30 ANNI FA, L’ITALIA DI SPADOLINI E PERTINI PROMOSSE LA PACE IN LIBANO. OGGI PUÒ FARLO ANCHE IN SIRIA. ALEPPO NON È STALINGRADO. di Antonio de Martini

Per capire bene quale sia la differenza tra un autentico intervento umanitario e la “guerra senza limiti” in Siria , basterà riandare col pensiero al 24 Agosto del 1982, quando – per la prima volta dalla fine della guerra mondiale – l’Italia decise di partecipare , e dal settembre successivo con maggiori forze, con un proprio contingente militare alla forza multinazionale incaricata di evacuare da Beirut i combattenti dell’OLP e in un secondo tempo di presidiare e difendere i civili palestinesi rimasti nei campi profughi.

Troverete i dettagli delle operazioni ” Libano uno e Libano due” nel libro edito da Rizzoli ” un soldato italiano in Libano” di Franco Angioni che comandò con attenzione e onore il contingente per diciotto mesi e che poi fu anche Alto Commissario per gli aiuti all’Albania col governo D’Alema.
Ancora nell’ombra il ruolo essenziale della nostra intelligence ( Armando Sportelli e Corrado Cantatore) che non si fece mai sorprendere dagli eventi, anzi li anticipò costantemente.
Della forza multinazionale facevano parte i francesi, che se la cavarono, mi pare, con trenta morti
e gli americani che ne ebbero 252 .
Gli italiani, ebbero qualche ferito e un solo caduto.
Interrogato dalla trasmissione ” la storia siamo noi” dei motivi della differente aggressività verso gli italiani, Angioni rispose con una frase che mi è rimasta impressa ” forse, dai nostri occhi, hanno capito che volevamo aiutarli” .

Se qualcuno ( ad esempio il ministro degli esteri Terzi ) , previe intese con i paesi occidentali, offrisse ai contendenti di dichiarare la pentamillenaria Aleppo ” città aperta” evacuare entrambi i contendenti e far proteggere i civili dai nostri militari che sono a solo un giorno di marcia dal luogo, si farebbe uscire allo scoperto chi cerca lo spargimento di sangue innocente e chi vuole la pace, il compromesso, senza i quali nessuna soluzione politica è possibile.

Una iniziativa del genere potrebbe essere presa anche dalla diplomazia vaticana.

I sensibilissimi broker della borsa americana hanno iniziato a dare l’indicazione ” sell” per i titoli di stato turchi, motivando il consiglio con l’ammassamento alla frontiera siriana di 120.000 uomini in assetto di guerra.
La Turchia non ha evidentemente gradito la mossa siriana di rafforzare il PKK curdo che inizia a muoversi: una mossa che anche un bambino avrebbe previsto e i cui esiti sono un vaso di Pandora dentro il vaso di Pandora del Levante.
Probabilmente non hanno previsto nemmeno che gli aiuti al PKK possono diventare molto massicci e che ci sono Curdi anche in Iran ( oltre che in Irak) e che il padre di Barzani ( il figlio è l’u attuale capo riconosciuto dei Curdi ) nel 1946 si presentò nell’Iran semi occupato dagli alleati, in uniforme da generale sovietico.
Il governo italiano ha una splendida occasione di mostrare che esiste e che può ricalcare la atlanticissime orme di Giovanni Spadolini e Sandro Pertini.
La sostenibilità del debito pubblico è anche in funzione del prestigio internazionale.
A proposito, e i marò?

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