COME STALIN RIUSCÍ A PORTARE CINA E AMERICA SULL’ORLO DELLA GUERRA, COME NIXON RISOLSE LA SITUAZIONE A SUO FAVORE E COME OBAMA È TORNATO INDIETRO AL 1950 ( seconda parte)

Henry Kissinger, giunto al tramonto della vita, ha pubblicato un interessantissimo libro dedicato alla posterità ” on China” in parte storia, in parte memorie, pubblicato in Italia da Mondadori col titolo tacitiano di ” Cina” .

” per la sua prima importante iniziativa di politica estera, Mao Zedong scelse di far visita a Mosca, il 16 dicembre 1949, appena due mesi dopo aver proclamato la fondazione della Repubblica Popolare Cinese”. Il capitolo V comincia così.
Lo scopo era stabilire una alleanza con l’Unione Sovietica, ma Stalin si mostrò scettico circa pericoli di guerre immediate ( contrariamente a quel che disse a Averell Harriman al quale rispose con un secco DA , quando questi gli chiese se davvero temesse un attacco americano).
Nei fatti, sotto il mantello ideologico cui nessuno dei due credeva, cominciò a spuntare la Storia nazionale, quella con la S maiuscola, la stessa che portò Tito alla secessione dal mondo comunista e che evidentemente impensieriva i russi e rendeva cogitabondi i cinesi.

Mao chiese quando avrebbe riavuto dalla Russia i territori cinesi occupati dai giapponesi e Stalin disse beffardo che una alleanza era superflua ” potreste essere invasi solo da Kim Il Sung” – il presidente nord coreano- e che l’alleanza avrebbe potuto fornire appigli legali all’occidente per rimettere in discussione gli equilibri di Yalta ( concordati con la Cina nazionalista di Chiang kai Check) da cui Mao era escluso.

Al presidente nord coreano che gli chiedeva luce verde per attaccare il sud , dove regnava Sigman Rhee, Stalin rispondeva sempre di chiedere il parere a Mao ( che si era espresso negativamente) e chiariva che ogni aiuto avrebbe potuto esser dato solo dalla Cina.
Con questo atteggiamento Stalin coglieva più obiettivi: rendeva omaggio formale al leader cinese
e , in realtà, lo ” inguaiava” agli occhi degli USA.
Il secondo obiettivo, consistette nell’indurre il presidente coreano ad asserire che poteva farcela da solo ” con l’aiuto dei partigiani del sud”. Con questa dichiarazione, il coreano veniva messo in condizione di ” perdere la faccia” se alle parole non avesse dato seguito con i fatti. La trappola era pronta, ma era preparata per tre topi.
Caricato adeguatamente Kim Il Sung e chiarito che la Russia non avrebbe potuto dare aiuti concreti, la prima trappola scattò sul povero Kim Il Sung che attaccò – il 25 giugno – la Corea del sud già evacuata dagli americani, fiducioso nelle sue forze e nell’appoggio cinese, cui Mao non avrebbe potuto sottrarsi.( seconda trappola).
Come Mao aveva paventato, gli USA reagirono militarmente , appoggiati in questa mossa da una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite cui – e qui gli USA avrebbero potuto subodorare la trappola – l’URSS non pose il veto, motivando la loro assenza con una scusa ineccepibile agli occhi dell’ Asia comunista: rinunziarono a votare per protesta contro il fatto che il seggio della Cina nel Consiglio di sicurezza era assegnato ancora a FORMOSA ( Taiwan) .
Gli americani attribuirono la diserzione dal voto ad inesperienza democratica dei meccanismi di voto(!) e la trappola scattò anche su di loro.
L’appoggio materiale cinese non poté mancare e si spinse fino all’invio dei ” volontari” , creando un fossato nei rapporti Cino-americani, che fu colmato nel 1971 solo da Richard Nixon che , anzi usó della influenza cinese per farsi aiutare a ” chiudere ” la guerra del Viet Nam che ebbe la stessa funzione strategica della Corea: NELLA DIPLOMAZIA TRIPOLARE , CINA E AMERICA ERANO SU FRONTI OPPOSTI E NON IN GRADO DI COALIZZARSI CONTRO L’URSS, mentre tutto cospirava a far cooperare i due giganti: l’uno aveva la tecnologia e i capitali, l’altro il mercato più grade del mondo e poteva svolgere nei confronti dell’URSS in caso di scontro, la stessa funzione di ” carne da cannone” svolta dalla stessa URSS nei confronti della Germania.
Richard Nixon nel luglio 1971 spedì in missione segreta Henry Kissinger a Pechino a incontrare Mao Zedong e Ciu En Lai per aprire un nuovo capitolo strategico nella storia degli USA e il mese dopo, completò il disegno annunziando al mondo che il governo degli Stati Uniti non avrebbe più garantito la compravendita dell’oro a 35 dollari l’oncia ( 33 grammi) .

