LIBANO: ARRIVA IL PAPA. IL VATICANO ILLUSTRA IL SUO PUNTO DI VISTA SULLA CRISI SIRIANA E CERCHERÀ DI CONTROBILANCIARE IL PESO DEI VARI PATRIARCHI, TUTTI FAVOREVOLI A ASSAD E CONTRARI AI RIBELLI ” ISLAMISTI” . di Antonio de Martini

I lettori conoscono il PISAI del quale ho illustrato le meritorie attività.
L’acronimo corrisponde a Pontificio Istituto di Studi Arabi e di Islamistica. Hanno sede a viale Trastevere a Roma, organizzano conferenze sui temi che li interessano e benché i “padri bianchi” – come vengono chiamati – siano stati pubblicizzati di recente da un film che ricorda il sacrificio di quattro di loro in Algeria per mano dei Salafisti, sono pressoché sconosciuti anche agli ” addetti ai lavori” italiani .

Alle loro conferenze non ho mai incontrato un diplomatico italiano.
il Padre Miguel Angel Ayuso ha diretto il PSIAI negli ultimi tre anni e a partire dall’estate è passato in Vaticano, immagino, per monitorare la situazione dell’area Medio Orientale e del Levante.
Durante una conferenza internazionale a Istanbul tenutasi la scorsa settimana, nell’imminenza della visita del Papa in Libano, egli ha condensato in cinque punti la posizione Vaticana sulla questione siriana che in realtà dovrebbe già ora definirsi questione Siro-libanese o delle minoranze arabe cristiane del Levante che – non dimentichiamolo sono oltre nove milioni di persone e preesistono e resistono all’Islam.
1) cessazione immediata delle violenze da parte di tutti gli attori in gioco;
2) dialogo come percorso necessario per “rispondere alle legittime aspirazioni del popolo siriano”;
3 ) riaffermazione del principio dell’unità del Paese “a prescindere da affiliazioni etnico-religiose;”
4) richiesta alla Siria, in quanto “membro alla famiglia delle nazioni”, di “riconoscere le legittime preoccupazioni della comunità internazionale”;
5) appello alla comunità internazionale perché si “dedichi al processo di pace in Siria e nell’intera regione”.
Contrariamente a quanto possa sembrare ad una prima lettura, la posizione vaticana NON sposa la posizione delle potenze occidentali, alle quali concede che esiste l’esigenza di rispondere alle ” legittime aspirazioni del popolo siriano” e alle ” legittime preoccupazioni della comunità internazionale” .
Due delle richieste – le più circostanziate – riguardano invece le preoccupazioni espresse in questo blog negli ultimi otto mesi e che sono le preoccupazioni di tutti i cristiani d’ Oriente :
A) il mantenimento dell’Unità nazionale siriana ” a prescindere da appartenenze etniche e religiose” ( il che per il rappresentante di uno stato teocratico come il Vaticano è una dichiarazione di grande portata ) ;
B) la ” cessazione immediata delle violenze da entrambe le parti” ( è l’esatta posizione delle diplomazie Russa e Cinese, in aperta contraddizione con le posizioni americane e anglofrancesi che chiedono il solito ” unconditional surrender” ) e alla comunità internazionale di ” dedicarsi al processo di pace in Siria e nell’intera regione” ( Palestina? Yemen?)
La terza proposizione mostra la superiore capacità diplomatica vaticana che ha tagliato la mela in due parti : chiede alla Siria ” membro della famiglia delle Nazioni” ( qualità negata dagli occidentali, specie da Fabius) di ” riconoscere le legittime preoccupazioni della comunità internazionale” .
Insomma, anche il padre Ayuso sposa – suaviter in modo – quel che Kissinger scrive sulla burocrazia USA del Dipartimento di Stato: tendono a ragionare per luoghi comuni, si cristallizzano su posizioni vicine al luogo comune e rifuggono dall’ assumersi la responsabilità di iniziative innovatrici. Detto da un ex segretario di Stato, non è certo un complimento. ( ” Cina” di H. Kissinger, Mondadori 2011).

Il colpo mortale padre Ayuso, lo infligge con soavità: SE nella regione prenderanno piede il rispetto dei diritti umani e delle minoranze, i primi beneficiari saranno i cristiani”.
Se gli Americani si sono arrabbiati, lo scopriremo a primavera quando una delle conferenze PSIAI verrà finanziata dalla fondazione Bradley. O meno.

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Commenti

  • gicecca  On settembre 9, 2012 at 3:49 pm

    La mia risposta alla domanda ultima di GV é “NO”. Obama sente il Vaticano come io sento dall’orecchio sinistro (cioè nulla). Con gli Ortodossi il dialogo é difficile, ma non impossibile. In via del Babuino padre Nin ci sta provando da anni. Il tempo della Chiesa -Ortodossa o Cattolica- non si ferma al primo martedi di novembre. GiC

    • antoniochedice  On settembre 9, 2012 at 3:55 pm

      I lettori non capiranno il testo di Gic, in quanto ho cancellato il commento precedente. Convengo che il dialogo tra cattolici e ortodossi sia ben più avanzato di quanto si creda. Non a caso ho scritto cristiani invece di cattolici.

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