova.
      Dopo le elezioni potranno esserci due scenari: con Obama eletto ad onta di questi sabotaggi, potremmo avere un ripensamento almeno parziale rispetto alle attuali scelte dell’Amministrazione.
      Con l’elezione di un Repubblicano, l’attenzione della Casa Bianca si concentrerebbe sui problemi di politica interna e quella estera sarebbe in balia dei “think tank” tipo ” American Enterprise” che ci porterebbero alla guerra.
      La visita del Papa, oltre al significato religioso, induce a ricordare i diciassette anni di guerra vissuti da quel paese e conclusi con un nulla di fatto e indica che – ferme restando le istanze di maggiore libertà di opinione e movimento – in caso di conflitto ci sarà anche l’opzione neutralista, dato che non si tratta di difendere la nostra civiltà, ma gli interessi di chi vuole monopolizzare il petrolio e l’oro.
      Quanto alla Siria e Iran, temo proprio che si tratti di un osso ancora troppo duro da rodere per darlo per scontato.

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