Con queste due scelte strategiche fondamentali, il presidente americano ha prolungato, finora di quaranta anni, l’egemonia americana nel mondo e la prosperità degli americani.
La ragione per cui Nixon sia poco considerato dai suoi concittadini e Kennedy ( un puttaniere malato alla Berlusconi) Carter ( umiliato dall’Iran sbeffeggiato da Taiwan con lo slogan ” Carter vende noccioline e anche gli amici”) e Barak Hussein Obama ( il Nobel per la pace che sta facendo e perdendo tre guerre) è – per me – un mistero pari a quello citato nello scorso blog dei generali che smettono di pensare appena promossi. O forse è lo stesso mistero.
L’aggancio dell’economia cinese da parte americana, creato da Nixon e sviluppato da Bush senior, ha creato prosperità, rapporti commerciali proficui e clima di pace.
La politica aggressiva di Obama nel Medio Oriente, l’accerchiamento strategico della Cina nel Pacifico e l’attacco all’Iran-Siria ha creato una intesa armonica tra Cina e Russia che non era riuscito al sistema comunista.
NELLA DIPLOMAZIA TRIPOLARE, ANCORA UNA VOLTA CINA E AMERICA SI TROVANO SU FRONTI CONTRAPPOSTI, MENTRE LA POLITICA ASIATICA DELLA RUSSIA STA PER REGISTRARE IL SECOLARE TRAGUARDO DEL GRANDE GIOCO , COL VIAGGIO A SETTEMBRE DI PUTIN IN PAKISTAN, LA RUSSIA PRIMO FORNITORE DELLE FFAA INDIANE E IL SUO RAPPORTO PRIVILEGIATO CON ” GLI SHANGHAI FIVE ” E TUTTA L’ASIA CENTRALE.
A METÀ SETTEMBRE ALL’ONU LA PALESTINA PRESENTA LA SUA CANDIDATURA E IL DUO CINA- RUSSIA SI CONSOLIDERÀ.
SEMPRE IN QUELLA DATA, ARRIVERÀ IL RAPPORTO DELLA TROIKA SULLA GRECIA .
DA METÀ SETTEMBRE A TUTTO OTTOBRE GLI USA SARANNO PARALIZZATI DALLA LORO CAMPAGNA ELETTORALE.
SE POI PUTIN ORGANIZZASSE LA VISITA DEL PROSSIMO PAPA IN RUSSIA E UN RIAVVICINAMENTO CON GLI ORTODOSSI, “CONQUISTEREBBE” L’AMERICA LATINA DOVE, ,COME SAPPIAMO, VIVE LA MAGGIORANZA DEI CATTOLICI DEL MONDO.

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Commenti

  • gicecca  On settembre 4, 2012 at 6:04 am

    Dopo F.D. Roosevelt, tre Presidenti USA “democratici” (a lasciar perdere Truman e la bomba atomica) e tre disastri USA, ma anche mondiali. I disastri provocati dal “democratico” Obama sono sotto i nostri occhi. Ma evidentemente “democratico” suona alle orecchie USA meglio di repubblicano. Un altro problema é che anche da noi -s parva licet- pare che sia così.
    Tornando indietro, non avevo mai capito perché l’URSS era assente nel Consiglio di Sicurezza quando si votò la guerra di Corea. Il macchiavellismo di Stalin può forse darmene conto. Credo che Putin se non a quel livello, ma ci si possa avvicinare. GiC

    • antoniochedice  On settembre 4, 2012 at 7:11 am

      Infatti la motivazione con cui i sovietici non bloccarono col veto l’intervento delle Nazioni Unite è la controprova del fatto che Stalin voleva che lo scontro avvenisse, durasse e che la Cina non potesse muovere appunti alla motivazione.
      Stalin con perseveranza asiatica, raggiungeva i suoi obiettivi contando anche sulla perfetta conoscenza di uomini e cose.

  • antoniochedice  On luglio 14, 2014 at 7:19 pm

    L’ha ribloggato su IL CORRIERE DELLA COLLERAe ha commentato:

    Seconda parte con Kissinger protagonista

  • giovanni  On luglio 15, 2014 at 12:01 am

    la cosa che invece stupisce me, a prescindere dai risultati concreti ottenuti, è il ribaltamento totale che (almeno in Italia) la propaganda ha imposto sulla politica USA. Laddove NEI FATTI i repubblicani sono stati molto meno warmonger dei democratici (due guerre mondiali, il battesimo dell’atomica e il punto più vicino all’inizio della terza guerra mondiale, ovvero la crisi dei missili di CUba, il Vietnam, Clinton che prima opera attivamente per lo smembramento della Jugoslavia e poi attacca direttamente in Kosovo ben sapendo quanto sono esplosivi per l’Europa i Balcani, le tre nuove guerre di Obama, Libia, Siria, Ucraina, rispetto a Bush jr), la propaganda europea dipinge i democratici come i veri amici della pace (vedi Bombama nobel preventivo), o, quando in guerra, solo con più che oneste motivazioni (liberarci dai nazisti, quano in realtà intervennero SOLO per non trovarsi Stalin sulla Manica!), e i repubblicani come mostri assetati di sangue (vedi la propaganda contro Bush jr, che con le sue due guerrette ha avuto decine di milioni di persone in piazza, contro le zero per Obama che ne ha aggiunte tre nuove di pacca.
    Ma forse tale propaganda serve esattamente allo scopo che si prefigge chi comanda negli USA: dare un cattivo di cartapesta (il presidente repubblicano) in pasto ai dimostranti quando hanno deciso che non è il momento di guerre grosse, e poi riportare i dimostanti all’ovile quando il presidente democratico riaccende la macchina dello sterminio, e non si può permettere disturbatori pubblici.

    • antoniochedice  On luglio 15, 2014 at 6:54 am

      Nessun stupore: le guerre le ha sempre fatte il partito democratico, più popolare tra le masse. Bush è una eccezione. Clinton non ha fatto guerre : si è limitato a bombardare. Le boots on The gronda le hanno messe gli alleati.

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